Sono in un ristorante, a cena con Pier; di fianco si posiziona una mia cugina (non identificabile anagraficamente che, tuttavia, potrebbe assomigliare a tal mia compagna di liceo di cui eviterò di fare il nome ma che identifico con una T).

Parlo con Pier, forse chiedendogli se sua sorella l’ha salutato, come le avevo richiesto in occasione di un incidente.

Non so perché ma nasce una discussione, spiacevole per dirla eufemisticamente, con questa cugina T ed il suo compagno/marito.

Ora mi trovo a scuola, in un salone enorme; sono seduto su un lato e parlo con un’insegnante o addetta alla segreteria che mi dice che ci sarà una lezione, forse di Gabriele.

Rifletto sul fatto che, pur essendo amici, gli darò del lei in modo da non metterlo in imbarazzo.

Stanno uscendo tutti, forse per l’intervallo; io mi sposto presso non so cosa, in fondo all’aula, dove ci sono vari prodotti alimentari, sandwich e simili; li tolgo dalle vetrine, portandoli con me, dove mi trovavo in precedenza, in modo da custodirli perché non … a tal proposito cerco di infilarli, goffamente (?) in un contenitore a muro sopra la mia testa.

Rivedo quella mia odiosa cugina che forse obietta qualcosa ma evito di rispondere per evitare polemiche inutili.

C’è un tizio, forse il venditore dei panini che mi dice qualcosa in merito a … poi sale le scale, entra in un locale con vetrate e si dirige verso qualcuno cui vuole sparare (forse il preside o un dirigente di banca); me ne resto giù indeciso su come agire, quindi rifletto che sono troppo lento, in ritardo e devo agire.

Salgo le scale e forse riesco a parlargli prima che commetta il gesto o forse viene colpito da proiettili della polizia e, in barella, esce ed in quel momento parlo con lui, rassicurandolo e ricevendo a mia volta una sorta di approvazione del mio operato.

Questo il sogno: i riferimenti non sono immediati perché non ci ritrovo nessun episodio dei giorni precedenti buono per offrire materiale.

L’amico Pier, sono secoli che non lo vedo anche se ogni tanto rispunta nella memoria, forse come monito e ricordo di occasioni perdute, mi fa venire in mente la figura (da me stranamente molto amata) del babbo di Amleto, anzi del fantasma del padre di Amleto di Danimarca (dov’è notoriamente del marcio).

Una figura che invita alla vendetta, in realtà, ma non ho vendette da compiere, perlomeno non vendette nuove, rispetto alle consuete.

L’incursione della cugina che rovina la cena è enigmatica perché non ho cugine con cui trattengo rapporti conflittuali, nel senso che o ci vado molto d’accordo o non le vedo da secoli; stessa questione per la compagna di classe che, tuttavia, compare ogni tanto nei sogni, sempre come figura antipatica e disturbante, ma anche lei non l’ho mai più vista dai tempi del liceo.

Sul dare del lei mi ricorda che c’è un giovane funzionario della polizia, che trovo particolarmente simpatico, cui vorrei dar del tu ma non è ancora accaduto (né presumibilmente accadrà) e quindi continuo col lei.

Il resto mi è oscuro ma mi lascia un’impressione di approvazione, come se avessi sventato un crimine di sangue, il che non riesco a individuare in alcun modo.

Parma, 2 dicembre 2018 prima domenica di avvento e memoria del Beato Giovanni (Ivan) Slezyuk  Vescovo e martire