La storia è nota: il Mercante di Venezia è una celeberrima opera di Shakespeare in cui uno dei protagonisti, il mercante (di spirito nobile come un antico cavaliere) Antonio, offre in pegno una libbra della sua carne per garantire un debito contratto dall’amico Bassanio che intende corteggiare la bella, virtuosa e ricca Porzia.

L’usuraio, l’ebreo Shylock (siamo in un periodo della storia anglosassone di antisemitismo per motivi politici), pretende il pagamento del pegno, con la conseguente morte di Antonio, ma verrà beffato, ed il mercante salvato dall’astuzia della bella Porzia: l’escamotage ideato dalla virtuosa dama, travestita da giurista, si basa su una stretta interpretazione del contratto per cui Shylock può, a ben diritto, pretendere una libbra di carne ma non può versare il sangue di un cristiano per ottenerla, essendo il sangue non ricompreso nell’accordo.

Ebbene che storia è mai questa vi chiederete, da aggiungervi un “quasi” all’inizio?

Vediamo di partire dall’inizio quando correva l’anno … no non spaventatevi, risalgo soltanto a luglio di questo stesso anno, quando un intervento chirurgico in una parte del corpo ove usualmente non batte il sole mi ha causato, indirettamente sia chiaro, un problemino alla mia già ingrossata prostata.

Tra vari inconvenienti è successo così che dal 13 di agosto mi sono trovato a d andare in giro con un ammennicolo a farmi compagnia, una invenzione utilissima, sono a favore delle scoperte mediche e delle tecnologie applicate alla medicina – ma leggermente ingombrante e, come l’ho battezzato io, un’autostrada per le infezioni.

Dal 13 di agosto, insomma, me ne andavo in giro munito di catetere vescicale, in attesa di un agognato intervento chirurgico, l’ennesimo, che mi riportasse la prostata alle dimensioni normali.

Le vicissitudini che ho attraversato sono state molteplici, inutile stare qui ad elencarle, quasi come le infezioni che ho racimolato; portare il catetere è stato difficile, soprattutto all’inizio e almeno fino a quando, in occasione della sua sostituzione, il primo giorno di settembre (alle 08:45), mi si è accesa una lampadina ed è riaffiorato un ricordo: in un lampo mi è tornato in mente che avevo conosciuto una persona, a me divenuta molto cara (e che ancora ricordo ogni sera nelle mie preghiere), in quel di Rimini, in palestra.

Quel simpatico signore si allenava con passione nonostante stesse combattendo una durissima battaglia contro un male che da lì a qualche mese avrebbe preso il sopravvento e posto fine alla sua giovane vita.

Parlo di Gianfranco Ricci, che avevo sopranominato Freddy (come il più noto Mercury) e che, se non ricordo male, proprio il 26 ottobre di tanti anni fa è venuto a mancare.

Ebbene Gianfranco veniva in palestra ad allenarsi con lo stesso ammennicolo che disturbava la mia vita quotidiana; da quando questo ricordo è riemerso dalla nebbia che solitamente avvolge il mio passato, ecco da quel momento è cambiato qualcosa nei confronti di questa sgradevole situazione.

Che restava tuttavia sgradevole e foriera di sempre nuove infezioni; speravo di poter finire sotto i ferri, anzi più correttamente, sotto il laser, entro il mese di settembre, così non è stato ed ho dovuto sottopormi ad un’altra sostituzione, il 5 ottobre; in quella occasione mi venne prospettato che non avrei dovuto procedere ad altre sostituzioni, poiché l’intervento sarebbe stato eseguito entro il periodo di durata dell’ammennicolo, cioè un mese.

Mi hanno fissato, poi, la data della visita con l’anestesista il 29 settembre ed in quell’occasione ho scoperto di avere la febbre che è salita fino a 40.1: inutile dire la preoccupazione che saltasse tutto ed il rischio l’ho effettivamente corso perché mi avvisarono che avrei dovuto sottopormi ad un nuovo esame (e intanto i tempi si allungavano…); l’esito di questo esame confermava una nuova infezione e la dottoressa che me lo ha comunicato, mi ha anche informato che l’intervento sarebbe stato rimandato; la mia reazione è stata di tale abbattimento che la dottoressa, dopo una decina di minuti, mi ha richiamato dicendomi: “l’ho sentito così provato …”, e ti credo…

Veniamo al dunque; per timore di imprevisti di qualsiasi genere mi sono fatto, nel frattempo, la quarta dose di vaccino covid (cui da sempre sono stato favorevole), ho vissuto come un recluso e mi sono concesso l’unico svago dell’uscita domenicale per salutare l’amico Alfuccio di passaggio da Parma.

Alle 16:00 di quella stessa domenica, accompagnato da mio fratello (per la prima volta i miei famigliari erano a conoscenza del mio ricovero), mi sono presentato all’ingresso del reparto di urologia, all’ottavo piano dell’ala ovest dell’Ospedale Maggiore.

Pomeriggio in solitudine beata, serata con dieta da pre intervento ed il mattino successivo, il 24 ottobre, terzo in ordine di lista, sono finalmente finito sotto i ferri.

In quell’occasione ho raccontato al chirurgo, facendolo sorridere, che mi ero preparato all’intervento, leggendo il Mercante di Venezia; non era il chirurgo che mi aspettavo (anche se me ne hanno parlato tutti benissimo e posso confermarlo a mia volta) perché, ultimo inconveniente – manco a dirlo – della serie, il medico di fiducia che mi segue da anni, ha pensato bene di diventare padre proprio in occasione del mio ricovero (ancora congratulazioni ed auguri al pargolo).

Bravissima l’anestesista, che mi ha centrato al primo colpo, l’area da addormentare (la precedente spinale non era andata così bene), bravissimo il chirurgo, bravissimi tutti, tutto il personale è stato cortese, sollecito, attento, sempre disponibile.

Insomma è andata e l’asportazione è stata solo di 40 g., ben lontano dalla libbra di shakespeariana memoria: nel frattempo ho avuto un compagno di stanza, persona cortese, cordiale e con la testa sulle spalle col quale mi sono trovato d’accordo su tantissime questioni e che mi ha sadicamente intrattenuto parlando di parmigiano reggiano stagionato 100 mesi, di tortelli alla spalla cotta ed altri manicaretti che vedevo volarmi davanti agli occhi; ho rischiato di trasformarmi nel Conte Ugolino e mettermi a rosicchiare il povero malcapitato che stuzzicava così incautamente le mie papille gustative tenute a stecchetto.

Apro una parentesi sull’alimentazione ospedaliera: devo dire che ho trovato tutto buono, mediamente buono come è normale che sia, con un’unica eccezione veramente imbarazzante: la minestrina in brodo (che mangio spesso anche a casa, la sera); se quella della prima sera era ancora ancora bevibile, quella della seconda sera era veramente … meglio lasciare i puntini di sospensione.

La sera di martedì ho ricevuto la consueta visita di controllo ed il medico ha riacceso le mie ansie peggiori quando mi ha detto che l’intervento era andato bene ma che, a causa dell’infiammazione della parte operata, avrei potuto comunque subire una temporanea occlusione dell’uretere con la conseguente cateterizzazione, temporanea per alcuni giorni, in attesa del normale decorso post operatorio.

Immaginate come ho vissuto, la mattina successiva, il momento della liberazione (che avrebbe potuto essere, appunto solo temporanea) dal catetere: una paura tremenda che qualcosa non funzionasse e che dovessi rimetterlo subito; fortunatamente così non è stato.

Dopo tanti lunghi giorni, 74 per la precisione, finalmente sono stato liberato dall’invadente compagno, un vero sogno, nonostante i dolorosi crampi che da allora mi accompagnano, ma passeranno, sono incredibilmente ottimista stavolta: il giorno 26 ottobre, al mattino liberato dal catetere e al pomeriggio, dimesso, dopo 3 giorni di ricovero.

Devo ringraziare, quindi, davvero tutti: il personale medico, il chirurgo, il mio urologo di fiducia, gli infermieri e tutti gli operatori che lavorano nel reparto di urologia: tutti sono stati cortesi, attenti e disponibili oltre che professionali anche quando hanno detto peste e corna l’uno dell’altro (è successo pure questo, ma un episodio banale e marginale).

Non dirò che inizio una nuova vita ma di certo è un bel momento di cambiamento.

Un ringraziamento anche a tutti coloro che si sono interessati della mia salute e mi hanno accompagnato, con pazienza, in questi mesi.

Parma, 28 ottobre 2022, festa dei santi Simone e Giuda