La Rocchetta Mattei
Un inedito ed inconsueto gruppo mi vede partecipante alla visita alla Rocchetta Mattei negli ameni appennini bolognesi. Debba l’organizzazione ad un caro amico e grandissimo collega l’ottimo Nicolino da Rimini con furore; si sono poi aggregati una serie di altri amici, colleghi e conoscenti o potenziali conoscenti che hanno contribuito, tutti e ciascuno, a rendere questa giornata, questa gita un evento davvero molto, molto piacevole, molto più piacevole di quanto avessi preventivato.
Sono dunque andato alla Messa della mattina, nella mia parrocchia, ho salutato gli amici, per poi avviarmi di buona lena in auto in direzione della Rocchetta Mattei, dove sono arrivato in perfetto orario.
Erano alcuni anni che desideravo visitarla, me ne aveva parlato in termini entusiastici, un’amica, solida, Miranda e l’occasione di farlo con Nicolino era veramente unica.
La Rocchetta merita sicuramente la visita anche se a me personalmente non è piaciuta tanto quanto mi aspettavo, devo confessare che avevo delle aspettative altissime, rimaste un po’ deluse ma andiamo con ordine.
Visita guidata della durata di un’ora con una giovane ragazza, persona tranquilla e gentile.
La storia della Rocchetta è interessante, frutto di un pensiero visionario del conte Cesare Mattei, un ricco borghese bolognese che prima si è dedicato alla vita politica poi, a seguito della morte della madre cui era legatissimo, si è ritirato a vita privata per dedicarsi a ricerche mediche.
Ricerche che hanno portato alla nascita di una pratica medica denominata Elettromeopatia, di cui non è rimasta traccia perché il fondatore non ne ha condiviso i segreti (così ci ha detto la guida).
Pratica che ha riscosso grande successo, all’epoca, tanto che Dostoevskij cita il conte ne “I fratelli Karamazov” e, tra i clienti/pazienti c’è stata la regina Vittoria.
Sentendo il racconto della guida, ho pensato che il conte fosse paranoico ed effettivamente, lei ha raccontato che il pover’uomo ha sofferto di questa terribile patologia.
In ogni caso, egli ha pensato di costruirsi una dimora stupefacente, fuori dal comune e così nacque la Rocchetta, opera incompiuta dal fondatore e portata poi a conclusione dal figlio adottivo ed erede, colui che gli fece da segretario per anni.
Una buona parte dell’edificio non è ancora visitabile, quella che lo è ha come luoghi salienti i saloni che riproducono, ovviamente in misura ridotta, la Mezquita Catedral di Cordoba (casualmente visitata assieme al buon Stefano Muratori, presente anche alla Rocchetta) e l’Alhambra di Granada (visitata con l’ottimo Agostino).
La visita è stata piacevole, scivolata senza inconvenienti salvo un clamoroso errore (che mi sono incredibilmente astenuto dal correggere) della guida che ha scambiato due apostoli (Pietro e Paolo) con due evangelisti.
L’ambientazione spagnoleggiante ha, ovviamente per chi mi conosce, scatenato il mio entusiasmo e risvegliato la mia nostalgia per quel bellissimo paese; curiosa anche la tomba del conte Mattei così come gli effetti architettonici ottenuti con materiali come legno e teli di seta.
Per non dilungarmi, insomma, sintetizzo in un giudizio positivo: la Rocchetta Mattei è un luogo da visitare, che ricorda e testimonia un’epoca in cui fervevano molte ricerche legate a misticismo, occultismo e baggianate simili che tanto successo hanno avuto fino allo scoppio della Grande Guerra ed oltre.
Testimonianza si potrebbe definire archeologica di un momento storico e, come tale, decisamente non trascurabile.
Ne ha ben trattato nei suoi studi George Mosse.
La chiesa di Santa Maria Assunta a Riola
Terminata questa visita, l’allegra comitiva si è trasferita poco distante, ove ha scoperto una chiesa molto particolare: Santa Maria Assunta, a Riola di Vergato.
Opera dell’architetto Alvar Aalto, finlandese, fortemente voluta dall’arcivescovo di Bologna dell’epoca, il cardinale Giacomo Lercaro, molto attivo nel mecenatismo religioso e deciso a portare avanti la riforma liturgica pensata dal Concilio Ecumenico Vaticano II.
Una caratteristica fantastica della chiesa è di trovarsi adagiata sul fianco del fiume Reno, sui cui ciottoli ho camminato, riscaldato da uno splendido sole che richiamava a gran voce l’ancora lontana primavera e risvegliava suggestioni e ricordi di bambino, di gite in collina.
L’amplissimo piazzale, con il campanile (eretto ben dopo la chiesa), già mi bendispone, l’architettura esterna è strana per le mie categorie approssimative e primitive (cioè grezze e provinciali) di conoscenza e giudizio ma questo non significa nulla, la sorpresa è all’interno.
Un’autentica sorpresa, un luogo bellissimo, bianco, luminoso, solenne: mi ha incantato!
Ho trovato questo edificio magnifico, davvero incantevole ma, confessando la mia ignoranza, l’ho trovato meraviglioso come costruzione ma del tutto inadatto a fungere da chiesa cattolica.
Come chiesa proprio non mi ci ritrovo: dall’esterno mi ricorda la definizione di non ricordo chi, che aveva criticato le chiese moderne come “garage per le anime”, una volta all’interno questa impressione scema, la bellezza sobria di linee morbide affascina ma il padrone di casa sembra assente (che non è cosa buona per una chiesa).
Anche in questo caso il luogo merita comunque la visita.
La giornata è poi proseguita in un ristorante della zona, dove abbiamo pranzato ad un prezzo equo, poi ci siamo dedicati alla visita di due località dei dintorni; una, di nome La Scola, è un piccolo borgo risalente al XIV secolo, carino nella sua minuscola integrità e la presenza di un monumentale cipresso di oltre 700 anni.
L’altra amena località è Rocca Pitigliana, paese di antiche origini nel comune di Gaggio Montano.
Due esempi di paesini splendidamente conservati dove non vivrei manco se mi pagassero: amo la città con tutti gli agi e disagi connessi.
La giornata è scivolata con estrema piacevolezza, un momento da ricordare grazie anche alla compagnia che rallegrato le visite.
Il ritorno è stato decisamente faticoso, guida in orario serale, al buio, in una strada collinare tutta curve e tornanti, davvero sgradevole chiusura di una bella escursione.
Rocchetta Mattei, 15 febbraio 2026 memoria dei Santi Faustino e Giovita, martiri