Felice coincidenza: il giorno di Pasqua ha coinciso, per l’amico Stefano Muratori, detto Stefanino, la fine del periodo di prova quale funzionario di polizia locale in quel di Rimini.

Oltre alle d’obbligo e scontate congratulazioni, mi viene spontaneo dedicare a questo baldo funzionario alcune considerazioni.

Il primo è proprio il parallelismo tra l’esperienza professionale ed il cammino del popolo ebraico.

Per Stefanino come per Israele c’è stato un lungo periodo di cattività, seguito da un lunghissimo esodo nel deserto, in questo caso per Stefano è stato il periodo dei concorsi, fortunatamente non eccessivo, quindi una fervida attesa, preconizzata con esito felice dal sottoscritto durante la vacanza in quel di Siviglia ed, infine, l’inizio a Rimini.

Non avevo alcun dubbio che l’avrebbe superato brillantemente, come sono certo che farà un gran bene a Rimini essendo persona seria, corretta, preparata e disponibile.

Ora potrà mettere a frutto i suoi studi, valorizzare quindi la laurea e porre le basi per ulteriori miglioramenti.

Quello che vorrei ricordargli, però, è che il popolo di Israele, dopo 40 di esodo, non è entrato nella terra promessa: Rimini non sarà la terra promessa di Stefanino.

Intendo dire che la terra promessa non è, ma sarà stata, cioè sarà possibile chiamarla in questo modo solo dopo averla “trasfigurata” col lavoro, non soltanto quello della professione che si è chiamati a svolgere.

Non è un luogo fisico, la terra promessa, ma un frutto, il frutto di un lavoro.

Auguro a Stefano di lavorare sempre in questa prospettiva, lasciando cadere, come inutile zavorra il passato per dedicare pensiero ed energie affinché accada quel che dice il profeta Isaia nel capitolo 43:

[18] Non ricordate più le cose passate,

non pensate più alle cose antiche!

[19] Ecco, faccio una cosa nuova:

proprio ora germoglia, non ve ne accorgete?

Aprirò anche nel deserto una strada,

immetterò fiumi nella steppa.

[20] Mi glorificheranno le bestie selvatiche,

sciacalli e struzzi,

perché avrò fornito acqua al deserto,

fiumi alla steppa,

per dissetare il mio popolo, il mio eletto.

Avrà bisogno di aiuto, il buon Stefanino, spero abbia l’umiltà di domandarlo (e di approfittarne) a chiunque incontri sul suo cammino perché la fecondità nasce sempre dal saper ricevere.

Che gli sia propizio ogni incontro che farà.

Parma, 5 aprile 2021, lunedì dell’Angelo e memoria di San Vincenzo Ferrer