Rieccoci a Pasqua, blindata anche quest’anno, anche se meno della precedente; circola in rete una vignetta sull’inutilità delle chiusure imposte dai vari DPCM: c’è l’ingresso della tomba da cui è uscito Gesù, con la pietra, spostata.

Mi è piaciuta l’idea perché mi suggeriva l’impossibilità di fermare il pensiero, di bloccarlo.

Proprio come è accaduto a Gesù: dopo millenni il suo desiderio di risorgere, col corpo, scandalosa idea per tanti suoi stessi seguaci dei tempi successivi che tutto hanno fatto per annullarla, è ancora qui come proposta attuale per chiunque voglia farla propria e approfittarne.

In questi giorni ho riletto il libro di Aldo Schiavone dedicato a Ponzio Pilato di cui avevo già parlato tanto tempo fa; come allora l’ho trovato un volume da godere dalla prima all’ultima pagina.

Ovviamente non tutto è condivisibile, ma è da leggere.

Pilato riconosce Gesù come re, ma sovrano di cosa?

Ricordo che nel Battesimo ogni cristiano è costituito profeta, sacerdote e re.

Tralascio il profeta ed il sacerdote (ricordo che i veri artefici della condanna di Gesù sono stati i sacerdoti, è il clero, non il popolo di Israele che è accusabile di deicidio) per dedicarmi al re.

In cosa consiste la regalità che ognuno riceve nel Battesimo?

Nella Christifideles laici n. 14, si legge: “Per la loro appartenenza a Cristo Signore e Re dell’universo i fedeli laici partecipano al suo ufficio regale e sono da Lui chiamati al servizio del Regno di Dio e alla sua diffusione nella storia. Essi vivono la regalità cristiana, anzitutto mediante il combattimento spirituale per vincere in se stessi il regno del peccato (cf. Rom 6, 12), e poi mediante il dono di sé per servire, nella carità e nella giustizia, Gesù stesso presente in tutti i suoi fratelli, soprattutto nei più piccoli (cf. Mt 25, 40).

Tolto quel po’ di pretesco che ho trovato in vari commenti (ad esempio nel sito “amicidomenicani.it: “diventando signori delle nostre passioni e dei nostri impulsi”), mi sembra che la regalità consista nella facoltà dell’uomo di porre la propria legge di moto del corpo.

Senza istinti, ma con facoltà di “dare il nome alle cose”, come Adamo prima che cadesse nella teoria degli istinti e trasformasse il Signore con cui aveva intrattenuto buoni rapporti, nel Dio dei preti.

Auguro a tutti e ciascuno di approfittare della Santa Pasqua per riaprire quei capitoli considerati chiusi, cioè morti che ciascuno si porta al seguito come zavorra.

Non riporterò, come ho fatto spesso in passato, il nome di ogni amico cui inviare gli auguri; ognuno di loro è una perla (rimando ai Vangeli per quanto riguarda le perle) che porto nel cuore; ne ho a partire da Bari per arrivare a Sondrio.

Con l’invito a leggere il libro di Schiavone, invio a ciascuno i miei auguri: che sia una Santa Pasqua di Resurrezione.

Parma, 4 aprile 2021, Pasqua di Resurrezione