Dedicando la consueta oretta giornaliera alla camminata dimagrante, stamattina, assieme a mia madre ci siamo imbattuti in una coppia di animali selvatici che non so se siano cerbiatti, caprioli o chissà che altro.

Animali comunque molto graziosi e simpatici sebbene timidissimi visto che l’esemplare che ho incontrato io per primo, si è allontanato molto velocemente senza permettermi di fotografarlo.

Cosa c’è di anomalo in questo avvistamento? beh che mai mi sarei aspettato di vedere animali simili nell’area verde in fondo a via Setti, praticamente a un passo dalla città.

L’ho considerato di buon auspicio visto che questo tipo di animali mi è molto simpatico.

Inconsueta è stata anche la nascita di una pianta, nell’orto, che non sapevamo identificare ma che abbiamo deciso di far crescere per scoprire cosa fosse: uno splendido girasole che campeggia sulla terra riarsa, come se fosse il signore dell’orto ed avesse da sempre avuto lì la sua dimora.

Com’è ovvio nessuno di noi aveva seminato un girasole per cui l’unica spiegazione possibile è il trasporto del seme a cura di qualche uccello, uno di quelli che nasconde ovunque le noci.

Già, abbiamo orto e giardino con numerose noci che ogni tanto spuntano qua e là, evidentemente cadute dalla bocca  o dagli artigli di gazze e corvi che frequentano casa nostra, assieme a tanti simpatici passerotti.

Giornata delle prime volte anche nell’essere uscito a cena con alcune persone cortesi, amiche di un amico e collega modenese, in un locale di Modena che si chiama Pizzeria del Viale 2.0.

Buona pizza e ambiente non male; apprezzo il coraggio dell’imprenditore che ha deciso di aprire in una zona non certamente tra le più qualificate della città e tuttavia è grazie a scelte di questo tipo che si può pensare e sperare in qualche miglioramento della vivibilità.

La aree pubbliche delle città sono come la politica e la campagna (non me ne vogliano gli agricoltori per questo paragone), non tollerano il vuoto, horror vacui direbbero i colti(vati): uno spazio politico non presidiato da alcun partito vedrà la nascita di altro tipo di formazioni che lo occuperanno, un campo abbandonato a sé stesso verrà invaso da erbe ed erbacce di vario tipo.

Tutto si potrebbe ridurre all’idea di avere cura, che è ben diverso dal curare.

Il cittadino che si aspetta dagli enti pubblici la soluzione di ogni problema è uno che sta fermo (normalmente pretendendo e lamentando) in attesa che altri curino, cioè falliscano, così da essere confermato nella pretenziosità e, soprattutto, nell’immobilità dell’insoddisfazione nevrotica.

Quello che, l’ho già detto varie volte, succedeva al popolo di Israele durante l’esilio egiziano.

L’avere cura, al contrario, è un pensiero che richiede lavoro, non necessariamente con garanzia di successo ma comunque senza regime di guerra più o meno guerreggiata.

Non è detto che vengano frutti, d’altronde Freud ci dice che la guarigione dalla nevrosi non è garanzia di felicità, ma è una consegna all’infelicità comune (non coatta) dove le cose possono andare o non andare bene, ma senza teorie sulla testa.

La certezza è che si tratta di un lavoro di pace e già questo non è poco in un periodo in cui vige la guerra civile, più o meno mascherata dal politicamente corretto o dalle formazioni reattive.

Parma, 27 luglio 2017 memoria dei beati Filippo Hernandez Martinez, Zaccaria Abadia Buesa e Giacomo Ortiz Alzueta martiri