Era una delle tante tappe che speravo prima o poi di raggiungere così ho scoperto, grazie all’ottimo Danilo, un caro amico, romano de Roma ma del tutto anomalo, che c’è un treno che collega l’Urbe col paese in cui il Papa si concede il meritato riposo, Castel Gandolfo.
Avendo l’albergo a pochi passi dalla stazione Termini, in pochi minuti mi sono trovato sul treno e dopo circa una quarantina, eccomi alla stazione di Castel Gandolfo che si trova ben al di sotto del paese, raggiungibile tramite una stradina o meglio scalinata che sembra pensata con lo scopo di scoraggiare i deboli di cuore e premiare gli ardimentosi.
Combattuto tra il maschio cimento di futuristica ispirazione e la compunzione penitenziale, accaldato e madido di sudore, sono infine giunto fino al paesello, fiero di non essermi concesso pause, segno tangibile che la palestra qualche frutto lo ha dato.
Mi sono diretto verso il primo bar della piazza centrale per fare colazione, essendo ancora a digiuno, poi il Palazzo Apostolico, meta agognata della trasferta: innanzitutto devo complimentarmi con tutti i dipendenti della struttura, dalla biglietteria, alla guida, alla sorveglianza ed ai baristi, tutti di squisita cortesia.
Ho notato con piacere e disappunto che un buon caffè macchiato nel territorio vaticano del Palazzo Apostolico costa 1,10 €, a fronte dei minimi 1,30 € di Parma dove sono arrivato a vedere anche 1,50 € (dove mi è capitato non ho più messo piede).
Vi era la possibilità di acquistare il biglietto per visitare anche le due cupole che fanno parte della cosiddetta specola vaticana, di cui conoscevo l’esistenza, sebbene non me ne fossi mai interessato più di tanto.
Ho deciso di visitarle un po’ per curiosità ma soprattutto in memoria ed omaggio alla grande attenzione (mistero per me inspiegabile) che l’amatissimo (san) Roberto Mastri aveva dedicato all’astronomia; un modo forse un po’ sciocco per condividere, seppur in absentia, questa sua passione dell’età adulta, visto che ai tempi dell’università mai aveva manifestato questa inclinazione.
Visita tutto sommato veloce e curiosa, con un ristrettissimo gruppo di persone, di cui il sottoscritto era l’unico italico e italofono, il che non ha impedito di scambiare 4 chiacchiere con una improbabile coppia di turisti, di ignota origine ma parlanti la mia lingua preferita, lo spagnolo per chi ancora lo ignorasse.
Preso congedo dalla cortese guida, mi sono aggirato per i giardini, interessato da qualche fiorellino e da alcuni insetti, le farfalle colibrì, Macroglossum stellatarum, che impollinavano con entusiasmo tutto quello che capitava a portata dei loro vistosi apparati.
Inutile nasconderlo, il Palazzo Apostolico era il punto d’interesse che incombeva sul mio girovagare, così è stato sufficiente un breve cammino per il giardino per passare velocemente a dedicarmi a quelle stanze.
L’ingresso ricorda i fatti luttuosi della Seconda guerra mondiale, coi bombardamenti, le vittime ed i soccorsi che videro il Palazzo come fulcro di una importante organizzazione di assistenza.
Numerosissimi i ritratti dei Pontefici, ma la ricostruzione della corte pontificia con, giusto per fare un esempio, la sedia gestatoria ed i flabelli di Pio IX, è quello che più mi è piaciuto.
La visita è scivolata via con piacevolezza; uscito dal Palazzo mi sono dedicato alla chiesa che il Pontefice utilizza per le celebrazioni, la Collegiata di San Tommaso da Villanova.
La chiesa, progettata dal mio amatissimo Gian Lorenzo Bernini, si visita in pochi istanti, piccola e troppo sobria per i miei gusti.
Custodisce un busto (credo con funzioni di reliquiario) del santo protettore del paese, san Sebastiano: dove c’è un san Sebastiano ci sono io ad immortalarlo, essendo anche il santo protettore della categoria cui appartengo.
Una curiosità: nella piazza centrale, oltre ad una bella fontana, c’è la buca per la corrispondenza più antica del mondo, collocata in questo posto il 23 novembre 1820.
Ho pranzato, con sobrietà, in un locale del viale pedonale che collega la piazza alla periferia e sono tornato alla stazione.
Una nota a parte merita il lago Albano, della cui vista si gode sia durante il viaggio, sia dal paese, sia ancora dal Palazzo Apostolico: come tutti sanno è un lago di origine vulcanica e questo è quello che mi aspettavo, uno spettacolo di grande bellezza, con pareti scoscese, verdissime, ed uno specchio d’acqua all’interno.
Splendido anche se non di forma rotonda ma ovale allungato perché originato da ben 5 esplosioni vulcaniche, difettuccio veniale.
Castel Gandolfo, 29 ottobre 2025, memoria del Beato Rosario Angelo Livatino, martire di mafia
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