BASILICA DI SANTA CROCE IN GERUSALEMME
La basilica di santa Croce in Gerusalemme è stata una tappa dello spostamento verso il Museo Storico della Fanteria dove avevo intenzione di visitare una mostra su Gauguin; come tantissime altre chiese di Roma anche questa è stata oggetto di una visita ma sono trascorsi tanti anni ed una rinfrescata non è un’idea malvagia, anzi.
Questa basilica fa parte del giro delle sette chiese, una pia pratica di origine medioevale poi ripresa e portata a grande notorietà da san Filippo Neri; il percorso iniziava dalla basilica di San Pietro in Vaticano per snodarsi tra le basiliche di San Paolo fuori le mura, San Sebastiano fuori le mura, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le mura, per concludersi in Santa Maria Maggiore.
La basilica di santa Croce in Gerusalemme venne edificata sui terreni di proprietà di sant’Elena, madre di Costantino, che aveva visitato la terra santa e recuperato un importante numero di sacre reliquie; in origine vi era una cappella adiacente il palazzo dove risiedeva Elena, poi vene eretta l’attuale basilica che deve il nome alla terra del Calvario che è stata posta alle fondamenta: sin dalle origini, dunque, la chiesa nasce come un grande reliquiario per custodire degnamente la Santa Croce; nella cappella a questo dedicata sono esposte alla venerazione dei fedeli alcune parti della Croce di Cristo, un chiodo, una parte del “Titulus Crucis” (INRI), due spine della corona di Cristo, il dito di S. Tommaso, una parte della croce del Buon Ladrone, alcuni frammenti della colonna di flagellazione, la spugna imbevuta di aceto, uno dei 30 denari di Giuda Iscariota.
Da notare il pavimento cosmatesco, splendido, il sepolcro del cardinale Francisco de los Ángeles Quiñones, monumento di Jacopo Sansovino, posto dietro l’altare maggiore e l’abside con uno splendido affresco attributo ad Antoniazzo Romano: Cristo benedicente, circondato dai serafini, che sovrasta un ciclo di Storie della Croce, ambientate a Gerusalemme, con gli episodi del ritrovamento della Croce di Gesù e della croce del Buon Ladrone.
Nella cappella di Sant’Elena c’è un bel mosaico, che rappresenta il Cristo benedicente, gli Evangelisti e quattro Storie della Croce. La particolarità di questo mosaico è che mostra, per la prima volta, uccelli provenienti dall’America, come il pappagallo e il tucano.
In questa cappella, sotto il cui pavimento si trova la terra del Calvario portata qui dalla madre di Costantino, le donne potevano entrare solo il 20 marzo, a pena di scomunica, essendo considerato un luogo particolarmente sacro.
Notevole anche la statua di sant’Elena ricavata da una statua di Giunone proveniente da Ostia Antica, cui sono state sostituite testa e braccia ed aggiunta una croce.
Nella basilica c’è anche un monumento sepolcrale del cardinale Gioacchino Besozzi opera di Innocenzo Spinazzi mentre ho letto che c’è sepolto un vescovo di Parma di cui non sono riuscito a trovare ulteriori notizie.
Qui attende il giorno della resurrezione anche Nennolina, Antonietta Meo, dichiarata venerabile, morta a 7 anni a causa di un tumore.
MUSEO STORICO DELLA FANTERIA
Dopo la visita a questa basilica sono stato al Museo Storico della Fanteria per la mostra “Gauguin. Il diario di Noa Noa e altre avventure”.
Prima di entrare mi sono soffermato su un mosaico di dimensioni “importanti” circa una trentina di metri quadrati, si tratta del mosaico del Granatiere, opera del sottotenente granatiere Lino Lipinsky de Orlov ufficialmente inaugurata alla presenza del Capo del Governo, Benito Mussolini, il 27 gennaio 1938.
Rappresenta un granatiere nell’atto di lanciare indovinate un po’ cosa? una granata, come andava di moda ai tempi quando i granatieri tiravano le granate, gli artiglieri gli artigli, e … questa è oscena, lo ammetto.
La mostra di Gauguin non mi entusiasma ma non mi lamento, è stata comunque un’esperienza.
ARCIBASILICA PAPALE DEL SANTISSIMO SALVATORE E DEI SANTI GIOVANNI BATTISTA ED EVANGELISTA IN LATERANO
In chiusura di questi giorni, bellissimi come sempre, a Roma, sono passato dalla cattedrale dell’Urbe, che si trova a pochi passi di distanza da questo luogo, la Arcibasilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano.
Chiesa Cattedrale, quindi sede del vescovo di Roma, con una storia di quelle che ci vorrebbe un’intera enciclopedia.
Il tempo che mi rimane, prima del ritorno, è ormai poco, quindi passeggio velocemente tra le navate, osservando l’immagine di Bonifacio VIII che indice il primo Giubileo (manco a dirlo, anche qui sono entrato per la Porta Santa), opera attribuita a Giotto e risalente al 1300 circa; si tratta di un frammento di un ben più grande affresco, distrutto nel 1586.
Mi soffermo davanti all’inaccessibile Cappella Torlonia dove si trovano una bella Deposizione, altorilievo di marmo bianco di Pietro Tenerani (1844) e i monumenti funebri del duca Giovanni Torlonia, di Giuseppe Barba e di Anna Torlonia.
Mi attira moltissimo anche l’opera che individua il sacello del cardinale Cesare Rasponi, di origini ravennati: una figura virile alata, il Tempo, incedere su una vegetazione simboleggiante il trascorrere delle stagioni (da sinistra, alcune spighe, come onde, si intrecciano a una pianta di rose, a sua volta affiancata da tralci di vite e da un ceppo arido). Il Tempo stringe una falce nella mano destra, mentre con la sinistra regge il ritratto in medaglia del cardinale. Viene colto alle spalle dalla Fama in volo, che gli sottrae il ritratto del prelato per eternarne la memoria.
Sono passato davanti alla tomba di Leone XIII o meglio al suo monumento funebre, opera di Giulio Tadolini, alla Tomba del cardinale Girolamo Casanate di Pierre Le Gros il Giovane, scultore che molto ha lavorato per i gesuiti iniziando con la Religione che sconfigge l’eresia per l’altare di S. Ignazio nella Chiesa del Gesù.
C’è poi la tomba di tal Gerardo, un vescovo che ha avuto a che fare con Parma e quella del potentissimo cardinale Riccardo Annibaldi, primo protettore dell’Ordine degli Agostiniani e protagonista, tra tanti altri avvenimenti, del famoso conclave di Viterbo del 1268-1271.
Questo conclave, dopo la morte di Clemente IV, fu il più lungo nella storia della Chiesa, ben 1006 giorni e si concluse con l’elezione di Tedaldo Visconti, che prese il nome di Gregorio X: fu in questa occasione che i viterbesi, giustamente incavolati, chiusero a chiavi i cardinali, ridussero loro il cibo ed arrivarono a scoperchiare il palazzo dei papi; la chiusura a chiave diede origine alla parola conclave, ancora utilizzata oggi proprio a proposito dell’elezione dei pontefici.
La tomba di Riccardo Annibaldi è opera di quell’Arnolfo di Cambio che abbiamo già visto all’opera a Santa Maria Maggiore.
Un’altra tomba, quella del cardinale Antonio Martino De Chaves del Portogallo con sculture di Isaia da Pisa ed ancora quella di Innocenzo III.
Per un momento distolgo l’attenzione dalle tombe per dedicarmi a Sant’Andrea Corsini, copia in mosaico della splendida opera di Guido Reni, poi al fantastico soffitto a cassettoni e ad alla cattedra, quella su cui il Papa siede per prendere possesso della sua cattedrale.
Fu Niccolò IV a risistemare la cattedra papale di cui è oggi rimasta la predella: vi si riconosce l’iconografia di Cristo vincitore sul male, rappresentato da quattro figure demoniache ai suoi piedi: aspide, basilisco, leone e drago, in riferimento al Salmo 91,13: «Calpesterai leoni e vipere, schiaccerai leoncelli e draghi».
Nell’altare papale che è al centro, e dove soltanto il Papa celebra la Santa Eucarestia, è custodito l’altare di legno sul quale la tradizione vuole abbia celebrato lo stesso San Pietro. Papa Urbano V commissionò nel 1368 a Giovanni di Stefano il Ciborio che ne sottolinea la presenza: in esso, in alto, sono custoditi i reliquiari con le teste dei santi Pietro e Paolo.
Sopra l’altare del Sacramento, alla sinistra del transetto, è custodito una tavola che la tradizione vuole sia parte della mensa dell’Ultima cena di Gesù.
Il tempo impone di tornare in albergo a ritirare la valigia perché il treno che mi deve riportare alla stazione mediopadana mi attende.
Roma, 30 ottobre 2025, memoria del Beato Alessio Zaryckyj, Sacerdote e martire
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