Alla Basilica Papale di Santa Maria Maggiore

BASILICA PAPALE DI SANTA MARIA MAGGIORE

Roma è una città costellata di chiese come tutti sanno ed è probabilmente questo uno dei motivi della mia predilezione per questa città straordinaria.

Quando vado a Roma, qualche chiesa mi capita sempre tra uno spostamento e l’altro, a queste aggiungo anche quelle che prova a segnalarmi l’amico Danilo; dico prova perché la gran parte delle sue indicazioni è già stata oggetto di autonoma scoperta, avendo dedicato negli anni molte energie a scovare ogni luogo di culto possibile.

In questa occasione sono tornato presso la Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, una delle 4 basiliche papali dell’Urbe, edificata sul colle Esquilino.

BETLEMME DI OCCIDENTE

La storia ci racconta che la Madre di Dio (Theotókos, come dogmaticamente stabilito dal Concilio di Nicea del 431) comparve in sogno a papa Liberio ed al patrizio Giovanni, chiedendo loro di erigere una chiesa dove Ella stessa avrebbe indicato, in maniera miracolosa: il miracolo avvenne perché la mattina del 5 agosto, una improbabile nevicata indicò il luogo dove erigere il tempio.

Chiesa mariana per eccellenza, custodisce reliquie importantissime; spiccano per il rilievo la Sacra Culla, cinque asticelle in legno di sicomoro (ficus sycomorus), parte della mangiatoia che ha custodito Gesù neonato, attualmente custodite in un reliquiario di cristallo di rocca a forma di culla, progettato da Giuseppe Valadier nel 1802.

Santa Maria Maggiore è stata considerata la “Betlemme di Occidente” e già state comprendendo il perché.

Proprio a causa di questa prestigiosa reliquia, a partire dal pontificato di papa Teodoro (642–649), oriundo di Gerusalemme, la basilica fu anche denominata Sancta Maria “ad Praesepem” poiché il presepium, (termine latino composto da prae- = innanzi e da saepes = recinto, siepe) è diventato il termine per indicare la mangiatoia.

PRIMO PRESEPE SCOLPITO

Basilica natalizia, dove i pontefici celebravano la messa della Vigilia di Natale, insomma un luogo importantissimo, legato alla Natività; è bene ricordare, infatti, che sempre qui si trova il primo presepe scolpito, siamo nel 1291, opera di Arnolfo di Cambio, su commissione del primo papa francescano Niccolò IV (1288-1292), probabilmente omaggio e ricordo del presepe vivente di Greccio, pensato e realizzato da san Francesco.

Questo splendido gruppo marmoreo è visibile visitando il museo liberiano, ove ho avuto la possibilità di accedere per la prima volta in vita mia, ma di questo tra poco; i visitatori potranno comunque notare che la statua della Madonna col Bambino, di dimensioni maggiori rispetto a quelle di Arnolfo, risale a metà del Cinquecento.

Superfluo aggiungere che la basilica è scrigno di innumerevoli altre opere; ricordo a chi non lo sapesse che nella navata laterale destra in una tomba in stridente contrasto con tutta la sua produzione artistica, decisamente mai molto sobria, riposa Gian Lorenzo Bernini col padre e la famiglia.

LA CAPPELLA SISTINA

Nella Cappella Sistina, ad esempio, c’è un altare straordinario: quattro angeli in bronzo dorato a grandezza naturale sorreggono il ciborio che è il modello della cappella stessa, riccamente decorato con angeli e profeti a tutto tondo e bassorilievi sugli sportelli; qui sono sepolti e rappresentati due papi, Sisto V e san Pio V, il cui corpo – del papa santo – è esposto alla venerazione dei fedeli.

LA CAPPELLA PAOLINA O CAPPELLA BORGHESE

La Cappella Paolina o Cappella Borghese deve il nome al pontefice Paolo V: qui c’è un’opera di fondamentale importanza per la chiesa di Roma, la Salus Populi Romani, un’icona mariana, protettrice di Roma, ritenuta dalla tradizione achiropita, opera di san Luca.

In questa cappella ci sono i monumenti sepolcrali di altri due papi, il già citato Paolo V e Clemente VIII; tutte le pareti sono decorate di sculture varie, opere di numerosi autori; qui ha messo le mani, tra gli altri, anche Guido Reni, insomma un gioiello all’interno di un altro gioiello.

Essendo cappella della famiglia Borghese, trovano qui il riposo eterno due uomini che hanno segnato la storia: il cardinale Scipione Caffarelli Borghese, famoso per avere costruito Villa Borghese ed essere stato uno “spietato” (e benemerito aggiungo io) collezionista di capolavori come opere di Caravaggio e Bernini; il secondo è il controverso “principe nero” Junio Valerio Borghese, capo della X MAS e promotore di un “golpe” la sera tra sant’Ambrogio e l’Immacolata del 1970, subito interrotto per sua stessa decisione.

Anche i suoi funerali furono decisamente in linea con la figura di un uomo comunque fuori dell’ordinario, con il che non intendo minimamente condividere le sue opinioni ed il suo agire politico.

Ci sono altre cappelle, ovviamente, poi il soffitto a cassettoni che, secondo tradizione, sarebbe stato dorato col primo oro giunto dall’America e donato Isabella e Ferdinando di Spagna ad Alessandro VI (ancora oggi il Re di Spagna è Protocanonico della basilica), il pavimento a mosaico cosmatesco ma sono i mosaici quelli che tutte le volte mi attraggono con rinnovato entusiasmo.

I MOSAICI

Servirebbe un trattato per raccontare tutto quanto i mosaici rappresentano, ed in rete ho trovato tante spiegazioni che riproduco qui in parte, sperando di non annoiare troppo.

Risalgono al  V secolo, voluti da Sisto III, si snodano lungo la navata centrale e sull’arco trionfale: oltre a Melchisedek, i protagonisti sono Abramo, Giacobbe, Mosè e Giosuè.

Viene raccontata la storia della promessa che Dio ha fatto al popolo dell’alleanza, l’arrivo alla terra promessa, ma nell’arco trionfale la rappresentazione della nascita di Cristo, re e sacerdote, ricorda l’autentico realizzarsi dell’impegno preso da Dio.

L’arco trionfale si compone di quattro registri: in alto da sinistra l’Annunciazione, in cui Maria è rappresentata vestita come una principessa romana, con in mano il fuso con cui tesse un velo di porpora destinato al tempio di cui era inserviente. Il racconto prosegue con l’annuncio a Giuseppe, l’adorazione dei Magi, la strage degli innocenti. In questo riquadro è da osservare la figura con il manto azzurro che dà le spalle alle altre donne: è Santa Elisabetta che fugge con S. Giovanni fra le braccia. A destra la presentazione al Tempio, la fuga in Egitto, l’incontro della Sacra Famiglia con Afrodisio, governatore della città di Sotine. Secondo un Vangelo apocrifo, quando Gesù giunge fuggiasco a Sotine, in Egitto, i 365 idoli del capitolium cadono. Afrodisio atterrito dal prodigio e memore della fine del Faraone, va con il suo esercito incontro alla Sacra Famiglia e adora il Bambino riconoscendone la divinità. L’ultimo riquadro rappresenta i Magi al cospetto di Erode. Ai piedi dell’arco le due città di Betlemme a sinistra e Gerusalemme a destra. Se Betlemme è il luogo dove Gesù nasce e dove avviene la sua prima Epifania, Gerusalemme è la città dove Egli muore e risorge (c’è un legame con il tema apocalittico della sua definitiva venuta alla fine dei tempi, evidenziato dal trono vuoto al centro dell’arco, la cosiddetta etimasia, trono affiancato da Pietro e Paolo, il primo chiamato da Cristo a diffondere la “Buona notizia” fra gli ebrei, l’altro fra i Gentili, i pagani). Tutti insieme formeranno la Chiesa di cui Pietro è guida e Sisto III suo successore e, in quanto tale e come “episcopus plebi Dei”, spetta a lui condurre il popolo di Dio verso la Gerusalemme celeste.

I MOSAICI DELL’ABSIDE

l ciclo musivo dell’abside si annovera tra i più importanti cicli mariani esistenti; completato negli anni del pontificato di Leone Magno (440-461), verrà poi rinnovato da Niccolò IV (1288-1291), che aveva avviato un progetto di rinnovamento che coinvolgeva le più importanti chiese romane dedicate alla Vergine (Santa Maria in Aracoeli e Santa Maria in Trastevere). Il nuovo mosaico absidale venne terminato intorno al 1296, secondo quanto si sarebbe ricavato da un’iscrizione – oggi scomparsa – inserita dall’autore, accanto alla figura di san Francesco: “JACOB TORRITI PICTOR H. OP. MOSIAC FEC” –.

Il ciclo si snoda in due parti: la conca absidale e la fascia sottostante. Nella conca viene rappresentata l’Incoronazione di Maria tra i santi (Giovanni Battista, Giovanni Evangelista, e Antonio a destra, Pietro, Paolo e Francesco a sinistra. La presenza dei santi francescani è certamente legata al fatto che papa Niccolò IV è stato il primo papa francescano della storia). Gesù Redentore è raffigurato nell’atto di presentare Maria incoronata.

L’Incoronazione di Maria ha anche un significato sponsale, poiché Maria rappresenta l’umanità-Chiesa che viene assunta da Cristo che la ama come sua sposa, legandosi d’amore eterno a lei. Lo precisa l’iscrizione sottostante che fa esplicito riferimento al talamo:

“Maria Vergine assunta all’eterea dimora, dove il Re dei Re siede sul talamo stellato, la Santa Madre di Dio è elevata ai Regni celesti al di sopra dei cori angelici”.

Al di sopra della scena dell’Incoronazione troneggia una piccola croce, a rappresentare Dio Padre che benedice e avvolge ogni cosa. Ai piedi del trono si trovano la luna e il sole, simboli del tempo dominato dall’eternità; sui due lati, i committenti Niccolò IV e il cardinale Colonna rappresentati in dimensioni più piccole rispetto al resto.

Nella parte rimanente dell’abside, la decorazione è a racemi, che si originano da due tronchi rappresentati all’estremità del mosaico. Nell’ordine inferiore del catino absidale, sono rappresentate cinque scene della vita della Madonna: l’Annunciazione e la Natività a sinistra; l’Adorazione dei Magi e la Presentazione nel Tempio a destra; al di sotto dell’incoronazione e al centro di questa fascia, vi è la Dormitio, modello tipico dell’iconografia bizantina, propagatosi in Occidente a seguito delle Crociate. La Vergine appare distesa su un letto, gli angeli sono pronti a sollevare in Cielo il suo corpo, mentre Cristo tiene tra le sue braccia l’anima bianca di Maria. Torriti inserì nella scena anche due piccole figure di francescani.

 Inoltre, la scelta di collocare la Dormitio al di sotto dell’Incoronazione, serve non solo ad aumentare l’impatto “drammatico” della narrazione, ma anche a sottolineare la vicenda ultraterrena che coinvolge Maria.

Nella testata sinistra, san Girolamo spiega le scritture alle due discepole Paola ed Eustochio; in quella destra, san Matteo predica agli Ebrei. I mosaici rimandano al fatto che, proprio nella Basilica, vengono custodite le reliquie di san Matteo e del corpo di san Girolamo, traslato da Betlemme al tempo dell’invasione araba.

Ai loro piedi il sole e la luna e intorno cori di angeli adoranti a cui si aggiungono S. Pietro, S. Paolo, S. Francesco d’Assisi e il papa Niccolo IV a sinistra; Giovanni Battista, Giovanni Evangelista, Sant’Antonio e il donatore Cardinal Colonna a destra.

PORTA SANTA E TOMBA DI PAPA FRANCESCO

In questa basilica così straordinaria, sono entrato per la Porta Santa ed ho sfilato, assieme a centinaia di altri pellegrini e devoti, dinanzi alla tomba di Papa Francesco, di cui ho apprezzato la sobrietà, anche se pensando alla posizione in cui è collocata, mi è venuto il maligno dubbio che il Pontefice defunto non ambiva ad un luogo di riposo propriamente defilato; poi ho visitato le varie cappelle, vagando in lungo e in largo per le navate.

LA CONFESSIONE

 Infine, voltando le spalle, col dovuto rispetto, alla tomba del già ricordato Bernini e famiglia, ho compiuto, dopo anni, quello cui stavo meditando da tempo: mi sono inginocchiato davanti ad un confessionale, di quelli come Dio comanda, con tanto di inginocchiatoio e grata; all’interno un paziente frate domenicano ha ascoltato la mia confessione ed assolto dai peccati.

Mi ha fatto pensare, questa figura di sacerdote, che si trova per qualche ora al giorno ad ascoltare le peggio cose che raccontano i penitenti, ammannisce loro qualche parola di circostanza e li assolve.

La direzione spirituale è un’altra cosa, non paragonabile alla confessione e capisco il valore di svolgere questo servizio, ma avvertivo come “stonate”, di maniera, le sue parole, né avrebbe potuto essere diversamente ma tant’è, la confessione è valida e questo è ciò che importa.

IL POLO MUSEALE

Riconciliato col Signore, mi sono diretto alla biglietteria del polo museale, con lo scopo di accedere ai mosaici che troneggiano nella loggia e che erano decenni che speravo di poter un giorno visitare.

Qui si è svolto un piccolo teatrino: un giovane, gentile nei modi e minuto di costituzione, addetto alla sorveglianza dell’accesso è stato catapultato in biglietteria a sostituire l’addetta, in pausa.

Con grande cortesia invitava ad attendere il ritorno della collega, non avendo lui la possibilità di stampare i biglietti: a stressarlo una guida turistica che si lamentava (inutilmente) del protrarsi dell’attesa.

A dare conforto al poverino che stava visibilmente sulle spine, è arrivata una folata di vento che ha scompaginato i biglietti, facendoli volare in una lunga striscia lungo il pavimento: impietosito mi sono offerto di aiutarlo a sistemarli, cosa che abbiamo compiuto in alcuni minuti, evitando danni peggiori.

Mentre il giovanotto si profondeva in mille (superflui) ringraziamenti, una signora, elle pure in attesa, lo invitava a concedermi un biglietto omaggio; la cosa buffa è stata che, finalmente tornata l’addetta, la signora mi ha rivelato di essere disabile (ma non si vedeva proprio) e di avere la possibilità di far entrare gratuitamente anche un accompagnatore, offrendomi l’opportunità di approfittarne.

Ho rifiutato, rispondendo che, visto che quei denari (7,50€) andavano al Vaticano, che ne ha bisogno, preferivo pagare: la signora, sempre con estrema cortesia, ha commentato ironicamente la mia affermazione, e tutto è finito lì.

Sono finalmente salito sulla loggia, controllandomi il biglietto da solo; mi permetto di consigliare al responsabile, che immagino non sia il cardinale Rolandas Makrickas, arciprete della basilica ma sicuramente qualcuno che a lui risponde, di meglio organizzare questo servizio.

LA LOGGIA DELLE BENEDIZIONI E I MOSAICI

Sono riuscito, comunque, nel mio intento, e sono finalmente arrivato nella Loggia delle benedizioni; la tentazione di affacciarmi è stata talmente forte che non ho potuto trattenermi dall’avvicinarmi alla balaustra ed osservare il popolo di Dio brulicante al di sotto.

Mi stava scappando anche una veloce allocuzione con benedizione ma il timore di subire un TSO (trattamento sanitario obbligatorio) mi ha indotto a più sobri comportamenti.

Questi pensieri mi hanno confermato nella giustezza della scelta di non intraprendere la carriera ecclesiastica anche se confesso ancora una volta che il ruolo di Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie sarebbe stato il ruolo adeguato alle mie passioni clericali.

Veniamo ai mosaici, “racchiusi” da 4 angeli di grandi dimensioni che contornano lo spazio circostante: sono opera di Filippo Rusuti, allievo di Jacopo Torriti (l’autore dei mosaici dell’abside) e di Pietro Cavallini; sono divisi in due registri, sarebbero stati realizzati in periodi diversi: la parte superiore prima del 1297, anno in cui i Colonna, che avevano commissionato l’opera, furono messi al bando da Bonifacio VIII; quella inferiore si collocherebbe intorno al 1306-1308, periodo della riabilitazione del casato, a opera di Clemente VII.

Al ciclo superiore è certo che vi lavorò direttamente il Rusuti, come testimoniato dalla scritta “Philippo Rusuti fecit hoc opus”, che campeggia ai piedi del Cristo in trono tra angeli e santi. Gesù viene rappresentato secondo la classica iconografia bizantina, inserito all’interno di un clipeo a fondo blu, mentre lo sfondo dell’intero mosaico è dorato. Cristo, assiso in trono, reca in mano il libro aperto in cui si legge “Ego sum lux mundi”, mentre con la mano destra effettua un gesto che è sia quello della adlocutio (riservato alla massima autorità che prende la parola), sia quello della benedizione. Le fonti attestano anche la presenza, prima dei restauri, delle figure del cardinale Iacopo Colonna e di suo fratello Pietro, ma non del papa Niccolò IV. Essendo morto il papa nel 1292, se ne potrebbe dedurre che la parte alta del mosaico venne probabilmente conclusa posteriormente a questa data. Affiancano il Cristo quattro angeli, e quattro animali, simbolo dei quattro Evangelisti. Sono poi presenti, a sinistra del Cristo, la Vergine Maria, S. Paolo, S. Giacomo e S. Girolamo, mentre, alla destra, S. Giovanni Battista, S. Pietro, S. Andrea e S. Matteo.

Il ciclo inferiore, intervallato da un grande rosone a vetrata (quest’ultima rifatta nel 1995) attorno a cui sono collocati gli stemmi dei Colonna, narra la leggenda (o storia) del Miracolo della neve.

Il primo mosaico rappresenta papa Liberio, che in sogno vede la Vergine Maria. Ai piedi del pontefice appare uno scriba, o un curiale, elemento probabilmente aggiunto in fase di restauro.

La seconda scena rappresenta il sogno – di identico contenuto – avuto dal patrizio Giovanni. Questi, come illuminato da un raggio, appare accanto a una persona di servizio e a un’altra figura che dorme. La Vergine è indicata anche dalla M greca con l’accento circonflesso (abbreviazione di “Mētēr”, “madre” in greco), e la T (theta) e la Y (upsilon) sempre con l’accento circonflesso che indicano l’abbreviazione di “Theou”, “di Dio”, quindi “Madre di Dio”).

Il quarto mosaico descrive l’incontro tra Giovanni e Liberio, nel momento in cui il primo narra il proprio sogno al secondo. L’evento viene ambientato in S. Giovanni in Laterano.

L’ultima scena musiva mostra il Salvatore e la Vergine che fanno scendere la neve sull’Esquilino, mentre il papa, con a seguito il clero romano e Giovanni, delinea sulla coltre di neve la pianta dell’antica Basilica.

IL MUSEO

Ho poi visitato il museo, dove ci sono il bellissimo Presepe di Arnolfo di Cambio e la “Casula di San Girolamo”, rarissimo esempio di paramento liturgico medioevale: questa è la sala tematica dedicata alla Betlemme di Occidente; ci sono poi la sala dedicata alla Madonna della Neve e quella pensata per la Salus Populi Romani.

I QUATTRO ANGELI

Due parole anche per i quattro angeli in marmo bianco che racchiudono la Loggia; inutile dire che mi sono molto piaciuti; sono opera di Pietro Bracci scultore del Settecento famoso per avere scolpito Oceano, la figura centrale della Fontana di Trevi.

Questi angioletti di ragguardevoli dimensioni, sono stati definiti non a caso monumentali, sormontavano originariamente il baldacchino dell’Altar maggiore, concepito da Ferdinando Fuga, un architetto incaricato dei restauri della basilica da Papa Benedetto XIV, in vista del giubileo del 1750.

Il loro spostamento nella Loggia delle Benedizioni risale al recente anno 1932, chissà per quale motivo.

Un piccolo museo ma da non perdere.

Estasiato da tanta bellezza, me ne sono tornato all’interno della basilica per poi prenderne congedo in vista di nuove tappe.

Roma, 30 ottobre 2025, memoria del Beato Alessio Zaryckyj, Sacerdote e martire

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