Oggi è la solennità della dedicazione della basilica lateranense, madre di tutte le chiese ed il  25° anniversario del crollo del muro di Berlino.

Nel Vangelo proclamato oggi si narra della cacciata dal Tempio del mercanti; nella seconda lettura si fa riferimento al fatto che noi siamo il tempio di Dio (1Cor 3,9-11.16-17: Non sapete che siete tempio di Dio e che lo Spirito di Dio abita in voi? Se uno distrugge il tempio di Dio, Dio distruggerà lui. Perché santo è il tempio di Dio, che siete voi).

La conclusione logica da trarre sarebbe quella di dire che, allora, non serve più alcun tempio costruito in mattoni poichè l’unico tempio è ciascuno cristiano.

Dovrebbe scomparire il sacro in favore del santo: pensiero laico come pochi.

Scompare qualunque recinto, ogni “riserva”, non c’è materia riservata a chicchessia per diritto divino o umano poco importa (sono più religiosi i laici dei chierici normalmente).

Se ogni cristiano è tempio di Dio viene meno la necessità dei sacerdoti come corpo separato dai laici.

Mi veniva da pensare al diritto d’asilo che le chiese (o alcune di esse, non conosco bene la materia) avevano fino a qualche secolo fa.

Diritto d’asilo ovvero protezione dal potere secolare ma anche un’altra cosa: chi chiedeva l’asilo aveva l’onere di confessarsi e deporre le armi.

Confessione cioè giudicare quel che è stato commesso per cambiare vita: non c’è un giudice a condannare e non serve nemmeno condanna poichè il giudizio correttamente formulato è già sanzione degli illeciti commessi.

Non esiste autoconfessione come non è possibile l’autoanalisi: la sanzione la si riceve da un altro ed ha valore universale.

La chiesa offriva la possibilità di una soluzione diversa dal diritto penale: confessione e perdono.

Anche nell’analisi vi sono confessione e perdono anche se i peccati non sono i propri ma quelli altrui, quelli ricevuti e successivamente fatti propri. Nell’analisi è possibile por fine a guerre intestine di durata altrimenti infinita.

Si potrebbe definire l’analista come il concedente asilo rispetto alle pretese punitive o istigatorie del superio.

Come dicevo all’inizio, oggi ricorre anche il venticinquesimo della caduta del muro di Berlino: il vedere le immagini in tv mi ha commosso, pensando che un mese fa circa ero proprio lì, presso la porta di Brandeburgo.

L’idea del muro di Berlino, come di ogni muro, sostiene quella della purezza cui ho già dedicato altre riflessioni: la separazione netta tra i buoni e i cattivi, tra i comunisti e i fascisti (cito da wikipedia: ufficialmente chiamato antifaschistischer Schutzwall, Barriera di protezione antifascista).

Separa e insieme ricorda che esistono i cattivi ai quali è bene prestare continua attenzione, insomma fissa ad un’idea anzi ad un sistema di pensiero.

Se la malattia psichica è definita di inibizione, fissazione, sintomo e angoscia, il muro  di Berlino ne è stata la rappresentazione fisica, politicamente sancita (cioè perversione).

L’idea del muro di Berlino ma di qualunque altro muro è anche estremamente costosa perchè richiede grandi sforzi economici e organizzativi per sostenerla ma offre il “beneficio” collaterale di permettere un gran lavoro perchè resti in piedi. Misero fin che si vuole ma tangibile, il che spiega il permanere di tanti diversi muri (di pensiero).

Dice giustamente il Pontefice, papa Francesco, che al posto dei muri è bene costruire ponti (in effetti il pontifex era il costruttore di ponti): ottima idea se pensiamo che i ponti sono occasioni di commercio, incontro, economia.

Non è la soluzione, il ponte, ma almeno non è inibitorio.

Il lavoro da compiere, come diceva Freud, «È un compito di civiltà come la bonifica delle paludi dello Zuiderzee», e consiste nel  far sì che “dove c’era Es, l’Io deve avvenire”, in tedesco ” Wo Es war, soll Ich Werden”.

Solo questo tipo di lavoro toglie dalla testa l’idea di costruire muri, nè fa pensare ai ponti come ottime vie per aggredire il vicino.