Alcuni giorni fa è successo quel che sapete tutti, in zona Stazione Termini della mia amatissima Roma: un signore di origini ghanesi se ne andava in giro con un coltello: fortunatamente è stato arrestato senza che avesse modo e tempo di provocare danni irreparabili a qualcuno, malauguratamente, invece, è stato ferito da un poliziotto che ha pensato bene di sparagli ad una gamba.

Non conosco i dettagli della vicenda e non entro nel merito, né voglio creare schieramenti perché questi inducono a salire sulle rispettive barricate coi risultati di stupidità che conosciamo tutti: i social sono invasi di personaggi frustrati che sfogano il peggio delle loro elaborazioni di pensiero: per questo rimando al sempre attuale volume del professor Ermanno Bencivenga “La scomparsa del pensiero“.

Nemmeno mi era venuta voglia di scriverne se non che mi sono imbattuto in una foto, pubblicata da “Il tempo” il 24 giugno: in quella foto l’uomo è ripreso frontalmente mentre brandisce il coltello e questo dettaglio, il modo di impugnare il coltello, mi ha risvegliato un incubo che porto con me da due anni ormai a questa parte.

Era il 19 luglio 2019 quando, con alcuni colleghi ho effettuato un intervento che ha avuto esiti drammatici, fortunatamente e non per merito mio, anche in questo caso non letali.

Il modo di impugnare il coltello era lo stesso, non credo lo scorderò mai più; non aggiungo alcun dettaglio sulla vicenda, ovviamente ben diversa da quel che narrano i giornali, ma quel modo di impugnare il coltello …

In una situazione come quella del poliziotto (non mi permetto di chiamarlo collega perché noi siamo normalmente considerati tali solo quando utili per fare quel che altri snobbano) era necessario prendere una decisione, in pochi istanti: stabilire con un giudizio prognostico cosa farà il malintenzionato e se è bene impedirlo con l’uso delle armi o se, invece, è bene attendere eventuali sviluppi, sperando che non vi siano conseguenze per nessuno.

Scilla e Cariddi si concretizzano nel dilemma “sparo (o do ordine di sparare)?” per tutelare l’incolumità delle numerose persone che sono nei paraggi ma sapendo che ne sarò chiamato a rispondere con un approfondimento di ogni dettaglio della vicenda che sarà sviscerato da chi, seduto ad una scrivania potrà valutare con calma e soppesare a posteriori, oppure “non sparo?” esponendo così a rischio qualcuno della sicurezza del quale potrei poi essere chiamato a rispondere nelle  modalità che ho appena descritto.

Allo stato attuale della situazione il dilemma è insolubile: di fronte ad un giudice rischio di finirci e di pagare di tasca mia le conseguenze di una decisione che era necessario prendere in pochi istanti, sotto stress, sotto gli occhi attenti dei vari cellulari che non mancano mai in questi frangenti.

A me è andata, tutto sommato, incredibilmente bene tanto che da quel giorno mi considero un miracolato (e lo sono oggettivamente): il prezzo che ho pagato è stato irrisorio rispetto a quel che poteva accadermi.

Da allora sono  diventato un bibliotecario in divisa, lavoro comunque con passione e credo anche con qualche buon risultato, ma quel modo di impugnare il coltello, quando l’ho visto … mi ha fatto tremare proprio come due anni fa.

Parma, 26 giugno 2021 memoria di San Josemaria Escrivá de Balaguer Sacerdote, Fondatore dell’Opus Dei