Tra 13 e 14 settembre:

Sono a casa, forse, di Federico; c’è in corso un ricevimento e spiego ai presenti che devo rientrare presso la mia abitazione per mettere in ordine o fare le pulizie.

Qualcuna mi fa notare che sono gli inconvenienti (?) del vivere da soli; rispondo qualcosa che non ricordo, ma sono in piedi e mi dirigo verso l’uscita pensando di cercare dove ho parcheggiato l’auto.

Sopra un ponte, c’è la fila e, poco avanti a me c’è un furgone (tipo quelli anni 80 delle suore, per trasportare bambini) che deve svoltare a sinistra sebbene non si possa); scopro che è guidato da Daniela e penso che sia la solita …

Probabilmente il giorno precedente mi trovavo a casa di Sara Z. e del suo compagno Salvuccio; ora la incontro nuovamente e vengo a sapere da qualcuno (non credo da lei) che si è accompagnata a Marco G.

Rifletto sulla repentinità del cambiamento, sul fatto che il giorno precedente non mi ero accorto di nulla e rifletto sulla pessima scelta che ha fatto; penso, infatti, che entrambi sono uomini di bella presenza ma le qualità morali e intellettuali dell’uno sono imparagonabili a quelle del secondo, considero, insomma, la sua, una scelta al ribasso.

Non ricordo se le ho manifestato questa considerazione.

Questo il sogno.

Alcuni riferimenti: il furgone viene direttamente dal libro (ottimo, leggetelo!) di Luigi Ballerini “Ogni attimo è nostro” di cui ho parlato pochi giorni fa; altri sono personali e non posso scriverli in pubblico, non avendone chiesto il permesso.

Mi è rimasta molto vivida, appena sveglio, l’idea di accontentarsi, nella scelta del compagno, da parte di Sara, un pensiero che mi suggerisce una considerazione di questo genere: “ma com’è possibile? hai a disposizione il meglio e ti accontenti di così poco?”

Ovviamente non mi riferisco alle persone reali, sulle quali non ho né critiche né giudizi negativi, il giudizio negativo è sull’idea di accontentarsi.

“Nella vita bisogna sapersi accontentare” è un modo di dire che ho sentito tantissime volte e che oggi mi sembra particolarmente negativo.

La questione non è accontentarsi, che è un sinonimo di rinunciare, ma lavorare ed il primo lavoro lo individuo nella costituzione di un posto che sia occupabile (perché desiderabile) da un partner.

Lavoro di ingraziamento, di coltivazione, in vista di frutti che potranno venire o non venire – non vi sono automatismi o garanzie – ma che comporteranno un giudizio di gradimento e affidabilità o, al contrario, fino alla scomunica (scuotete la polvere dai calzari): ci sono la politica e l’economia in questo lavoro.

Ogni uomo è un politico ed economista, con competenza giuridica: ad ogni rinuncia a queste competenze conseguono danni.

Parma, 14 novembre 2018 memoria di Santo Stefano Teodoro (Etienne-Théodore) Cuénot  Vescovo e martire