Il professor Cassese ha pubblicato un interessante articolo sul “Corriere della sera” di oggi per sostenere l’utilità dei concorsi pubblici per la selezione dei “migliori”, nell’ambito delle pubbliche amministrazioni.

Le considerazioni del professore sono del tutto condivisibili: “Non sappiamo quanti siano entrati al servizio dello Stato, delle regioni, dei comuni, dalla porta di servizio, ma è certo che vi è una vera e propria corsa ad evitare i concorsi. Se il personale pubblico, all’entrata, alla base, non viene selezionato e accede, poi, al vertice per decisione delle forze politiche (in virtù del nefasto «spoils system»), non possiamo aspettarci che gli uffici pubblici siano composti di competenti e tecnici, e che rispondano alle esigenze della società alla quale dovrebbero offrire il loro servizio”.

Analisi correttissima ma, almeno in parte, poco realistica.

Ho partecipato a pochi concorsi, in vita mia, con alterne fortune ma ne ho sentite tali e tante sui concorsi da farmi convincere che lo strumento sia buono in teoria, molto meno valido nella pratica.

Il motivo è presto detto: se il politico o il dirigente del momento vuole al suo servizio i suoi fedelissimi, costruirà il concorso in modo da agevolarli al punto che ci sono concorsi in cui potrei depositare davanti ad un notaio la lista dei vincitori perché tutti sanno, in quell’ambiente, chi arriverà nei posti utili.

Di uno di questi concorsi sono stato protagonista anch’io: fu un’esperienza traumatica, che determinò la mia vita con effetti ancora oggi evidenti.

Abbandonai la Romagna solatia in favore della non più nebbiosa Emilia felix.

Ma non è delle mie delusioni che intendo parlare, quanto ribadire che nulla può fermare il politico o il dirigente di turno dal conseguire gli scopi che si è prefissato, inutile farsi illusioni.

Come ho già più volte ribadito, la dirigenza pubblica ed il ruolo dei funzionari cui vengono attribuite le cosiddette “posizioni organizzative” è strutturato in modo da creare un circolo vizioso da cui raramente è possibile sfuggire.

Sia chiaro: non intendo criminalizzare nessuno; ho conosciuto degnissime persone, serie, oneste, affidabili, che svolgono il loro lavoro con serietà e dedizione, senza farsi ammaliare dalle sirene del potente di turno, ma ne ho viste altrettante che, pur di conseguire l’obiettivo di una poltrona ben retribuita, sono disposte a qualsiasi compromesso.

Non voglio lamentarmi ma invitare il professor Cassese e chi, come lui, si occupa di riforma della pubblica amministrazione a meditare delle soluzioni che possano se non porre fine definitivamente (cosa impossibile), almeno rendere più difficile i matrimoni di interessi tra politici e funzionari pubblici.

Ne ha bisogno urgente questo triste paese che è il l’Italia.

Parma, 11 maggio 2021 memoria di san Fabio e compagni martiri