La sera del 5 agosto è arrivata la cena, organizzata dal mitico Umberto Farina, che non sbaglia un colpo come al solito.

Ho voluto partecipare proprio come gesto di amicizia nei suoi riguardi; anche se adesso ci frequentiamo meno (ai tempi eravamo sempre assieme tanto che l’allora comandante Gallo, scherzando, ci aveva proposto per un dico – a quei tempi si discuteva dei dico, antesignani delle nozze gay), so di poter contare sul suo aiuto incondizionato in ogni momento.

Non è un caso che Umberto sia l’unico ufficiale unanimemente stimato nel comando di Rimini e quello che ha fatto meno carriera.

Assieme a Umberto c’erano una serie di colleghi e colleghe fantastici: inizio dalla mia superfantamitica Roberta Berardi, che ho potuto frequentare poco, durante la serata, ma solo poter scambiare due chiacchiere è un gran piacere.

Poi un giovanotto che ho potuto frequentare poco perchè lavorava in altro distaccamento ma che ho adocchiato da subito come elemento valido, sponsorizzandolo tra quelli da accaparrarsi appena possibile, Daniele del Fabbro, un collega e una persona che chiunque vorrebbe avere in pattuglia. Preconizzo che non farà carriera.

Ai miei lati, invece, avevo due pezzi da novanta; uno dei due lo conosco da vent’anni circa, l’altro da molto meno ma non per questo mi è meno caro.

Vado in ordine di anzianità: Ivanello (al secolo Ivano Savoretti); di lui debbo tessere grandi elogi perchè persona seria, competente, equilibrata, affidabile ed un amico.

Il secondo è un giovane dal volto sbarazzino: Andrea Rosa, un ragazzo meraviglioso pure lui; non mi soffermo a tesserne le lodi perchè dovrei dilungarmi troppo e non è il caso.

Inutile dire che sia Ivanello (che ormai è vecchio) che Andrea non faranno carriera.

Poi c’erano un po’ di carabinieri, finanzieri e capitani di porto, alcuni non conosciuti personalmente ma tutti uniti dall’avere lavorato con Umberto, nel periodo di mia assenza (manco da Rimini da oltre 5 anni), qualcuno anche già in pensione. Non li cito tutti ma uno voglio ricordarlo perchè è famoso, così anch’io posso esibire qualche conoscenza importante; il giovane in questione è il mitico Matteo Signani, detto il Giaguaro, un capitano di porto (come chiamo io gli appartenenti alla Guardia Costiera) con cui ho lavorato in varie occasioni.

Scambiare quattro chiacchiere con lui è stato davvero un piacere perchè mi ha sempre impressionato vederlo lavorare con serietà e dedizione (non sarebbe tra i prescelti di Umberto) e sapere che, contemporaneamente, è un grande sportivo.

Ricordo che la prima volta che mi dissero che sport praticava rimasi di sasso perchè Matteo aveva allora, anche adesso ma ormai ci sono abituato) la classica faccia da bravo ragazzo, da persona dolce e sensibile (immagino che il viso corrisponda all’animo) che mai avrei detto che facesse il pugile, un po’ come il mio grande (e grosso) amico Cristian Cosimo che faceva il rugbista americano.

La serata è scivolata via in serenità, che è stato un piacere, allietata dai lampi che si vedevano in lontananza sulle colline e da vari scrosci d’acqua che hanno rinfrescato la nottata.

Dimenticavo di parlare della location come si dice oggi, che è l’agriturismo “La Graziosa” che ci ha ospitati in modo davvero eccellente a Ospedaletto di Coriano: dopo gli antipasti, tre primi, un mix di secondi, dolce caffè, ammazzacaffè, insomma non ci hanno fatto mancare niente, tutto ottimo, sono stati dei grandi.