Donald Trump è il quarantacinquesimo presidente degli Stati Uniti d’America.

Ha detronizzato i democratici che fino a non molto tempo fa erano convinti di vincere senza problemi.

Non ho mai pensato che la vittoria di Trump potesse essere un evento positivo e in egual misura avrei pensato di Hillary Clinton.

Mi limito ad alcune banali considerazioni, peraltro prive di novità.

Trump vince, pare, grazie al voto di un’America impoverita e spaventata, maschilista, conservatrice, razzista, forse.

Non so se sia vero e in che misura ma mi pare che Donald Trump rappresenti un paese che ha voglia di ripiegarsi su sé stesso in maniera non molto dissimile da quel che ha fatto la sua madre patria, la perfida Albione.

Si potrebbe definire Donald Trump un presidente nazionalista, cioè uno che ha vinto cavalcando istanze nazionaliste?

Esperienze dissimili e probabilmente imparagonabili hanno visto rinascere il nazionalismo in paesi come l’Austria (vedasi ultime elezioni), l’Ungheria, ma anche la Polonia; la Francia ha una Marine Le Pen che di quello campa e in Italia … beh lasciamo l’Italia ai margini (come sempre) per un momento,

Può essere considerato positivamente il nazionalismo? Avendo letto qualcosa in merito, cioè un paio di splendidi volumi di George L. Mosse, risponderei subito che no, ricordando quali e quanti disastri questo pensiero ha provocato con la Grande Guerra e dintorni.

Tuttavia mi chiedo se questi popoli non stiano cercando di difendere uno stile di vita, chiamiamolo “agiato” frutto del lavoro e sudore di generazioni, messo in discussione da una globalizzazione di diritti che rischia di impoverire tutti senza offrire orizzonti.

Il tema dell’immigrazione è legato a questo ed ogni soluzione a questa enorme sfida rischia di essere semplicistica, a partire da quella dell’accoglienza per tutti sempre e comunque.

In questa prospettiva è ben comprensibile che la solidarietà trovi un giusto limite, certamente non facile da trovare ma non meno indispensabile: lo spacciare più diritti per tutti, a qualunque costo può ben spaventare e le reazioni spaventate non è detto che siano sempre quelle che gli “intellettuali” ritengono le più giuste.

Probabilmente ha giocato, in America, l’insofferenza verso un establishment di politicamente corretti, verso gli intellettuali progressisti ritenuti incapaci di proporre soluzioni concrete e coinvolgenti oltre che convincenti.

Donald Trump si è proposto come l’antipolitico e l’anticasta, un uomo che proponeva di spazzare via schemi di potere e lobbies consolidate, un aspirante presidente poco inclusivo, anzi esclusivo.

Vengo all’Italia: un parallelo lo si trova a portata di mano: Matteo Salvini e Beppe Grillo.

Specie il secondo: un antipolitico, esclusivista.

Grillo e Salvini  sembrano interessati comunque a distruggere tutto quel che li ha preceduti e per questo sono ferocemente antieuropeisti.

Salvini, partendo da basi magari condivisibili, gioca a fare il capopolo per raccattare voti con la facilità di chi sta all’opposizione, quanto a Grillo, lasciamo perdere che è meglio.

Io che tifo per l’Europa, anche se probabilmente andrebbe rifondata su basi molto diverse dalle attuali, ho qualche motivo di preoccupazione.

Se avessi dovuto votare tra Trump e la Clinton, credo me ne sarei restato a casa.

Le elezioni americane hanno visto anche un autorevole esponente straniero intervenire a favore della Clinton, il nostro miglior prodotto di esportazione (nel senso che lo esporterei e lascerei all’estero ben volentieri), Castorino ovvero il nostro ineffabile presidente del consiglio: volato pochi giorni fa negli Stati Uniti, accolto trionfalmente da Obama, ha incassato un endorsement per il referendum che ha pagato col suo sostegno alla candidata democratica, il solito do ut des, che in politica non deve certo scandalizzare e non mi scandalizza; che produca buoni frutti è altra questione.

Sentivo in tv che proprio Castorino, commentando la debacle dei sondaggi per le presidenziali americane, applicava anche a casa nostra il medesimo fallimento, insomma se negli USA hanno dato per vincente la Clinton e in Italia il no al referendum, Castorino spera che, dopo avere ingoiato l’amaro boccone Donald Trump, gli arrivi la dolce sorpresa del ribaltamento delle previsioni che danno il no vincente.

Io non sono superstizioso ma pare che tra i politici molti lo siano ed allora propongo loro questa considerazione: Obama sostiene la permanenza della Gran Bretagna in Europa ed al referendum vince la Brexit, poi sostiene la Clinton e sappiamo com’è finita, nel mezzo ci sta la marchetta a Castorino, con quel suo ridicolo sostegno ad un referendum di cui è ovvio che nulla conosce … beh non mi sentirei molto rassicurato fossi in quest’ultimo. 

Ancora una volta abbiamo il paese che sembra dilaniarsi in una infinita guerra civile francamente insopportabile; mi colpiva il fatto che la Spagna ha reagito molto meglio di noi alle ultime crisi ed ha uno spread messo meglio del nostro; la Spagna, la mia amatissima Spagna, è rimasta senza governo per otto mesi circa, che voglia dir qualcosa?

Non invidio gli americani, quanto a noi italiani non nutro speranze, da molto tempo ormai.

Aggiungo una nota di colore sulle donne, che in politica dovrebbero portare chissà quali novità: non so se sia vera la notizia della promessa fatta da Madonna agli elettori della Clinton, ovvero di soddisfarli sessualmente in caso di vittoria della candidata democratica: se queste sono le novità portate dalle donne …

                                      Parma, 11 novembre 2016, memoria di san Martino di Tours