100 lire e tentazioni nel deserto


Il riferimento è al post precedente, dove si parla di fare la volontà altrui; a questo proposito è utile rileggere la canzone delle 100 lire per andarsene in America ma anche le tentazioni bibliche citate sempre nell’altro post: in questi casi la volontà è un dispositivo pronto a scattare, come una trappola; il potere come facoltà di lavorare per un appuntamento è usurpato dal Potere come esercizio di coercizione sull’altro.

I vari “scontri” epocali sul nulla che si leggono così frequentemente sui social ne sono una banale testimonianza: il desiderio di prevaricazione, sopraffazione è flagrante, anche quando ammantato da pie intenzioni.

Se nell’appuntamento c’è giudizio di convenienza per cui a ciascuno conviene (cioè ci guadagna) venire (vedasi il finale de “La bisbetica domata“, capolavoro del mio amatissimo Shakespeare), nel regime che il diavolo propone c’è rifiuto del lavoro (trasformazione dei sassi in pane), prepotenza per costringere l’altro (salvataggio dal “tuffo” dal pinnacolo del Tempio), a prescindere da qualsiasi giudizio di gradimento, e infine narcisismo (richiesta di adorazione).
Nell’appuntamento c’è guadagno, nelle tentazioni c’è l’apparente guadagno di uno solo, con tutti gli inconvenienti del caso, non ultimo la noia (“che barba, che noia” ripeteva Sandra Mondaini in una nota sit com italiana, a conclusione di ogni puntata, il ripetersi del sempre uguale).

La prepotenza è faticosa perché degli interlocutori (ho già parlato della tripartizione sagoma, vicino, prossimo), cioè dei vicini o delle sagome c’è da diffidare.

Lo sanno bene, da sempre, i despoti di turno.

I romani, ad esempio, condannavano a morte gli schiavi mediante crocefissione (colpirne uno per educarne 100) e, in base al Senatus consultum Silanianum, questo tipo di supplizio era applicato a tutti gli schiavi di casa, quando il padrone fosse morto per mano di uno schiavo o in circostanze sospette.
Ai tempi di Nerone, nel 61 d. C., Tacito, negli Annali, ci racconta l’episodio dell’omicidio del Praefectus Urbis Lucio Pedasio Secondo ad opera di un suo schiavo, non sono ben chiare le cause, “sia che gli fosse stata negata la libertà per la quale aveva ormai pattuito il prezzo, sia perché questo schiavo fosse acceso d’amore per un ragazzo e non sopportasse il suo padrone come rivale”, fatto sta che il responsabile della sicurezza della Città Eterna è morto di morte violenta per mano di un suo schiavo.

Gaio Cassio Longino, pretore, console, figura di rilievo dell’epoca, si lancia in un’arringa in favore dell’applicazione del Senatus consultum Silanianum che, nel caso di Pedasio Secondo avrebbe comportato la morte di 400 schiavi, ivi compresi donne e bambini: “I nostri padri non si fidavano dell’indole degli schiavi, anche se nascevano nei nostri stessi campi e nella stessa casa e si abituavano subito ad amare il padrone. Ma, da che abbiamo, tra gli schiavi domestici, gente di diversa origine, con usanze fra le più disparate, che praticano riti stranieri, oppure nessuno affatto, la paura è l’unica possibilità di tenere a freno quest’accozzaglia. Moriranno, certo, degli innocenti. Ma anche in un esercito che si sia dato alla fuga, quando si flagella a morte un soldato ogni dieci, la sorte può toccare anche a degli innocenti. Ogni punizione esemplare ha in sé qualcosa di ingiusto, ma si riscatta, con danno di pochi singoli, nell’utilità generale“.

Nelle tentazioni evangeliche è in gioco proprio questo: l’alternativa tra il Potere e il potere (dell’Io posso); l’appuntamento tra il Signore e Mosè (e il suo popolo), tra Gabriele e Maria, tra Gesù e il Padre sono l’alternativa costituzionale all’incontro/scontro tra Gesù e Satana.

La versione della canzone delle 100 lire è una declinazione popolare della stessa logica di sopraffazione, ma banalizzata e celata sotto subdole sembianze: le 100 lire, una bella cifra per l’inizio del secolo scorso, non sono negate ma subordinate alla sottomissione, una sorta di panem ed circenses.

Perché paragonare un episodio emblematico come le tentazioni evangeliche ed una canzone popolare?

Per due motivi: per mostrare la pervasività di certi tipi di pensiero e per evidenziare come non esista differenza tra micro e macro, tra regni, imperi e vita quotidiana di ciascuno.

Ogni uomo si trova davanti a queste scelte, sempre ed in ogni momento è possibile cambiare regime di pensiero.

Parma. 20 maggio 2022 memoria di San Bernardino da Siena

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