Dopo una intensa giornata in cui ho visto trionfare le forze del bene incarnate in una collega del mio ufficio che ha permesso l’arresto di un “latitante”, ho fatto un sogno di cui ricordo solo un rammento: “mi trovavo sulla cima di un’impalcatura, sotto la cupola di una chiesa o un soffitto di museo in restauro e scambiavo alcune parole – che non ricordo – con questa eroina del giorno. L’impalcatura era molto irregolare, piena di assi e travi che spuntavano in modo asimmetrico e caotico”.

Un fotografia più che un sogno, con prevalenza dell’aspetto caotico, asimmetrico e confuso della costruzione, cosa che mi rimandava alla memoria un insegnamento del professor Giuliano Pescaroli, mio docente di Storia dell’arte al liceo Giacomo Ulivi, secoli or sono.

L’insegnamento verteva sull’arte greca classica caratterizzata da ordine, armonia e simmetria e, in particolare sul frontone del Partenone, opera di Fidia; le parole del professore esprimevano questo concetto (se non sono ingannato dalla memoria): le figure, nella loro armonia compresa nel triangolo del frontone, mostrano la coincidenza – per adesione – della volontà umana e divina, l’agire umano è ricompreso nella forma perfetta del triangolo che gli fornisce quell’armonia e simmetria che lo trasformano in evento “perfetto”, appunto per coincidenza tra fato e volontà umana.

Insomma la perfetta sottomissione.

Tuttavia il sogno mi trasmetteva l’idea di disequilibrio, di precarietà, come quella di un surfista.

Ma la precarietà del surfista è, in realtà equilibrio, precario eppure stabile, frutto di un lavoro in vista di un risultato: cavalcare l’onda.

Non è uno status, come quello di Satana nella Divina Commedia, l’eterno equilibrio della morte, ma il frutto di un lavoro continuo.

Equilibrio come assenza di moto di contro a disequilibrio come lavoro a meta: ne ho tratto una rielaborazione dei comandamenti con aggiunta di un nuovo precetto: “Sii squilibrato!

La banca che concede un prestito si squilibra in favore del cliente, sperando di ricavarne successivamente un adeguato profitto: l’investimento è uno squilibrio.

Mi sono venuti in mente altri due pensieri, una frase evangelica, anzi due: “ubi enim thesaurus vester est, ibi et cor vestrum erit” (Luca 12,32) e “Ubicumque fuerit corpus, illuc congregabuntur aquilae” (Matteo 24,28).

C’è idea di ricchezza, un buono scibboleth.

Poi una canzone, interessantissima: “mamma mia dammi 100 lire che in America voglio andar“: di questa canzone ho scoperto che esiste una versione più antica intitolata “La maledizione della madre”, che racconta della figlia chiesta in sposa dal re di Francia, maledetta dalla madre, ostile al matrimonio.

La versione più moderna, e di grande successo, tratta di emigrazione ma il succo resta lo stesso:

“mamma mia dammi cento lire che in America voglio andar

cento lire io te le do ma in america no no no

i suoi fratelli alla finestra mamma mia lassela andar

vai vai pure figlia ingrata che qualcosa succederà

quando furono in mezzo al mare il bastimento si sprofondò

pescatore che peschi i pesci la mia figlia vai tu a pescar.

il mio sangue e rosso e fino i pesci del mare beveran

la mia carne è bianca e pura la balena la mangerà.

il consiglio della mia mamma l’era tutta la verità

mentre quello dei miei fratelli resta quello che m’ha ingannà,

mentre quello dei miei fratelli resta quello che m’ha ingannà”.

Con varie versioni ma tutte sulla falsariga: apparente apertura di credito ma condizionato con inganno: la richiesta o meglio pretesa di obbedienza, obbedienza o morte, la versione perversa della parabola del Figliol Prodigo.

Una serie di suggestioni di grande rilievo personale, un autentico patrimonio.

Ne ho fatto buon uso, in alcune occasioni di questi giorni: dall’avere segnalato il lodevole comportamento di alcuni colleghi (vedi l’arresto di inizio post) – investimento – ricevendone due sole parole di ringraziamento su 4 persone coinvolte: investimento in buona parte mal andato.

Oppure il caso di uno, accolto e trattato con particolare predilezione – investimento – e ricambiato con la mancanza di un banale saluto, un semplice “ciao” a inizio lavoro: investimento mal andato.

Perché investire non garantisce il risultato, non potendo prescindere dall’apporto dell’altro, nella sua libertà di giudicare conveniente la citazione, regime dell’appuntamento.

La lezione da trarre è: non arrendersi, continuare a lavorare, cioè investire, restare sbilanciati!

Elogio dello sbilanciamento o dello squilibrio.

Parma, 13 maggio 2022 memoria dell’apparizione della Beata Vergine di Fatima