Nell’ingorgo di ricorrenze di questi giorni e non avendo potuto concedermi com’era consuetudine una breve vacanza all’estero o in Italia, mi sono preso, ieri, la licenza di andare a Pisa; avevo pensato, prima, a Trieste, Treviso e il sacrario del monte Grappa, ma, poi, ho deciso per Pisa.

C’ero stato, secoli fa, con il grandissimo amico di allora, Pier Giacomo Spotti; inutile dire che non ricordavo praticamente nulla di quella gita (se non che fu bellissima, tra vicissitudini varie, dal forare una gomma allo sbagliare (profetico) strada; dalla notte in tenda alla doccia gelata nel camping, al buio.

Mi sono messo alla guida e sono partito; trovato il parcheggio con qualche difficoltà di troppo, ho scoperto che questo è anche il terminal dei bus turistici il che comporta la presenza di numerosi gruppi di persone. Ebbene questo cosa vuol dire? niente se non che i turisti erano letteralmente circondati da uno sciame di venditori abusivi (senegalesi direi a colpo d’occhio); questi venditori saranno una costante della giornata, nella cerchia attorno ai monumenti e nelle strade del centro storico; come la zona monumentale di Piazza dei Miracoli era sgombra, così bastava uscirne di pochi centimetri che questi pullulavano in formazioni più o meno compatte. Sembrava davvero un assedio. Una tale quantità di abusivi mi ha fatto sentire a casa (a Rimini) perché solo lì e in certe zone di Roma mi è capitato di trovarne tanti.

Ho preso il bus navetta (a due euro, roba da ladri) e sono arrivato a un passo da Piazza dei Miracoli; sono sceso la fermata successiva perché nessuna indicazione è offerta ai turisti, ma figurarsi se mi faccio scoraggiare da così poco.

L’impatto è davvero scenografico, la Piazza dei Miracoli si offre solenne nel suo contrasto tra il bel verde dei prati, l’azzurro limpido del cielo e la bellezza delle costruzioni, uno scenario davvero splendido.

Mi fiondo in biglietteria dove acquisto il biglietto a 7 euro (onestissimo) per il Cimitero Monumentale ed il Battistero (la Cattedrale è gratis); non considero manco per un istante l’idea di salire sulla torre perché se è vero che la fortuna aiuta gli audaci non fa altrettanto per gli imbecilli e tale sarei a sfidare le mie vertiginose vertigini.

Temo che i preti abbiano il brutto vizio di mangiare e chiudano la Cattedrale così quella è la prima meta (ma fa orario continuato); l’interno è bello e solenne ma non mi entusiasma più di tanto; certo c’è il Pergamo di Giovanni Pisano che è splendido. Ho scoperto che questo capolavoro fu smontato dopo l’incendio che devastò il Duomo nel 1596; le varie parti depositate in luoghi diverse e lì abbandonate fino al 1926 quando venne ricostituito; le colonne furono omaggio di Benito Mussolini ed in suo onore furono collocate in prima fila, mentre cariatidi e telamoni finirono all’interno, molto meno visibili. La ricostruzione non si sa se sia fedele perché non risultano disegni o cronache che descrivano l’opera originale, resta, in ogni caso, un’opera bellissima.

Dopo la Cattedrale sono andato in Battistero, opera bella ma niente di esaltante; c’è però un altro pulpito, Pisa la città dei pulpiti?, stavolta di Nicola Pisano, anche questo di grandissima bellezza.

Oltre al richiamo a sculture romane, il pulpito ha la caratteristica di essere esagonale come mai nessuno prima e di avere uno dei primi nudi, quello della Fortezza, in uno dei capitelli.

Salito al piano superiore ho sperimentato subito la mia nota difficoltà con l’altitudine; ridisceso velocemente e eccomi alla terza meta, forse la più importante: il cimitero monumentale.

Temo di avere una predilezione per i cimiteri, forse una corrispondenza di funerei sensi con la vena malinconica che spesso tinge di grigio le mie giornate; tant’è, il cimitero monumentale mi è piaciuto molto.

Vagamente qui mi torna alla mente qualcosa della visita precedente ma solo un flash che mi conferma di esserci già stato.

Entro nel camposanto e può sfuggire alle mie brame fotografiche il camposanto monumentale di Pisa?

Non posso dire di avere fotografato ogni lapide, esagererei ma non di tanto, però mi sono perso a forza di guardare e scattare (a fine giornata saranno 848) e come fare altrimenti? ogni dettaglio è diverso, ogni lapide ha una sua curiosità e gli affreschi e le statue … insomma sono un ingordo fotografico.

Dell’affresco di Buffalmacco magari parlerò a parte, vediamo quando riguardo le foto.

La Torre la guardo a distanza, manco mi sfiora l’idea di andarci vicino; la pendenza è molto accentuata e davvero unica si staglia in questo panorama da favola.

Incredibilmente i turisti, in gran parte credo siano americani (con tanti bambini piccoli al seguito) e coreani o comunque asiatici, per quanto numerosi non disturbano le visite, così che ci si può muovere con molta tranquillità nonostante le tante persone; molti di questi, lungo la via, assumono pose da idioti fingendo di sostenere la torre per farsi immortalare da amici e parenti incuranti della figura da perfetto idiota che stanno facendo.

Dopo tanta ingestione di bellezza funebre, avendo caldo e sete, a tacer della fame, mi concedo un gelato ed una bottiglietta d’acqua, fuori dalla zona della piazza; mi interessa vedere un po’ il centro città, i lungarni e quindi, approfittando della cartina (non gran che, purtroppo, avuta dall’ufficio informazioni turistiche) vado un po’ in giro.

Molto bello il lungarno anche se l’acqua sembra essere marrone e non azzurra, come se fosse stagnante, ma l’effetto è comunque gradevole.

Arrivo al murale di Keith Haring, ben protetto da un muro di vetro, intitolato Tuttomondo; al primo impatto lo trovo assai simpatico ma vorrei rifletterci meglio.

Me ne vado, quindi, in via del borgo stretto o almeno credo, dove vedo un’indicazione interessante: la gipsoteca; subito parto alla ricerca e, finalmente, quando la trovo, segnalata in maniera del tutto anonima per non dire invisibile (se penso che ad Amsterdam ogni museo, anche quello della borsa, era segnalato da tanto di stendardo…) scopro che è chiusa perché ha apertura solo da martedì a venerdì. Non mi arrabbio neanche più, rassegnato da anni di conoscenza della insipienza italiota; capisco che Pisa abbia a disposizione un patrimonio come Piazza dei Miracoli, ma se decide di avere anche una gipsoteca, almeno renderla appetibile…

La nuova meta è la chiesa di santa Caterina d’Alessandria, ultima tappa prima del rientro; chiesa molto sobria all’interno ha alcune tombe di interesse: Monumento funebre dell’arcivescovo Simone Saltarelli, di Andrea Pisano e  Monumento funebre di Gherardo di Bartolomeo, di Simone Compagno, opere che meritano sicuramente la visita.

Ora di tornare a casa; la visita è stata soddisfacente anche se la città non mi ha entusiasmato come mi aspettavo.

Prendo l’autobus per il ritorno, chiedendo al conducente se fosse diretto al parcheggio; anche stavolta sono sceso la fermata successiva perché il parcheggio è visibile solo dopo che l’autobus vi è passato davanti e l’autista si è ben guardato dall’avvisarmi.

Avendo ancora un po’ di tempo a disposizione ho deciso di fermarmi a Sarzana.

Ufficio informazioni turistiche chiuso fino alle 17 quindi turista fai da te.

Intanto devo ammettere che non mi aspettavo che, anche a Sarzana, ci fossero venditori abusivi e parcheggiatori (anche una statua vivente per non farci mancar nulla); qui il parcheggio devo pagarlo (e caruccio purtroppo) ma la visita la prevedo breve, come sarà.

Il centro storico è assai bello, con molta gente seduta sulla via come doveva essere frequente un tempo; ci sono negozi di ottimo livello, che non pensavo; visito il Duomo che ha degli interni barocchi di un barocco tendenzialmente stucchevole che schifa anche me, anche se subito mi era sembrato interessante.

Visita comunque piacevole anche questa.

Torno a casa soddisfatto anche se ho scoperto di essermi perso il museo nazionale di Pisa.