Vagando per il parco del Vittoriale passiamo per il cimitero dei cani che tanto affascina Silvia, il luogo è davvero bello, ben curato ma tutto sempre ossessivamente trasudante della personalità del vate, quasi che nulla potesse e dovesse sfuggirgli.

Ci chiediamo se e in che misura fosse fascista e concludiamo che non lo era: il suo movimentismo era elitario e ingovernabile mentre a Mussolini premeva di creare una nazione ed infatti i movimentisti li ha ben presto emarginati (Hitler è andato oltre e li ha fatti fuori tutti, ma si sa che i tedeschi sono più efficienti); i movimentisti erano utili al regime ma solo quelli “con juicio”.

Mussolini messo a fare anticamera per due ore, nella stanza del mascheraio, doveva percepire l’inferiorità dell’uomo di governo rispetto all’artista vate: “pensa che sei vetro contro acciaio”: il non avere dato il giusto spazio politico alle idee di D’Annunzio avrebbe comportato per il duce la condanna all’oblio di fronte alla perenne memoria cui era destinato il poeta.

D’Annunzio è stato anche un grande e compulsivo, aggiungerei lascivo amante di numerose donne; molto significativo a tal proposito il camicione bianco che portava sotto la vestaglia con “oblò” molto utile alla bisogna.

Percorrendo le stanze di casa prendeva piede l’impressione di una persona, in fondo, disgustosa,  sicuramente moderno e alla moda con gli abiti da gagà, le raffinatezze del bagno, le mescolanze di oggetti religiosi di vario genere, provveduto di buona cultura, abile oratore, un leader diremmo oggi, ma come ogni leader l’unico rapporto possibile è solo l’obbedienza.

Il parco ed ancor più il mausoleo sono pensati da un sovrano, ma la sensazione è quella di un sovrano de noantri: un re non secondo un ordinamento giuridico ma “per essenza”.

La sua tomba attorniata da quelle dei legionari, svetta verso il cielo come se si trattasse di una corona di gemme con al centro e sommità si trova quella più preziosa, ma in fondo è davvero tutto parodistico.

Ovunque regna la morte ma forse D’Annunzio temeva ancor più l’oblio, l’essere dimenticato o ignorato, il rischio continuo di perdere l’illusione di essere amato.

L’accumulazione degli oggetti non serviva ad altro che a questo, a riempire un buco (incolmabile), una mancanza.

Il Vittoriale un grande feticcio.

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