Mi hanno assunto a Modena il 16/12/2010, quindi ieri compivo fatidici 3 anni.

Lavoro intenso, impegnativo, logorante; ora si avvicina la data del commiato.

Ne sono molto contento: non reggevo più lo stress che mi lascia esiti significativi in termini di salute (stamattina, dovendo tornare al lavoro dopo una lunga pausa di recuperi, mi sono svegliato alle 4.56 col mal di stomaco e l’acidità che mi bruciava la gola).

La contentezza, però, è di molto (ma proprio tanto) scemata dal dover lasciare una serie di colleghi straordinari che ho avuto la fortuna di conoscere, frequentare, apprezzare; questi li lascio con la morte nel cuore, così come ho lasciato altri colleghi a Rimini.

Come coi riminesi, così coi modenesi spero di mantenere buoni e frequenti contatti: loro lo meritano e mi auguro riterranno che lo meriti anch’io.

Per festeggiare l’evento della prossima dipartita ieri sera ci siamo trovati al ristorante: una piccola folla, secondo i miei canoni di giudizio, ma ben assortita: ho avuto l’onore di avere commensali il mio commissario preferito, di cui non tesserò ulteriori elogi perchè non sembri esercizio di piaggeria, Andrea Piselli; Elisa Fancinelli, verso la quale ho un debito incolmabile di gratitudine; Sabrina Menghini, mio angelo custode quotidiano, in questi anni e ragazza impagabile (anche quando fa i capricci); Claudio Castagnoli e la Fiorella Artioli che sono una coppia splendida da ogni punto di vista, Marcello Galloni che è un ragazzo d’oro e matto come un cavallo ed ultimo il mio smaccatamente e spudoratamente prediletto Cristian Cosimo di cui taccio le tante virtù che me lo fanno stimare, nonostante la pinguedine e l’inflaccidimento sempre più evidenti.

Unica non modenese ma che ho voluto avere a tavola con me (non invito nè accetto, ove possibile, chiunque alla mia mensa) è la grandissima Antonella Gonzaga che è la più recente scoperta parmigiana, una perla preziosa che spero continuerà a frequentarmi, adesso che vivo nella città ducale.

La cena è iniziata con gli amici che, togliendo i giubbotti, hanno esibito un adesivo con la scritta “Panciutello for president”; fortunatamente sono riuscito a ben dissimulare la commozione e a non scoppiare in lacrime di commozione (ho la lacrima facile, si sa).

Serata scivolata via con quella piacevolezza che mi lascia il desiderio di ripetere questo tipo di incontro.

Per chi volesse vedere il video lo trova qui http://youtu.be/c3bETV4kSqw

Mi hanno anche fatto oggetto di piccoli regali, tutti graditissimi.

Non so se a Modena ho ben lavorato (io non sono affatto soddisfatto di ciò che ho prodotto), ma è sicuro che colleghi così sono in grado di rischiarare qualunque oscurità possa percepire.

A ognuno di loro il mio grazie.

Riprendo una parola a me molto cara: onore.

Non parlo del senso dell’onore, quello superegoico dell’obbedienza ferrea e coerente ad un ideale (per cui si potrebbe arrivare ad uccidere, come spesso in passato), ma il rendere onore ad una persona, cioè al trattarla alla maniera di re Salomone e della Regina di Saba (e non è questione di ori o gioielli sebbene anche questi ne possano derivare).

La citazione è presa da I Re 10, 1-13 (praticamnte uguale anche in II Cronache 9, 1-12):

“[1]La regina di Saba, sentita la fama di Salomone, venne per metterlo alla prova con enigmi.

[2] Venne in Gerusalemme con ricchezze molto grandi, con cammelli carichi di aromi, d’oro in grande quantità e di pietre preziose. Si presentò a Salomone e gli disse quanto aveva pensato.

[3] Salomone rispose a tutte le sue domande, nessuna ve ne fu che non avesse risposta o che restasse insolubile per Salomone.

[4] La regina di Saba, quando ebbe ammirato tutta la saggezza di Salomone, il palazzo che egli aveva costruito,

[5] i cibi della sua tavola, gli alloggi dei suoi dignitari, l’attività dei suoi ministri, le loro divise, i suoi coppieri e gli olocausti che egli offriva nel tempio del Signore, rimase senza fiato.

[6] Allora disse al re: “Era vero, dunque, quanto avevo sentito nel mio paese sul tuo conto e sulla tua saggezza!

[7] Io non avevo voluto credere a quanto si diceva, finché non sono giunta qui e i miei occhi non hanno visto; ebbene non me n’era stata riferita neppure una metà! Quanto alla saggezza e alla prosperità, superi la fama che io ne ho udita.

[8] Beati i tuoi uomini, beati questi tuoi ministri che stanno sempre davanti a te e ascoltano la tua saggezza!

[9] Sia benedetto il Signore tuo Dio, che si è compiaciuto di te sì da collocarti sul trono di Israele. Nel suo amore eterno per Israele il Signore ti ha stabilito re perché tu eserciti il diritto e la giustizia”.

[10] Essa diede al re centoventi talenti d’oro, aromi in gran quantità e pietre preziose. Non arrivarono mai tanti aromi quanti ne portò la regina di Saba a Salomone.

[11] Inoltre, la flotta di Chiram, che caricava oro in Ofir, portò da Ofir legname di sandalo in gran quantità e pietre preziose.

[12] Con il legname di sandalo il re fece ringhiere per il tempio e per la reggia, cetre e arpe per i cantori. Mai più arrivò, né mai più si vide fino ad oggi, tanto legno di sandalo.

[13] Il re Salomone diede alla regina di Saba quanto essa desiderava e aveva domandato, oltre quanto le aveva dato con mano regale. Quindi essa tornò nel suo paese con i suoi servi.”

Orbene a questi amici e colleghi, va il mio onore: mi onoro di lavorare con loro (senza predeterminazione del lavoro, che non è quello delle ore d’ufficio).

Sull’idea di Salomone e la regina di Saba sarebbe da tornarci spesso, così come sulla favola di “Bella e Bestia” che mi sembra abbia importanti consonanze: Bestia, infatti, potrebbe essere il re Salomone che chiude la porta in faccia alla Regina di Saba, cioè non la tratta da regina (vale anche per il reciproco, non è prerogativa del sesso maschile).

Com’è la perla a creare il porco, così è Bella a creare Bestia: Salomone e la Regina di Saba, mi sembrano una buona alternativa.