Stamattina, dopo la Messa, celebrata, e per me è una novità a San Benedetto, per quanto ricordi, con i paramenti rosa in quanto è la domenica “Gaudete”, mi sono dedicato alla scuola guida.

Vero è che i miei ricordi sono databili ai tempi dei miei amatissimi San Don Lino Bin (per me è santo ed è un peccato che non sia stata avviata la relativa causa) e Don Enzo Dei Cas che scopro adesso, guardando in rete, che è diventato direttore del convitto salesiano di Sondrio.

Devo prima sottolineare la bellezza della prima lettura di oggi, tratta dal profeta Isaia:

“Si rallegrino il deserto e la terra arida,
esulti e fiorisca la steppa.
Come fiore di narciso fiorisca;
sì, canti con gioia e con giubilo.
Le è data la gloria del Libano,
lo splendore del Carmelo e di Saron.
Essi vedranno la gloria del Signore,
la magnificenza del nostro Dio.
Irrobustite le mani fiacche,
rendete salde le ginocchia vacillanti.
Dite agli smarriti di cuore:
«Coraggio, non temete!
Ecco il vostro Dio,
giunge la vendetta,
la ricompensa divina.
Egli viene a salvarvi».
Allora si apriranno gli occhi dei ciechi
e si schiuderanno gli orecchi dei sordi.
Allora lo zoppo salterà come un cervo,
griderà di gioia la lingua del muto.
Ci sarà un sentiero e una strada
e la chiameranno via santa.
Su di essa ritorneranno i riscattati dal Signore
e verranno in Sion con giubilo;
felicità perenne splenderà sul loro capo;
gioia e felicità li seguiranno

e fuggiranno tristezza e pianto.”

Ricordando le discussioni con l’amico Gabriele, direi che il brano citato è uno di quelli, la Bibbia potrebbe essere descritta come un unico brano di questo tipo, in cui emerge con chiarezza la metafisica del Chi, del rapporto, alternativa alla metafisica greca dell’ente.

Quella che il popolo ebreo attende è la venuta di un Signore che ristabilisce la giustizia, che riabilita l’uomo in tutte le sue capacità fisiche e psichiche, sana gli storpi, ridona la vista ai ciechi, l’udito ai sordi e sostiene gli smarriti di cuore.

Nulla di più lontano dall’impassibilità dell’ente greco.

Dopo la Messa, come dicevo, bella mattinata con Dadà ed il suo ottimo secondogenito, Alessandro.

Ho fatto da istruttore di scuola guida, con la mia macchina: Alessandro era alla terza guida ma è stato bravissimo, molto al di sopra delle mie aspettative.

Nonostante alcune manovre che hanno messo a dura prova le mie coronarie, credo sia stata una mattinata proficua per il baldo giovanotto; abbiamo anche scambiato quattro chiacchiere, in assenza della madre (non si parla mai con la dovuta tranquillità quando sono presenti le mamme), che sono state molto interessanti anche se, per ovvi motivi di riservatezza, terrò per me il contenuto.

Mentre istruivo il mio giovane e volenteroso allievo (sono un maestro severo, di quelli che utilizza ancora le misure corporali), mi tornava in mente la mia avventura da studente privatista, quando mia cugina (incosciente? audace? temeraria piuttosto) dava a me lezioni di guida secoli addietro; ero negato, come sempre m accade di fronte alle novità: intimorito, preoccupato, impacciato, successivamente mi sciolgo ma l’impatto mi è, solitamente, difficile.

Non mi sono arreso ed oggi ho trasmesso il mio sapere ad un giovane in cui mi rispecchiavo totalmente: mi piace molto mettere a disposizione quel che so, perchè altri ne approfittino; mi rammarico soltanto di avere poco da offrire e quindi di essere poco s-fruttabile.

Mi auguro ci siano altre occasioni.