Con molto ritardo dedico alcune righe a quel monumento straordinario che è il Duomo di Colonia, visitato in occasione della seconda gita all’estero con la mia fantastica nipotina Laura.

Colonia è famosa per il Duomo, che è uno dei luoghi più visitati dell’intera Germania.

Edificio imponente, è stato per un certo periodo, nell’Ottocento, la costruzione più alta del mondo; rimane comunque anche oggi un edificio di dimensioni impressionanti.

La sua storia nasce dalla scelta di Federico Barbarossa di traslare le reliquie dei Re Magi, da Milano, città a lui indigesta, a Colonia, accontentando le richieste di Rainaldo di Dassel, suo cancelliere e arcicancelliere d’Italia oltre che arcivescovo (scomunicato) di Colonia.

Sui terreni ove sorge l’attuale basilica, invero, vi erano precedenti luoghi di culto (sia un tempio romano, sia la prima cattedrale, distrutta da un incendio) ma nel 1248 viene iniziata questa cattedrale che ha lo scopo precipuo di conservare le reliquie dei Re Magi.

A questo proposito è bene ricordare che le reliquie di questi tre personaggi famosissimi si trovano, oltre che nel Duomo di Colonia, nella basilica di sant’Eustorgio, a Milano, luogo da cui erano state sottratte; nel 1904 l’allora Cardinal Ferrari, ora beato, ottenne la restituzione di una tibia, un perone e una vertebra, ma per chi non lo sapesse, alcune reliquie si trovano anche nella chiesa di san Bartolomeo a Brugherio: si tratta di tre falangi che non provengono dalle restituzioni tedesche ma dai corpi dei Re Magi prima del trafugamento.

L’importanza delle reliquie è testimoniata dall’edificio che è stato costruito per contenerle così come il reliquiario che è uno dei pezzi forti del Duomo di Colonia, pezzo straordinario di oreficeria.

Al tesoro del duomo è dedicato anche un piccolo museo annesso alla cattedrale, splendido anche questo, nonostante il divieto di fotografare che mi è molto dispiaciuto.

Non oso pensare a quanto sarebbe fantastico il duomo se fosse ripulito dalle polveri che lo hanno trasformato in un corpo quasi completamente nero.

La storia del duomo di Colonia procede più o meno speditamente fino al 1322, quando viene consacrato il coro, segue poi una pausa considerevole, fino al XIX secolo, quando tra il 1842 e il 1880, viene portato a conclusione.

All’interno abbiamo incontrato una strana processione di adulti vestiti in modo inconsueto e con una serie di bandiere e bandierine; abbiamo scoperto che il tutto aveva a che fare col carnevale che è una festa sentitissima a Colonia e che coinvolge più gli adulti che i bambini.

All’ingresso e all’interno ci sono svariati addetti che chiedono contributi per il duomo, lo fanno in maniera discreta per cui non disturbano troppo anche se a me non piacciono queste situazioni che trovo imbarazzanti.

Il duomo di Colonia è famoso per una serie di record, oggi è di moda primeggiare proprio come in passato, sono soltanto cambiate le modalità (e non in meglio); a parte l’altezza della cattedrale, la facciata è la più ampia del mondo ed uno dei campanili ospita una campana soprannominata Peter  de Grosse, che non ha bisogno di traduzioni: una campana di 24000 kg, la più grossa campana a batacchio del mondo.

All’interno da osservare ci sono le vetrate, la gran parte recenti, ma alcune risalenti al XIV secolo, poi il crocifisso di Gero, un Christus Patiens risalente agli anni 960-970, uno dei primi esempi di Gesù sofferente.

L’altare dedicato ai santi patroni, opera di Stefan Lochner è un altro capolavoro ma non da meno è una splendida Pietà così come un Compianto ed un san Cristoforo fanno bella mostra di sé.

Come tutte le chiese che si rispettino, non può mancare qualche bella tomba ed infatti ecco anche quelle, per mia soddisfazione, un po’ meno convinta mia nipote che non apprezza più di tanto i miei gusti.

Ci siamo girati tutto il duomo di Colonia sia all’interno sia all’esterno, museo del tesoro compreso: è stata un’ottima esperienza, cui sono seguite quelle delle altre chiese romaniche e gotiche della città renana.

Colonia 1 e 2 febbraio 2019 memoria di santa Brigida d’Irlanda e del beato Cardinale andrea Carlo Ferrari