A Colonia non c’è solo il Duomo, che da solo meriterebbe il viaggio; ci sono altre 12 chiese da visitare ed era abbastanza ovvio che trascinassi la mia paziente ed adorabile super nipotina nel peregrinare tra l’una e l’altra.

Eccoci, allora, nella chiesa di san Pantaleone, dedicata a questo santo e ai santi Cosma e Damiano, tutti medici,  e conosciuti come santi anargiri (cioè senza denaro, poiché prestavano la loro opera gratuitamente).

La chiesa di san Pantaleone è un esempio fantastico di architettura del periodo ottoniano, siamo nel X secolo, un periodo decisamente turbolento e Bruno di Colonia, vescovo e fratello di Ottone I, fonda questa chiesa con annessa un’abbazia benedettina; pochi decenni dopo viene aggiunto il Westwerk che ho scoperto essere una costruzione tipica dell’Impero carolingio.

Si tratta, come dice la parola, di “opera occidentale”, poiché è una costruzione che veniva aggiunta alla chiesa, nel suo lato ovest (occidentale, appunto) e che, spesso, serviva come base per le trasferte dell’imperatore; l’unione di questa struttura ed il corpo della chiesa stava probabilmente anche a significare architettonicamente e quindi visivamente, l’unione di chiesa e impero, secondo la concezione dell’epoca.

Ottone I aveva promulgato il famoso Privilegium Othonis, 13 febbraio 962, col quale stabiliva una sorta di protettorato sulla chiesa cattolica il cui pontefice doveva essere eletto col consenso dell’imperatore; un’idea di predominio del potere civile su quello religioso da cui la chiesa di Roma si liberò al termine della lotta per le investiture, nel 1122 con concordato di Worms; il Privilegium, però, fu abolito prima e precisamente nel 1059, da Papa Niccolò II durante il Concilio lateranense (concilio non ecumenico).

Torniamo a san Pantaleone di Nicomedia, che fu medico di Galerio e martire sotto Diocleziano (la vicinanza al potere è sempre fonte di pericoli); il suo martirio è privo di basi storiche e la leggenda è abbastanza improbabile visto che il santo, dopo avere risanato un paralitico, sarebbe stato condannato al rogo, ma le fiamme si spensero, a essere immerso nel piombo fuso ma questo si raffreddò improvvisamente,  a essere gettato in mare con una pietra al collo ma la pietra si mise a galleggiare, a essere divorato dalle belve ma queste familiarizzarono col santo, a essere legato a una ruota ma le funi si ruppero e la corda si spezzò e, infine, last but not least, alla decapitazione, ma la spada si piegò (con relativa conversione dei carnefici).

Solo col consenso del santo fu, finalmente, possibile decapitarlo: senza volergliene ma mi sembra un po’ troppo anche per un santo di prima classe; viste tutte le vicissitudini del Nostro non c’è da stupirsi se sia ricompreso anche nella lista dei santi ausiliatori, ma questa è un’altra faccenda.

Nota curiosa: il sangue del santo, raccolto in diverse ampolle sparse in Italia ed Europa, a luglio o in occasione di miracoli ottenuti per intercessione del santo, si liquefa, senza bisogno di essere agitato, mentre quello conservato nella chiesa di san Tomaso, a Padova, è sempre liquefatto e di colore rosso.

Tornando alla chiesa, c’è da ricordare che il Westwerk venne ampliato e decorato con statue dall’imperatrice Teofano (o Teofane), figura interessante di donna medioevale assurta alla suprema carica di imperatore del sacro romano impero quale reggente per il figlio Ottone III cui riuscì effettivamente a trasmettere l’impero; l’imperatrice di chiara provenienza orientale, cioè bizantina, morì in giovane età e venne sepolta proprio all’interno della chiesa di san Pantaleone dove ancor oggi si può ammirare il sarcofago.

All’interno della chiesa c’è un fantastico tramezzo in stile gotico fiammeggiante che separa il coro dalla navata centrale; è uno spettacolo per gli occhi.

Interessante anche il bel soffitto a cassettoni riccamente decorato e il pulpito, stavolta direi barocco, che ho apprezzato come sempre apprezzo le architetture diversamente sobrie.

Anche questa visita è stata soddisfacente.

Colonia 3 febbraio 2019 memoria del Beato Giovanni Nelson Sacerdote e martire