E fu sera e fu mattina: terzo giorno.

Ultimo di permanenza. Dedico la mattinata alla Gemäldegalerie che non si trova nell’isola dei musei, ma nel Kulturforum, di cui non riuscivo a trovare indicazioni. Giunto in Potsdamer Platz e non riuscendo ad orientarmi (che strano vero?) accalappio un giovane teutonico alto come me, biondo e con tanti capelli che ha commesso l’inconsapevole errore di parcheggiare la bicicletta nei pressi del mio girovagare. Il giovanotto ha una vaga idea ed allora estrae il telefonino e consulta la mappa per darmi più precise e preziosissime informazioni, ulteriore conferma della cortesia che contraddistingue i biondi compaesani europei.

Mi avvio di buon passo arrivando per secondo nei pressi del museo (un asiatico mi aveva preceduto nel visionare gli orari) che apre alle 10.00; essendo in anticipo e vedendo nei pressi una chiesa provo anche lì, senza successo, tutto è chiuso fino alle 10.00 esatte.

Il museo è straordinario come i precedenti: ciascuno di quelli che ho visitato meriterebbe da solo il viaggio.

Qui sono raccolti tali e tanti capolavori da trasformare la visita in un viaggio nel tempo. Ogni museo, in fondo, permette un’esperienza di questo genere: nel giro di pochi istanti si può passare tra secoli anche tra loro distanti, avanzare o indietreggiare nel tempo e nelle relative mode, come si usa dire oggi.

La fanno da padrini le opere italiane, tedesche, olandesi e fiamminghe dal XIII al XVII secolo.

Ne parlerò a parte; uscito dalla Gemäldegalerie mi dedico al  Kupferstichkabinett ov’è in corso un’esposizione dedicata all’arte del bagno.

Uscito dal complesso museale torno alla chiesa, stavolta aperta e con ingresso libero: si tratta della Sankt Matthäuskirche: all’interno trovo un pneumatico appeso con incise in italiano alcune frasi dell’Ave Maria  (ma i protestanti non considerano poco la Madonna?) ed una Via Crucis digitalizzata in bianco e nero salvi alcuni punti in cui sono inseriti i loghi di alcuni brand famosissimi.

C’è poi una scala che adduce ad una cripta, credo non più esistente, chiusa da una lastra di vetro.

Le pie intenzioni di visitare altri musei si scontra con gli orari: alle 16.45 devo essere al palazzo del Reichstag  sede del Bundestag, il Parlamento tedesco, per la visita alla cupola che avevo prenotato da casa. Mi ci dirigo costeggiando il Tiergarten, chiuso e sorvegliato ad ogni accesso, in vista della maratona di Berlino; potrò entrarci soltanto da un accesso dove verificano il contenuto delle borse. Il tempo di scattare qualche foto, anche al Sowjetisches Ehrenmal,  Memoriale per i soldati sovietici, per poi scappare verso la meta.

Com’è mia consuetudine m’ero scordato di stampare la conferma della prenotazione: preso dall’ansia attivo il roaming internazionale, ma nulla: la pagina di conferma non si apre; decido di tentare comunque: sbaglio il primo tentativo, mettendomi in una fila riservata a chi visiterà qualcosa che non so bene cosa sia; capito dove devo andare mi dirigo a capo chino dagli addetti, sperando nella loro comprensione.

Avevo drammatizzato inutilmente: è stato sufficiente dir loro orario e generalità ed eccomi presente nell’elenco che mi permette di accedere alla bellissima  e modernissima cupola del Reichstag.

Mi colpiscono i colori delle sedie dell’assemblea, di un bel fucsia violetto, un colore molto primaverile, intenso e assolutamente poco austero rispetto al luogo in cui ci troviamo.

Dopo la visita al Reichstag mi dirigo verso Charlottenburg per vedere, almeno dall’esterno, il Castello.

Ci arrivo che sono ormai le 18.00, tutto è chiuso ma almeno dall’esterno vedo una bella struttura anche se un lato è coperto da lavori di restauro.

Me ne torno in metropolitana salvo scoprire che nella tratta del ritorno c’è una chiusura per lavori; le indicazioni orientano verso gli autobus, che non vedo circolare così mi tocca farmi a piedi un bel tragitto lungo la Bismarkstrasse fino alla stazione Ernst Reuter Platz.

Anche per l’ultima sera sono deciso a mangiare al ristorante, ma la ricerca sarà lunga e complicata: il primo ristorante l’avevo adocchiato al mattino in zona Potsdamer Platz: mi dicono che il locale è pieno ed alla mia proposta di mangiare fuori (ci sono un tot di tavolini) mi rispondono che fuori si beve soltanto o qualcosa del genere; il secondo che incontro scopro che è chiuso (anche se sono entrato e c’era gente che mangiava); il terzo c’è da aspettare almeno un’ora e mezza. Cerco allora un posticino che avevo visto al mattino all’interno della stazione della U-bahn: lo cerco inutilmente in tutta l’area di Potsdamer, senza successo anche perchè scoprirò poi che era alla fermata di Friedrichstrasse dove mi ero, nel frattempo, spostato.

Qui trovo il posto dove preparano fish and chips, ma ormai in chiusura; in piena crisi glicemica da digiuno (come sempre ho mangiato e bevuto alle otto del mattino) mi rassegno ad andare in un bel posto ad insegna “Berlin tapas”, convinto che almeno se non tedesco parlerò e mangerò spagnolo, che mi va comunque molto bene (scoprirò poi dalla ricevuta che fa parte del gruppo Maritim hotel, di cui segnalo la correttezza).

Di spagnolo, in realtà, non trovo nulla: il cameriere con cui ho a che fare è molto giovane, formale, cortese e biondissimo, direi only original DOC crucco di Germania; la cameriera è una vichinga non meno d’origine controllata.

Ordino un currywurst ed una birra da mezzo litro; mi portano una birra da 300 ml che mi sparo in pochi istanti; quando arriva il currywurst con le patate ne chiedo una seconda ed allora si accorgono dell’errore.

Risultato: mi divoro un ottimo ma davvero ottimo currywurst e pago soltanto la birra da mezzo litro; l’altra, mi spiegano, hanno sbagliato loro, quindi me la offrono: mitici!!!

Mi trascino infine verso casa dove arrivo talmente stanco che sbaglio per ben tre volte la direzione per giungere all’appartamento: preparo tutto per il mattino con un po’ di tristezza perchè mi sono trovato davvero bene.

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