Come diceva una famosissima pubblicità degli anni Cinquanta e Sessanta: basta la parola!

La parola che va di gran moda, che è sulla bocca di tutti, è green pass, correlata a quella altrettanto pericolosa (o perniciosa?) di vaccino.

Ho motivo di temere che presto crolleranno le vendite del latte e dei formaggi di mucca: immagino che mai e poi mai le masse protestatarie di questi giorni continueranno a consumare latte estratto dal mite animale dopo che avranno scoperto che viene altresì nomato latte vaccino (nel bando comprenderei anche i suoi derivati).

Che damnatio vaccini sia, senza pietà alcuna.

Io, per parte mia, ho ricevuto alcuni messaggi da un conoscente di Rimini, uno di quelli che frequentava il cenacolo di Don Piero (e don Piero si rivolterebbe nella tomba a sentire questi discorsi); ebbene cotal giovanotto mi ha inoltrato un messaggio mariano (non ho capito bene di quale provenienza geografica esattamente) che parlava male del vaccino, strumento di dominio di massa, e sosteneva che adesso è il momento di prendere posizione, di decidere da che parte stare.

L’ho cortesemente invitato a cancellare il mio numero, non volendo perdere tempo a discutere.

Io, per parte mia, avevo dato la disponibilità a vaccinarmi anche in anticipo rispetto alle previsioni ma, non essendo possibile, ho atteso il mio turno.

Effettuata la prima dose, ho ricevuto il certificato vaccinale sul fascicolo sanitario online e lì ho scoperto che era scaduta la vaccinazione antitetanica: preoccupato di non avere protezione ho subito chiamato per prenotare anche quello.

Mi hanno fissato una data abbastanza avanti nel tempo perché era necessario passasse un mese dalla vaccinazione anticovid: il 20 luglio.

Mi sono recato negli uffici preposti, ho offerto il braccio al vaccinatore, con un gesto grandiosamente stoico, come quello dei grandi romani che un tempo preferivano darsi la morte che subire i colpi dell’avversa fortuna, ed ho pronunciato la massima immortale: mi inoculi quel che deve.

Nel mentre, chiedevo informazioni sulla vaccinazione anti epatite A: la dottoressa, piacevolmente stupita, mi ha proposto di non duplicare l’appuntamento e, verificata la compatibilità, si  è offerta di propinarmi subito pure quella.

Mi sono beccato il vaccino contro tetano, pertosse e difterite in un braccio e quello anti epatite A nell’altro.

Ho spiegato alla dottoressa che non appartengo ad una famiglia di no vax, al che lei ha sorriso dicendo: “me ne sono accorta”, brava, gentile ed intuitiva.

Quanto al green pass che posso dire? 

Che il decreto legge che ne parla è scritto nel solito linguaggio giuridico assolutamente allucinante (un esempio? “All’articolo 9 del decreto-legge 22 aprile 2021, n. 52, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 giugno 2021, n. 87, il comma 10-bis è sostituito dal seguente: «10-bis. Le certificazioni verdi COVID-19 possono essere utilizzate esclusivamente ai fini di cui agli articoli 2, comma 1, 2-bis, comma 1, 2-quater, 5, 8-bis, comma 2, e 9-bis del presente decreto, nonché all’articolo 1-bis del decreto-legge 1° aprile 2021, n. 44, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 maggio 2021, n. 76.»”).

Che sicuramente era possibile fare di più e meglio ma che, comunque, si sta cercando di uscire da un tunnel in cui è bene non restare ancora per troppo tempo.

Moltissime polemiche che avvampano attorno al tema sono, secondo me, il carburante che permette di ardere alle pulsioni antisociali che sono riemerse in questo ultimo periodo con particolare livore.

La società ha sempre richiesto dei costi da pagare, ma è stata anche occasione di possibili guadagni (rispetto alla precarietà delle caverne la vita in città ha certo i suoi comfort non trascurabili): a questa dinamica sempre qualcuno si è sottratto (o ha tentato di sottrarsi), vivendo ai margini.

Oggi, grazie anche a quei mezzi di comunicazione che sono uno dei prodotti della vituperata società, questi ruscelli carsici hanno possibilità di unirsi e trasformarsi in fiumiciattoli con ciò attirando l’attenzione.

Nell’epoca dalla banalizzazione, in cui ogni parola è uguale all’altra (i five stars sono stati maestri in questo, non essendone loro i fondatori) anche l’odio vuole la sua notorietà e legittimazione, ovviamente nascosto (sempre meno) dalle battaglie ideali per la tutela delle astrazioni sulle quali nessuno può dissentire.

Fortunatamente il pensiero può concedersi ben altro.

Parma, memoria dei Santi Nazario e Celso martiri