A Pavia è in corso una mostra dedicata ai Longobardi, fino al 3 dicembre; su proposta degli amici Silvia & Gabriele ho accettato ben volentieri di andare a visitarla, incuriosito dall’epopea di questo popolo di cui conservo pochissima memoria, nonostante il mitico 30 che presi in storia medioevale col non meno mitico Ovidio Capitani, ma correva il secolo…

Coda pazzesca all’ingresso, che ci costa svariate ore di attesa per visitare un’esposizione che è stata deludente.

L’ambiente decisamente sovraffollato ed i pezzi esposti, in gran parte corredi funerari non è che siano proprio entusiasmanti; molto meglio la parte dedicata alla scultura, molto più godibile.

Delle fibule, vista una viste tutte: non che non abbiano importanza per gli archeologi, ma per un profano come me… 

Inspiegabile, quindi, anche la coda, visto che l’evento non è certamente nazional popolare, ma tanto meglio.

Ottimo il catalogo, proprio perchè, a mio parere, questa è una mostra da catalogo, cioè sarebbe più che sufficiente guardare le foto del catalogo.

C’erano poi tre cripte da visitare, Silvia ci teneva moltissimo, così ci siamo girati un pezzo di centro storico, alla loro ricerca.

La prima tappa ci ha visto in piazza Leonardo, nei pressi di bellissime torri: sotto una moderna copertura c’è la cripta di sant’Eugenio.

Questa fu, ai tempi dei longobardi, la cattedrale ariana, forse dedicata all’arcangelo Michele, poi a sant’Eusebio di Vercelli che aveva combattuto l’eresia.

La cosa più interessante di questa cripta sono le colonne i cui capitelli, di reimpiego, sono  decorati da triangoli e foglie lanceolate lavorate a incavo che si suppone fossero riempiti con vetri colorati.

Seconda tappa, la cripta di san Giovanni in Domnarum, nel sottosuolo dell’omonima basilica, prima chiesa cattolica fondata dai longobardi a Pavia e precisamente dalla regina Gundeperga, figlia di Agilulfo e della famosissima Teodolinda.

In questo caso ho visto alcuni affreschi godibili, anche se il tempo li ha segnati profondamente.

Ultima cripta, quella di san Felice; qui una tomba ed alcune arche con reliquie (ma credo adesso vuote) in stile bizantino fanno bella mostra di sè ma niente di entusiasmante.

Questa visita alle cripte ci fa saltare la chiesa di san Pietro in ciel d’oro che desideravo visitare, ma altri impegni urgevano e non si poteva differire il ritorno.

Girando per quel poco di centro storico che ho potuto vedere, ne ho ricavato l’idea di Pavia come città piemontese; premesso che la mia ignoranza in geografia è sesquipedale, l’idea di una città piemontese mi è venuta collegando, chissà mai perchè, l’idea di piemontese con la depressione, una certa tristezza ed un tono tendente al cupo.

Mi faceva, invece, notare Gabriele che questo tono, che effettivamente potrebbe richiamare Torino, che sarebbe più consono definirlo, austero, misurato, tipico di gente che lavora, ha il senso dell’operosità senza fronzoli.

Sia quel che sia, io non amo l’austerità.

Chiusa l’escursione pavese, sono tornato al lavoro e qui è accaduto un imprevisto che mi ha scombussolato la vita: il comandante mi ha detto: “lo sai che è uscita la mobilità per ispettore a Parma?”

Ovviamente lo ignoravo; il capo mi ha anche detto che avrebbe agevolato un mio trasferimento più vicino a casa e… beh la decisione è presa: ho presentato la domanda di partecipazione alla selezione.

Come andrà lo ignoro, quel che è certo è che questa scelta segna un punto di non ritorno psicologico rispetto alla situazione attuale.

La novità mi ha scombussolato al punto che ho cucinato dei molto promettenti spaghetti alla chitarra ed ho pensato bene di condirli con un sugo a base di pistacchi; non mi era mai accaduto prima ma c’è sempre una prima volta e così è stato: il sugo ai pistacchi era in realtà una crema al pistacchio, cioè un intruglio dolciastro che ha stomacato sia me che mi mamma che me l’ha fatto pesare per mezza giornata.

Sarei contento di potermi trasferire nella mia città natale, sebbene non lo abbia avuto come progetto nell’immediato; vediamo cosa ne sortirà, come dico spesso “ex bono bonum”.

Parma, 22 novembre 2017, memoria di santa Cecilia martire