Sogno nella notte tra 23 e 24 novembre 2017

La sera, prima di addormentarmi, stavo meditando sulla domanda di trasferimento che ho presentato a Parma.

Mi trovo in un campo, molto esteso, o un sottopassaggio di una superstrada; no è un campo molto grande.

In questo campo c’è un extracomunitario, dell’Africa Centrale, che tiene tra le mani una pertica di grandi dimensioni, tipo palo telefonico, con la punta arrotondata; la regge su un fianco, come se fosse una lancia.

Ci sono delle persone, forse bisogna salire delle scale dove si va a prendere qualcosa (pistola? spray? non so); sto scendendo e c’è qualcuno che sta avendo un rapporto sessuale e io devo badare che nessuno venga a disturbare questa coppia, che non si sente in imbarazzo perchè conosco entrambi (forse sono una coppia di amici di Sondrio).

C’è una piccola uscita, una sorta di pertugio da cui comunque si passa, ma dico che è meglio non passare perchè ci sono dei topi.

In un negozio di abbigliamento intimo, c’è una donna (o forse un uomo) che vuole vedere forse un paio di slip o boxer aderenti e c’è l’amico Umberto Farina che mi dice: “glieli faccio vedere io”; lui glieli mostra indossandoli; non credo però che alla signora (o uomo?) piacciano.

Allora vado io, entro in questa stanza, mi cambio e li indosso; sono viola, fucsia, colori molto appariscenti.

Mi mostro, però mi mostro vestito, con gli slip ma vestito, mentre Umberto era rimasto solo in mutande e credo avesse assunto una posa plastica tipo Braccio di ferro.

Forse arriva una collega che mi guarda questi slip e commenta qualcosa che non ricordo

Mi trovo a camminare per una carraia dove c’è un cantiere, lavori in corso, con delle macerie; a distanza vedo alcuni ragazzi, nudi, con le mani appoggiate alla parete di una casa; alcuni sembra tocchino il fondoschiena di altri come se stessero avendo una qualche forma di approccio sessuale, mentre uno mostra in maniera impudica e imbarazzante il deretano con lascivi movimenti avanti e indietro.

Da una casa spunta una donna che si avvicina loro e con qualcuno di questi si mette a parlare ma la situazione non sembra cambiare, non è che questi si vergognino o si rivestano o altro.

Nella notte tra 25 e 26 novembre ecco un altro sogno.

Nella prima parte del sogno c’è un collega di Guastalla, MdM, che  mi si avvicina, siamo sulla battigia, in costume, con un costume che definirei da egiziano poiché è costituito da una sorta di cerchio ampio che circonda il collo appoggiandosi sulle spalle ed una striscia che scende sul torace e si unisce al normale slip.

Marco mi dice qualcosa ma mentre lui parla vedo un tizio in acqua che sta nuotando con un costume simile solo che tiene la parte superiore a cerchio perpendicolare all’acqua, come se fosse una ciambella di salvataggio ma, appunto, perpendicolare alla superficie marina; questo tipo sembra andare avanti e indietro.

Mi trovo adesso con Marta, partiamo per andare in spiaggia o forse in Svezia (ma non sono sicuro) con l’aereo e forse stiamo andando in aeroporto.

Siamo a Rimini, c’è poca gente ma ci perdiamo di vista; io vado in spiaggia, appoggio la mia roba, mi allontano e quando torno la trovo spostata e forse occupata da una donna che ci si è messa sopra.

Prendo la roba e rivolgo qualche parola di biasimo a questa donna; mentre risalgo la battigia vedo, alla mia destra, Giovanna Micheloni, che mi ignora; credo di avere pensato che se non mi ha riconosciuto è a causa del dimagrimento.

Ora mi ritrovo in spiaggia, sul lungomare a Miramare e sento qualcuno che si lamenta, una donna, che parla male della Fetonza (non posso rivelarne il nome) ed una donna, alle mie spalle, chiede “ma parla della XX?”.

Compare la Fetonza e c’è questa donna seduta, piegata su se stessa quasi a novanta gradi, che con voce lamentosa dice frasi del tipo “mi avete rovinato, come farò a vivere?” la Fetonza le dice qualcosa che non ricordo.

Cambia la scena e mi trovo in uno studio, credo del dottor Contri: da un lato della scrivania/cattedra ci sono Giacomo Contri e la sorella Mariella, dall’altro io ed un ragazzino giovane giovane. Questo ragazzino parla, parla e parla, raccontando forse delle sue esperienze con uno psicologo.

Qualcuno interviene notando che io sto sempre zitto e questo non va bene, però prendo appunti e, ad un certo punto, intervengo facendo una domanda che però non ricordo.

Mariella Contri inizia a parlare mentre il dottor Contri si mette sotto la scrivania e la solleva spostandola, come se fosse di cartone e sempre restandovi sotto.

Non riesco a capire questa strana cosa.

Quindi solleva la scrivania, proprio come se fosse cartone.

C’è qualcosa che ha a che fare con la stanza, molto grande, che sarebbe da ridipingere.

In questi giorni vivo lo scombussolamento dell’avere la possibilità di trasferirmi a lavorare a Parma, che vivo con molta preoccupazione perché mi sembra un’occasione più unica che rara.

La situazione è paradossale perchè è bastata la semplice idea di avvicinarmi per farmi considerare già del tutto staccato dalla sede dove lavoro attualmente, il che non è bene.