Ieri sera si è svolta la festa di commiato: 16 colleghi ed amici mi hanno onorato della loro compagnia sedendosi a tavola con me; a tavola dove, normalmente, se non obbligato per motivi di rappresentanza, non mi siedo mai con chiunque capiti o in base a presunti legami di colleganza (non erano ospiti in quanto colleghi): avere commensali è, per me, un atto regale e chi ne è invitato lo è in base a un giudizio di affidabilità sulla partnership.

Mi trovo un po’ in difficoltà perché il mio solito modo di parlare è vagamente iperbolico mentre vorrei, in questa occasione, venisse inteso non come la mia solita esagerazione (ironica e canzonatoria); i giudizi che in seguito si potranno leggere sono stati pensati facendo riferimento al mio lavoro di correzione del pensiero cui mi dedico da anni.

Non ho voluto descrivere nessuna qualità interiore dei miei commensali, al contrario li ho invitati e prediletti proprio in virtù del loro venire preparati, valorizzare il regime dell’appuntamento, cioè di un lavoro in vista di un guadagno, senza porre limiti alle possibilità di guadagno stesso; nessun giudizio quindi è descrittivo ma imputativo, di un’imputazione premiale prima che penale; ciascuno dei presenti ha anche difetti (come io pure ne ho) ma questi sono solo ostacoli frapposti all’appuntamento, non qualità della persona e, in quanto ostacoli, passibili di un lavoro di correzione (da cum regere, reggere assieme pena fine dell’appuntamento e caduta nel regime del comando o del dovere).

Vengo dunque alla serata: l’organizzatore, manco a dirlo è il solito Umberto (Umbi la cozza) che ha curato anche l’edizione di due deliziosi biglietti di auguri mediante collage di vecchie foto estortemi nel corso dei lunghi anni di lavoro assieme.

Il ritrovo è presso un locale nei dintorni di Rimini, gestito dai famigliari del carissimo Paolo Pasini, collega dell’Azienda U.S.L. che ci accoglie da par suo, con la consueta squisita gentilezza. Ci conosciamo da anni, con Paolo, ed è sempre stato un grande piacere incontrarlo in ufficio al mattino, durante le tante incursioni che io e Umbi abbiamo compiuto: è una di quelle persone che, incontrandole, ti rallegrano la giornata. Ieri sera non è stato da meno, né mai l’avrei messo in dubbio: è un ospite squisito che ci mostra la cantina della sua famiglia, il piccolo museo e ci introduce, assieme alla moglie (la squisita signora Manuela) nel salone col tavolo imbandito; non solo: di fronte all’eventualità di non poter scattare foto (anche Umbi ogni tanto ha le sue défaillances) l’ottimo Paolo sparisce per ricomparire assai più tardi (dove sarà andato?) con le pile che permetteranno di immortalare i commensali; mi ha anche lasciato un delizioso regalo di cui ancora lo ringrazio.

Vengo agli ospiti: avrei desiderato dedicare a ciascuno di loro l’intera serata proprio per manifestargli la predilezione di cui ciascuno è stato imputato in questi anni; non essendo agevole farlo, provvedo oggi a ringraziarli, ciascuno, per come mi hanno trattato.

Inizio dunque dalle donne, in decisa minoranza: Daniela Capelli (wonderdanielina) Grazia Verni, Roberta Berardi e Silvia piccola Porky’s; inizia qui l’imbarazzo perché dovrei sperticarmi in lodi e complimenti che parrebbero eccessivi o melensi, non lo farò ma ribadisco ancora quanto già detto varie volte ovvero che sono state impagabili compagne di tante giornate; grazie a loro in numerosissime occasioni ho potuto uscire dalle impasse in cui mi sono trovato: mi hanno trattato come un re e sono loro profondamente grato di questo.

È poi il turno di Galeazzo Guarnieri, detto Luigi nonché Gigi, che mi ha regalato una delle sue fantastiche caricature, dono preziosissimo che spero di poter incorniciare ed esporre nel mio prossimo ufficio sempre che ne abbia uno; resto in attesa di un suo quadro perché Galeazzo (nome fantastico) è pittore, vignettista, musicista, una grande persona prestata ad un lavoro che sa svolgere con equilibrio, intelligenza, competenza ed anche con sana ironia.

Mirko Betti è un altro caro collega che mi ha sempre valorizzato, stimando il mio pensiero, approfittando delle mie elaborazioni e facendosene partner nel rilancio degli approfondimenti.

Andrea Rosa è un giovane, ultimo arrivato o quasi, uno dei migliori acquisti degli ultimi anni: cordiale, leale, equilibrato, intelligente; speravo di poterlo avere nel nostro ufficio; mi auguro che non si accontenti e che utilizzi questo momento come trampolino per ben altri traguardi.

Davide Zavatta è stato uno dei miei primi allievi, con lui c’è stata, per lungo tempo, un’ottima partnership che è venuta poi meno, offuscata dal suo mediare il rapporto soltanto attraverso il lavoro, quello professionale, chiudendosi ad altre possibilità; spero vorrà riprendere; la sua presenza ha avuto proprio questo senso, rioffrirgli una possibilità che, se vorrà, seppure a distanza, potrà sfruttare nei tempi e nei modi che riterrà utili e opportuni.

Vasco Ligi è uno dei protocolleghi, col quale non mi sono mai trovato in accordo: famosa la mia attribuzione di “collega eretico”, tuttavia ne ho grande stima perché è un’ottima persona anche se un po’ lavativo.

Marco Guerrieri – non me ne vogliano gli altri, la preferenza non è escludere qualcuno che avrà meno rispetto ad un altro, piuttosto è una forma di predilezione sotto aspetti diversi – è stato da tempo ormai, uno dei miei colleghi preferiti: è una persona splendida col quale è un piacere stare, parlare, lavorare: equilibrato, leale, sincero, discreto, non ingenuo né invidioso.

Un altro collega che condivide con Marco la speciale predilezione è il mitico Ivano Savoretti (Ivanello) che è stato una miniera di suggerimenti e stimoli di ogni genere; con lui ho lavorato con una certa frequenza ed è sempre stato un piacere, anche nelle difficoltà, grazie a una rara concretezza; professionalmente, come Umberto e Marco, avrebbe meritato miglior trattamento visto che è persona preparata, equilibrata e competente.

Che dire di Francesco Gulletta? Oltre al piacere di averlo avuto collega d’ufficio, sono convinto che se e quando vorrà correggere alcune asprezze, che lo fanno andare a scartamento ridotto potrà diventare … non so cosa ed è questo il bello, che non porrei limiti alle possibilità di cui potrebbe approfittare.

Cristian Rocchi, collega di un altro comune, è uno splendido personaggio (adesso un po’ rilassato sugli addominali, in verità) che da anni è fonte di occasioni di vario tipo.

Vengo alla Farina’s family: Umbi (la cozza) su cui non mi dilungherò oltre, quel che c’era da dire già l’ho detto e ripetuto in ogni sede, a lui devo quanto mai potrei ripagare nel corso di un’intera vita; Nicola e Mimmo sono, sotto aspetti diversi, dei ragazzi coi quali si possono fare affari il che non è poco … non agiscono disinteressatamente e questa è una virtù straordinaria.

Un saluto ed un ringraziamento anche agli assenti: Mirella Lugaresi, Maurizio Soldà, Massimo Schiaratura e Felice (Felicetto) Carotenuto che avrei gradito tantissimo poter avere come commensali poiché anche ciascuno di loro ha contribuito alla mia crescita, agevolandola: gliene rendo merito ringraziandoli pubblicamente.

Una particolare assente, poi, merita speciale attenzione: la carissima Luana Zaccheroni (ciaociaoLulù); di lei potrei citare l’adagio secondo il quale dietro a ogni grande uomo c’è una grande donna; per chi non lo sapesse è la compagna di Umbi che, nel rapporto con lei, ha affinato il gusto tanto da passare dal Tavernello allo champagne, e non è una metafora.

Ieri sera non ho dedicato particolare attenzione ai regali ricevuti (una fantastica borsa da top manager, un porta bloc notes, un calendario) non perché non li abbia valutati adeguatamente (stamattina mi ci sono dedicato in solitudine) ma per il semplice motivo che ho preferito privilegiare il grande dono che stavo ricevendo in diretta: la presenza cordiale e libera dei miei convitati; ancora una volta a ciascuno di loro la mia gratitudine.

Chiudo, infine, chiedendo scusa a chi ho, colpevolmente (la vecchiaia avanza), dimenticato di invitare per errori di trascrizione della famosa lista degli invitati, tra questi la cara Alessandra, Ernerio, Catia, so che non me ne vorranno e perdoneranno la mia proverbiale confusione.

Le foto non sono venute gran che, si nota la mancanza della mano dell’artista, del genio dell’obiettivo e d’altronde, per la prima volta, le foto che compaiono qui non sono opera mia.

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