Natale 2015

Ottima serata della vigilia del Santo Natale, in compagnia dei miei nipoti (non posso più chiamarli nipotini), di mio fratello e cognata che si sono molto divertiti con le foto scattate alla mia povera indifesa mamma, al mattino, al risveglio, quando si esibisce in espressioni davvero buffissime.

Tutto è andato davvero bene, anche l’esperimento con la farina mai utilizzata prima per i tortelli.

Natale ci vede festeggiare il Nascituro alle 10 in san Benedetto; avevamo progettato di andare in cattedrale ma la Messa alle 11 è troppo scomoda e per quella alle 9.30 della Steccata era troppo presto visto che siamo andati a dormire alle 00.45.

Incenso in quantità e nei tempi giusti, come si conviene, canone romano d’ordinanza in queste celebrazioni solenni, peccato per i canti, come sempre molto moderni, ritmati, lunghi e insignificanti secondo moda corrente; il parroco, buono come tutti i parroci, ha lodato il coro (meritevole di complimenti se fosse un gruppo pop) invitando i fedeli ad applaudirlo, pratica che, in chiesa, da sempre, mi disgusta assai.

La prima lettura è tratta dal profeta Isaia ed è bellissima:

“Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero che annuncia la pace,
del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza,
che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».
Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce,
insieme esultano,
poiché vedono con gli occhi
il ritorno del Signore a Sion.
Prorompete insieme in canti di gioia,
rovine di Gerusalemme,
perché il Signore ha consolato il suo popolo,
ha riscattato Gerusalemme.
Il Signore ha snudato il suo santo braccio
davanti a tutte le nazioni;
tutti i confini della terra vedranno
la salvezza del nostro Dio.”

Quel che emerge è un rapporto di confidenza tra il Signore e il suo popolo, non c’è traccia di metafisica greca.

Gesù è figlio di questa tradizione.

La predica del direttore dell’oratorio, seppur giovane sacerdote, non c’azzecca una virgola ma è notorio, poiché risale ad antica tradizione, che una delle prove dell’esistenza di Dio è la frequenza dei fedeli alle funzioni religiose nonostante le prediche dei celebranti (e aggiungo i canti e gli applausi); personalmente inserirei nell’elenco delle opere di misericordia (spirituale), sì proprio nelle opere di misericordia, la seguente: sopportare pazientemente le scempiaggini clericali durante le celebrazioni liturgiche.

Nel pomeriggio, a degna conclusione dei festeggiamenti, salta la lavastoviglie così ci tocca lavare ed asciugare a mano tutte le stoviglie di questi giorni, ma con una pagina di Isaia così bella cosa sono alcune decine di stoviglie?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.