Ottima serata della vigilia del Santo Natale, in compagnia dei miei nipoti (non posso più chiamarli nipotini), di mio fratello e cognata che si sono molto divertiti con le foto scattate alla mia povera indifesa mamma, al mattino, al risveglio, quando si esibisce in espressioni davvero buffissime.
Tutto è andato davvero bene, anche l’esperimento con la farina mai utilizzata prima per i tortelli.
Natale ci vede festeggiare il Nascituro alle 10 in san Benedetto; avevamo progettato di andare in cattedrale ma la Messa alle 11 è troppo scomoda e per quella alle 9.30 della Steccata era troppo presto visto che siamo andati a dormire alle 00.45.
Incenso in quantità e nei tempi giusti, come si conviene, canone romano d’ordinanza in queste celebrazioni solenni, peccato per i canti, come sempre molto moderni, ritmati, lunghi e insignificanti secondo moda corrente; il parroco, buono come tutti i parroci, ha lodato il coro (meritevole di complimenti se fosse un gruppo pop) invitando i fedeli ad applaudirlo, pratica che, in chiesa, da sempre, mi disgusta assai.
La prima lettura è tratta dal profeta Isaia ed è bellissima:
“Come sono belli sui monti
i piedi del messaggero che annuncia la pace,
del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza,
che dice a Sion: «Regna il tuo Dio».
Una voce! Le tue sentinelle alzano la voce,
insieme esultano,
poiché vedono con gli occhi
il ritorno del Signore a Sion.
Prorompete insieme in canti di gioia,
rovine di Gerusalemme,
perché il Signore ha consolato il suo popolo,
ha riscattato Gerusalemme.
Il Signore ha snudato il suo santo braccio
davanti a tutte le nazioni;
tutti i confini della terra vedranno
la salvezza del nostro Dio.”
Quel che emerge è un rapporto di confidenza tra il Signore e il suo popolo, non c’è traccia di metafisica greca.
Gesù è figlio di questa tradizione.
La predica del direttore dell’oratorio, seppur giovane sacerdote, non c’azzecca una virgola ma è notorio, poiché risale ad antica tradizione, che una delle prove dell’esistenza di Dio è la frequenza dei fedeli alle funzioni religiose nonostante le prediche dei celebranti (e aggiungo i canti e gli applausi); personalmente inserirei nell’elenco delle opere di misericordia (spirituale), sì proprio nelle opere di misericordia, la seguente: sopportare pazientemente le scempiaggini clericali durante le celebrazioni liturgiche.
Nel pomeriggio, a degna conclusione dei festeggiamenti, salta la lavastoviglie così ci tocca lavare ed asciugare a mano tutte le stoviglie di questi giorni, ma con una pagina di Isaia così bella cosa sono alcune decine di stoviglie?