Mattinata dedicata alla visita della Villetta, ovvero del cimitero urbano di Parma (ne ho tratto un breve video che trovare qui http://youtu.be/QLa7ie71nmY).

Dopo l’esperienza straordinaria di Milano ho voluto fare un salto anche a Parma, che è stato anche un breve viaggio nella memoria poichè ricordo frammenti vaghissimi ed indistintissimi oltre che sbiaditi, di una visita, credo presso la tomba di Niccolò Paganini, che mi verrebbe da datare alle elementari (ma non credo sia possibile), più probabilmente alle medie.

L’accompagnare gli studenti a visitare il cimitero cittadino, con le tombe degli uomini illustri mi ricorda molto Foscolo: la memoria e l’esempio dei grandi dovrebbe costituire stimolo per l’emulazione  di cotanto ingegno (cosa miseramente fallita nel mio caso specifico).

Mi avvio all’ingresso ma rimango subito deluso: il paragone con Milano è impietoso, ma forse è sbagliato fare paragoni, così do seguito alla visita.

Due cose anomale all’inizio: la tomba, importante, di un cinese, recentemente scomparso; non ne avevo mai vista una e la cosa mi rassicura perchè verifico con mano che almeno anche loro muoiono.

Sto scherzando, ovviamente, ma spesso nel mio ambiente di lavoro si sente dire che non si vedono funerali di persone cinesi.

Altra anomalia: un gattino bianco e arancio, abitante consueto del cimitero, mi si avvicina sornione e si fermaa guardarmi, mantenendo una minima distanza di sicurezza; mi sposto di qualche passo e lui dietro, a distanza; mi fermo e si ferma; mi sembra un micetto simpatico ed allora decido di fare la prima mossa, mi avvicino e lui  invece di tenere la distanza, si offre alle mie carezze, rotolandosi anche per terra: lo accarezzo un po’, poi se ne va soddisfatto e io pure.

Della Villetta noto subito come le tombe nobiliari, ce ne sono un certo numero (qualche principe, ma soprattutto marchesi) sono perlopiù ridotte ad arcate di loculi riservati, senza alcun fronzolo, quasi anonime; nessun monumento di rilievo.

Sono poche anche le statue, tutte di estrema sobrietà, quasi che nessuno abbia osato infrangere i soliti canoni che ci si aspetta in una città di provincia.

L’afflato di mondanità internazionale che si respira a Milano qui non sembra avere fatto breccia; le stesse cappelle famigliari sono per la gran parte anonime ed insignificanti. Mi pare che qui sia rappresentata più la borghesia terriera che quella imprenditoriale, più conservatrice.

Un’altra differenza con Milano è che Parma ha un cimitero ancora vissuto, con la parte moderna preponderante, mentre il monumentale è, appunto, monumentale, fermo, salvo qualche innesto, ad un’epoca che non è più.

Girando tra le tombe noto anche qualche concessione in scadenza: quello che non hanno potuto il tempo e le guerre può l’impietosa banalità della moderna burocrazia: chi non paga perde pure il posto dell’eterno riposo. Poi chissà perchè eterno riposo visto che abbiamo la prospettiva della resurrezione: il riposo è auspicabile che sia sereno anche se immagino sia limitato a chi è nella beatitudine perchè chi è in purgatorio credo abbia da fare a purgare i peccati commessi (anche se con serenità).

Comunque scaduta la concessione se un erede non la rinnova, la tomba va ad un novello Paperone che ci investe capitale fresco.

Vedo le varie tombe delle congregazioni religiose, dei canonici della cattedrale, dei vescovi di Parma (che io preferirei sepolti in duomo), tutto molto sobrio.

Giusto la tomba di Paganini e poco altro svettano rispetto ad un’unanime senso della misura, come se mancasse la competizione che regna a Milano.

La visita è veloce, neanche un’ora.

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