Ero partito per il Portogallo decisamente prevenuto; mi aspettavo un paese caotico, sporco e insicuro; ricordavo anche che era fallito una o due volte, quindi, mi aspettavo di trovare uno stato di degrado e tristezza diffusi.

Sono ben contento di essere stato smentito su tutti i fronti: ordine, pulizia e sicurezza mi hanno fatto sentire a mio agio.

BragaAlcune cose sopra altre mi hanno impressionato: trovare la fila ordinata alla fermata del bus, le persone che indossavano la cintura di sicurezza sulla corriera, i pressi esposti in tutti i ristoranti, una buona presenza di polizia (mitica l’auto con l’insegna “tourism patrol” che mi faceva venire in mente i mitici Chips, protagonisti di tanti telefilm americani, i due motociclisti dell’Highway patrol e ancor più mitici gli agenti a bordo delle “bighe” che ho visto a Braga).

Città con sei linee della metro (quante ne hanno Parma o Bologna?), con metropolitana e treni puliti e in orario.

Non intendo mitizzare nulla, nemmeno stavolta, hanno infatti una lingua orribile e sicuramente sono scarsi i collegamenti tra i posti di interesse turistico così come ho trovato gli ingressi delle chiese presidiati da mendicanti, la domenica (come anche da noi, peraltro).

In ogni chiesa che ho visitato, anche in giorni ed orari non di celebrazione, ho sempre notato un certo numero di fedeli intenti a pregare, come in Italia è impossibile da tempo.Oporto

Vanno come gli assassini ma velox dove c’è limite dei 10 km/h, poche auto in divieto e un bel sistema di strade a senso unico che impedisce molti problemi di svolte e ingorghi.

Lunedì mattina, in autostrada verso Fatima, mi sono stupito di vedere pochi camion, come se il traffico pesante fosse presente ma senza esagerazione.

Altra particolarità, coi bancomat: in Portogallo l’esercente digita la cifra ma l’ok spetta al cliente darlo quindi, a differenza che in Italia, prima di digitare il pin bisogna confermare l’importo, banale operazione ma non priva di trasparenza e correttezza verso il consumatore.

Nessun venditore abusivo  di merce contraffatta e nessun abusivo in generale (forse uno oltre il ponte, dove ho comprato gli occhiali, ma non sono certo).

Intelligente il sistema dei biglietti della metro, con cartoncino ricaricabile e quindi riutilizzabile senza sprechi di carta.

Mi è sembrato un bel paese anche se con chiaroscuri, tra i quali un alternarsi di abitazioni ben curate e altre, anche in pieno centro abbandonate e fatiscenti un po’ come ho visto solo a Palermo.

Non ho visto compro oro ed anche le sale gioco, seppur presenti, non lo sono come in Italia.

OportoHo notato vari manifesti elettorali di partiti di sinistra col lugubre simbolo di falce e martello che proclamavano, a seconda degli slogan, la fuoriuscita dall’euro o una politica patriottica (patriottica?) e di sinistra il che non depone a loro favore.

Che dire allora?

Il Portogallo è un paese che ho apprezzato, che ha smentito i preconcetti che avevo e mi ha offerto l’occasione per fare una quasi indigestione di quello stile a me molto caro che è il barocco.

Non c’è chiesa, direi, che non abbia subito una qualche “incursione” barocca fino all’apoteosi di quel capolavoro che è quella dedicata a san Francesco a Oporto, ma anche Coimbra e Braga non sono da meno.

Mi stupisce  il fatto di trovare tanta accentuazione di angoscia e dolore nelle innumerevoli Madonne dei sette dolori (con relative spade conficcate nel cuore) e Gesù sofferenti, come se fosse questa la dimensione umana più vera.

Medesima accentuazione avevo notato anche in Spagna: il contrasto, stridente, tra un clima che sembra essere gradevole, un fiume che sicuramente ha portato prosperità e commerci e l’angoscia che, invece, sembra la regina incontrastata della vita dei fedeli portoghesi del tempo.