Lo scisma del 2026

Lo scisma della Fraternità sacerdotale san Pio X,  fondata da mons. Marcel Lefebvre, ha suscitato molto clamore ed ottenuto grande pubblicità su tutti i mezzi di informazione e comunicazione.

Unico scisma, che io sappia, cui è stato dedicato tanto risalto, nonostante in Spagna sia attiva la Chiesa Cristiana Palmariana dei Carmelitani del Santo Volto (con tanto di pontefice, attualmente Pietro III) o quello dei vetero cattolici (probabilmente non appetibile perché confluito nell’anglicanesimo).

La cosa un po’ mi ha stupito ma, ripensandoci, e ponendo mente alla quaterna che sicuramente attira le folle come le api il polline, sesso soldi religione potere, lo stupore è in parte scemato: manca il sesso (il che ha quasi dell’incredibile) ma un bel complotto religioso, finanziato da non si sa chi, che crea imbarazzo alla chiesa cattolica, ha di sicuro un bel richiamo.

Interesse mediatico nonostante l’evidente particolarità delle questioni in gioco: una fraternità di sacerdoti fondata da un vescovo che già nel 1978 aveva operato un primo scisma, consacrando senza l’approvazione pontificia, 4 vescovi, scisma poi rientrato, ripropostosi con una nuova ordinazione episcopale.

La stragrande maggioranza delle persone che conosco ignora il significato di tutta la vicenda; qualcuno, più informato fa riferimento alla messa in latino che è la messa in latino secondo il Vetus Ordo, quello introdotto da san Pio V, anche se dubito che molti abbiano idea di cosa sto parlando.

La questione, in realtà, è tutta ecclesiologica, ed è la Fraternità stessa che evidenzia e sintetizza le questioni fondamentali: modernismo, libertà religiosa, ecumenismo, collegialità e liturgia, dimenticando che la tradizione cui si appella è Pietro, voluto da Gesù come Romano Pontefice.

Se è vero che Pietro è il fondamento (ed è vero) è Pietro che bisogna seguire per essere condotti a Gesù e al Padre.

Semplifico e banalizzo, ma se è vero (ed è vero) che “Ubi Petrus, ibi Ecclesia” – come diceva sant’Ambrogio – allora la Fraternità aveva ben diritto (e forse anche il dovere) di costituirsi, di custodire, approfondire, tutelare e difendere le questioni ritenute essenziali ma mai separarsi da Roma.

Lo scisma è una soluzione inaccettabile e mi auguro di cuore che i vescovi scismatici si riconcilino con la Sede Apostolica.

Poi mi è capitato di leggere un interessante contributo del professor Giovanni Cominelli dedicato all’argomento; vi si parla di implicazioni politiche: “Da sempre c’è una parte della politica che tenta di usare la Chiesa e sue parti per i propri fini e viceversa. Oggi è soprattutto la destra politica di ispirazione MAGA, sia negli USA sia in Italia. Trattasi di classico voto di scambio: la politica cerca voti, la religione attende protezione. Vance ha persino ipotizzato un’abolizione della separazione tra Stato e Chiesa.”

Questo potrebbe essere uno dei motivi che ha fatto accendere i riflettori di tanta stampa: la politica potrebbe avere interesse a mantenere una spina nel fianco di Roma, non a caso hanno partecipato al rito politicanti italioti di estrema destra.

Credo che Papa Leone XIV saprà ricucire, fuori dai clamori e dalle luci della ribalta; nel frattempo ho scoperto che la Fraternità ha presentato ricorso contro il provvedimento di scomunica, appellandosi al Codice di Diritto Canonico post conciliare.

Mi auguro che sia interpretabile come un piccolo passo verso Roma.

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