Dopo avere ricevuto un “lei è cattivissimo” e un successivo “lei è spietato”, ieri sono stato incoronato come “distruttivo”.

Credo dipenda molto dal mio modo di parlare, molto “drammatico” ed eccessivo.

Ma se questi sono giudizi è bene tenerne conto e riflettere perché è bene non vivere nelle ambiguità, come sto facendo in questo periodo e pagando prezzi elevati.

Non credo di poter contribuire al bene sociale, in fondo sono un dipendente comunale, un parassita per definizione, e non riesco, la gran parte delle volte, a trovare soddisfazione in quel che faccio.

Debbo ammettere che il ruolo che mi sono scelto, o comunque nel quale mi trovo a mio agio, è quello del Fool di Shakespeare, un personaggio che instilla dubbi, un critico corrosivo ma, in fondo, uno sconfitto.

Le immagini e i pensieri che mi vengono in mente, infatti, sono sempre quelli consueti, di cui ho parlato molto spesso: dal protagonista di “A ritroso” (che ho finalmente acquistato) al Thomas Becket di “Assassinio nella cattedrale” passando per l’albatros di Baudelaire.

A questi si sono aggiunte, non recentemente, ma ne ho parlato meno, quelle sculture di cardinali di Giacomo Manzù che ho scoperto essere una sorta di ossessione, ne ha prodotte 300 versioni nel corso della sua vita.

Figure ieratiche, disumanizzate, trasformate in forma e funzione: scompare l’uomo, scompare il vescovo, resta la funzione di potere, il significante di Lacan (credo).

La solita continua tentazione di trovare rifugio e conforto in un dispositivo, protezione in una funzione, in una realtà totalizzante come sono, per Freud, chiesa ed esercito.

Mi viene in mente un brano del mio amatissimo Shakespeare, di Amleto, in cui il principe danese si rivolge ad Ofelia negando le sue intenzioni amorose precedenti (quindi mentendo sapendo di mentire) ma parlando di sé egli spiega “Anch’io sono onesto -press’a poco,- eppure potrei accusarmi di cose tali che mia madre avrebbe fatto meglio a non mettermi al mondo. Sono orgoglioso, vendicativo, ambizioso; ho più peccati sottomano che pensieri in cui versarli, fantasia per dar loro forma o tempo per compierli. Perché gente come me deve starsene qui a strisciare tra Cielo e Terra? Siamo tutti dei furboni: non prestare fede a nessuno.”

Orgoglioso, vendicativo di sicuro poi, purtroppo, subentra la mediocrità: non ho più peccati che pensieri in cui versarli perchè, come ogni essere umano, i miei peccati sono una noiosa ripetizione di pochi pensieri coatti.

Mediocrità borghese.

In questa giornata, poi, un collega si è fratturato un braccio, non ho ancora capito come, poi se non bastasse, ad un fraterno amico si è ripresentato, dopo un anno e mezzo di relativa serenità, un nemico infido e bastardo.

La tentazione è di chiudermi a riccio e piangere (ho la lacrima facile, è risaputo), sapendo di non poter giovare in alcun modo, ma credo che sia meglio adottare quanto consigliato da Giacomo Contri il 14 giugno scorso: “Serve un momento di fare niente, per non essere impuntati a fare come prima, o peggio.”

Durante la notte, quindi tra 5 e 6 luglio, ho sognato che l’amico Umberto mi accompagnava in auto fino a non so dove; quando ferma l’auto lo invito a proseguire per un poco per evitare intralci e disagi, allora lui prosegue fino ad un grandissimo incrocio.

Qui scendo e ci salutiamo con un fortissimo abbraccio; è buio ma ci sono luci arancioni che illuminano la scena.

Sono di nuovo in auto, direi nel senso contrario di prima e penso che lascio la valle (la Valtellina?) senza averla visitata (è una valle stretta, in salita, forse più una gola che una valle) ma che … non ricordo se penso di tornarci o che non vale la pena visitarla.

Penso anche che non riesco a salutare Marta; nel mentre passo accanto ad una sorta di muro monumentale o arco di trionfo, riccamente decorato (direi barocco) che reca accanto un enorme cartello che dice “la chiesa di san …” è chiusa per restauri” poi c’è un altro muro, enorme, altissimo, nero; in questo frangente credo di avere pensato che era un peccato aver perso un’occasione simile.

La chiesa è a Rimini.

Ora sono a casa, a Miramare?, al piano terra, cerco di entrare in una stanza che dovrebbe essere di uso comune come bagno, ma è chiusa; salgo al primo piano, a casa mia, e trovo tutti i sanitari sporchissimi, pieni di acqua (quindi intasati) di rifiuti ed escrementi.

Penso che gli ospiti (o gli amici?) non si devono comportare così.

Sogno enigmatico, preludio di un’altra giornata non entusiasmante viste le manie di ordine e pulizia di mia madre, che la rendono particolarmente scontrosa e sgradevole, ma pazienza, passerà anche questa.

Parma 6 luglio 2018, memoria di Santa Maria Goretti Vergine e martire e della Beata Maria Rosa (Susanna Agata de Loye) Benedettina, martire della rivoluzione francese