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	<title>Roma Archivi - Cogito ergo adsum</title>
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	<description>Was du ererbt von deinen Vätern hast, / Erwirb es, um es zu besitzen</description>
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	<title>Roma Archivi - Cogito ergo adsum</title>
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		<title>Bernini e i Barberini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 19:24:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mostre e musei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Straordinaria mostra che palazzo Barberini dedica a Bernini e la famigli Barberini</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Succede che uno scopre che a Roma, a Palazzo Barberini, ci sarà una mostra dedicata ad un artista che è unanimemente riconosciuto come straordinario; succede che quella mostra termini il 14 giugno e che qualcuno non ha alcuna intenzione di farsela scappare.</p>
<p>Quel qualcuno sono io e la mostra è dedicata a Gian Lorenzo Bernini.</p>
<p>Questo richiamo, peraltro, ha funzionato come la famosa famigerata madeleine di proustiana memoria perché mi ha ricordato che Roma vide un <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/roma-galleria-borghese-bernini/" target="_blank" rel="noopener">evento altrettanto importante</a> a lui medesimo dedicato, a Villa Borghese.</p>
<p>Correva l’anno 2018, a inizio gennaio, e la visitai assieme, udite udite, a mamma e nipotina: fu la prima ed ultima volta che riuscii a convincere mamma a fare un viaggio e lei accettò solo per la presenza della nipote, ma andò bene così.</p>
<p>Stavolta ho condiviso l’idea con i soliti amici della domenica ed è accaduto l’impensabile: uno dei miei amici secolari (risalenti al secolo scorso quanto a conoscenza ed amicizia) ha accettato di buon grado l’invito ad una sfacchinata in giornata.</p>
<p>Siamo partiti da Reggio Emilia, stazione mediopadana, con Italo, in prima classe, sfruttando le occasioni che derivano dal privilegio di essere ormai ultra sessantenni, vecchi bacucchi insomma.</p>
<p>L’orario è un po’ infame ma va benissimo per una gita in giornata; fortunatamente il viaggio procede senza inghippi ed alle 09:30 circa siamo in quel di Roma.</p>
<p>Mi concedo una veloce e poco frugale colazione a base di un delizioso cannolo siciliano, nei pressi del Viminale, sede di quel ministero che è riuscito a sabotare la riforma della professione che da anni svolgo con sempre minor entusiasmo e poi via verso l’agognata meta.</p>
<p>Arrivati con leggero anticipo entriamo senza fare fila ed eccoci subito storditi da tanta bellezza.</p>
<p>Ci sono le opere del padre, all’inizio, del padre o in collaborazione con lui: Gian Lorenzo è un figlio d’arte come si suol dire, uno che ha saputo far suo quel che dice Goethe e cita Freud: “Ciò che hai ereditato dai padri, riconquistalo, se vuoi possederlo davvero.”</p>
<p>Gian Lorenzo ha fatto tesoro, letteralmente, di quel che ha ricevuto.</p>
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<p>Parlare di Bernini mi vergogno, cosa poteri dire da ignorante come una talpa, su un artista studiato da secoli in tutto il mondo?</p>
<p>Elencare le opere esposte sarebbe inutile e noioso quindi mi limito, per ora, ad un episodio curiosissimo: mentre passeggiavo in una delle stanze dedicate ai busti papali, due gentili signore, non italiane, si sono rivolte alla mia augusta persona, nel fluente idioma della perfida Albione.</p>
<p>La prima domanda si è rivelata semplice, ovvero volevano sapere se parlassi inglese, mi sono schernito e salvato con un banale e mai impegnativo “a little bit”, che va bene con tutto; ringalluzzite dalla fluidità del mio idioma, si sono infine espresse con quel che stava loro a cuore: mi hanno evidenziato l’impressionante somiglianza con il busto di Maffeo Barberini, il Pontefice Urbano VIII.</p>
<p>Due sentimenti contrastanti si sono combattuti nel mi intimo: la tentazione di pavoneggiarmi oltre ogni limite e rendere noto al mondo intero questa lusinghiera simiglianza, chissà forse originata da illecite unioni risalenti nei secoli, e quella più prosaica di chiamare uno psichiatra ed attivare un percorso di trattamento sanitario obbligatorio per le due malcapitate.</p>
<p>A parte questa gemma, devo ammettere che vedere e rivedere tante opere di Gian Lorenzo assieme è sempre una grandissima emozione: per ragioni sentimentali mi limito ad evidenziare lo straordinario san Sebastiano che si trova nel Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.</p>
<p>Opera giovanile, risale al 1617, che mostra già tutta l’abilità tecnica ed intellettuale del Nostro: il santo è rappresentato poggiato e sostenuto da un albero che sembra una croce, in una posa “ambigua” nel momento in cui sta per perdere i sensi ma contemporaneamente sembra abbandonato ad un rilassamento molto mondano, terreno.</p>
<p>Estasi come abbandono psichico e fisico, nulla dell’umano viene tralasciato: davanti al fedele c’è un giovane uomo, molto bello, discinto al punto giusto, che sa coinvolgere e commuovere, è un santo, modello eroico da imitare e venerare ma, contemporaneamente, è un giovane desiderabile ed in cui ci si può immedesimare, ritratto in una posa che è inconsueta ma scenografica, che non mette a disagio pur rappresentando un evento drammatico.</p>
<p>Poi c’è un fantastico san Lorenzo, sulle braci ardenti della graticola per passare alla questione dei busti, ritratti di pontefici, cardinali e non solo, tutti e ciascuno di tale bellezza da lasciare senza fiato.</p>
<p>I busti, di pontefici e non solo, rappresentano una consistente porzione delle opere esposte: questo mi ha permesso di scoprire che è con il Nostro che nasce l’idea di busti in marmo “celebrativi” e non esclusivamente in memoria, quindi ritratti di persone viventi e non solo effigi da utilizzare sulle tombe.</p>
<p>Questa idea ha riscosso un certo successo se la mostra ci documenta una produzione di altissimo livello di concorrenti del buon Gian Lorenzo, come l’allievo Finelli (molto determinato a superare il maestro), l’Algardi e il Duquesnoy.</p>
<p>Di Alessandro Algardi c’è uno straordinario busto del cardinale Antonio Santacroce mentre di Giuliano Finelli ci son quelli del cardinale Domenico Ginnasi e di Michelangelo Buonarroti il Giovane: in questo c’è una bellissima ape che trova riparo sotto il colletto del Buonarroti, a testimoniare il legame con la famiglia Barberini.</p>
<p>Opera di Duquesnoy è il busto di John Barclay,&nbsp; novellista e poeta, precettore del cardinale Francesco Barberini, classico ed intenso, davvero splendido, come ogni opera esposta a dire il vero.</p>
<p>Ho anche scoperto che Bernini introduce l’uso di rappresentare i pontefici col camauro e non più con la tonsura ecclesiastica (come aveva fatto coi busto di Pio V e mi sono accorto che i ritratti in mozzetta, non solo quelli opera di Gian Lorenzo, hanno spesso uno o più bottoni non allacciati o parzialmente allacciati, dettaglio di poco conto ma credo ritenuto molto utile per manifestare il virtuosismo dello scultore.</p>
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<p>Un aneddoto ho trovato simpatico e interessante, relativo ad un’opera non esposta, il busto di Pedro de Foix Montoya: il monsignore spagnolo lasciò l’opera nello studio di Bernini per lungo tempo (cosa di cui Gian Lorenzo non fu affatto contento), il che gli valse una notorietà di cui non aveva mai goduto in precedenza: i prelati che frequentavano lo studio avevano iniziato a riconoscerlo in strada, facendolo emergere da un anonimato a cui difficilmente sarebbe sfuggito.</p>
<p>Lo scultore del momento come ascensore sociale.</p>
<p>Sono pochi ma tutti intensissimi i busti dedicati a figure femminili; è d&#8217;obbligo ricordare quello dell&#8217;amante di Bernini, la famosissima Costanza Piccolomini Bonarelli; è forse l&#8217;unico marmo non frutto di una committenza ed ha un&#8217;intensità davvero straordinaria, la donna rappresentata è divenuta &#8220;immortale&#8221; grazie a questa rappresentazione.</p>
<p>La povera Costanza, amante di Gian Lorenzo poi coinvolta in un ulteriore rapporto clandestino col di lui fratello minore, è stata vittima di un&#8217;aggressione che l&#8217;ha vista sfregiata (il fratello invece &#8220;solo&#8221; vittima di un tentato omicidio): il Nostro eroe era di carattere fumino, un grandissimo str &#8230; ma quelli erano tempi in cui la mentalità era molto diversa e non avrebbe senso giudicare col metro di oggi, ciò non toglie che Bernini si sia comportato da bastardo.</p>
<p>Ogni opera meriterebbe una riflessione a sé stante ma non ne ho le competenze né avrebbe senso farlo quindi mi accomiato ricordando a tutti che Palazzo Barberini merita una visita anche dopo la chiusura di questa mostra temporanea: è un luogo incantato, uno dei tanti di Roma che contribuiscono a rendere la Città Eterna un unicum irripetibile.</p>
<p>Una nota a margine: il mio spirito molto rigido si sarebbe molto scandalizzato al vedere quel che succedeva ai tempi dei nostri eroi: corruzione, nepotismo, leccapiedismo (non esiste, lo so ma meglio di quel che mi veniva da scrivere), attività rigorosamente messe in atto da ambosessi.</p>
<p>Il moralismo che è in me mi grida di stigmatizzare ma, ripensandoci con un istante di calma, mi è venuta una banale riflessione: è vero sicuramente che la curia romana di allora era un verminaio (come da sempre e immagino per sempre) e che la facevano da padroni personaggi di dubbia moralità quando non veri e propri maschi patriarcali e tossici (come il Nostro) ma è altrettanto innegabile che la Roma barocca, in tutto lo splendore che ha generato, sia nell&#8217;Urbe sia nell&#8217;orbe terracqueo, non avrebbe visto la luce senza quella gente.</p>
<p>Non traggo conclusioni di sorta, in questa strada il pensiero arranca ancora.</p>
<p>Roma, 6 giugno 2026 memoria dei Santi Artemio e Paolina, martiri</p>




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		<title>Due basiliche e la mostra di Gauguin a Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 21:12:19 +0000</pubDate>
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<p><strong>BASILICA DI SANTA CROCE IN GERUSALEMME</strong></p>
<p>La basilica di santa Croce in Gerusalemme è stata una tappa dello spostamento verso il Museo Storico della Fanteria  dove avevo intenzione di visitare una mostra su Gauguin; come tantissime altre chiese di Roma anche questa è stata oggetto di una visita ma sono trascorsi tanti anni ed una rinfrescata non è un’idea malvagia, anzi.</p>
<p>Questa basilica fa parte del giro delle sette chiese, una pia pratica di origine medioevale poi ripresa e portata a grande notorietà da san Filippo Neri; il percorso iniziava dalla basilica di San Pietro in Vaticano per snodarsi tra le basiliche di San Paolo fuori le mura, San Sebastiano fuori le mura, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le mura, per concludersi in Santa Maria Maggiore.</p>
<p>La basilica di santa Croce in Gerusalemme venne edificata sui terreni di proprietà di sant’Elena, madre di Costantino, che aveva visitato la terra santa e recuperato un importante numero di sacre reliquie; in origine vi era una cappella adiacente il palazzo dove risiedeva Elena, poi vene eretta l’attuale basilica che deve il nome alla terra del Calvario che è stata posta alle fondamenta: sin dalle origini, dunque, la chiesa nasce come un grande reliquiario per custodire degnamente la Santa Croce; nella cappella a questo dedicata sono esposte alla venerazione dei fedeli alcune parti della Croce di Cristo, un chiodo, una parte del “Titulus Crucis” (INRI), due spine della corona di Cristo, il dito di S. Tommaso, una parte della croce del Buon Ladrone, alcuni frammenti della colonna di flagellazione, la spugna imbevuta di aceto, uno dei 30 denari di Giuda Iscariota.</p>
<p><iframe title="basilica di santa Croce in Gerusalemme" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/zOTAuXCHKG8?feature=oembed&#038;enablejsapi=1&#038;origin=https://www.cogitoergoadsum.it" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Da notare il pavimento cosmatesco, splendido, il sepolcro del cardinale Francisco de los Ángeles Quiñones, monumento di Jacopo Sansovino, posto dietro l&#8217;altare maggiore e l&#8217;abside con uno splendido affresco attributo ad Antoniazzo Romano: Cristo benedicente, circondato dai serafini, che sovrasta un ciclo di Storie della Croce, ambientate a Gerusalemme, con gli episodi del ritrovamento della Croce di Gesù e della croce del Buon Ladrone.</p>
<p>Nella cappella di Sant’Elena c’è un bel mosaico, che rappresenta il Cristo benedicente, gli Evangelisti e quattro Storie della Croce. La particolarità di questo mosaico è che mostra, per la prima volta, uccelli provenienti dall&#8217;America, come il pappagallo e il tucano.</p>
<p>In questa cappella, sotto il cui pavimento si trova la terra del Calvario portata qui dalla madre di Costantino, le donne potevano entrare solo il 20 marzo, a pena di scomunica, essendo considerato un luogo particolarmente sacro.</p>
<p>Notevole anche la statua di sant’Elena ricavata da una statua di Giunone proveniente da Ostia Antica, cui sono state sostituite testa e braccia ed aggiunta una croce.</p>
<p>Nella basilica c’è anche un monumento sepolcrale del cardinale Gioacchino Besozzi opera di Innocenzo Spinazzi mentre ho letto che c’è sepolto un vescovo di Parma di cui non sono riuscito a trovare ulteriori notizie.</p>
<p>Qui attende il giorno della resurrezione anche Nennolina, Antonietta Meo, dichiarata venerabile, morta a 7 anni a causa di un tumore.</p>
<p><strong>MUSEO STORICO DELLA FANTERIA</strong></p>
<p>Dopo la visita a questa basilica sono stato al Museo Storico della Fanteria per la mostra “Gauguin. Il diario di Noa Noa e altre avventure”.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Gauguin Il diario di Noa Noa e altre avventure" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/FXHZQYVVbrw?feature=oembed&#038;enablejsapi=1&#038;origin=https://www.cogitoergoadsum.it" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Prima di entrare mi sono soffermato su un mosaico di dimensioni “importanti” circa una trentina di metri quadrati, si tratta del mosaico del Granatiere, opera del sottotenente granatiere Lino Lipinsky de Orlov ufficialmente inaugurata alla presenza del Capo del Governo, Benito Mussolini, il 27 gennaio 1938.</p>
<p>Rappresenta un granatiere nell’atto di lanciare indovinate un po’ cosa? una granata, come andava di moda ai tempi quando i granatieri tiravano le granate, gli artiglieri gli artigli, e … questa è oscena, lo ammetto.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Gauguin Il diario di Noa Noa e altre avventure II" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/_HuvkPRJnaM?feature=oembed&#038;enablejsapi=1&#038;origin=https://www.cogitoergoadsum.it" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>La mostra di Gauguin non mi entusiasma ma non mi lamento, è stata comunque un’esperienza.</p>
<p><strong>ARCIBASILICA PAPALE DEL SANTISSIMO SALVATORE E DEI SANTI GIOVANNI BATTISTA ED EVANGELISTA IN LATERANO</strong></p>
<p>In chiusura di questi giorni, bellissimi come sempre, a Roma, sono passato dalla cattedrale dell’Urbe, che si trova a pochi passi di distanza da questo luogo, la Arcibasilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano.</p>
<p>Chiesa Cattedrale, quindi sede del vescovo di Roma, con una storia di quelle che ci vorrebbe un’intera enciclopedia.</p>
<p>Il tempo che mi rimane, prima del ritorno, è ormai poco, quindi passeggio velocemente tra le navate, osservando l’immagine di Bonifacio VIII che indice il primo Giubileo (manco a dirlo, anche qui sono entrato per la Porta Santa), opera attribuita a Giotto e risalente al 1300 circa; si tratta di un frammento di un ben più grande affresco, distrutto nel 1586.</p>
<p>Mi soffermo davanti all’inaccessibile Cappella Torlonia dove si trovano una bella Deposizione, altorilievo di marmo bianco di Pietro Tenerani (1844) e i monumenti funebri del duca Giovanni Torlonia, di Giuseppe Barba e di Anna Torlonia.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="San Giovanni in Laterano" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/toYRNCSilrE?feature=oembed&#038;enablejsapi=1&#038;origin=https://www.cogitoergoadsum.it" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Mi attira moltissimo anche l’opera che individua il sacello del cardinale Cesare Rasponi, di origini ravennati: una figura virile alata, il Tempo, incedere su una vegetazione simboleggiante il trascorrere delle stagioni (da sinistra, alcune spighe, come onde, si intrecciano a una pianta di rose, a sua volta affiancata da tralci di vite e da un ceppo arido). Il Tempo stringe una falce nella mano destra, mentre con la sinistra regge il ritratto in medaglia del cardinale. Viene colto alle spalle dalla Fama in volo, che gli sottrae il ritratto del prelato per eternarne la memoria.</p>
<p>Sono passato davanti alla tomba di Leone XIII o meglio al suo monumento funebre, opera di Giulio Tadolini, alla Tomba del cardinale Girolamo Casanate di Pierre Le Gros il Giovane, scultore che molto ha lavorato per i gesuiti iniziando con la Religione che sconfigge l&#8217;eresia per l&#8217;altare di S. Ignazio nella Chiesa del Gesù.</p>
<p>C’è poi la tomba di tal Gerardo, un vescovo che ha avuto a che fare con Parma e quella del potentissimo cardinale Riccardo Annibaldi, primo protettore dell’Ordine degli Agostiniani e protagonista, tra tanti altri avvenimenti, del famoso conclave di Viterbo del 1268-1271.</p>
<p>Questo conclave, dopo la morte di Clemente IV, fu il più lungo nella storia della Chiesa, ben 1006 giorni e si concluse con l&#8217;elezione di Tedaldo Visconti, che prese il nome di Gregorio X: fu in questa occasione che i viterbesi, giustamente incavolati, chiusero a chiavi i cardinali, ridussero loro il cibo ed arrivarono a scoperchiare il palazzo dei papi; la chiusura a chiave diede origine alla parola conclave, ancora utilizzata oggi proprio a proposito dell’elezione dei pontefici.</p>
<p>La tomba di Riccardo Annibaldi è opera di quell’Arnolfo di Cambio che abbiamo già visto all’opera a <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/alla-basilica-papale-di-santa-maria-maggiore/" target="_blank" rel="noopener">Santa Maria Maggiore</a>.</p>
<p>Un’altra tomba, quella del cardinale Antonio Martino De Chaves del Portogallo con sculture di Isaia da Pisa ed ancora quella di Innocenzo III.</p>
<p>Per un momento distolgo l’attenzione dalle tombe per dedicarmi a Sant’Andrea Corsini, copia in mosaico della splendida opera di Guido Reni, poi al fantastico soffitto a cassettoni e ad alla cattedra, quella su cui il Papa siede per prendere possesso della sua cattedrale.</p>
<p>Fu Niccolò IV a risistemare la cattedra papale di cui è oggi rimasta la predella: vi si riconosce l’iconografia di Cristo vincitore sul male, rappresentato da quattro figure demoniache ai suoi piedi: aspide, basilisco, leone e drago, in riferimento al Salmo 91,13: «Calpesterai leoni e vipere, schiaccerai leoncelli e draghi».</p>
<p>Nell’altare papale che è al centro, e dove soltanto il Papa celebra la Santa Eucarestia, è custodito l’altare di legno sul quale la tradizione vuole abbia celebrato lo stesso San Pietro. Papa Urbano V commissionò nel 1368 a Giovanni di Stefano il Ciborio che ne sottolinea la presenza: in esso, in alto, sono custoditi i reliquiari con le teste dei santi Pietro e Paolo.</p>
<p>Sopra l’altare del Sacramento, alla sinistra del transetto, è custodito una tavola che la tradizione vuole sia parte della mensa dell’Ultima cena di Gesù.</p>
<p>Il tempo impone di tornare in albergo a ritirare la valigia perché il treno che mi deve riportare alla stazione mediopadana mi attende.</p>
<p>Roma, 30 ottobre 2025, memoria del Beato Alessio Zaryckyj, <i>Sacerdote e martire</i></p>
<p>– 2923</p>


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		<title>Castel Gandolfo</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Dec 2025 14:17:29 +0000</pubDate>
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<p> Era una delle tante tappe che speravo prima o poi di raggiungere così ho scoperto, grazie all’ottimo Danilo, un caro amico, romano de Roma ma del tutto anomalo, che c’è un treno che collega l’Urbe col paese in cui il Papa si concede il meritato riposo, Castel Gandolfo.</p>
<p>Avendo l’albergo a pochi passi dalla stazione Termini, in pochi minuti mi sono trovato sul treno e dopo circa una quarantina, eccomi alla stazione di Castel Gandolfo che si trova ben al di sotto del paese, raggiungibile tramite una stradina o meglio scalinata che sembra pensata con lo scopo di scoraggiare i deboli di cuore e premiare gli ardimentosi.</p>
<p>Combattuto tra il maschio cimento di futuristica ispirazione e la compunzione penitenziale, accaldato e madido di sudore, sono infine giunto fino al paesello, fiero di non essermi concesso pause, segno tangibile che la palestra qualche frutto lo ha dato.</p>
<p>Mi sono diretto verso il primo bar della piazza centrale per fare colazione, essendo ancora a digiuno, poi il Palazzo Apostolico, meta agognata della trasferta: innanzitutto devo complimentarmi con tutti i dipendenti della struttura, dalla biglietteria, alla guida, alla sorveglianza ed ai baristi, tutti di squisita cortesia.</p>
<p>Ho notato con piacere e disappunto che un buon caffè macchiato nel territorio vaticano del Palazzo Apostolico costa 1,10 €, a fronte dei minimi 1,30 € di Parma dove sono arrivato a vedere anche 1,50 € (dove mi è capitato non ho più messo piede).</p>
<p>Vi era la possibilità di acquistare il biglietto per visitare anche le due cupole che fanno parte della cosiddetta specola vaticana, di cui conoscevo l’esistenza, sebbene non me ne fossi mai interessato più di tanto.</p>
<p>Ho deciso di visitarle un po’ per curiosità ma soprattutto in memoria ed omaggio alla grande attenzione (mistero per me inspiegabile) che l’amatissimo (san) Roberto Mastri aveva dedicato all’astronomia; un modo forse un po’ sciocco per condividere, seppur in absentia, questa sua passione dell’età adulta, visto che ai tempi dell’università mai aveva manifestato questa inclinazione.</p>
<p>Visita tutto sommato veloce e curiosa, con un ristrettissimo gruppo di persone, di cui il sottoscritto era l’unico italico e italofono, il che non ha impedito di scambiare 4 chiacchiere con una improbabile coppia di turisti, di ignota origine ma parlanti la mia lingua preferita, lo spagnolo per chi ancora lo ignorasse.</p>
<p>Preso congedo dalla cortese guida, mi sono aggirato per i giardini, interessato da qualche fiorellino e da alcuni insetti, le farfalle colibrì, Macroglossum stellatarum, che impollinavano con entusiasmo tutto quello che capitava a portata dei loro vistosi apparati.</p>
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<p>Inutile nasconderlo, il Palazzo Apostolico era il punto d’interesse che incombeva sul mio girovagare, così è stato sufficiente un breve cammino per il giardino per passare velocemente a dedicarmi a quelle stanze.</p>
<p>L’ingresso ricorda i fatti luttuosi della Seconda guerra mondiale, coi bombardamenti, le vittime ed i soccorsi che videro il Palazzo come fulcro di una importante organizzazione di assistenza.</p>
<p>Numerosissimi i ritratti dei Pontefici, ma la ricostruzione della corte pontificia con, giusto per fare un esempio, la sedia gestatoria ed i flabelli di Pio IX, è quello che più mi è piaciuto.</p>
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<p>La visita è scivolata via con piacevolezza; uscito dal Palazzo mi sono dedicato alla chiesa che il Pontefice utilizza per le celebrazioni, la Collegiata di San Tommaso da Villanova.</p>
<p>La chiesa, progettata dal mio amatissimo Gian Lorenzo Bernini, si visita in pochi istanti, piccola e troppo sobria per i miei gusti.</p>
<p>Custodisce un busto (credo con funzioni di reliquiario) del santo protettore del paese, san Sebastiano: dove c&#8217;è un san Sebastiano ci sono io ad immortalarlo, essendo anche il santo protettore della categoria cui appartengo.</p>
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<p>Una curiosità: nella piazza centrale, oltre ad una bella fontana, c’è la buca per la corrispondenza più antica del mondo, collocata in questo posto il 23 novembre 1820.</p>
<p>Ho pranzato, con sobrietà, in un locale del viale pedonale che collega la piazza alla periferia e sono tornato alla stazione.</p>
<p>Una nota a parte merita il lago Albano, della cui vista si gode sia durante il viaggio, sia dal paese, sia ancora dal Palazzo Apostolico: come tutti sanno è un lago di origine vulcanica e questo è quello che mi aspettavo, uno spettacolo di grande bellezza, con pareti scoscese, verdissime, ed uno specchio d’acqua all’interno.</p>
<p>Splendido anche se non di forma rotonda ma ovale allungato perché originato da ben 5 esplosioni vulcaniche, difettuccio veniale.</p>
<p>Castel Gandolfo, 29 ottobre 2025, memoria del Beato Rosario Angelo Livatino, martire di mafia</p>
<p>-2924</p>


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		<title>Alla Basilica Papale di Santa Maria Maggiore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 12 Dec 2025 18:10:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>BASILICA PAPALE DI SANTA MARIA MAGGIORE Roma è una città costellata di chiese come tutti sanno ed è probabilmente questo uno dei motivi della mia predilezione per questa città straordinaria. Quando vado a Roma, qualche chiesa mi capita sempre tra uno spostamento e l’altro, a queste aggiungo anche quelle che prova a segnalarmi l’amico Danilo; [&#8230;]</p>
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<p><strong>BASILICA PAPALE DI SANTA MARIA MAGGIORE</strong></p>
<p>Roma è una città costellata di chiese come tutti sanno ed è probabilmente questo uno dei motivi della mia predilezione per questa città straordinaria.</p>
<p>Quando vado a Roma, qualche chiesa mi capita sempre tra uno spostamento e l’altro, a queste aggiungo anche quelle che prova a segnalarmi l’amico Danilo; dico prova perché la gran parte delle sue indicazioni è già stata oggetto di autonoma scoperta, avendo dedicato negli anni molte energie a scovare ogni luogo di culto possibile.</p>
<p>In questa occasione sono tornato presso la Basilica Papale di Santa Maria Maggiore, una delle 4 basiliche papali dell’Urbe, edificata sul colle Esquilino.</p>
<p><strong>BETLEMME DI OCCIDENTE</strong></p>
<p>La storia ci racconta che la Madre di Dio (Theotókos, come dogmaticamente stabilito dal Concilio di Nicea del 431) comparve in sogno a papa Liberio ed al patrizio Giovanni, chiedendo loro di erigere una chiesa dove Ella stessa avrebbe indicato, in maniera miracolosa: il miracolo avvenne perché la mattina del 5 agosto, una improbabile nevicata indicò il luogo dove erigere il tempio.</p>
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<p>Chiesa mariana per eccellenza, custodisce reliquie importantissime; spiccano per il rilievo la Sacra Culla, cinque asticelle in legno di sicomoro (ficus sycomorus), parte della mangiatoia che ha custodito Gesù neonato, attualmente custodite in un reliquiario di cristallo di rocca a forma di culla, progettato da Giuseppe Valadier nel 1802.</p>
<p>Santa Maria Maggiore è stata considerata la “Betlemme di Occidente” e già state comprendendo il perché.</p>
<p>Proprio a causa di questa prestigiosa reliquia, a partire dal pontificato di papa Teodoro (642–649), oriundo di Gerusalemme, la basilica fu anche denominata Sancta Maria “ad Praesepem” poiché il presepium, (termine latino composto da prae- = innanzi e da saepes = recinto, siepe) è diventato il termine per indicare la mangiatoia.</p>
<p><strong>PRIMO PRESEPE SCOLPITO</strong></p>
<p>Basilica natalizia, dove i pontefici celebravano la messa della Vigilia di Natale, insomma un luogo importantissimo, legato alla Natività; è bene ricordare, infatti, che sempre qui si trova il primo presepe scolpito, siamo nel 1291, opera di Arnolfo di Cambio, su commissione del primo papa francescano Niccolò IV (1288-1292), probabilmente omaggio e ricordo del presepe vivente di Greccio, pensato e realizzato da san Francesco.</p>
<p>Questo splendido gruppo marmoreo è visibile visitando il museo liberiano, ove ho avuto la possibilità di accedere per la prima volta in vita mia, ma di questo tra poco; i visitatori potranno comunque notare che la statua della Madonna col Bambino, di dimensioni maggiori rispetto a quelle di Arnolfo, risale a metà del Cinquecento.</p>
<p>Superfluo aggiungere che la basilica è scrigno di innumerevoli altre opere; ricordo a chi non lo sapesse che nella navata laterale destra in una tomba in stridente contrasto con tutta la sua produzione artistica, decisamente mai molto sobria, riposa Gian Lorenzo Bernini col padre e la famiglia.</p>
<p><strong>LA CAPPELLA SISTINA</strong></p>
<p>Nella Cappella Sistina, ad esempio, c’è un altare straordinario: quattro angeli in bronzo dorato a grandezza naturale sorreggono il ciborio che è il modello della cappella stessa, riccamente decorato con angeli e profeti a tutto tondo e bassorilievi sugli sportelli; qui sono sepolti e rappresentati due papi, Sisto V e san Pio V, il cui corpo – del papa santo &#8211; è esposto alla venerazione dei fedeli.</p>
<p><strong>LA CAPPELLA PAOLINA O CAPPELLA BORGHESE</strong></p>
<p>La Cappella Paolina o Cappella Borghese deve il nome al pontefice Paolo V: qui c’è un’opera di fondamentale importanza per la chiesa di Roma, la Salus Populi Romani, un’icona mariana, protettrice di Roma, ritenuta dalla tradizione achiropita, opera di san Luca.</p>
<p>In questa cappella ci sono i monumenti sepolcrali di altri due papi, il già citato Paolo V e Clemente VIII; tutte le pareti sono decorate di sculture varie, opere di numerosi autori; qui ha messo le mani, tra gli altri, anche Guido Reni, insomma un gioiello all’interno di un altro gioiello.</p>
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<p>Essendo cappella della famiglia Borghese, trovano qui il riposo eterno due uomini che hanno segnato la storia: il cardinale Scipione Caffarelli Borghese, famoso per avere costruito Villa Borghese ed essere stato uno “spietato” (e benemerito aggiungo io) collezionista di capolavori come opere di Caravaggio e Bernini; il secondo è il controverso “principe nero” Junio Valerio Borghese, capo della X MAS e promotore di un “golpe” la sera tra sant’Ambrogio e l’Immacolata del 1970, subito interrotto per sua stessa decisione.</p>
<p>Anche i suoi funerali furono decisamente in linea con la figura di un uomo comunque fuori dell’ordinario, con il che non intendo minimamente condividere le sue opinioni ed il suo agire politico.</p>
<p>Ci sono altre cappelle, ovviamente, poi il soffitto a cassettoni che, secondo tradizione, sarebbe stato dorato col primo oro giunto dall’America e donato Isabella e Ferdinando di Spagna ad Alessandro VI (ancora oggi il Re di Spagna è Protocanonico della basilica), il pavimento a mosaico cosmatesco ma sono i mosaici quelli che tutte le volte mi attraggono con rinnovato entusiasmo.</p>
<p><strong>I MOSAICI</strong></p>
<p>Servirebbe un trattato per raccontare tutto quanto i mosaici rappresentano, ed in rete ho trovato tante spiegazioni che riproduco qui in parte, sperando di non annoiare troppo.</p>
<p>Risalgono al  V secolo, voluti da Sisto III, si snodano lungo la navata centrale e sull&#8217;arco trionfale: oltre a Melchisedek, i protagonisti sono Abramo, Giacobbe, Mosè e Giosuè.</p>
<p>Viene raccontata la storia della promessa che Dio ha fatto al popolo dell’alleanza, l’arrivo alla terra promessa, ma nell’arco trionfale la rappresentazione della nascita di Cristo, re e sacerdote, ricorda l’autentico realizzarsi dell’impegno preso da Dio.</p>
<p>L&#8217;arco trionfale si compone di quattro registri: in alto da sinistra l&#8217;Annunciazione, in cui Maria è rappresentata vestita come una principessa romana, con in mano il fuso con cui tesse un velo di porpora destinato al tempio di cui era inserviente. Il racconto prosegue con l&#8217;annuncio a Giuseppe, l&#8217;adorazione dei Magi, la strage degli innocenti. In questo riquadro è da osservare la figura con il manto azzurro che dà le spalle alle altre donne: è Santa Elisabetta che fugge con S. Giovanni fra le braccia. A destra la presentazione al Tempio, la fuga in Egitto, l&#8217;incontro della Sacra Famiglia con Afrodisio, governatore della città di Sotine. Secondo un Vangelo apocrifo, quando Gesù giunge fuggiasco a Sotine, in Egitto, i 365 idoli del capitolium cadono. Afrodisio atterrito dal prodigio e memore della fine del Faraone, va con il suo esercito incontro alla Sacra Famiglia e adora il Bambino riconoscendone la divinità. L&#8217;ultimo riquadro rappresenta i Magi al cospetto di Erode. Ai piedi dell&#8217;arco le due città di Betlemme a sinistra e Gerusalemme a destra. Se Betlemme è il luogo dove Gesù nasce e dove avviene la sua prima Epifania, Gerusalemme è la città dove Egli muore e risorge (c&#8217;è un legame con il tema apocalittico della sua definitiva venuta alla fine dei tempi, evidenziato dal trono vuoto al centro dell&#8217;arco, la cosiddetta etimasia, trono affiancato da Pietro e Paolo, il primo chiamato da Cristo a diffondere la &#8220;Buona notizia&#8221; fra gli ebrei, l&#8217;altro fra i Gentili, i pagani). Tutti insieme formeranno la Chiesa di cui Pietro è guida e Sisto III suo successore e, in quanto tale e come &#8220;episcopus plebi Dei&#8221;, spetta a lui condurre il popolo di Dio verso la Gerusalemme celeste.</p>
<p><strong>I MOSAICI DELL’ABSIDE</strong></p>
<p>l ciclo musivo dell’abside si annovera tra i più importanti cicli mariani esistenti; completato negli anni del pontificato di Leone Magno (440-461), verrà poi rinnovato da Niccolò IV (1288-1291), che aveva avviato un progetto di rinnovamento che coinvolgeva le più importanti chiese romane dedicate alla Vergine (Santa Maria in Aracoeli e Santa Maria in Trastevere). Il nuovo mosaico absidale venne terminato intorno al 1296, secondo quanto si sarebbe ricavato da un’iscrizione – oggi scomparsa – inserita dall’autore, accanto alla figura di san Francesco: &#8220;JACOB TORRITI PICTOR H. OP. MOSIAC FEC&#8221; –.</p>
<p>Il ciclo si snoda in due parti: la conca absidale e la fascia sottostante. Nella conca viene rappresentata l’Incoronazione di Maria tra i santi (Giovanni Battista, Giovanni Evangelista, e Antonio a destra, Pietro, Paolo e Francesco a sinistra. La presenza dei santi francescani è certamente legata al fatto che papa Niccolò IV è stato il primo papa francescano della storia). Gesù Redentore è raffigurato nell’atto di presentare Maria incoronata.</p>
<p>L&#8217;Incoronazione di Maria ha anche un significato sponsale, poiché Maria rappresenta l&#8217;umanità-Chiesa che viene assunta da Cristo che la ama come sua sposa, legandosi d&#8217;amore eterno a lei. Lo precisa l&#8217;iscrizione sottostante che fa esplicito riferimento al talamo:</p>
<p>“Maria Vergine assunta all&#8217;eterea dimora, dove il Re dei Re siede sul talamo stellato, la Santa Madre di Dio è elevata ai Regni celesti al di sopra dei cori angelici”.</p>
<p>Al di sopra della scena dell&#8217;Incoronazione troneggia una piccola croce, a rappresentare Dio Padre che benedice e avvolge ogni cosa. Ai piedi del trono si trovano la luna e il sole, simboli del tempo dominato dall’eternità; sui due lati, i committenti Niccolò IV e il cardinale Colonna rappresentati in dimensioni più piccole rispetto al resto.</p>
<p>Nella parte rimanente dell’abside, la decorazione è a racemi, che si originano da due tronchi rappresentati all’estremità del mosaico. Nell’ordine inferiore del catino absidale, sono rappresentate cinque scene della vita della Madonna: l’Annunciazione e la Natività a sinistra; l’Adorazione dei Magi e la Presentazione nel Tempio a destra; al di sotto dell’incoronazione e al centro di questa fascia, vi è la Dormitio, modello tipico dell’iconografia bizantina, propagatosi in Occidente a seguito delle Crociate. La Vergine appare distesa su un letto, gli angeli sono pronti a sollevare in Cielo il suo corpo, mentre Cristo tiene tra le sue braccia l’anima bianca di Maria. Torriti inserì nella scena anche due piccole figure di francescani.</p>
<p> Inoltre, la scelta di collocare la Dormitio al di sotto dell’Incoronazione, serve non solo ad aumentare l’impatto “drammatico” della narrazione, ma anche a sottolineare la vicenda ultraterrena che coinvolge Maria.</p>
<p>Nella testata sinistra, san Girolamo spiega le scritture alle due discepole Paola ed Eustochio; in quella destra, san Matteo predica agli Ebrei. I mosaici rimandano al fatto che, proprio nella Basilica, vengono custodite le reliquie di san Matteo e del corpo di san Girolamo, traslato da Betlemme al tempo dell’invasione araba.</p>
<p>Ai loro piedi il sole e la luna e intorno cori di angeli adoranti a cui si aggiungono S. Pietro, S. Paolo, S. Francesco d&#8217;Assisi e il papa Niccolo IV a sinistra; Giovanni Battista, Giovanni Evangelista, Sant&#8217;Antonio e il donatore Cardinal Colonna a destra.</p>
<p><strong>PORTA SANTA E TOMBA DI PAPA FRANCESCO</strong></p>
<p>In questa basilica così straordinaria, sono entrato per la Porta Santa ed ho sfilato, assieme a centinaia di altri pellegrini e devoti, dinanzi alla tomba di Papa Francesco, di cui ho apprezzato la sobrietà, anche se pensando alla posizione in cui è collocata, mi è venuto il maligno dubbio che il Pontefice defunto non ambiva ad un luogo di riposo propriamente defilato; poi ho visitato le varie cappelle, vagando in lungo e in largo per le navate.</p>
<p><strong>LA CONFESSIONE</strong></p>
<p> Infine, voltando le spalle, col dovuto rispetto, alla tomba del già ricordato Bernini e famiglia, ho compiuto, dopo anni, quello cui stavo meditando da tempo: mi sono inginocchiato davanti ad un confessionale, di quelli come Dio comanda, con tanto di inginocchiatoio e grata; all’interno un paziente frate domenicano ha ascoltato la mia confessione ed assolto dai peccati.</p>
<p>Mi ha fatto pensare, questa figura di sacerdote, che si trova per qualche ora al giorno ad ascoltare le peggio cose che raccontano i penitenti, ammannisce loro qualche parola di circostanza e li assolve.</p>
<p>La direzione spirituale è un’altra cosa, non paragonabile alla confessione e capisco il valore di svolgere questo servizio, ma avvertivo come “stonate”, di maniera, le sue parole, né avrebbe potuto essere diversamente ma tant’è, la confessione è valida e questo è ciò che importa.</p>
<p><strong>IL POLO MUSEALE</strong></p>
<p>Riconciliato col Signore, mi sono diretto alla biglietteria del polo museale, con lo scopo di accedere ai mosaici che troneggiano nella loggia e che erano decenni che speravo di poter un giorno visitare.</p>
<p>Qui si è svolto un piccolo teatrino: un giovane, gentile nei modi e minuto di costituzione, addetto alla sorveglianza dell’accesso è stato catapultato in biglietteria a sostituire l’addetta, in pausa.</p>
<p>Con grande cortesia invitava ad attendere il ritorno della collega, non avendo lui la possibilità di stampare i biglietti: a stressarlo una guida turistica che si lamentava (inutilmente) del protrarsi dell’attesa.</p>
<p>A dare conforto al poverino che stava visibilmente sulle spine, è arrivata una folata di vento che ha scompaginato i biglietti, facendoli volare in una lunga striscia lungo il pavimento: impietosito mi sono offerto di aiutarlo a sistemarli, cosa che abbiamo compiuto in alcuni minuti, evitando danni peggiori.</p>
<p>Mentre il giovanotto si profondeva in mille (superflui) ringraziamenti, una signora, elle pure in attesa, lo invitava a concedermi un biglietto omaggio; la cosa buffa è stata che, finalmente tornata l’addetta, la signora mi ha rivelato di essere disabile (ma non si vedeva proprio) e di avere la possibilità di far entrare gratuitamente anche un accompagnatore, offrendomi l’opportunità di approfittarne.</p>
<p>Ho rifiutato, rispondendo che, visto che quei denari (7,50€) andavano al Vaticano, che ne ha bisogno, preferivo pagare: la signora, sempre con estrema cortesia, ha commentato ironicamente la mia affermazione, e tutto è finito lì.</p>
<p>Sono finalmente salito sulla loggia, controllandomi il biglietto da solo; mi permetto di consigliare al responsabile, che immagino non sia il cardinale Rolandas Makrickas, arciprete della basilica ma sicuramente qualcuno che a lui risponde, di meglio organizzare questo servizio.</p>
<p><strong>LA LOGGIA DELLE BENEDIZIONI E I MOSAICI</strong></p>
<p>Sono riuscito, comunque, nel mio intento, e sono finalmente arrivato nella Loggia delle benedizioni; la tentazione di affacciarmi è stata talmente forte che non ho potuto trattenermi dall’avvicinarmi alla balaustra ed osservare il popolo di Dio brulicante al di sotto.</p>
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<p>Mi stava scappando anche una veloce allocuzione con benedizione ma il timore di subire un TSO (trattamento sanitario obbligatorio) mi ha indotto a più sobri comportamenti.</p>
<p>Questi pensieri mi hanno confermato nella giustezza della scelta di non intraprendere la carriera ecclesiastica anche se confesso ancora una volta che il ruolo di Maestro delle Celebrazioni Liturgiche Pontificie sarebbe stato il ruolo adeguato alle mie passioni clericali.</p>
<p>Veniamo ai mosaici, “racchiusi” da 4 angeli di grandi dimensioni che contornano lo spazio circostante: sono opera di Filippo Rusuti, allievo di Jacopo Torriti (l’autore dei mosaici dell’abside) e di Pietro Cavallini; sono divisi in due registri, sarebbero stati realizzati in periodi diversi: la parte superiore prima del 1297, anno in cui i Colonna, che avevano commissionato l’opera, furono messi al bando da Bonifacio VIII; quella inferiore si collocherebbe intorno al 1306-1308, periodo della riabilitazione del casato, a opera di Clemente VII.</p>
<p>Al ciclo superiore è certo che vi lavorò direttamente il Rusuti, come testimoniato dalla scritta &#8220;Philippo Rusuti fecit hoc opus&#8221;, che campeggia ai piedi del Cristo in trono tra angeli e santi. Gesù viene rappresentato secondo la classica iconografia bizantina, inserito all’interno di un clipeo a fondo blu, mentre lo sfondo dell’intero mosaico è dorato. Cristo, assiso in trono, reca in mano il libro aperto in cui si legge “Ego sum lux mundi”, mentre con la mano destra effettua un gesto che è sia quello della adlocutio (riservato alla massima autorità che prende la parola), sia quello della benedizione. Le fonti attestano anche la presenza, prima dei restauri, delle figure del cardinale Iacopo Colonna e di suo fratello Pietro, ma non del papa Niccolò IV. Essendo morto il papa nel 1292, se ne potrebbe dedurre che la parte alta del mosaico venne probabilmente conclusa posteriormente a questa data. Affiancano il Cristo quattro angeli, e quattro animali, simbolo dei quattro Evangelisti. Sono poi presenti, a sinistra del Cristo, la Vergine Maria, S. Paolo, S. Giacomo e S. Girolamo, mentre, alla destra, S. Giovanni Battista, S. Pietro, S. Andrea e S. Matteo.</p>
<p>Il ciclo inferiore, intervallato da un grande rosone a vetrata (quest’ultima rifatta nel 1995) attorno a cui sono collocati gli stemmi dei Colonna, narra la leggenda (o storia) del Miracolo della neve.</p>
<p>Il primo mosaico rappresenta papa Liberio, che in sogno vede la Vergine Maria. Ai piedi del pontefice appare uno scriba, o un curiale, elemento probabilmente aggiunto in fase di restauro.</p>
<p>La seconda scena rappresenta il sogno – di identico contenuto – avuto dal patrizio Giovanni. Questi, come illuminato da un raggio, appare accanto a una persona di servizio e a un&#8217;altra figura che dorme. La Vergine è indicata anche dalla M greca con l’accento circonflesso (abbreviazione di “Mētēr”, “madre” in greco), e la T (theta) e la Y (upsilon) sempre con l&#8217;accento circonflesso che indicano l&#8217;abbreviazione di “Theou”, “di Dio”, quindi “Madre di Dio”).</p>
<p>Il quarto mosaico descrive l’incontro tra Giovanni e Liberio, nel momento in cui il primo narra il proprio sogno al secondo. L’evento viene ambientato in S. Giovanni in Laterano.</p>
<p>L’ultima scena musiva mostra il Salvatore e la Vergine che fanno scendere la neve sull’Esquilino, mentre il papa, con a seguito il clero romano e Giovanni, delinea sulla coltre di neve la pianta dell’antica Basilica.</p>
<p><strong>IL MUSEO</strong></p>
<p>Ho poi visitato il museo, dove ci sono il bellissimo Presepe di Arnolfo di Cambio e la “Casula di San Girolamo”, rarissimo esempio di paramento liturgico medioevale: questa è la sala tematica dedicata alla Betlemme di Occidente; ci sono poi la sala dedicata alla Madonna della Neve e quella pensata per la Salus Populi Romani.</p>
<p><strong>I QUATTRO ANGELI</strong></p>
<p>Due parole anche per i quattro angeli in marmo bianco che racchiudono la Loggia; inutile dire che mi sono molto piaciuti; sono opera di Pietro Bracci scultore del Settecento famoso per avere scolpito Oceano, la figura centrale della Fontana di Trevi.</p>
<p>Questi angioletti di ragguardevoli dimensioni, sono stati definiti non a caso monumentali, sormontavano originariamente il baldacchino dell’Altar maggiore, concepito da Ferdinando Fuga, un architetto incaricato dei restauri della basilica da Papa Benedetto XIV, in vista del giubileo del 1750.</p>
<p>Il loro spostamento nella Loggia delle Benedizioni risale al recente anno 1932, chissà per quale motivo.</p>
<p>Un piccolo museo ma da non perdere.</p>
<p>Estasiato da tanta bellezza, me ne sono tornato all’interno della basilica per poi prenderne congedo in vista di nuove tappe.</p>
<p>Roma, 30 ottobre 2025, memoria del Beato Alessio Zaryckyj, <i>Sacerdote e martire</i></p>
<p>&#8211; 2923</p>


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		<title>Alphonse Mucha a Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Dec 2025 17:13:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mostre e musei]]></category>
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		<category><![CDATA[spiritismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo il sit in sindacale di cui ho già parlato, trovandomi a Roma ho messo come primo obiettivo una nostra temporanea dedicata ad un artista molto particolare: Alphonse Mucha. Il luogo è Palazzo Bonaparte, un bel posto, l’addetto alla biglietteria un giovane biondo coi ricci, che mi ricorda un giovane etrusco (chissà poi se gli [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dopo il sit in sindacale di cui ho già parlato, trovandomi a Roma ho messo come primo obiettivo una nostra temporanea dedicata ad un artista molto particolare:<strong> Alphonse Mucha</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il luogo è <strong>Palazzo Bonaparte</strong>, un bel posto, l’addetto alla biglietteria un giovane biondo coi ricci, che mi ricorda un giovane etrusco (chissà poi se gli etruschi erano biondi e riccioluti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cortesissimo, ci intratteniamo sui biglietti: quello &#8220;ridotto&#8221; per le forze dell’ordine usufruisce dello sconto stratosferico di ben euri 1 (stessa riduzione per gli anziani non over 65, come di solito, ma con ben 70 primavere compiute; quando me lo dice rispondo rinunciando perché mi sembra uno sconto ridicolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giovane mi ribatte: “ci si paga un caffè”, ottimista, non deve essere mai venuto in visita a Parma, poi conclude con un soddisfatto: “almeno potrà vantarsi di avere ottenuto lo sconto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ringrazio l’organizzazione ma fare uno sconto di un euro su 18 meglio evitarlo, si fa più bella figura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La mostra devo dire che è bella, merita la visita.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Le immagini sono molto tipiche di una certa epoca, davvero coincidono ed identificano quel periodo conosciuto come <strong>Belle Epoque</strong>: l’onnipresente abbondanza di forme voluttuose, floreali, che riempiono ogni dove, quasi una riedizione in forme moderne dell’horror vacui barocco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Protagonista assoluta delle opere di Mucha è <strong>la donna</strong>, <strong>Sarah Bernhardt </strong>ne è la rappresentante più famosa anche se, in realtà, non la collocherei nel novero delle donne create da questo artista; Mucha le rappresenta in una versione diversa dalla fatalona rovina maschi e patrimoni (matrimoni compresi) che trovava tanto spazio in artisti suoi contemporanei, ad esempio la “Regina Semiramide” di Cesare Saccaggi  e “Le tigri” della ceramica della Fabbrica Lenci, autore Sandro Vacchetti; nemmeno somiglia alle donne di Boldini, parigine e non solo, ricche, consce di una libertà e posizione sociale di primo rilievo, sfacciate nell’esibizione di una sicurezza di sé che sembrano anticipare tante future battaglie sui diritti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le donne di Mucha rimandano ad un <strong>mondo astratto, stereotipato ma positivo</strong> dove la donna non è pericolosa ma desiderabile, tanto da costituire il veicolo per pubblicizzare qualsiasi prodotto: la trovi assieme a gustose praline, nei menù del ristorante, nelle confezioni di biscotti, nei calendari e nell&#8217;oggettistica.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">I richiami all’antico, la <strong>Venus Pudica</strong> o la <strong>Venere</strong> (straordinaria) <strong>di Botticelli</strong> ed altre opere esposte, a mio parere servono per mostrare le fonti di ispirazione ma non è possibile aggiungere più di tanto: Mucha come ogni altro autore, trae spunto, occasione, dal materiale che ha sottomano o che va a cercarsi, in base a quello di cui dispone o che gli ha suscitato interesse, lo fa proprio e lo riutilizza, come è giusto che sia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La costanza del tema della donna bella e seducente, che unirebbe il passato al presente di Mucha e alla contemporaneità dei tatuaggi a lui ispirati mi sembra un filo rosso troppo scontato e che meriterebbe moti approfondimenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi verrebbe da obiettare, peraltro, che la Venere dei tempi passati era destinata ad un’élite che sapeva decodificarne le riflessioni filosofiche; al contrario le donne di Mucha sono una “banalizzazione” borghese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’opera d’arte diventa <strong>infinitamente riproducibile</strong>, a portata delle tasche di chiunque, come testimonia la pubblicità americana che invita a prenotare presso il proprio giornalaio un’immagine di Mucha a 5 dollari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Modernissimo, questo artista, precursore di tanti movimenti del secolo successivo: a me viene in mente l’infinita riproducibilità delle opere di Andy Warhol e di tutta la pop art.</p>



<p>Temi di enorme portata, non ho le competenze per affrontarli, né è la sede giusta, mi limito a notare che l&#8217;arte, in questo periodo, diventa sempre più patrimonio della borghesia, il bell&#8217;oggetto è a portata di &#8220;quasi&#8221; tutte le tasche, si banalizza e al contempo, con la riproducibilità se ne ha una diffusione che crea un gusto molto più &#8220;popolare&#8221;; non è un caso, credo, che a fine Ottocento nascano <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/moda-e-pubblicita-in-italia-alla-magnani-rocca/" target="_blank" rel="noopener">i grandi magazzin</a>i, a <strong>Parigi</strong> ma ben presto diffusi ovunque (a Milano nel 1877, a Napoli coi magazzini Mele nel 1889).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un precursore dei moderni pubblicitari, quindi onore al merito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro tema molto caro a questo autore è l’<strong>epopea del suo popolo d’origine</strong>, quello boemo ma, lo ammetto, non mi ha suscitato molto interesse, probabilmente a causa della mia poca sensibilità al tema nazionalista (Salvini &amp; Vannacci, forse si esalterebbero) in questo è stato uomo del suo tempo, come tanti artisti di casa nostra, che hanno dedicato opere (anche bellissime) alle imprese guerresche e patriottiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Identica freddezza ho provato di fronte al tema del Pater, che Mucha, <strong>massone pervenuto ai più alti livelli gerarchici</strong>, riteneva il suo capolavoro: spiritismo (all’epoca molto di moda) e filosofia massonica, uno spiritualismo che proprio non è nelle mie corde.</p>



<p>Tutto sommato una mostra interessante, da visitare con attenzione perché testimonianza di un periodo ad un tempo fantastico e critico per i tanti nodi che stanno arrivando al pettine.</p>
<p>Roma, 28 ottobre 2025 festa dei santi Simone e Giuda, apostoli</p>
<p>&#8211; 2925 giorni</p>


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		<title>A Roma col SULPL</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 20 Nov 2025 17:47:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[resoconti]]></category>
		<category><![CDATA[Largo di Torre Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
		<category><![CDATA[SULPL]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un invito a Roma non si rifiuta mai, se poi a farlo sono dei colleghi dell’unico sindacato cui mi onoro di appartenere da decine di anni, il SULPL, l’invito è non declinabile. Levataccia, dunque, per andare in quel di Reggio Emilia, stazione dell’alta velocità e godermi un viaggio in compagnia di persone con le quali [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Un invito a Roma non si rifiuta mai, se poi a farlo sono dei colleghi dell’unico sindacato cui mi onoro di appartenere da decine di anni, il <strong>SULPL</strong>, l’invito è non declinabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Levataccia, dunque, per andare in quel di Reggio Emilia, stazione dell’alta velocità e godermi un viaggio in compagnia di persone con le quali mi trovo da sempre particolarmente bene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato previsto un sit in a Largo di Torre Argentina dove sono intervenuti vari politici del centrodestra, ai quali sono state rappresentate le solite ormai consuete questioni relative allo status della polizia locale in Italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho apprezzato il fatto che i politici sono usciti dai palazzi, anzi dal palazzo, per venirci ad incontrare in piazza. Proprio perché il nostro lavoro è un lavoro di piazza. È un lavoro su strada, è un lavoro pubblico nel senso veramente più profondo di questo termine, senso profondo e positivo. Questo l’ho molto apprezzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rimango tuttavia convinto che non sortirà nessun risultato, come è sempre stato da quando io svolgo questa professione ad oggi: non otterremo alcun risultato o se qualcosa si dovesse muovere, temo che possa essere peggiorativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di questo sono assolutamente convinto, d’altronde non ci sono alternative se non provarci e quindi è stato giusto farlo e sinceramente ci riproverò ancora, nel caso ce ne fosse bisogno, da qui alla pensione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come ben sappiamo c’è stata anche una scissione: una parte di colleghi ha ben pensato di percorrere altre strade, buon per loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da parte mia, nonostante ritenga non convenienti a nessuno le scissioni dell’atomo, un po’come i divorzi, che impoveriscono tutti lasciando strascichi dolorosi; tuttavia, sono ben felice di avere perso una dirigente sindacale che non ho mai stimato; ci ho collaborato, in spirito di disciplina ma obtorto collo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lei e i suoi compagni godano di tutta la fortuna che meritano ed è bene che percorrano strade che ritengono più proficue.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Debbo anche prendere atto che nella realtà in cui lavoro ho perso già ben tre capetti sindacali di spicco ed ho brindato a champagne ogni volta; ne sto allevando uno adesso, spero che porterà buoni frutti.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Pranzo condiviso in piacevole compagnia e poi, secondo consuetudine, ognun per sé Dio per tutti, ovvero ho lasciato i colleghi al treno del ritorno e mi sono dedicato a quelle che sono le consuetudini romane, ormai consolidate, ovvero la visita di chiese, musei, esposizioni temporanee e via elencando.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un primo giorno già pieno di opportunità.</p>



<p>Roma, 28 ottobre, festa dei santi Simone e Giuda</p>
<p>&#8211; 2925 giorni</p>


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		<title>Leone XIV, buon inizio!</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 May 2025 17:17:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[anniversari e ricorrenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Habemus Papam: si è ripetuto il secolare rituale dell’annuncio dell’elezione del successore di Pietro, del nuovo Sommo Pontefice, per me è la quinta volta (da Giovanni Paolo I sono ormai 5 pontefici), il tutto preceduto da una concettosa e fondamentale disquisizione sull’uso del nominativo, genitivo o accusativo riguardo al nome che il Papa ha prescelto.Leonem, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Habemus Papam: si è ripetuto il secolare rituale dell’annuncio dell’elezione del successore di Pietro, del nuovo Sommo Pontefice, per me è la quinta volta (da Giovanni Paolo I sono ormai 5 pontefici), il tutto preceduto da una concettosa e fondamentale disquisizione sull’uso del nominativo, genitivo o accusativo riguardo al nome che il Papa ha prescelto.<br />Leonem, accusativo, se non ricordo male.<br />Sono rimasto perplesso quando il cardinale protodiacono ha pronunciato i nomi di battesimo del Pontefice eletto, poi il cognome ha chiarito tutto; non era tra i papabili che consideravo, né il nome prescelto.<br />Avevo pensato al cardinale Gambetti ed a Gregorio come possibile scelta ma ho scoperto che non sono di spirito profetico dotato, pazienza.<br />Veniamo a Leone: è uscito sulla Loggia delle benedizioni vestito da Papa, come si conviene: un primo gesto significativo e molto apprezzato, il Pontefice si veste da Pontefice, com’è giusto che sia.<br />La scelta del nome: un nome storico, importante, davvero impegnativo da portare.<br />I riferimenti li hanno già fatti tutti i giornalisti: san Leone magno, una figura fondamentale nella storia del cristianesimo, famoso non solo nel suo ruolo di defensor civitatis (salvò Roma dagli Unni di Attila) ma come figura di spicco (attraverso i legati, come si usava un tempo) del concilio di Calcedonia.<br />Attenzione, quindi alla retta dottrina e al primato del Papa.<br />Tra i vari pontefici con questo nome ci sono Leone III che ha incoronato Carlo Magno, con una cerimonia che ha poi creato qualche problema ai loro successori, Leone IX che ha molto lavorato per quella riforma della chiesa che poi prenderà il nome dal più famoso Gregorio VII ed ha visto l’acuirsi dello scontro con la chiesa d’oriente che si separerà proprio nell’anno della sua morte, il famigerato 1054, ed infine si arriva al più noto Leone XIII, Pontefice di enorme rilevanza storica sia per la famosa enciclica Rerum Novarum, sia per l’attività culturale (vedasi il neotomismo di quei tempi).<br />Un nome, insomma che se da un lato ricolloca il nuovo Pontefice nella storia della chiesa, dall’altro indica un certo carattere, d’altro canto il leone non è esattamente una variante dei miti agnellini.<br />Poi, giustamente, è stato ricordato anche che frate Leone è stato il compagno prediletto di san Francesco.<br /> Aggiungiamo che è un monaco, laureato in filosofia e matematica (nessuno è perfetto).<br />Una cosa che mi ha colpito è stato il breve discorso tenuto dalla Loggia delle benedizioni, non improvvisato ma scritto, il che vuol dire che ci ha ben pensato prima.<br />La lettura è stata un modo per evitare errori o dimenticanze, meno spontaneo ma più adeguato alla situazione, ma questo dettaglio potrebbe suggerire che la sua candidatura era già emersa, che non è stata un’elezione improvvisa, tanto che ha avuto il tempo di prepararsi, ma queste riflessioni lasciamole ai feticisti dei dettagli dei conclavi.<br />Contrariamente a quanto hanno affermato alcuni giornalisti, e in continuità coi predecessori, ha fatto qualche riferimento personale, niente di eclatante, ma la sua appartenenza all’ordine agostiniano l’ha messa chiaramente in luce, non foss’altro che per la citazione “Vobis enim sum episcopus, vobiscum sum christianus” (lui l’ha citata in italiano).<br />L’insistenza, infine, sulla pace che non mi è parsa la solita invocazione scontata ma l’invito ad un lavoro di pace che non è solo quella tra gli stati.<br />Il saluto cristologico: Cristo atteso dalle genti, un annuncio non di moda, di questi tempi.<br />Un buon inizio, buon inizio Santità!</p>



<p>Parma, 8 maggio 2025, memoria della Madonna del Rosario di Pompei</p>



<p><br /></p>
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		<title>Santo Natale 2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Dec 2024 17:15:25 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Anche quest’anno è arrivato il santo Natale, una delle più importanti solennità della Santa Chiesa Cattolica Apostolica Romana (e non solo), momento in cui si festeggia un compleanno in absentia ed i regali vanno a tutti meno che al festeggiato.<br />Non mi sottraggo, dunque, al rito degli auguri, d’altronde è risaputo il mio essere un incallito tradizionalista, per i quali ho preso spunto da una lettura di qualche settimana fa, come leggerete se avrete pazienza e tenacia di proseguire nell’impresa di leggere le righe che seguono.<br />Come è mia consuetudine, gli auguri sono destinati agli amici, che sono prossimo, il mio prossimo, ma sono aperti anche ai miei simili, sperando che possano divenire prossimo; di prossimo, vicini (e sagome) tratta Giacomo Contri in questo straordinario post (https://www.giacomocontri.it/2018/10/prossimo-simile-sagoma/).<br />Ecco, dunque, quel che ho pensato per il mio prossimo che geograficamente vive in zone della penisola che vanno dalla Puglia alla Lombardia, per citarne gli estremi confini: ciascuno di loro si senta destinatario particolare.<br />La liturgia dell’ultima domenica del tempo ordinario, quella in cui si festeggia la solennità di Nostro Signore Gesù Cristo re dell&#8217;universo propone un brano del Vangelo di Giovanni molto interessante<br />In quel tempo, Pilato disse a Gesù: «Sei tu il re dei Giudei?». Gesù rispose: «Dici questo da te, oppure altri ti hanno parlato di me?». Pilato disse: «Sono forse io Giudeo? La tua gente e i capi dei sacerdoti ti hanno consegnato a me. Che cosa hai fatto?».<br />Rispose Gesù: «Il mio regno non è di questo mondo; se il mio regno fosse di questo mondo, i miei servitori avrebbero combattuto perché non fossi consegnato ai Giudei; ma il mio regno non è di quaggiù».<br />Allora Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce».<br />Non ci avevo mai prestato attenzione prima ma oggi mi è sembrato di cogliervi un aspetto nuovo.<br />Questo dialogo, ne ha parlato in un libro molto bello, Aldo Schiavone, di cui ho già parlato in altre occasioni, è l’incontro tra due diritti, quelli che Giacomo Contri ha individuato nel primo diritto e secondo diritto.<br />Partiamo dal secondo: esso si identifica col diritto statale, il diritto positivo di cui fonte è lo stato o comunque la pubblica autorità, quello che normalmente identifichiamo con la legge positiva.<br />Il primo diritto è il regime dell’appuntamento, la facoltà di ogni uomo di porre la propria legge di moto, una legge che è costituzionale, cioè istitutiva di un diritto che è prima premiale che penale e che prevede l’esistenza di un altro col quale creare le fattispecie del diritto (di convenienza o di non convenienza).<br />È un diritto che precede quello statale, col quale normalmente non entra in conflitto.<br />Venendo al colloquio evangelico, Pilato chiede a Gesù se sia re: Pilato è un romano, religiosamente probabilmente era molto meno raffinato dei pensatori ebrei coi quali si trovava ad avere a che fare, mentre giuridicamente – parliamo di diritto di Roma – era lui ad essere l’esperto.<br />Ebbene Pilato rivolge una domanda dagli esiti potenzialmente esplosivi, vediamo le alternative.<br />Gesù risponde: “no, non lo sono”; in questo caso è probabile che Pilato lo avrebbe assolto dalle accuse di ribellione a Roma, fatto magari fustigare giusto per adottare una soluzione “democristiana”, oggi si direbbe “cerchiobottista”, ed infine riconsegnato ai giudei, che avrebbero potuto condannarlo per “bestemmia”, senza condanna capitale e persistenza del problema; Gesù avrebbe continuato ad essere una spina nel fianco.<br />Gesù risponde, come ha fatto, cioè: “Tu lo dici: io sono re”; qui sorge un bel dilemma.<br />Se Gesù è davvero un sovrano diventa conseguente che debba essere messo a morte perché potenziale rivoltoso, cosa di cui i romani non erano per nulla contenti, tanto che la condanna era al contempo atroce ed infamante, la crocefissione (in tempi più recenti qualcuno ha teorizzato “colpirne uno per educarne cento”, peraltro non una novità).<br />Però Pilato sembra intuire che i conti non tornano, che la sovranità di cui parla Gesù non è quella di cui lui o meglio Cesare ha da temere.<br />Tanto poco convinto che cerca di salvare il suo prigioniero, che tratta come un interlocutore, non come un nemico.<br />Possiamo sostenere che Gesù è l’incarnazione del primo diritto?<br />Credo di sì: già dall’episodio del pesce e del tributo aveva espresso un principio di non ostilità tra (D)io e Cesare<br />(D)io ha rapporti pacifici con Cesare perché reputa che, seppur con le limitazioni che la vita sociale richiede, esso possa essere utile e propizio, degnandolo della considerazione che merita senza eccessive aspettative (o meglio pretese) poiché è a (D)io che compete l’iniziativa.<br />Cesare ha le sue richieste, il pagamento dell’imposta ad esempio, ma non è l’orizzonte primo o ultimo dell’azione di (D)io: quando le cose vanno bene sono due istituzioni che collaborano pacificamente, una delle quali ha ricevuto la delega a gestire certi affari che sarebbe troppo impegnativo e dispendioso se (D)io avesse da occuparsene continuativamente.<br />Questa sovranità individuale è resa in forma paranoide, e curiosamente divertente se non ci si deve avere a che fare, da quei personaggi che, ogni tanto, &#8220;stalkerizzano&#8221; le pubbliche amministrazioni con certificazioni varie, inviate a quasi tutto il mondo.<br />Ecco il testo introduttivo del loro sito italiano, di questo “movimento” denominato “Noi è, Io sono”, una costola dell’americana One People: <br />“A far data dal 28 novembre 2012, in forza dei documenti Eterni, Universali e Internazionali ad opera di “The One People’s Public Trust 1776″ (OPPT1776), inclusi UCC Doc. #2013032035, #2012127914, #2012127810, #2012127854 e #2012127907, in perpetuo, Doc. #2000043135, anche debitamente registrati nel pubblico registro del Washington District of Columbia, Washington USA, archive.org/details/OPPTUCCFILINGS, è nullo, senza valore o comunque annullato ogni e qualsiasi ATTO COSTITUTIVO, ivi compresi quelli del preteso Governo della società di diritto privato REPVBBLICA ITALIANA (ITALY REPUBLIC OF CIK #: 0000052782; SIC: 8888-FOREIGN GOVERNMENTS), et idem sonans, comprensivo di ogni e tutte le sue abbreviazioni, idem sonans o di altre forme giuridiche incluse, ma non limitatamente a tutte quelle forme di diritto anche conosciute come Codice Civile, Penale, di Procedura Civile, di Procedura Penale, Codice Stradale et al., finanziarie e gestionali e in esso comprese e previste; ogni e tutti gli UFFICI APPARTENENTI, comprensivi di ogni e tutti i FUNZIONARI, ivi inclusi i PUBBLICI UFFICIALI, tutte le Forze dell’Ordine, i DIPENDENTI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, gli ORDINI ESECUTIVI, i TRATTATI, le COSTITUZIONI, i MEMBRI APPARTENENTI, gli ATTI ed ogni e tutti i contratti e accordi ivi inclusi ORDINI PROFESSIONALI, TITOLI, TITOLI ACCADEMICI, DIVIETI o AUTORIZZAZIONI che dovessero essere intervenuti o intervenire in derivazione di questi”.<br />La sovranità di cui parla Gesù è ben diversa, credo non sia difficile intuirlo, dopo queste righe che rendono plasticamente alcune riflessioni: la felix culpa dell’essere privo di istinti dell’uomo è essa stessa un’opportunità, non ci sono meccanismi, che può essere utilizzata per il bene o per il male, ma da questa facoltà non è possibile prescindere.<br />L’uomo è “costretto” a pensare, anche nel più radicale rifiuto di farlo; il suo pensiero è sempre e solo giuridico, come anche i personaggi poco sopra visti certificano.<br />Essere amici, indifferenti o nemici sono le alternative, ma amici di cosa?<br />Del pensiero come legge di moto del corpo nell’universo giuridicamente regolato degli altri corpi, coi quali si possono istituire degli appuntamenti, non esistendo altra modalità di rapporto se non quella dell’appuntamento, anche in questo caso per il bene (soprattutto) o per il male.<br />Gesù luce del mondo, come si festeggia a Natale, è luce del pensiero che inizia finalmente a riconoscere la sua sovranità: resterà ancora una lampada sotto il moggio per secoli fino all’arrivo di un altro amico, ebreo lui pure (e sappiamo il secolare odio per questo popolo), tal Sigmund Freud, che non è rimasto né indifferente né ostile.<br />Fortunatamente non è stato l’ultimo amico, ma questo è un altro discorso.<br />Che sia un Santo Natale &#8211; di amicizia &#8211; per ciascuno!<br /></p>
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		<title>Onomastico di san Roberto (con Elena Ugolini)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Sep 2024 13:28:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 17 settembre ricorre la memoria liturgica di due pezzi da novanta, ben due dottori della chiesa: Ildegarda di Bingen e Roberto Bellarmino; della prima so poco o nulla, del secondo qualcosa in più non foss&#8217;altro perché il suo corpo giace nella chiesa di sant&#8217;Ignazio di Loyola in Roma, dove spesso mi sono recato in [&#8230;]</p>
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<p>Il 17 settembre ricorre la memoria liturgica di due pezzi da novanta, ben due <strong>dottori della chiesa</strong>: <strong>Ildegarda di Bingen</strong> e Roberto Bellarmino; della prima so poco o nulla, del secondo qualcosa in più non foss&#8217;altro perché il suo corpo giace nella chiesa di sant&#8217;Ignazio di Loyola in Roma, dove spesso mi sono recato in visita.</p>
<p>Roberto Bellarmino è anche il santo eponimo del mio caro amico, di venerata memoria, <strong>(san) Roberto Mastri</strong>, che in questo giorno festeggiava l&#8217;onomastico, peraltro a breve distanza &#8211; 5 giorni &#8211; da quello di un&#8217;altra persona a me carissima, <strong>(san) Maurizio Malaguti</strong>.</p>
<p>Entrambi legati, in modo diverso ovviamente alla persona di cui parlerò tra un istante.<br />Mi è, dunque, accaduto che una persona che frequenta casa mia, commentando la <strong>candidatura di Elena Ugolini</strong> alla presidenza della regione, abbia obiettato due difficoltà: che il comando venga esercitato da Roma (quindi una figura debole, eterodiretta) e &#8211; questo è quel che mi ha colpito &#8211; che sia una &#8220;chiesolina&#8221; intendendo una che va in chiesa.<br />Aggiungeva che è ciellina e che bisogna <strong>diffidare sempre di chi va in chiesa</strong>.</p>
<p>Sono rimasto leggermente perplesso e mi sono permesso, lasciandola per un istante di stucco, di precisare che Elena non va sicuramente in chiesa più di me (non è proprio vero, in realtà, ma non perdiamoci in dettagli).<br />Credo sia un pensiero assai diffuso soprattutto in luoghi ove la pratica religiosa è (o è stata in un recente passato) abbastanza elevata ed è un giudizio che nella sua banalità ha una certa efficacia, un po&#8217; come alcune ambigue affermazioni del generale Vannacci (vedi X mas, ad esempio).<br /><strong>Dichiarazioni da bar sport</strong>, quindi, con qualche scheggia di verità, come spesso accade.</p>
<p>Non sta a me, com&#8217;è ovvio, difendere Elena Ugolini, nelle sue convinzioni religiose.<br />Mi sono chiesto quanto la mia frequentazione delle chiese rientri in un giudizio simile e mi sono ri-scoperto infedele e incoerente, indegno e certamente un cattivo esempio.<br />Poi mi sono venute in mente le diatribe che hanno accompagnato pensieri come i miei, non sono stato certo il primo a pensarli, e la frase evangelica per cui <strong>hanno necessità del medico i malati e non i sani</strong>.</p>
<p>Alla coerenza, quindi, occorre prestare una certa attenzione, è una parola pericolosa, pensando alla quale mi viene in mente il <strong>grillo parlante di Pinocchio</strong>, un personaggio poco stimabile ma molto coerente.<br />C’è poi da aggiungere, riguardo al cristianesimo, tutto <strong>l’equivoco della religione</strong>, equivoco credo nato dal fatto che il pensiero del fondatore (tal <strong>Gesù di Nazareth</strong>) è stato custodito e tramandato dai discepoli nelle forme della religione e la religione sappiamo essere quella «formazione di Cultura che ha forma di nevrosi ma generale ossia che <strong>risparmia l’angoscia della nevrosi individuale</strong>, egli (Freud ndr) riordina e rinomina la religione nella categoria dei <strong>sedativi</strong> (distinti in chimici e discorsivi), uno dei quali è detto “religione”».</p>
<p>Nevrosi ossessiva che sistematizza &#8211; ancora la coerenza – ed ha come fine quello di sedare l’angoscia, salvo poi chiamare “felicità” questa sedazione stessa.<br />È merito di <strong>Giacomo Contri</strong> avere ben chiarito una secolare questione portando a conclusione il pensiero di Freud.</p>
<p>Tornando alla frequentazione della chiesa non ha aiutato nemmeno la secolare presenza della chiesa cattolica, specie quando deteneva un certo potere (che le è spesso ancor oggi accreditato, non saprei quanto ingiustamente): ne è derivato un certo <strong>conformismo</strong>, che è tipico di tutte le realtà che gestiscono un qualche potere.</p>
<p>L’accusa di essere “chiesiolina”, insomma, patisce di una cattiva eredità storica ma non solo.<br />Alla chiesa, ed ai cosiddetti fedeli, viene chiesto di pagare il dazio di tutte le irresolutezze di cui è costellata la sua storia religiosa, nella forma nevrotica sopra descritta.<br />Oggi, con <strong>la perversione </strong>(diceva Freud che la nevrosi è la negativa della perversione e Contri aggiunge che la perversione è terra di missione della nevrosi)<strong> che dilaga</strong>, la nevrosi è irrisa come ipocrisia, incoerenza ed il cristianesimo continua ad essere ingenuo quando va ancora bene.</p>
<p><span style="font-size: inherit; color: initial;">Continuo a sostenere convintamente Elena Ugolini.</span></p>
<p>Parma, 17 settembre 2024 memoria di san Roberto Bellarmino e santa Ildegarda di Bingen</p>
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		<title>C&#8217;è chi si laurea e chi dice no, a Modena</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jul 2024 12:02:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Modena è il trait d&#8217;union del tutto casuale, sia geograficamente sia temporalmente, di due eventi tra loro del tutto indipendenti. Procediamo con ordine: era l&#8217;11 settembre dello scorso anno ed in compagnia di vari colleghi iniziammo la trasferta verso quel di Barletta, per ricordare e commemorare il tragico eccidio nazista che vide coinvolti 11 vigili [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Modena è il trait d&#8217;union del tutto casuale, sia geograficamente sia temporalmente, di due eventi tra loro  del tutto indipendenti.</p>



<p>Procediamo con ordine: era l&#8217;11 settembre dello scorso anno ed in compagnia di vari colleghi iniziammo <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/trasferta-a-barletta/" target="_blank" rel="noopener">la trasferta verso quel di Barletta</a>, per ricordare e commemorare il tragico <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/eccidio-di-barletta/" target="_blank" rel="noopener">eccidio nazista</a> che vide coinvolti 11 vigili urbani, di cui solo uno sopravvisse, e 2 netturbini.</p>



<p>Parte dell&#8217;allegra comitiva erano anche due giovani pargoli, uno dei quali è assurto all&#8217;impegnativo ruolo di mio prediletto, l&#8217;ottimo Zeno.</p>
<p>Simpatico, estroverso, cortese e con idee professionali molto chiare, condivisibili nella quasi totalità: insomma una buona miscela di entusiasmo giovanile (probabilmente un po&#8217; da controllare) e chiarezza di idee sulla nostra professione, uno di quei giovani coi quali sono certo che mi sarei trovato molto in sintonia ai tempi in cui ero il capetto dell&#8217;ufficio di polizia giudiziaria in quel di Modena.</p>
<p>Ho saputo e me ne rallegro molto, che questo baldo giovanotto si è laureato, non il primo né l&#8217;ultimo di professionisti che intendono migliorare le proprie conoscenze e competenze.</p>
<p>Con grande piacere e soddisfazione partecipo della sua gioia e gli auguro ogni fortuna per il futuro, avendo la certezza che opererà bene.</p>
<p>Contraltare a questo bel momento, la lettura di un paio di <a href="https://www.lapressa.it/rubriche/pressa_tube/modena-consigliere-pd-ma-quale-taser-alla-polizia-local-anche-la-p" target="_blank" rel="noopener">articoli di giornale</a>, dedicati all&#8217;intervento di un consigliere comunale modenese, tal Vittorio Reggiani, ovviamente in quota PD e sfortunatamente appartenente al mondo cattolico.</p>
<p>Questo consigliere ha dichiarato di non provare particolare entusiasmo per il taser ed anzi vedrebbe bene la polizia locale disarmata, cioè senza pistola; certo con un manganello tipo bobby inglese perché un po&#8217; di difesa va concessa a chiunque, ma la pistola &#8230;</p>
<p>La polizia municipale (che sia diventata locale è sfuggito al nostro ottimo amministratore) col manganello mi ha fatto davvero sorridere perché, se non fosse per il riferimento ai civilissimi bobbies della perfida Allbione, il nostro consigliere dovrebbe ricordare che il termine manganello è indissolubilmente legato ad un inglorioso passato (che è bene che resti tale).</p>
<p>A cosa mi riferisco?</p>
<p>Ad esempio ai tentativi poetico religiosi (prima dei cattocomunisti non sono mancati i cattofascisti) di un giornalista del tempo che fu, Asvero Gravelli, che non risparmiò ai suoi contemporanei queste rime da far impallidire Dante e Petrarca:</p>
<p>«O tu santo Manganello<br />tu patrono saggio e austero,<br />più che bomba e che coltello<br />coi nemici sei severo.<br />O tu santo Manganello<br />di nodosa quercia figlio<br />ver miracolo opri ognor,<br />se nell&#8217;ora del periglio<br />batti i vili e gli impostor.<br />Manganello, Manganello,<br />che rischiari ogni cervello,<br />sempre tu sarai sol quello<br />che il fascista adorerà.<sup id="cite_ref-9" class="reference"></sup>»</p>
<p>Quindi, caro Reggiani, piano coi manganelli.</p>
<p>Ho sentito l&#8217;audio delle sue dichiarazioni, fantastiche: &#8220;Alla polizia locale darei un ruolo di controllo sociale&#8230;&#8221;, chissà cosa intende con questo termine, unito poi a manganello,  che mi suscita i brividi in ogni parte del corpo.</p>
<p>E continua: &#8220;La sicurezza la si ottiene passando dalla coesione sociale e dalla attenzione al territorio&#8221;; chissà cosa intende con coesione sociale, meglio non indagare.</p>
<p>L&#8217;ennesima dimostrazione che la melassa cattocomunista opporrà sempre e comunque resistenza ad una ridefinizione del ruolo della polizia locale, in chiave più moderna cioè adeguata alle sfide di questo tempo, che non è più quello della nostra famosa ed intoccabile legge quadro del 1986, la numero 65.</p>
<p>Ho scritto intoccabile perché resto convinto che nessuna forza politica abbia l&#8217;intenzione di procedere ad una vera, decente, riforma, con grande delusione degli entusiasti giovanotti neolaureati.</p>
<p>Abbiamo in carica da quasi due anni un governo che, sulla carta, non dovrebbe essere ostile ma c&#8217;è la presenza di un ministro dell&#8217;interno che viene dalla carriere prefettizia, cioè dallo stesso ministero che ci vede, dicendola more parmigiano, &#8220;come un bego nella minestra&#8221; (lascio a chi non è di Parma cercare il significato di bego): da due anni se ne parla, come ne ho sentito parlare dai tempi della mia prima assunzione, ed era il secolo scorso.</p>
<p>Credo che qualcosa arriverà, magari proprio con questo governo, e quel qualcosa sarà o peggiorativo o una mano di vernice sulla legge 65, senza alcuna modifica reale, in modo da permettere alle forze politiche di chiudere, per almeno altri 40 anni, la pratica della riforma.</p>
<p>I cattocomunisti, la cgil, i sinistri vari e compagnia cantante sappiamo che continueranno a dire no.</p>
<p>La speranza, per i giovani come l&#8217;ottimo Zeno, si fa sempre più flebile.</p>
<p>Parma, 24 luglio 2024, memoria di Santa Cristina di Bolsena martire</p>



<p>postilla</p>
<p>Dopo la pubblicazione di questo post ho scoperto un&#8217;ultima dichiarazione di un insigne politico, il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri: “la polizia locale non può fare arresti”.</p>
<p>Senza troppo impegno ho guardato il suo profilo su wikipedia ed ho scoperto che non si tratta di un dilettante della politica ma di intellettuale (qualità che non si nega a nessuno ormai) di lungo corso, che ha ricoperto incarichi prestigiosi sia a livello europeo che italiano, tra i quali ministro dell&#8217;economia e delle finanze, nel governo Conte II (qualche motivo di imbarazzo a fare il ministro con Conte lo avrei provato, ma le comodità di certe poltrone attutiscono alquanto).</p>
<p>Continua wikipedia: &#8220;È professore associato di Storia contemporanea all&#8217;Università degli Studi di Roma &#8220;La Sapienza&#8221;<sup id="cite_ref-4" class="reference"></sup> ed è vicedirettore della Fondazione Istituto Gramsci<sup id="cite_ref-5" class="reference"></sup>. È autore di numerosi libri ed articoli sulla storia italiana e internazionale del XX secolo e sul processo di integrazione europea. Collabora a diversi quotidiani e riviste e ha diretto il Rapporto annuale sull&#8217;integrazione europea per l&#8217;editore Il Mulino.<sup id="cite_ref-6" class="reference"></sup></p>
<p>Serve precisare che è del PD?</p>
<p>Poiché mi rifiuto di credere che cotanto personaggio ignori il lavoro quotidiano di tanta parte dei suoi dipendenti, le migliaia di operatori della polizia locale di Roma, mi sento di poter considerare la sua dichiarazione come una gaffe, a portata di lingua di chiunque sia tanto indaffarato e su tanti fronti.</p>
<p>Niente più di una gaffe, che merita indulgenza ed induce pure una tal qual simpatia.</p>
<p>Vedo pericolosamente vacillare il trono del ministro Gennaro Sangiuliano ma alle prossime olimpiadi potremmo avere una squadra di gaffeur competitiva ai massimi livelli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/ce-chi-si-laurea-e-chi-dice-no-a-modena/">C&#8217;è chi si laurea e chi dice no, a Modena</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress">Cogito ergo adsum</a>.</p>
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