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	<title>Forlì Archivi - Cogito ergo adsum</title>
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	<description>Was du ererbt von deinen Vätern hast, / Erwirb es, um es zu besitzen</description>
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	<title>Forlì Archivi - Cogito ergo adsum</title>
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		<title>Barocco Il Gran Teatro delle Idee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 15:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mostre e musei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La potrei definire la settimana del barocco per via di una casuale coincidenza: dopo la scorpacciata berniniana di Roma di sabato 6 giugno, ecco di nuovo a baroccarmi in quel di Forlì dove i Musei Civici di san Domenico, come di consueto, organizzano un evento importante, stavolta dedicato al barocco. Il titolo esatto è “Barocco [&#8230;]</p>
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<p>La potrei definire la settimana del barocco per via di una casuale coincidenza: dopo la scorpacciata berniniana di Roma di sabato 6 giugno, ecco di nuovo a baroccarmi in quel di Forlì dove i Musei Civici di san Domenico, come di consueto, organizzano un evento importante, stavolta dedicato al barocco.</p>
<p>Il titolo esatto è “Barocco Il Gran Teatro delle Idee”.</p>
<p>Come faccio ogni volta che passo per Forlì, se posso, è  immancabile una visita al cimitero, a salutare l’amico (san) Roberto Mastri, di venerata memoria.</p>
<p>La sua tomba, devo ammetterlo, si trova in posizione assolutamente infelice poiché pur essendo vicinissima all’ingresso si trova esposta al sole per l’intera giornata o quasi, così ogni volta che ci passo trovo piantine rinsecchite.</p>
<p>Mi sono ispirato ad un episodio della serie “The young Sheldon” che mi sta appassionando proprio come “The big bang theory”: la famosissima “Nonnina”, Connie, si reca al cimitero, presso la tomba del marito e si intrattiene a parlare con lui raccontandogli  quel che le stava capitando.</p>
<p>Niente di strano mi direte, sono d’accordo ma quella scena mi ha intenerito, l’ho trovata molto commovente senza essere patetica o melanconica; Connie non andava a piangere e lamentarsi.</p>
<p>L’ho maldestramente imitata: mi sono seduto sulla lapide, ormai quasi rovente, abbacinato dal sole, a raccontare le mie avventure e le arrabbiature, ovviamente piangendo perché non riesco ad andare a trovare i miei cari senza versare copiose lacrime.</p>
<p>Per evitare l’arrostimento del fondoschiena mi sono poi allontanato dal cimitero in direzione della mostra.</p>
<p>Lo dico in anticipo: mi è piaciuta, una bella esposizione ma devo avanzare una critica, era troppa.</p>
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<p>Sto imparando, col tempo, che è meglio gustare le cose belle poco alla volta, con moderazione, mentre quando ci sono troppe opere da vedere l’attenzione sfugge e rimane molto meno nella memoria; è un’altra banalità, avrete pazienza.</p>
<p>La mostra mi incuriosiva molto perché il barocco è da sempre il mio stile: non ho detto il mio stile preferito, ma il mio stile; non lo rinnego, non ci muovo guerra, quando sarà il momento cadrà come una scoria inutile ma al momento ancora mi ci ritrovo pienamente.</p>
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<p>Mi riferisco al barocco romano ma se ripenso ad alcune chiese ed oratori di Palermo o alla Hasamkirche di Monaco di Baviera e alle tante chiese della Spagna che ho avuto il piacere di visitare, ecco quello è il mio barocco: eccessivo, smodato, teatrale, coinvolgente, stuporoso.</p>
<p>Ci aggiungo anche una considerazione di Giacomo Contri che da sempre ha lasciato il segno: “non è vero niente”!</p>
<p>Egli ha anche sostenuto che la categoria “barocco” non è cattolica, anzi è indifferente alla questione credente / non credente; è uno “spirito”. Cultura-Civiltà (<a href="https://www.giacomocontri.it/2009/09/nuvole-o-non-e-vero-niente/">https://www.giacomocontri.it/2009/09/nuvole-o-non-e-vero-niente/</a>), oggi imperante.</p>
<p>Visitando la mostra, con l’ultima parte dedicata ad autori del Novecento mi è venuta la domanda se esista il barocco eterno, se sia, una categoria dello spirito che attraversa i secoli permeando di sé le varie culture.</p>
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<p>Mi verrebbe da rispondere positivamente; proprio mentre scrivo mi viene da stabilire una correlazione tra il barocco ed il mito di Sisifo, azzardato non v’è dubbio ma l’idea è questa: Sisifo lavora per portare il masso fino alla cima del monte da dove inevitabilmente cadrà giù sul versante opposto.</p>
<p>In realtà Sisifo fatica ma non lavora, condannato (condannato da chi?) a ripetere senza scopo un comportamento afinalistico per l’eternità; in cosa ci trovo analogie col barocco? Mi è venuto in mente questo: il barocco è preda dell’horror vacui, ha paura di un posto occupabile, la sovraproduzione, interminabile, cerca di chiudere ogni buco, di riempire continuamente, ma così facendo crea nuovi vuoti da riempire, in un eterno ripetersi di fronzoli, volute e sovrastrutture che contemporaneamente occultano e rendono manifesto un lavoro che non può trovare pace.</p>
<p>Giacomo Contri legava barocco e docetismo: il docetismo, eresia cristologica nata dal brodo di coltura gnostico, incentra tutto sull’apparenza; Cristo non si è realmente incarnato, non ha realmente vissuto l’episodio della crocefissione e, quindi, non è morto né risorto.</p>
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<p>Tutta apparenza: non a caso hanno grande successo illusioni, giochi di prospettiva (vedi quella splendida in Palazzo Spada opera di Borromini), trompe-l&#8217;œil, quadrature (Andrea Pozzo alla chiesa di Sant&#8217;Ignazio a Roma e la Jesuitenkirche di Vienna) e anamorfosi.</p>
<p>Sottolineo che questa apparenza viene celata da un lavorio intellettuale raffinatissimo: le menti più acute di quel periodo vi hanno contribuito, si potrebbe dire senza risparmio.</p>
<p>Figure come Urbano VIII Barberini ed il mio amatissimo Gian Lorenzo Bernini (assieme ai tantissimi altri, partendo da Borromini) hanno lasciato una traccia eterna sia per come hanno caratterizzato Roma sia per come hanno esportato a livello mondiale il pensiero della Controriforma e dello stile che l’ha incarnata.</p>
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<p>Sempre Giacomo Contri lega il barocco alla pop art e Maria Delia Contri, in un intervento al Simposio del 2013 utilizza come titolo “Barocco for ever”.</p>
<p>Barocco eterno! Ci avevano visto con chiarezza.</p>
<p>Anche se Severino Boezio ha chiarito la differenza tra eterno e perpetuo e si dovrebbe correttamente parlare di barocco perpetuo, continuo ad utilizzare barocco eterno richiamandomi a ben più illustri precedenti, ma non insisto in merito.</p>
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<p>Tornando alla mostra forlivese, la quantità di opere esposte era tale da stordire, distrarre, come se avessero voluto mostrare tutto di un momento culturale che era onnipervasivo e, ancora una volta, talmente eccessivo da non essere mai totalmente esaustivo nei dettagli.</p>
<p>Non mancavano pezzi pregevolissimi, questo non è in discussione, ma insomma la mostra stessa mi è parsa barocca e tuttavia ho apprezzato molto la parte finale dedicata al Novecento.</p>
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<p>Non tanto e non solo perché mostrava i richiami espliciti degli artisti di quel periodo ai predecessori barocchi ma per via del discorso di prima sulla perpetuità del barocco come indefesso lavoro inconcludente; da allora non è che siamo migliorati, com’è sotto gli occhi di chiunque.</p>
<p>Forlì, 9 giugno 2026 memoria di Sant&#8217;Efrem, diacono e dottore della Chiesa</p>
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		<title>Una giornata particolare a Forlì</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 07 Jul 2024 14:39:09 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cene incontri occasioni varie]]></category>
		<category><![CDATA[Dialoghi delle carmelitane]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì]]></category>
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		<category><![CDATA[museo civico di san Domenico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ebbene sì, mi sono concesso un&#8217;uscita, in quel di Forlì, avendo desiderio di visitare quella fantastica mostra in corso al Museo Civico di san Domenico, dedicata ai Preraffaeliti e non solo quello. La prima tappa è stata dedicata ad un momento, breve, di sosta presso il Cimitero Monumentale della città: questo pensiero mi accompagnava da [&#8230;]</p>
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<p>Ebbene sì, mi sono concesso un&#8217;uscita, in quel di Forlì, avendo desiderio di visitare quella <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/i-preraffaeliti-a-forli/" target="_blank" rel="noopener">fantastica mostra</a> in corso al <strong>Museo Civico di san Domenico</strong>, dedicata ai Preraffaeliti e non solo quello.</p>
<p>La prima tappa è stata dedicata ad un momento, breve, di sosta presso il <strong>Cimitero Monumentale</strong> della città: questo pensiero mi accompagnava da tempo, il desiderio di fermarmi alcuni istanti sulla tomba che accoglie i resti mortali del mio compianto amico <strong>(san) Roberto Mastri</strong>, di venerata memoria.</p>
<p>La commozione l&#8217;ha fatta da padrona, inutile dirlo, ma l&#8217;importanza della presenza di (san) Roberto nella mia vita è un dato innegabile.</p>
<p>Pensando a lui, alla responsabilità che gli avevo attribuito, mi tornano sempre in mente i famosissimi &#8220;<strong>Dialoghi delle Carmelitane</strong>, di Georges Bernanos ma non aggiungo altro se non l&#8217;invito a leggere questa opera, per chi non l&#8217;avesse ancora fatto.</p>
<p>Dopo questo momento corroborante, ho l&#8217;occasione di incontrare un altro caro, carissimo amico, il <strong>buon Agostino</strong>, che avevo invitato a farmi compagnia nella visita alla mostra (che si è rivelata all&#8217;altezza delle aspettative).</p>
<p>Dopo un deludente pasto presso il centro commerciale vicino alla stazione ferroviaria, ci siamo trasferiti al Museo, ove è accaduto un banalissimo evento che mi ha, però, molto colpito.</p>
<p>Prima di iniziare la visita ci siamo concessi un <strong>caffè al bar del museo</strong>: in fila alla cassa, succede che un giovanotto che ci precede, pagando il suo conto estrae il portafogli, facendo cadere il biglietto della mostra, senza accorgersene.</p>
<p>Io, che gli ero quasi accanto, noto il biglietto e lo avviso di quanto accaduto, chinandomi a raccoglierlo; l&#8217;ignoto giovanotto prende il biglietto, mi ringrazia ed <strong>offre un caffè</strong>.</p>
<p>Non l&#8217;ho accettato, visto che ero con Agostino e non volevo abusare della cortesia del mio ignoto interlocutore ma riconosco di avere commesso un errore.</p>
<p>Non mi era mai accaduto di ricevere, in risposta ad un semplice <strong>gesto di cortesia</strong>, una gentilezza come questa, il che dimostra che c&#8217;è ancora gente che sa stare al mondo, il che non è poco.</p>
<p>Non<strong> rivedrò mai più il protagonista</strong> di questo episodio, che non saprei nemmeno più riconoscere, ma lo ringrazio perché mi ha offerto del materiale su cui lavorare, come purtroppo spesso non mi accade con persone che vedo di frequente o conosco da tempo.</p>
<p>Forlì, 27 giugno 2024 memoria di San Cirillo d’Alessandria, Vescovo e dottore della Chiesa</p>
<p> </p>
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		<title>I preraffaeliti a Forlì</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 Jul 2024 09:25:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mostre e musei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Chi fossero i preraffaeliti più o meno lo sapevo, che mi piacessero non era scontato.Il museo civico di san Domenico, in quel di Forlì, ha organizzato una mostra dedicata a questa confraternita (mi piace, il termine confraternita), molto interessante, che ha meritato la visita che sono riuscito a concedermi, strappandomi un momento dal mio esilio.Non [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Chi fossero <strong>i preraffaeliti</strong> più o meno lo sapevo, che mi piacessero non era scontato.<br />Il museo civico di san Domenico, in quel di Forlì, ha organizzato una mostra dedicata a questa confraternita (mi piace, il termine confraternita), molto interessante, che ha meritato la visita che sono riuscito a concedermi, strappandomi un momento dal mio esilio.<br />Non ho le competenze per elaborare un trattatello in materia per cui rischio di scrivere solo banalità, mi scuserete.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">I preraffaeliti mi richiamano alla memoria un romanzo che, ai tempi della mia giovinezza, era proposto come lettura per ragazzi, ambientato in un medioevo che fungeva da serbatoio per la fantasia un po&#8217; come le opere di Emilio Salgari, Ivanhoe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seconda suggestione: le opere di George L. Mosse dedicate al nazionalismo ed al razzismo, dove si esplicita quell&#8217;elaborazione di idee che hanno a che fare con un passato recuperato per giustificare la politica di potenza del presente, quel brodo di coltura che arriverà a sfociare nella Grande Guerra e che, ancor oggi sembra ripresentarsi in alcuni paesi europei.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era, infatti, il <strong>1848</strong>, quando in Italia si combatteva in varie rivoluzioni, ad esempio le famose 5 giornate di Milano, l&#8217;anno in cui nella più tranquilla perfida Albione nasceva questa confraternita artistica che ebbe breve vita ma i cui influssi condizionarono i successivi sviluppi dell&#8217;arte europea.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>William Holman Hunt</strong>, <strong>Dante Gabriel Rossetti</strong> e <strong>John Everett Millias</strong>, ecco i fondatori: artisti che imputavano a <strong>Raffaello</strong> di avere privilegiato il bello rispetto alla realtà cosicché la pittura successiva si era trasformata in pura accademia, quell&#8217;accademia che essi intendevano abbandonare in favore dei predecessori dell&#8217;Urbinate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un ritorno al <strong>Medioevo</strong> ed al <strong>Rinascimento</strong>, rivisitati secondo il loro pensiero, quindi molto romantici, artigianale, una reazione alla &#8220;trionfante&#8221; rivoluzione industriale, con annessi e connessi a livello sociale ma anche di produzione industriale.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



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<p class="wp-block-paragraph">Pittori medioevali e rinascimentali, quindi, ma anche <strong>Dante</strong> e <strong>Shakespeare</strong>, autori adattissimi a fungere da ispiratori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Venendo a Forlì, le numerosissime opere accompagnano il visitatore a scoprire questo mondo, con dovizia di variazioni sui temi; come sempre accade, di tanta bellezza alcune cose rimangono a scapito di altre (gli psicologi, i neo sacerdoti di oggi direbbero: &#8220;cosa ti sei portato a casa?&#8221;).</p>



<p class="wp-block-paragraph">I <strong>fiori</strong> sicuramente: dalle nature morte dei fiamminghi è risaputo che amo moltissimo i fiori ed apprezzo la capacità di rappresentarli con estrema accuratezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



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<p class="wp-block-paragraph">Immagino che il loro utilizzo avesse anche risvolti simbolici che io ignoro ma li ho apprezzati comunque, a prescindere: il quadro permette di mescolare e far convivere fiori e valorizzare colori e contrasti che sono da sempre uno degli aspetti che più mi coinvolge.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un trionfo di fiori ha inebriato i miei sensi nell&#8217;opera &#8220;Tiziano mentre prepara i colori per il suo primo dipinto&#8221; di <strong>William Dyce</strong>: tra le mani del giovane Tiziano ed i suoi piedi fanno bella mostra numerosi e colorati fiori, rappresentati a fianco di un&#8217;ampolla, dettaglio di squisita fattura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma anche un autore a me sconosciutissimo, tal <strong>Charles Allston Collins</strong>, si è dato da fare coi fiori, in un&#8217;opera il cui titolo è lungo quasi come un romanzo: &#8220;I pensieri con cui un bambino cristiano dovrebbe imparare a contemplare le opere di Dio&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bella l&#8217;opera, il titolo è inquietante.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



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<p class="wp-block-paragraph">Vogliamo trascurare i ritratti? Uno, opera di <strong>Edward Robert Hughes</strong>, mi ha lasciato esterrefatto, sto parlando di &#8220;Studio per un quadro, fra Lippo Lippi&#8221;, gessetto su carta: straordinario nell&#8217;intensità dello sguardo e di una bellezza &#8220;ideale&#8221; che sembra quasi creata dall&#8217;intelligenza artificiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">William Dyce è ancora rappresentato da una &#8220;omnia vanitas&#8221; in cui la bellezza muliebre è stemperata dal teschio su cui poggia ma ancor più dallo sguardo ad un tempo assorto ed assente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto inquietante &#8220;La testa funesta&#8221; di <strong>Edward Burne-Jones</strong>: due personaggi ed una testa affacciati su un pozzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



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<p class="wp-block-paragraph">I personaggi sono Perseo ed Andromeda, la testa, quella di Medusa, che l&#8217;eroe mostra alla sua compagna utilizzando l&#8217;acqua del pozzo come se fosse lo scudo in modo da non pietrificarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sono in mostra più di 300 opere quindi è impossibile non essere riduttivi e servirebbe un corposo saggio per accogliere tutti gli spunti che questa confraternita ha proposto, anche nelle sue contraddizioni irrisolte che hanno causato la rottura del sodalizio nel 1854.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da parte mia azzardo una questione che probabilmente è una sciocchezza ma ogni volta che mi avvicino a questo periodo, con tutte le sue sfaccettature, ne ricavo l&#8217;impressione che ci troviamo di fronte ad uno snodo culturale, uno di quei momenti in cui viene rappresentata la crisi del rapporto tra uomo e donna.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;attenzione alle donne è onnipresente, nelle opere esposte in mostra, il tema era caro ai pittori dell&#8217;epoca ma mi pare che le donne qui protagoniste siano o stiano per diventare qualcosa di misterioso, occulto ed incomprensibile, non più partner ma &#8220;oscuro oggetto del desiderio&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Donna come enigma, da idolatrare o beatificare, sensualissima o castissima ma non partner; mi viene l&#8217;immagine della lampada che attira le falene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una seconda ed ultima nota riguarda il troppo: c&#8217;è troppo in queste opere, non in tutte ovviamente, ma il clima che si respira, guardandole è quello dell&#8217;eccesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



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<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;eccesso che trasuda dal decadentismo, la compensazione, forse di una perdita, non mi sento di dir di più.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una mostra splendida di cui ringrazio gli organizzatori.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Forlì, 27 giugno 2024 memoria di San Cirillo d&#8217;Alessandria, Vescovo e dottore della Chiesa</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br /></p>
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		<title>Primo anniversario della morte di (san) Roberto Mastri</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Mar 2024 11:09:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[anniversari e ricorrenze]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 9 marzo dell&#8217;Anno del Signore 2023, all&#8217;incirca alle 10 del mattino, il mio carissimo amico Roberto Mastri terminava la sua avventura terrena; per me uno degli eventi più dolorosi della mia esistenza. Quel male di cui mi aveva minimizzato l&#8217;importanza, almeno all&#8217;inizio, ebbe il sopravvento; non ero presente in quel momento, all&#8217;ospedale di Forlì [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Il 9 marzo dell&#8217;Anno del Signore 2023, all&#8217;incirca alle 10 del mattino, il mio carissimo amico <strong>Roberto Mastri</strong> <a href="https://www.ilrestodelcarlino.it/forli/cronaca/addio-mastri-prof-tecno-filosofo-una-vita-di-dedizione-e-passione-34bfff21" target="_blank" rel="noreferrer noopener">terminava la sua avventura terrena</a>; per me <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/roberto-mastri-in-memoria-di-unamicizia-speciale/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">uno degli eventi più dolorosi</a> della mia esistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quel male di cui mi aveva minimizzato l&#8217;importanza, almeno all&#8217;inizio, ebbe il sopravvento; non ero presente in quel momento, all&#8217;ospedale di Forlì &#8211; e questo è un rammarico (e non è la prima volta) che mi rende triste perché avrei desiderato tenergli la mano, fargli sentire che non era solo, in quel momento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un altro caro amico di venerata memoria, <strong>Don Piero Sancisi, diceva spesso che il lutto per una persona cara non deve superare l&#8217;anno</strong>: ecco, l&#8217;anno è giunto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho pensato, quindi, di togliere l&#8217;immagine del caro Roberto, dal profilo facebook, dove linko i post di questo sito, la cui esistenza è dovuta alla sua cortesia e supporto: ho scelto la statua &#8211; fantastica &#8211; di <strong>Bonifacio VIII</strong>, in lastre di rame dorato, opera di <strong>Manno Bandini da Siena</strong>, sia perché mi ricorda il <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/bonifacio-viii-e-i-giuristi-a-bologna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">famoso episodio</a> dell&#8217;esame di Storia della Chiesa medioevale e dei movimenti ereticali, sia per la visita che feci al <a href="http://www.museibologna.it/arteantica/luoghi/53004/offset/0/id/36155" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Museo civico medioevale</strong></a> che custodisce questo capolavoro, in compagnia dell&#8217;allora giovane e pimpante (sto scherzando) Roberto Mastri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non viene meno il patrimonio di cui gli sono debitore; parlandone alcuni giorni fa, lo associavo ad antichi studi, all&#8217;esame di Storia del Cristianesimo, corso della professoressa Alba Maria Orselli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per quell&#8217;esame studiai un volume, della stessa professoressa Orselli, in cui si trattava della questione dei vescovi del IV secolo divenuti patroni delle città medioevali, stabilendo una connessione giuridica tra la figura del &#8220;protoepiscopo&#8221; e quella del patronus romano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A Roma solo i <strong>cives optimo iure</strong> potevano adire il tribunale in difesa dei propri e altrui interessi; lo straniero o comunque colui che non godeva dei pieni diritti aveva, di conseguenza, la necessità di un intermediario, un cittadino romano che gli fungesse da <strong>patronus</strong>, cioè che lo rappresentasse in tribunale: il civis optimo iure aveva la piena cittadinanza, con annessi tutti i diritti del caso, mentre gli altri a questo   dovevano ricorrere, essendo o stranieri o comunque soggetti all&#8217;altrui tutela.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa idea giuridica venne fatta propria dal cristianesimo che la applicò al caso dei santi patroni: i cristiani sono, in terra, cittadini che non godono dei pieni diritti di cittadinanza poiché solo i santi, in paradiso, hanno questo privilegio; dal fatto che i santi fossero i cives optimo iure del paradiso, cioè della città celeste, veniva derivata la necessità (o meglio il profitto) di averli come patroni, quindi difensori e curatori degli interessi delle città terrene che a loro si fossero legate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui l&#8217;idea, giuridica, del santo patrono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa concettosa divagazione perché mi pare che calzi a pennello con la figura di Roberto Mastri, sicuramente civis optimo iure della città celeste ove non ho dubbi che stia trafficando in proprio  e altrui favore: tra questi altrui mi inserisco a buon diritto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sebbene sia trascorso un anno la presenza di Roberto non è meno vitale proprio perché gli imputo (premialmente) di avere <strong>contribuito al mio essere come oggi sono</strong>, gli riconosco di avere <strong>sempre sostenuto il mio pensiero</strong>, di averlo difeso anche dalle mie stesse intemperanze, senza farsi mai distrarre o scoraggiare dalle cadute, dalle incoerenze, dalle infedeltà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo una telefonata, di tanti anni fa, ero andato in gita, non ricordo dove, per gli auguri di compleanno; fu una <strong>lunga telefonata</strong> nella quale, tra altre cose, mi disse che gli piacevano molto i miei post, che li trovava davvero interessanti e mi riconosceva una particolare personalità letteraria (esagero la sua bonaria ironia); di fronte al mio imbarazzo, ribadì che non stava affatto scherzando e mi invitò caldamente a continuare a scrivere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quel sostegno è stata <strong>un&#8217;autentica, inaspettata e insperata benedizione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa difesa ed il sostegno mi rassicurano ancor oggi e, di fronte alle difficoltà, mi viene spesso da pensare ai suoi incoraggiamenti; abbiamo parlato, spesso, ad esempio, della convivenza con persone anziane, <strong>entrambi abbiamo vissuto con la mamma</strong>, delle difficoltà a trattarle al meglio: in questi giorni di lotta all&#8217;herpes zoster, le sue parole sono un balsamo alla  mia stanchezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avevo intenzione di fare un salto a Forlì, <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/esequie-di-roberto-mastri-a-forli/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">al cimitero</a>, avevo anche ottenuto un giorno di ferie ma il malefico herpes zoster che affligge pesantemente mia madre mi impedisce un&#8217;assenza così prolungata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho scoperto, guardando il sito della scuola cui lui ha dedicato l&#8217;intera esistenza, che è stato istituito un premio, in sua memoria: <strong>“<a href="https://www.scuolemalpighi.it/2023/11/15/consegnati-i-premi-di-bravi-prof/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Bravi prof. – premio Roberto Mastri</a>”</strong>; sono contento che venga ricordato in quel mondo della scuola ove ha profuso le migliori energie (troppe, come da lui stesso ammesso) con una dedizione monastica, benedettina. Mi permetto sommessamente di notare un piccolo neo: Roberto è morto a marzo e non a febbraio, come erroneamente indicato nel sito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Unico piccolo cruccio: non sono riuscito ad andare a conoscere di persona <strong>fra&#8217; Pietro Zauli</strong>, alunno di Roberto Mastri e celebrante la sua messa esequiale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Terminato il lavoro di lutto, continua quello di eredità, secondo la <strong>famosa frase di Goethe</strong>, ripresa da Freud: &#8220;<strong>Ciò che hai ereditato dai padri, riconquistalo, se vuoi possederlo davvero</strong>&#8220;, che mi permetto di riscrivere per il caso specifico in questo modo: &#8220;Ciò che erediti (ogni giorno poiché come nota <a href="https://www.culturacattolica.it/educazione/father-son/freud-con-goethe" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Glauco Genga</a> &#8220;l’ereditare non sia qualcosa di concluso una volta per sempre, ma continui a rinnovarsi nel presente&#8221;) da Roberto Mastri, riconquistalo, se vuoi possederlo davvero&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono speranzoso nell&#8217;inizio del processo di beatificazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parma, 9 marzo 2024, memoria di santa Francesca romana e di san Domenico Savio</p>
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		<title>Esequie di Roberto Mastri a Forlì</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2023 21:29:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Le circostanze, una imprevista e improvvida sindrome influenzale mi hanno impedito di andare a Forlimpopoli per accompagnare Roberto negli ultimi momenti della sua vita terrena, questo è un grande dispiacere, come quello di non aver auto occasione per parlargli, per condividere le sue preziose osservazioni, per scambiare l&#8217;affetto che ci univa.Al funerale non potevo mancare; [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Le circostanze, una imprevista e improvvida sindrome influenzale mi hanno impedito di andare a Forlimpopoli per accompagnare Roberto negli ultimi momenti della sua vita terrena, questo è un grande dispiacere, come quello di non aver auto occasione per parlargli, per condividere le sue preziose osservazioni, per scambiare l&#8217;affetto che ci univa.<br />Al funerale non potevo mancare; grazie alla preziosa collaborazione di mio fratello, stamattina, di buon mattino, sono partito alla volta di Forlì; non mi sono vestito da funerale, ma come se avessi un appuntamento con un amico anche se devo confessare che ho scelto un paio di scarpe più sobrie di quelle che avrei utilizzato normalmente.<br />Ho tralasciato le scarpe gialle che ho acquistato anche grazie al suo sostegno: gli avevo inviato una foto con le alternative, un paio di scarpe blu ed uno gialle, molto meno sobrie, per non dire appariscenti; ero tentato da quelle gialle ma temevo di esagerare, Roberto, senza esitazione: &#8220;Vai sulle gialle!&#8221;<br />Ma veniamo alle cose serie: sono arrivato in ospedale dove ho potuto salutare la salma del carissimo Roberto; nella calma della morte traspariva comunque il calvario che ha vissuto in questo ultimo anno, il mio povero amico.<br />Erano presenti varie persone, mi sono unito per recitare l&#8217;Angelus, a me tutte sconosciute salvo Elena U. (che ho riconosciuto subito) e sono rimasto, come mia consuetudine, in disparte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi il trasferimento in chiesa, nella parrocchia di san Giovanni Evangelista, in via Mario Angeloni; sono arrivato qualche minuto prima ed ho atteso sul sagrato: un sole sfolgorante in un cielo con poche nubi bianche mi scaldava con un&#8217;intensità da primavera avanzata, l&#8217;aria frizzante, alcuni insetti, forse api, svolazzavano sui fiori rosa dei prunus cerasifera che presidiano l&#8217;ingresso della chiesa: meteorologicamente una splendida giornata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Arriva il feretro e la chiesa, piena, vibra dei canti che riconosco come appartenenti ai miei anni studenteschi e riminesi, sono quelli di Claudio Chieffo, di una tristezza colma tuttavia di fiducia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tre sacerdoti concelebrano, presiede l&#8217;assemblea <strong>fra’ Pietro Zauli</strong> già studente del Liceo Malpighi di Bologna, dove Roberto ha insegnato ed è stato vice preside per decenni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultima tappa è il cimitero monumentale, la tomba &#8211; marmo rosso? &#8211; è a due passi dall&#8217;ingresso; anche in questo caso arrivo prima ed attendo camminando tra le tombe per poi assistere all&#8217;inumazione, sempre in disparte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho pianto tanto, in ospedale, in chiesa, al cimitero, in auto: Roberto mi avrebbe bonariamente rimproverato, con ragione, ma la perdita di Roberto è un evento straziante, un venire meno al patto, tacito ma non meno reale ed importante, per cui lui aveva assunto, sin dai tempi dell&#8217;università, una certa responsabilità nei miei confronti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Varie volte gliel&#8217;ho ricordato e, in questo anno, quando si facevano progetti per l&#8217;avvenire, aveva preso l&#8217;impegno di recuperare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno strano legame, il nostro: Roberto è stato un concreto segno di bontà, di sguardo buono, di misericordia, parlando con lui sapevo, percepivo proprio questo, la bontà, la misericordia di chi esprime un giudizio per avere vissuto e superato quelle tentazioni, quegli errori, quelle strade sbagliate, un compagno che ti è a fianco nel momento della difficoltà, della gioia, del lavoro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensando alla nostra quarantennale amicizia non posso non andare col pensiero ai famosissimi &#8220;Dialoghi delle carmelitane&#8221; di  Georges Bernanos ispirati dal racconto di Gertrud von Le Fort, &#8220;L&#8217;ultima al patibolo&#8221;, non aggiungo altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le parole sentite nel commiato di Elena U., come quelle del rosario dell&#8217;altra sera hanno manifestato, direi certificato la sua soddisfazione di aver fatto l&#8217;insegnante, di aver ben lavorato, il giudizio positivo sulla vita e la gratitudine per quel che aveva ricevuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensieri tipici di Roberto che credeva in quel che faceva poiché in ogni gesto testimoniava la bellezza e la verità di quel che aveva incontrato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cito un&#8217;altra volta una frase di Tolkien, anche questa utilizzata spesso: “in tutto quello che facciamo, noi infondiamo le immagini di ciò che amiamo”; l&#8217;ultima volta era nel post dedicato ad un altro defunto importante, S.S. <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/in-memoria-di-s-s-benedetto-xvi/">Benedetto XVI</a> (col quale sono un po&#8217; arrabbiato perché a lui avevo chiesto di impegnarsi in prima persona per un miracolo da cui avrebbero tratto beneficio entrambi, Roberto con la guarigione e Benedetto XVI con la canonizzazione).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La predica, le testimonianze hanno espresso con altre parole questo stesso concetto, ma della messa e dell&#8217;omelia dirò a parte, dopo la sbobinatura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ha lasciato un istante interdetto sentir dire che Roberto è stata &#8220;la persona con cui ho litigato di più&#8221; perché per me è inconcepibile l&#8217;idea di poter litigare con lui, litigare con Roberto la classificherei nelle condizioni ipotetiche dell&#8217;impossibilità (ricordo sempre questa dicitura perché rimanda alla sua traduzione in latino, tutta al congiuntivo), Roberto non litigava mai non alzava mai la voce, non perdeva mai il controllo; come dicevo nel post di ieri, il suo massimo d&#8217;ira è stata una frase, in tono sommesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo hanno descritto come ironico, lo è stato anche nel dolore, e garbato, sempre, in ogni occasione e chissà se tra i numerosi presenti c&#8217;era anche l&#8217;ex fidanzata, credo gli avrebbe fatto piacere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;intenzione della preghiera dei fedeli mi ha ricordato il suo sostegno incondizionato &#8211; non vi è pace senza libertà &#8211; all&#8217;Ucraina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno ha ricordato il sito cui tante attenzioni ha dedicato, il mitico webpatente, di cui ecco il link https://www.rmastri.it/profmastri.html</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo sito c&#8217;è una breve autobiografia che credo sia utile riportare perché meglio di ogni altra (mia) parola, rende l&#8217;idea di chi sia stato questo fantastico compagno di studio e di vita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco le sue parole:</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nato a Forlì, anche se da anni risiede a Bologna, il prof. Roberto Mastri tiene moltissimo alle sue&nbsp;<strong>origini romagnole</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;&nbsp;<strong>amore per la metafisica</strong>&nbsp;lo ha portato a rinunciare ad una presumibilmente brillante carriera nel campo dell&#8217;edilizia presso l&#8217;azienda paterna e a sacrificare, in parte, i suoi giovanili interessi scientifico-tecnologici. Si è cosí laureato con lode in Filosofia nel 1986, discutendo una tesi sulla gnoseologia teologica di Nikolaus von Kues. Negli anni successivi ha conseguito l&#8217;abilitazione all&#8217;insegnamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img decoding="async" src="https://www.rmastri.it/images/custom/amstrad_pcw9512.png" alt=""/>Il suo primo incontro con un personal computer si verificò, in circostanze fortuite, nel 1985; in quell&#8217;occasione dimostrò un&#8217;indubbia predisposizione per l&#8217;informatica, riuscendo, in pochi minuti e senza alcuna preventiva istruzione, a&nbsp;<strong>formattare l&#8217;hard disk</strong>&nbsp;contenente l&#8217;unica copia dell&#8217;archivio clienti di una nota azienda bolognese (<a href="https://www.rmastri.it/profmastri.html#nota1">1</a>). Acquistato poi un proprio elaboratore (con modernissimo processore Z80 a 4 MHz e sistema operativo CP/M) si dedicò come autodidatta alla programmazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1988 divenne docente Filosofia e Storia al Liceo &#8220;Malpighi&#8221; di Bologna &#8211; incarico che ricopre tutt&#8217;ora. Presso gli studenti ed i colleghi ha ben presto acquisito la fama di&nbsp;<em>professore rigoroso, pignolo ed esigente</em>. In realtà, dicono alcuni, non è così cattivo come sembra (è molto peggio!). (<a href="https://www.rmastri.it/profmastri.html#nota1">2</a>)</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sin dai primi anni di insegnamento il Prof. Mastri si interessò alle applicazioni dell&#8217;informatica alla didattica. In questo contesto, nel 1993, mise a punto un linguaggio di programmazione ipertestuale basato su &#8220;tag&#8221; molto simile all&#8217;HTML che &#8211; purtroppo &#8211; era già stato inventato. Il suo&nbsp;<strong>browser testuale RHT</strong>, di conseguenza, presentato in una serie di convegni nazionali promossi dall&#8217;I.R.R.S.A.E. Emilia Romagna, non andò oltre la versione 0.2. In seguito, forse anche per vendetta, cominciò a costringere i suoi studenti ad imparare l&#8217;HTML per costruire ipertesti di argomento filosofico e non. Molti di questi sono ancora visitabili nel sito del&nbsp;<a href="https://www.liceomalpighi.it/">Liceo Malpighi</a>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><a href="https://www.rmastri.it/images/custom/rpatcga.png"></a>Nel frattempo, ormai più che trentenne, decide di iscriversi ad un corso di scuola guida per conseguire la patente B. Annoiato dagli esercizi sul libro dei quiz, ritenne opportuno costruirsi uno strumento informatico che gli consentisse di accelerare i tempi di preparazione. Nacque così&nbsp;<strong>rPat per DOS</strong>&nbsp;(1994) grazie al quale il prof. Mastri superò brillantemente l&#8217;esame di teoria compilando la scheda in soli 5&#8242; e senza alcun errore. Al primo esame di guida fu bocciato, per aver quasi causato un incidente, ma poi, con l&#8217;aiuto di di S.Cristoforo e grazie alla benevola distrazione dell&#8217;esaminatore, ottenne la patente. Qualche anno dopo, ormai familiarizzatosi con Internet, dedicò un afoso agosto allo studio del JavaScript, confezionando la prima versione di&nbsp;<strong>WEBpatente</strong>&nbsp;(1997) che ben presto divenne il programma per i quiz della patente più diffuso in Italia. Forse perché distribuito gratuitamente. Per questa stessa ragione il prof. Mastri non potè diventare ricco.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><img decoding="async" src="https://www.rmastri.it/images/custom/docente.png" alt=""/>Le sue resposabilità scolastiche vanno intanto accrescendosi. Dal 1995 ricopre la funzione di Collaboratore Vicario del Dirigente scolastico (Vicepreside), occupandosi principalmente della&nbsp;<strong>disciplina e della frequenza degli studenti</strong>, sottoposta ad un ferreo controllo elettronico. Viene altresì incaricato dello sviluppo dell&#8217;impiego delle tecnologie informatiche e telematiche nell&#8217;Istituto. Sotto i suoi auspici tutti gli insegnanti, compresi gli umanisti più riottosi e più affezionati alla stilografica, vengono costretti &#8211; quasi un decennio prima che il Ministero dell&#8217;Istruzione lanciasse la sua &#8220;ForTic&#8221; &#8211; a compilare la programmazione in formato elettronico, a ricevere le circolari via e-mail, a preparare le loro lezioni in PowerPoint e a inviare telematicamente i voti degli scrutini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Interista convinto ma non praticante, il Prof. Mastri non è molto versato nelle attività sportive in genere (fatta eccezione per le lunghe ed estenuanti passeggiate che ama soprattutto imporre agli studenti durante le gite scolastiche). I suoi&nbsp;<strong>interessi extra-professionali</strong>&nbsp;sono rivolti principalmente alla musica, all&#8217;astronomia e&nbsp;<a href="https://www.astronautinews.it/author/robomastri/">all&#8217;astronautica</a>, tuttavia, per questa volta, il racconto delle sue esibizioni giovanili nel gruppo pop-folk dei &#8220;Crackers&#8221;, nonché quello delle sue osservazioni telescopiche e ad occhi nudo, sono benignamente risparmiati al lettore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">(<a href="https://www.rmastri.it/profmastri.html#testo1">1</a>) <small>Non sarà inopportuno segnalare che l&#8217;azienda sopravvisse all&#8217;incidente ed è tuttora fiorente. Anzi, la brutta esperienza contribuì a far progredire la sua dotazione tecnologica con l&#8217;introduzione di sofisticati dispositivi di backup.</small><br />(<a href="https://www.rmastri.it/profmastri.html#testo2">2</a>) <small>È doveroso informare gli utenti di WEBpatente che, nonostante la sua severità, il prof. Mastri non è uso apostrofare come &#8220;Zuccone!&#8221; i suoi studenti, anche quando si rendano più che meritevoli di tale epiteto, e che la voce registrata usata nel programma non è nemmeno sua.</small></p>



<p class="wp-block-paragraph">Forlì, 11marzo 2023, memoria di San Sofronio di Gerusalemme, patriarca</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/esequie-di-roberto-mastri-a-forli/">Esequie di Roberto Mastri a Forlì</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress">Cogito ergo adsum</a>.</p>
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		<title>Roberto Mastri: in memoria di un&#8217;amicizia speciale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Mar 2023 17:29:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in memoria]]></category>
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		<category><![CDATA[Lino Goriup]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ho saputo poco fa, con un messaggio, che Roberto Mastri, il professor Roberto Mastri, è morto, stamattina alle 10:00, proprio mentre stavo scrivendo un post sul miracolo, quello che chiedevo in suo favore, da tempo. Siamo stati compagni di università, entrambi laureati in filosofia, lui prima (e meglio) di me. Ci siamo conosciuti lì, in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/roberto-mastri-in-memoria-di-unamicizia-speciale/">Roberto Mastri: in memoria di un&#8217;amicizia speciale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress">Cogito ergo adsum</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Ho saputo poco fa, con un messaggio, che <strong>Roberto Mastri</strong>, il professor Roberto Mastri, è morto, stamattina alle 10:00, proprio mentre stavo scrivendo un post sul miracolo, quello che chiedevo in suo favore, da tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo stati <strong>compagni di università</strong>, entrambi laureati in filosofia, lui prima (e meglio) di me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci siamo conosciuti lì, in quel di Bologna, lui<strong> proveniente da Forlì</strong>, il ritratto dell&#8217;equilibrio, della pacatezza, della ragione e della ragionevolezza, a tacer della riservatezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sempre moderato nell&#8217;espressione, dal vestire al parlare, nulla mai sopra le righe o scomposto; si ricorda un momento di rabbia, a fronte di un rifiuto di modifica del piano di studi di una comune amica, cui reagì con una frase, che rammento come il colmo dell&#8217;ira: &#8220;quasi quasi vado a dirgliene quattro&#8221;, indirizzata al docente che aveva commesso quell&#8217;ingiustizia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora chi mi conosce sa bene quanto io sia agli antipodi di siffatta costituzione: caciarone, eccessivo, emotivo, irrazionale &#8211; e ai tempi ero molto, molto, peggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;incontro con un tipo come Roberto avrebbe potuto concludersi da subito nell&#8217;antipatia o nell&#8217;indifferenza &#8211; uno come tanti di cui non ricordo né volto né nome &#8211; e invece siamo diventati inspiegabilmente amici. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Non oso immaginare quanta pazienza e carità gli siano costate per mantenere questo rapporto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il destino professionale è stato molto diverso, inutile ripercorrerne qui le tappe; abbiamo continuato a sentirci, per quanto non con grande frequenza, subissato dal lavoro com&#8217;era lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi ha assistito nelle mie avventure informatiche, la nascita di questo sito ad esempio, è dovuta gran parte al suo aiuto anche con sostegno concreto e con stimolo a non fermarmi ai limiti che spesso incontravo e di cui mi lamentavo, ricevendo puntualmente la risposta: &#8220;é nelle tue possibilità, hai già fatto cose molto più complicate, quindi impegnati, non ti do il pesce oggi ma ti insegno a pescare&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La sua vita è stata quella di un monaco nel mondo, ha vissuto il lavoro con una serietà e dedizione da vero monaco, secondo il principio dell'&#8221;ora et labora&#8221;, declinato nelle forme della<strong> spiritualità di Comunione e Liberazione</strong>, cui è rimasto sempre fedele col giusto giudizio, ne abbiamo parlato anche in uno dei colloqui di questi mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo consideravo un monaco anche ai tempi dell&#8217;università, guardando con incredulità e stupore i suoi scritti, allora si era amanuensi, redatti in una grafia elaborata e precisa come un codice medioevale miniato (amavamo la <strong>storia medioevale</strong>, a quei tempi, ed abbiamo ricordato anche di recente le lezioni che il <strong><a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/in-memoria-di-ovidio-capitani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">professor Ovidio Capitani</a></strong> teneva in via Centrotrecento).</p>



<p class="wp-block-paragraph">E le lezioni col <strong>professor<a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/in-memoria-del-professor-maurizio-malaguti/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> Maurizio Malaguti</a></strong> di venerata memoria? e le chiacchiere amabili col futuro <strong><a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/monsignor-lino-goriup/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Don Lino Goriup</a></strong> di non meno venerata memoria?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ha dedicato tutto se stesso all&#8217;incontro che gli ha cambiato la vita, su questo ha costruito, approfondendo, riflettendo, motivando: &#8220;pronti sempre a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi. Tuttavia questo sia fatto con dolcezza e rispetto&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi un giorno, come il classico fulmine a ciel sereno, mi è arrivato questo messaggio &#8220;Ciao, scusa non vorrei essere &#8220;brutale&#8221; con questa notizia, ma durante le vacanze le mie condizioni di salute sono peggiorate e ora mi trovo ricoverato a Ravenna in attesa di cure oncologiche. Una roba seria, ma non irreparabile. Non ho bisogno di nulla qui, salvo che del sostegno di qualche preghiera. <img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f618.png" alt="😘" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f618.png" alt="😘" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f917.png" alt="🤗" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" /><img src="https://s.w.org/images/core/emoji/17.0.2/72x72/1f917.png" alt="🤗" class="wp-smiley" style="height: 1em; max-height: 1em;" />&#8221;; era il 24 gennaio 2022.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci siamo sentiti, per telefono varie volte, parlando normalmente per un&#8217;oretta ogni volta, fino al suo sfinimento &#8211; io mai mi stancavo a parlare con lui, è sempre stato un piacere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Abbiamo parlato di tutto, <strong>della sua malattia</strong>, ovviamente, delle prospettive, della non paura della morte ma <strong>del desiderio di guarire</strong>, di recuperare quanto aveva tralasciato, dei viaggi da fare assieme (come eravamo riusciti in gioventù a fare qualche volta &#8211; a Venezia ad esempio).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci siamo sentiti l&#8217;ultima volta, aveva una voce flebile che mi fece preoccupare, il primo di marzo; mi disse che era ricoverato all&#8217;ASP di Forlimpopoli, dove era ben trattato, per via della terapia del dolore in attesa di fare, l&#8217;indomani, gli esami del sangue per verificare se fosse possibile la somministrazione della terapia, al momento sospesa, aggiungendo che forse non sarebbe stata ripresa. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo congedai velocemente, rimandando ad altro momento maggiori dettagli perché manifestava, dalla voce, una tale spossatezza che non volevo farlo affaticare; gli ribadii la mia disponibilità a dargli una mano per qualsiasi necessità, ma mi rassicurò &#8211; come tante altre volte &#8211; dicendomi che lui era servito e riverito e che il problema era sua madre, della quale si stava prendendo però cura l&#8217;intera sua fraternità (e non c&#8217;erano dubbi in proposito).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una nota buffa: gli raccontavo, durante le conversazioni di questo anno &#8211; me ne chiedeva con interesse &#8211; delle mie disavventure sanitarie, dei due interventi e della convalescenza, del lungo periodo in compagnia col mio amico catetere e lui mi diceva che gli ero di conforto e sostegno per come vivevo queste traversie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Lo prendevo in giro (quando mai non l&#8217;ho fatto?) facendogli notare che le mie erano semplici &#8220;Quisquilie, bazzecole,<strong>&nbsp;</strong>pinzillacchere,&nbsp;sciocchezzuole!&#8221; rispetto alle sue vicende ma lui ribadiva, con serietà e convinzione che, invece, ero sul serio un conforto, gli indicavo un bel modo di affrontare le difficoltà della sua malattia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sarebbe da dire tanto ancora, ad esempio, sulla garbata ironia, sulla condivisa <strong>passione per Tolkien</strong>  &#8211; abbiamo parlato de <em>Il signore degli anelli</em> varie volte in questi mesi &#8211; sull&#8217;amore per l&#8217;insegnamento, seppur messo in secondo piano rispetto alle numerosissime incombenze che l&#8217;impegno scolastico gli richiedeva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di Roberto posso dire una caratteristica ai miei occhi quasi unica: in un qualche modo ha accettato di farsi carico anche del mio destino, sin dai tempi dell&#8217;università, sorta di padre del quale ho sempre percepito l&#8217;affetto, lo sguardo benevolo, la reale amicizia nel sostegno di quel pensavo ed il grande rispetto per i tempi, solo di lui e del professor Malaguti posso dire che ne percepivo lo sguardo buono, anche quando chiaro nel giudizio critico (non che anche altri non lo abbiano o abbiano avuto ma loro due, in questo, sono stati speciali).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non riferirò quel che mi ha detto più volte nelle telefonate di questo ultimo anno ma sono state parole che erano riconoscimento di un lavoro svolto, sostegno a continuare nella direzione intrapresa, stima per quanto realizzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco oggi mi sembra tutto buio, seppur nella consolante certezza che Roberto ha combattuto la sua buona battaglia, ha terminato la corsa conservando la fede, cioè il giudizio di convenienza sul rapporto con quel Signore col quale ha camminato per l&#8217;intera esistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ho sempre chiamato San Roberto ed oggi più che mai sono sicuro che poco o nulla di lavoro di correzione gli resti da compiere &#8211; quel che noi cristiani chiamiamo purgatorio &#8211; e che, anzi, san Pietro, da clavigero non ingenuo quale sappiamo che è, lo accoglierà con entusiasmo in paradiso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiudo citando un brano che utilizzo sempre in simili tristi occasioni; in questo caso mi sembra ancor più adeguato perché ci univa, con Roberto, la passione per il capolavoro da cui il brano è tratto, manco a dirlo, Il Signore degli anelli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi mio carissimo ed infingardo (che mi hai giocato questo brutto scherzo, andandotene anzitempo) Roberto, oggi mi sento proprio come Arwen, in una notte d’inverno senza stelle con gli occhi spenti da cui cadono amare lacrime, ma dopo il venerdì santo viene la Pasqua di Resurrezione e sarebbe un tradire la tua amicizia fermarsi a contemplare il sepolcro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco le parole di Tolkien:</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8230;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ora, pertanto, dormirò.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“‘Non ti consolerò: non c’è conforto per un tal dolore entro i cerchi del mondo. Davanti a te hai la scelta suprema: pentirti, scendere agli Approdi e portare con te all’Ovest il ricordo dei giorni trascorsi assieme, che sarà semprevivo laggiù, ma pur sempre soltanto un ricordo; oppure accettare il Fato degli Uomini.’</p>



<p class="wp-block-paragraph">“‘No, amato sire,’ disse lei, ‘quella scelta è fatta ormai da tempo. Nave non c’è che possa portarmi via da qui e, volente o nolente, io dovrò accettare il Fato degli Uomini: la perdita e il silenzio. Ma io ti dico, Re dei Númenóreani, che finora non avevo capito la storia del tuo popolo e della sua caduta. Li disprezzavo in quanto sciocchi e malvagi, ma ora, finalmente, li compiango. Perché se questo è in verità, come dicono gli Eldar, il dono dell’Uno agli Uomini, è amaro da ricevere.’</p>



<p class="wp-block-paragraph">“‘Così pare,’ disse lui. ‘Non cediamo però di fronte alla prova finale, noi che un tempo rinunciammo all’Ombra e all’Anello. <strong>Dobbiamo lasciarci con tristezza, ma non con disperazione. Guarda! noi non siamo eternamente confinati entro i cerchi del mondo e, al di là, c’è più che il ricordo.</strong> Addio!’</p>



<p class="wp-block-paragraph">“‘Estel, Estel!’ gridò lei e, a questo punto, proprio mentre le prendeva la mano e la baciava, si addormentò. Allora una grande bellezza si rivelò in lui, talché tutti coloro che poi accorsero, lo guardarono strabiliati; perché fuse in uno videro la grazia della giovinezza, la fortezza della maturità e la saggezza e la maestà della vecchiaia. E a lungo ivi restò, immagine dello splendore dei Re degli Uomini nella loro gloria inoffuscata anzi che il mondo si rompesse.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Ma Arwen lasciò la Casa, e la luce dei suoi occhi era spenta, e al suo popolo sembrava che fosse divenuta fredda e grigia come notte d’inverno senza stelle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parma &#8211; Forlì 9 marzo 2023 memoria di Santa Francesca Romana, religiosa, e di san Domenico Savio</p>
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		<title>La Galleria Ricci Oddi a Piacenza</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2021 13:42:06 +0000</pubDate>
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<p>Sono stato varie volte a Piacenza ma mi era sempre sfuggita la Galleria Ricci Oddi; complice il caldo e un senso di malinconica solitudine che volevo spezzare, ho avuto la malaugurata idea di voler tornare nella seconda città del Ducato proprio il giorno del famigerato contro esodo estivo.</p>
<p>Mal me ne incolse per via delle code e rallentamenti che hanno ritardato il mio cammino, compensato però dalla piacevole visita alla Galleria.</p>
<p>Il fondatore, cui si deve il nome, è Giuseppe Ricci Oddi, possidente piacentino, formatosi a Roma sul finire del XIX secolo; da subito mi è venuto da stabilire un parallelo col più giovane Luigi Magnani, l&#8217;uomo che ha creato la Villa dei Capolavori in quel luogo dimenticato da Dio e dagli uomini che ha nome Mamiano di Traversetolo.</p>
<p>Entrambi celibi, hanno legato il proprio patrimonio e la passione per l&#8217;arte a fondazioni, destinando un gran numero di opere straordinarie o comunque eccellenti anche alla pubblica fruizione.</p>
<p>Il parallelo finisce qui: Giuseppe Ricci Oddi non esordisce, a differenza dell&#8217;intellettuale Luigi Magnani, come studioso appassionato d&#8217;arte; da giovane, anzi, sembra studiare con poco profitto e rivolgere l&#8217;interesse verso gli sport; è al momento del ritorno a Piacenza che inizia ad acquistare alcuni quadri per abbellire le disadorne pareti del suo appartamento.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_73026"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/KbnpXDaRA1s?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p>Si conoscono con certezza anche queste prime opere: &#8220;Pecore tosate&#8221; di Francesco Filippini e &#8220;Dopo Novara&#8221; di Gaetano Previati, due opere di sicuro interesse ma che mai e poi mai avrei acquistato per arredare casa mia visto il predominare di temi, diciamolo così, non entusiasmanti (ma fortunatamente il Nostro aveva ben altri gusti).</p>
<p>La passione collezionistica si è accesa comunque alcuni anni dopo, probabilmente grazie all&#8217;amicizia col bancario e pittore dilettante Carlo Pennaroli, fino a diventare l&#8217;interesse centrale di Giuseppe Ricci Oddi che tralascia scherma, canottaggio, sollevamento pesi per dedicarsi completamente all&#8217;acquisto di opere, attività che metterà in atto grazie alla collaborazione di amici e conoscenti artisti o critici ma anche operando delle scelte in totale autonomia, ed anzi, in dissenso rispetto alle indicazioni dei consulenti.</p>
<p>Nasce e si sviluppa una collezione che ha come termine di partenza il periodo del romanticismo e che comprende le opere dei movimenti contemporanei al collezionista con esclusione di cubismo e futurismo che probabilmente riteneva, da buon borghese, troppo &#8220;destabilizzanti&#8221;.</p>
<p>Per la custodia delle opere ha commissionato all&#8217;architetto Giulio Ulisse Arata un edificio apposito, in stile rinascimentale e di forma basilicale (un &#8220;tempio dell&#8217;arte&#8221;), quello attuale sede dell&#8217;esposizione.</p>
<p>Questa lunga premessa per dire che, arrivato&nbsp; Piacenza, non conoscendo la città e temendo di entrare in zone a traffico limitato, ho parcheggiato ad una certa distanza, il che mi ha permesso di farmi una piacevole camminata e di percepire quell&#8217;aria che già avevo notato nei precedenti passaggi: si respira aria di chiese e caserme, di prelati e militari in quei palazzi che mi accompagnano fino all&#8217;agognata meta.</p>
<p>All&#8217;arrivo, un cortese addetto, quasi ancor prima del buongiorno, mi chiede il famoso e famigerato green pass di cui tanto si discute in questi giorni e che io esibisco con umile fierezza.</p>
<p>Non avendo diritto ad alcun sconto pago i 9 euro del biglietto e sono ammesso nei locali della Galleria che posso visitare in pressoché totale solitudine: solo in alcune occasioni il mio vagare per le sale incrocia qualche altro raro visitatore, che presto scompare nelle sale per non riapparire più.</p>
<p>Come per tanti altri luoghi, fa male al cuore non vedere le sale affollate, ma pazienza.</p>
<p>La Galleria punta, il che è comprensibile, sul &#8220;Ritratto di signora&#8221; di Gustav Klimt, ritrovato recentemente dopo un furto alquanto strano, una vicenda dai contorni di una spy story: l&#8217;opera è decisamente bella, splendida come tante opere del maestro austriaco. A fianco c&#8217;è la riproduzione di un ritratto sul quale Klimt ha poi compiuto l&#8217;opera finale.</p>
<p>A parte questa, tutta la collezione merita la visita; purtroppo, a causa del ritardo dovuto al traffico, ho dovuto farlo di corsa ma non è detto che non ci ritorni.</p>
<p>Il criterio di esposizione è prevalentemente di tipo geografico, regionale, le opere rivelano la predilezione di Ricci Oddi per i paesaggi, tutte sono assolutamente piacevoli e rivelano il buon gusto del collezionista.</p>
<p>I nomi sono tutti di peso: la storia dell&#8217;arte italiana è ben rappresentata a livelli molto alti, da Francesco Hayez a Giovanni Segantini, Tranquillo Cremona, Giovanni Fattori, Silvestro Lega, Giuseppe Pellizza da Volpedo, Gerolamo Induno, Gaetano Previati, Felice Casorati, Carlo Carrà.</p>
<p>Tutti artisti che mi piacciono molto, anche quando non ne condivido la scelta risorgimentale dei temi.</p>
<p>Una nota particolare la dedico al mio compaesano Amedeo Bocchi, presente con una splendida &#8220;La colazione del mattino&#8221;, opera acquistata direttamente da Ricci Oddi, su segnalazione di Laudedeo Testi, all&#8217;epoca Soprintendente alle Gallerie di Parma e Piacenza (al quale è dedicata una strada vicino a casa mia).</p>
<p>L&#8217;opera, ambientata nel giardino della villa romana Strohl-Fern, all&#8217;interno di Villa Borghese, dove il pittore parmigiano ha vissuto ospite di un mecenate tedesco, ritrae tre donne importanti per Amedeo Bocchi: la madre Clelia, la moglie Niccolina, già sua modella, e la figlia Bianca avuta dalla prima moglie, inondate di luce.</p>
<p>Davvero una splendida opera, che fa il paio con &#8220;Sui gradini della cattedrale&#8221; che ritrae i fedeli che riposano sui gradini della Cattedrale di Terracina nel giorno della Madonna e &#8220;Pescatori delle Paludi Pontine&#8221; che riproduce una famiglia di pescatori a pranzo sotto un capanno.</p>
<p>Altra opera che segnalo per la predilezione che nutro verso questo straordinario artista è il &#8220;Ritratto di Giulia Alberta Planet<i style="color: initial;">&#8220;</i><span style="color: initial;">&nbsp;di&nbsp;</span>Adolfo Wildt: stavolta è una scultura, creazione di questo maestro italiano che ho scoperto anni fa a Forlì, non abbastanza valutato presumo a causa di qualche contiguità col fascismo, ma la bellezza delle sue opere gli fa perdonare tutto.</p>
<p>Altra opera splendida &#8220;Le fumatrici di oppio&#8221;, di Gaetano Previati, rappresentazione della dissoluzione di povere donne abbandonate al vizio.</p>
<p>Ci sarebbe da continuare, perché la collezione è davvero scrigno di squisitezze, quasi come un cofanetto di cioccolatini tra i quali c&#8217;è l&#8217;imbarazzo della scelta.</p>
<p>Come sempre, a conclusione, l&#8217;invito ad andare a visitare questa Galleria, lo merita.</p>
<p>Piacenza, 29 agosto 2021,&nbsp;XXII domenica del tempo ordinario e memoria del martirio di san Giovanni Battista</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>La visione dell&#8217;arte. Dante a Forlì</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jun 2021 15:37:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dante Alighieri celebrato a Forlì, presso i Musei di san Domenico, con la consueta mostra annuale, un appuntamento sempre gradevole. Ci sono andato in treno ed ho fatto una curiosa scoperta: il costo del biglietto tra Parma e Cesena + di 13 €, tra Parma e Forlì stessa cifra, tra Forlì e Cesena 2,10 €, [&#8230;]</p>
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<p>Dante Alighieri celebrato a Forlì, presso i Musei di san Domenico, con la consueta mostra annuale, un appuntamento sempre gradevole.</p>
<p>Ci sono andato in treno ed ho fatto una curiosa scoperta: il costo del biglietto tra Parma e Cesena + di 13 €, tra Parma e Forlì stessa cifra, tra Forlì e Cesena 2,10 €, chi ci capisce è bravo.</p>
<p>Ma lasciamo perdere le ferrovie.</p>
<p>Il 2021 vede un bell&#8217;ingorgo di centenari: da quel bicentenario fondamentale che è stato festeggiato il 5 maggio (morte di Napoleone), ai centenari della fondazione dei partiti comunista italiano, nazionale fascista e comunista cinese, ad altri due bicentenari di peso quali la nascita di due pezzi da 90 della cultura mondiale quali <strong>Fedor Dostoevskij</strong>&nbsp;e di&nbsp;<strong>Charles Baudelaire.</strong></p>
<p>Insomma commemorazioni per tutti i gusti; tra questi spicca per la priorità temporale il settecentenario (parola orrenda) della nascita del Divina Poeta, Dante Alighieri.</p>
<p>Tantissime le iniziative che l&#8217;intera penisola gli ha dedicato o sta dedicando, tra queste una mostra ai Musei Civici di San Domanico in quel di Forlì.</p>
<p>Musei che frequento ormai abitualmente per la buona qualità delle mostre: anche in questo caso il mio apprezzamento è confermato con un solo piccolo neo che mi ha molto divertito.</p>
<p>Non è, quindi, un rimprovero &#8220;ufficiale&#8221; di quelli da far scandalizzare, ma un buffetto dato con simpatia, come aiuto per evitare analoghi scivoloni.</p>
<p>Ma veniamo al dunque: in molti, non so se tutti perché ho smesso di guardarli, dei pannelli esplicativi esposti vigeva grande confusione, come in prima alimentare, tra la terza persona indicativa del tempo presente del verbo essere, è, e la congiunzione più comune, e.&nbsp;</p>
<p>Per dirla più semplicemente: si sono mangiati numerosi, numerosissimi, accenti e senza alcun criterio, cioè sparsi qui è là come le margherite in un prato in primavera; ho avvisato un giovane e cortese addetto che mi ha confermato (per forza) le mancanze, la già avvenuta segnalazione e l&#8217;attesa di sistemazione.</p>
<p>Vero è che pochi giorni dopo la mia visita, in quel di Roma, è accaduto un fattaccio analogo, con la caduta della &#8220;g&#8221; dal nome di Carlo Azeglio Ciampi, defunto presidente di questa scalcinata repubblica, incidente preconizzato da altro illustre precedente quando avvenne, nella mia città natale, la non meno clamorosa sostituzione di z e v nell&#8217;appellativo di Federico II di Sve*ia.</p>
<p>Cose che capitano; chi non ricorda dal film Don Camillo e l&#8217;onorevole Peppone: &#8220;ci rivedremo a Filippo&#8221; &#8211; &#8220;a Filippi signor sindaco, a Filippi, non confondiamo la storia con la geografia&#8221;.</p>
<p>Ma <a href="https://youtu.be/ajmK7YiHIWk" target="_blank" rel="noopener">veniamo alla mostra</a>: parlare di Dante è impresa &#8220;da far tremar le vene e i polsi&#8221; per via dell&#8217;elevatissimo rischio di dire banalità, tanto più in chi naviga nella buia ignoranza.</p>
<p>A proposito del modo di dire &#8220;da far tremar le vene e i polsi&#8221; invito i curiosi a dare una letta alla pagina che l&#8217;Accademia della Crusca gli ha dedicato a questo link: https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/da-far-tremar-le-vene-e-i-polsi/276; sottolineo anche la conclusione del post che mi rammenta un esimio collega, tra i tanti che ho conosciuto, (l&#8217;ho soprannominato Vigil Gloriosus, scimmiottando Plauto) che, tra le altre virtù, ha quella di lanciarsi in opinabili citazioni latine sbagliandole e sbagliando pure l&#8217;autore cui attribuirle.</p>
<p>Mi tranquillizza il fatto che di Dante non si parla, nella mostra, ma solo delle sue fortune nell&#8217;ambito delle arti figurative: non è una mostra dedicata al divin poeta ma alle sue fortune nell&#8217;arte che sono state varie e numerose salvo un periodo d&#8217;oblio nel Settecento.</p>
<p>Come ogni figura importante, anche il nostro Dante ha subito interpretazioni tra loro del tutto confliggenti ed è stato utilizzato a piene mani da chi voleva, ad esempio, sostenerne l&#8217;ortodossia cattolica oppure attaccare il clericalismo ed il potere della chiesa stessa.</p>
<p>Sorte inevitabile per chi ha saputo creare un&#8217;opera che, comunque, contiene al proprio interno questioni filosofiche, politiche, morali, religiose e quant&#8217;altro venga in mente; credo che nulla o quasi sia sfuggito alla sua penna.</p>
<p>Oggi mi aspetto che venga messo al bando perché sicuramente politicamente scorretto, indiscutibilmente islamofobo e omofobo e, come Sua Maestà la Regina Elisabetta, la cui effigie è stata rimossa su petizione degli studenti del Magdalen College di Oxford &#8211; dove un tempo si educava la classe degli accademici inglesi &#8211; figura divisiva e non accogliente.</p>
<p>Divago ancora.</p>
<p>La mostra va visitata perché le opere esposte sono belle ed è un piacere stare a guardarle e questo basta e avanza.</p>
<p>Le opere più antiche sono straordinarie: di una bellezza folgorante, lasciano lo spettatore incantato a contemplare le schiere dei santi e degli angeli che fissano il Signore risorto o la Coronazione della Vergine.</p>
<p>Il profluvio di colori e l&#8217;oro splendente sembrano anticiparci quella che sarà la vita eterna, luce e colore; certo la fissità contemplativa dei tanti personaggi non è molto rassicurante ma è comprensibile che l&#8217;uomo non sia in grado di immaginare quel che sarà dopo la morte.</p>
<p>Tra le opere esposte alcune mi hanno risvegliato ricordi liceali; lasciando per ultimi quello più noto, il Conte Ugolino, ecco il &#8220;mitico&#8221; Guido da Montefeltro che mi è rimasto in memoria per la famosa contraddizione di cui pagherà tristemente le conseguenze:</p>
<p>&#8220;<span id="assolver_non_si_può_chi_non_si_pente" class="Citazione" title="Àncora: assolver non si può chi non si pente">assolver non si può chi non si pente,<br />né pentere e volere insieme puossi<br />per la contradizion che nol consente</span>&#8220;,</p>
<p>col diavolo beffardo più che mai che scippa, con un tempismo da thriller cinematografico, l&#8217;anima addirittura a quel pezzo da 90 che è san Francesco d&#8217;Assisi in persona.</p>
<p>Il Poverello d&#8217;Assisi viene zittito ancor prima che possa azzardare una difesa del perfido Guido dalle famosissime parole: &#8220;Forse / tu non pensavi ch’io löico fossi!&#8221; che mi rimandano a quelle, non meno famose «&#8221;Non agire secondo ragione, non agire con il&nbsp;<i>logos</i>, è contrario alla natura di Dio&#8221; tratto dal dialogo che il dotto imperatore bizantino Manuele II Paleologo, forse durante i quartieri d&#8217;inverno del 1391 presso Ankara, ebbe con un persiano colto su cristianesimo e islam e sulla verità di ambedue» (Tratto dal <a href="https://www.vatican.va/content/benedict-xvi/it/speeches/2006/september/documents/hf_ben-xvi_spe_20060912_university-regensburg.html" target="_blank" rel="noopener">discorso di Sua Santità Benedetto XVI</a> presso l&#8217; Aula Magna dell’Università di Regensburg, martedì, 12 settembre 2006).</p>
<p>Ma il personaggio che anche la mostra pone in rilievo, e che mi è più caro, è quello del conte Ugolino: il professore di italiano del triennio del liceo ci fece studiare i primi 78 versi del canto XXXIII, dove si narrano le sventurate vicende della prigionia e morte del nobile Ugolino della Gherardesca.</p>
<p>Ritrovarne la figura, in mostra, era tanto scontato quanto gradito.&nbsp;</p>
<p>E scoprire che, secondo quanto ne hanno compreso gli inglesi, il conte si sarebbe cibato delle carni dei figli: povera perfida Albione.</p>
<p>Ho acquistato il catalogo, per leggere i contributi con calma e riguardare le foto come se fossi ancora a Forlì ed ho scoperto che l&#8217;approssimazione ha colpito anche la bella carta patinata del volume; a pagina 86 c&#8217;è una gustosa chicca: &#8220;Perugino e la suola mistica dell&#8217;Umbria&#8221;.</p>
<p>Chiudo così, avendo parlato d&#8217;altro ma con la speranza di indurre qualcuno a visitare la bella mostra.</p>
<p>Parma, 26 maggio 2021 memoria di San Filippo Neri</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Incubo suicidiario</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 May 2020 09:54:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chiamo incubo il sogno di stanotte perché mi ha molto spaventato e svegliato, con un grido strozzato, ma andiamo con ordine. Mi trovo in un ampio salone, dipinto di fresco, le pareti sono azzurre con una fascia bianca nella sommità; il lavoro mi piace molto ed osservo con attenzione una parete scoprendo che la pittura [&#8230;]</p>
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<p>Chiamo incubo il sogno di stanotte perché mi ha molto spaventato e svegliato, con un grido strozzato, ma andiamo con ordine.</p>
<p>Mi trovo in un ampio salone, dipinto di fresco, le pareti sono azzurre con una fascia bianca nella sommità; il lavoro mi piace molto ed osservo con attenzione una parete scoprendo che la pittura non è uniforme, ma ha dei disegni che si intravedono a rilievo (forse), una sorta di bolle od ovali, quasi fosse cangiante.</p>
<p>Ne parlo con una donna, che non conosco ma è stata la o una delle realizzatrici dell&#8217;opera.</p>
<p>Guardando una cornice portafoto appoggiata forse ad una tv, le spiego che ne avrei bisogno anche per casa mia ma, vedendo l&#8217;indirizzo indicato, scopro che la ditta è di Forlì e quindi non utilizzabile per il lavoro.</p>
<p>Probabilmente le chiedo se lavorano effettivamente a Forlì e, a seguito di risposta positiva, considero che sia troppo lontano per chiedere loro di fare per me identico lavoro.</p>
<p>La donna si dice d&#8217;accordo, la distanza è troppa, non sarebbe conveniente economicamente.</p>
<p>La scena cambia radicalmente: sono in corridoio, in casa, è notte, mi sono svegliato, alzato dal letto e mi sto dirigendo in cucina, apro la porta (o forse è già aperta, e trovo mia mamma impiccata, che penzola dall&#8217;alto (la stanza sembra altissima) ed un cordone colorato, una fascia più che una corda, come quelle delle vestaglie, penzola fino a scendere a terra.</p>
<p>Atterrito da questa visione urlo disperatamente: &#8220;mamma!&#8221; e mi sveglio.</p>
<p>Un riferimento storico: narravano le voci, ai tempi del liceo, che la professoressa d&#8217;inglese avesse trovato il cadavere del proprio padre, impiccatosi al lampadario del soggiorno.</p>
<p>Parma, nella notte tra 30 aprile e 1 maggio 2020</p>
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		<title>a Forlì, l&#8217;art decò &#8211; gli anni ruggenti in Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 27 Apr 2017 19:08:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[escursioni]]></category>
		<category><![CDATA[mostre e musei]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Art decò a Forlì: questo è l&#8217;obiettivo dopo il pranzo luculliano col collega, degnissimo anfitrione, Sergio Menegatti a Ravenna. Lungo la strada trovo una segnalazione che mi indica una pieve romanica: deviazione d&#8217;obbligo e sosta per la visita alla pieve di San Pietro in Trento. Pieve più bella all&#8217;esterno che all&#8217;interno, è un bell&#8217;edificio ma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Art decò a Forlì: questo è l&#8217;obiettivo dopo il pranzo luculliano col collega, degnissimo anfitrione, Sergio Menegatti a Ravenna.</p>
<p style="text-align: justify;">Lungo la strada trovo una segnalazione che mi indica una pieve romanica: deviazione d&#8217;obbligo e sosta per la visita alla pieve di San Pietro in Trento.</p>
<p style="text-align: justify;">Pieve più bella all&#8217;esterno che all&#8217;interno, è un bell&#8217;edificio ma niente di straordinario; curioso, però, il nome che ho scoperto derivare dalla sua posizione, cioè al trentesimo miglio della centuriazione romana.</p>
<p style="text-align: justify;">Riprendo la strada per Forlì dove i musei di san Domenico non stanno aspettando altri che me.</p>
<p style="text-align: justify;">Di questa mostra che devo dire? come sempre le mostre a san Domenico mi sembrano di buon livello e questa non sfugge alla regola.</p>
<p style="text-align: justify;">Viene privilegiata l&#8217;Italia con l’esposizione di una produzione, del decennio 1919-1929, di arredi, ceramiche, vetri, metalli lavorati, tessuti, bronzi, stucchi, gioielli, argenti, abiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Mostra della borghesia emergente, di una classe sociale che&nbsp;ha preso&nbsp;il posto dell&#8217;aristocrazia, che ha costretto i nobili ad adeguarsi ai suoi propri valori, come ben ci ha spiegato George L. Mosse nelle sue splendide opere.</p>
<p style="text-align: justify;">Una borghesia che vuole distinguersi, che si è, almeno in parte, aristocratizzata, ovvero che vuole mostrare visibilmente il suo successo; si potrebbe dire una borghesia &#8220;calvinista&#8221;, che esibisce le testimonianze del proprio successo, non vergognandosi di averlo conquistato con la dura disciplina del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Non a caso, dalla mostra sembra trasparire chiaramente, la produzione industriale, patrimonio ormai acquisito, seppur utile alla produzione di massa, per cui certi prodotti anche di buon valore estetico sono alla portata di quasi tutti, tuttavia si impegna anche nella produzione di oggetti di elevato valore estetico e qualitativo che richiamano l&#8217;originalità dell&#8217;artigianato.</p>
<p style="text-align: justify;">Un po&#8217; come succede ancora oggi coi prodotti alimentari, ricerca del biologico, del biodinamico e stramberie varie, all&#8217;epoca sembra che, acquisiti i benefici di una produzione che offre a chiunque la possibilità di avere una bella casa o un bello studio, si torni alla ricerca del pezzo unico, del prodotto che sfugga alla produzione seriale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ovviamente il paragone con oggi è improponibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli stessi operatori del settore, ben consci di una tale richiesta, producono pezzi se non unici in dizioni limitate per dare così l&#8217;idea di una esclusività che deve suscitare ammirazione e invidia.</p>
<p style="text-align: justify;">Visitando la mostra mi sembrava di trovarmi, in contemporanea, al cimitero monumentale di Milano, identica è l&#8217;atmosfera di borghesia soddisfatta di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Venendo ai pezzi esposti la pole position va senza&nbsp;dubbio&nbsp;ad Adolfo Wildt che è stato davvero un grandissimo della scultura, con i suoi L&#8217;orecchio, Humanitas, L&#8217;anima dei padri e La concezione, pezzi splendidi.</p>
<p style="text-align: justify;">Un altro niente male è&nbsp;Ivan&nbsp;Meštrović con Contemplazione, così come curiosi e simpatici sono i tappeti colorati di Fortunato Depero.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;è uno splendido ritratto di Matteo Marangoni opera di Baccio Maria Bacci ed uno non meno bello di Wally Toscanini di Alberto Martini, ci sono La caraffa Luigi Filippo e Natura morta con cavolfiore di Tamara de Lempicka oltre ad un bellissimo Gli stivali di Kaete Hoch.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi ultimi mi hanno fatto ricordare una delle lezioni della mia ormai mitica insegnante di inglese del liceo; il brano era tratto dai Dubliners, di Joyce, se non ricordo male: in quelle poche righe, una paginetta, si trattava di qualcuno che saliva sul tetto di un&#8217;abitazione per guardare l&#8217;interno e, da qualche parte, non riesco a ricordare meglio e magari confondo anche due brani diversi, chissà, comunque c&#8217;erano un paio di stivali che, secondo la mia professoressa, per come erano disposti, proprio come nel quadro, certificavano la fine del rapporto tra i coniugi che occupavano quell&#8217;abitazione.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">I pezzi erano comunque molti di più e tutti meritevoli di menzione perchè scelti con cura e buongusto anche quando personalmente non mi piacciono.</p>
<p style="text-align: justify;">Uscito da lì, mi sono fermato a visitare un palazzo, di quelli aperti grazie al FAI, di cui ricordo solo una bellissima scalinata.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ora del ritorno si avvicina e mi rimetto in marcia per tornare alla routine quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Forlì, 25 marzo 2017, festa dell&#8217;Annunciazione di N.S.G.C.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/a-forli-lart-deco-gli-anni-ruggenti-in-italia/">a Forlì, l&#8217;art decò &#8211; gli anni ruggenti in Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress">Cogito ergo adsum</a>.</p>
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