Art decò a Forlì: questo è l’obiettivo dopo il pranzo luculliano col collega, degnissimo anfitrione, Sergio Menegatti a Ravenna.

Lungo la strada trovo una segnalazione che mi indica una pieve romanica: deviazione d’obbligo e sosta per la visita alla pieve di San Pietro in Trento.

Pieve più bella all’esterno che all’interno, è un bell’edificio ma niente di straordinario; curioso, però, il nome che ho scoperto derivare dalla sua posizione, cioè al trentesimo miglio della centuriazione romana.

Riprendo la strada per Forlì dove i musei di san Domenico non stanno aspettando altri che me.

Di questa mostra che devo dire? come sempre le mostre a san Domenico mi sembrano di buon livello e questa non sfugge alla regola.

Viene privilegiata l’Italia con l’esposizione di una produzione, del decennio 1919-1929, di arredi, ceramiche, vetri, metalli lavorati, tessuti, bronzi, stucchi, gioielli, argenti, abiti.

Mostra della borghesia emergente, di una classe sociale che ha preso il posto dell’aristocrazia, che ha costretto i nobili ad adeguarsi ai suoi propri valori, come ben ci ha spiegato George L. Mosse nelle sue splendide opere.

Una borghesia che vuole distinguersi, che si è, almeno in parte, aristocratizzata, ovvero che vuole mostrare visibilmente il suo successo; si potrebbe dire una borghesia “calvinista”, che esibisce le testimonianze del proprio successo, non vergognandosi di averlo conquistato con la dura disciplina del lavoro.

Non a caso, dalla mostra sembra trasparire chiaramente, la produzione industriale, patrimonio ormai acquisito, seppur utile alla produzione di massa, per cui certi prodotti anche di buon valore estetico sono alla portata di quasi tutti, tuttavia si impegna anche nella produzione di oggetti di elevato valore estetico e qualitativo che richiamano l’originalità dell’artigianato.

Un po’ come succede ancora oggi coi prodotti alimentari, ricerca del biologico, del biodinamico e stramberie varie, all’epoca sembra che, acquisiti i benefici di una produzione che offre a chiunque la possibilità di avere una bella casa o un bello studio, si torni alla ricerca del pezzo unico, del prodotto che sfugga alla produzione seriale.

Ovviamente il paragone con oggi è improponibile.

Gli stessi operatori del settore, ben consci di una tale richiesta, producono pezzi se non unici in dizioni limitate per dare così l’idea di una esclusività che deve suscitare ammirazione e invidia.

Visitando la mostra mi sembrava di trovarmi, in contemporanea, al cimitero monumentale di Milano, identica è l’atmosfera di borghesia soddisfatta di sé.

Venendo ai pezzi esposti la pole position va senza dubbio ad Adolfo Wildt che è stato davvero un grandissimo della scultura, con i suoi L’orecchio, Humanitas, L’anima dei padri e La concezione, pezzi splendidi.

Un altro niente male è Ivan Meštrović con Contemplazione, così come curiosi e simpatici sono i tappeti colorati di Fortunato Depero.

C’è uno splendido ritratto di Matteo Marangoni opera di Baccio Maria Bacci ed uno non meno bello di Wally Toscanini di Alberto Martini, ci sono La caraffa Luigi Filippo e Natura morta con cavolfiore di Tamara de Lempicka oltre ad un bellissimo Gli stivali di Kaete Hoch.

Questi ultimi mi hanno fatto ricordare una delle lezioni della mia ormai mitica insegnante di inglese del liceo; il brano era tratto dai Dubliners, di Joyce, se non ricordo male: in quelle poche righe, una paginetta, si trattava di qualcuno che saliva sul tetto di un’abitazione per guardare l’interno e, da qualche parte, non riesco a ricordare meglio e magari confondo anche due brani diversi, chissà, comunque c’erano un paio di stivali che, secondo la mia professoressa, per come erano disposti, proprio come nel quadro, certificavano la fine del rapporto tra i coniugi che occupavano quell’abitazione. 

I pezzi erano comunque molti di più e tutti meritevoli di menzione perchè scelti con cura e buongusto anche quando personalmente non mi piacciono.

Uscito da lì, mi sono fermato a visitare un palazzo, di quelli aperti grazie al FAI, di cui ricordo solo una bellissima scalinata.

L’ora del ritorno si avvicina e mi rimetto in marcia per tornare alla routine quotidiana.

Forlì, 25 marzo 2017, festa dell’Annunciazione di N.S.G.C.