Ieri sera, dopo avere adempiuto ai miei doveri professionali lavorando nel pomeriggio, sono stato ospite a cena dagli amici di una vita, Silvia e Gabriele, deliziato dalla squisitissima (rendo l’idea?) polenta con sugo di salsiccia e funghi della padrona di casa.
Assieme ad altri ospiti, mi è venuto in mente di rievocare alcune persone conosciute ai tempi dell’università, nel secolo scorso.
Essendo stato da poco in quel di Bologna per visitare la splendida mostra dedicata a Giovanni Boldini (ne parlerò), mi è tornato in mente un compagno di studi ed amico, perso di vista negli anni ma vicino nella stima, monsignor – mi fa impressione chiamarlo così – Lino Goriup.
L’averlo evocato come vicario per il mondo della cultura della diocesi di Bologna, mi ha fatto sorgere la curiosità di scoprire se fosse ancora confermato in questo incarico, così ho preso il cellulare e digitato titolo ecclesiastico e nome: era banale, mondana curiosità, nulla più.
E cosa vengo a scoprire? che Lino è improvvisamente scomparso, il 25 giugno 2020.
La notizia mi ha costernato.
Ho ripensato ai tempi dell’Alma Mater, quando giovani studenti – lui con alcune idee molto chiare ed alcune molto confuse, io del tutto confuso e spaesato – ci siamo conosciuti alle lezioni del compianto professor Maurizio Malaguti di venerata memoria.
Il professor Malaguti, allora assistente della cattedra di filosofia della religione, era persona di straordinarie qualità umane e di profonda cultura, docente appassionato ed affascinante, col quale credo che anche Lino si sia infine laureato.
Non si spiegarmi perché diventammo amici, ma lo diventammo; lui era troppo avanti culturalmente ed intellettualmente rispetto al provinciale parmigiano che si muoveva come un pesce fuor d’acqua in quelle sale di via Zamboni 38, ma questo non costituiva un ostacolo, la sua bonomia, la squisita cortesia e, perché no, anche l’ironia lo rendevano aperto a tutti i compagni che aveva occasione di incontrare.

Mi raccontava di sé come del figlio di un miracolo poiché tanto sperato dai genitori, ormai quasi rassegnati a non poter avere figli, giunto, figlio unico, al “momento giusto”.

Delle origini istriane era orgoglioso, come dell’attività missionaria della famiglia sulle colline di un paesino sulle colline bolognesi di cui non ricordo più il nome.

C’era anche una splendida ragazza, mora, slanciata, credo anche di ricordarne il nome (che non farò) che aveva attraversato quei momenti: Lino non ne era indifferente; ricordo che ne parlammo e che mi spiegò che quella conoscenza costituiva un’opportunità per capire meglio su quale strada incamminarsi.

Non aveva esplicitato, in quel momento, l’intenzione di entrare in seminario, ma quando si venne a sapere non sembrò una scelta “strampalata” o inaspettata.

Ci siamo poi persi di vista salvo ricontrarci a Rimini, in occasione di non ricordo quale Meeting: incontro fugace – lui aveva un gruppo di giovani al seguito – ma affettuoso.

Ero convinto, anzi certo, che sarebbe diventato vescovo, ma mi sarei spinto anche a preconizzare il cardinalato; così non è stato, senza delusione per don Lino.

La chiesa di Bologna credo abbia perso un ottimo pastore ed un fine intellettuale – insomma una figura di cui la chiesa italiana, ma direi occidentale, ha disperatamente bisogno.

Assieme ai compianti don Lino Bin, salesiano già parroco di san Benedetto in Parma e don Pier Alberto Sancisi, parroco di Poggio Berni, monsignor Lino Goriup è il terzo sacerdote che perdo: nella comunione dei santi, assieme al professor Malaguti, sono certo che continueranno a coltivare quel pensiero che li ha resi così speciali.

All’amico don Lino, come agli amici che ho citato prima, mi affido, sicuro che siano già nel pieno della gloria dei santi.

Parma, 15 novembre 2021, memoria di sant’Alberto magno