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	<title>arte Archivi - Cogito ergo adsum</title>
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	<title>arte Archivi - Cogito ergo adsum</title>
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		<title>Contemporanea, capolavori dalle collezioni di Parma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Jun 2024 16:59:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>una splendida esposizione di opere dalle collezioni di arte contemporanea di Parma</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<a href="https://www.contemporanea-parma.it/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Contemporanea, capolavori dalle collezioni di Parma</a>&#8221; è il titolo di una splendida esposizione di opere d&#8217;arte in corso in quel di Parma, presso il Palazzo del Governatore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Giusto per dare i numeri: 115 opere, 93 artisti rappresentati, a testimonianza della ricchezza (personalmente impensata) delle collezioni d&#8217;arte cittadine, che se poi uno ci riflette e considera le grandi aziende, senza parlare delle fondazioni bancarie, presenti sul territorio non è così strampalato immaginare che siano stati effettuati fior fiore di investimenti nel mondo dell&#8217;arte.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non sono tuttavia i soldi a far la competenza, la collezione di Callisto Tanzi, esposta per la vendita all&#8217;incanto, alcuni anni fa, testimonia e certifica come non sia difficile sprecare denari e denari acquistando paccottiglia o poco più; non è il caso delle opere protagoniste di questa esposizione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Opere della contemporaneità, documentazione delle ricerche, degli studi di un periodo, come il Novecento, che è passato dal futurismo al Pastificio Cerere e il Gruppo di san Lorenzo: documentazione che non ti aspetti di rinvenire in una sonnacchiosa cittadina quale è Parma, snob e provinciale, profondamente conservatrice nel suo essere sinistrorsa da ZTL.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pensando che è la città che ha eletto per ben due mandati un sindaco come il fu grillino Pizzarotti, poi piùeuropeista ed ora calendiano, ed un assessore che ora si mette a disposizione di Fratelli d&#8217;Italia (che evidentemente hanno dimenticato i precedenti di illustri fratelli quali Caino e Abele, Eteocle e Polinice ed epigoni vari), ben contenti di accoglierlo invece di condannarlo ad una giusta damnatio memoriae, ebbene a ciò pensando la sorpresa di questa mostra è stata tale da commuovermi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;esposizione inizia con alcune opere futuriste, splendida testimonianza della ribellione dei figli di quell&#8217;epoca, contro i rispettivi padri (oggi, peraltro in assenza di padri, la ribellione si manifesta nella sterile e stupida opposizione a Israele) che, non sarebbe male ricordarlo, portò all&#8217;entusiastica adesione alla prima guerra mondiale di tanti giovani, nel famoso maggio radioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal futurismo all&#8217;orinatoio il passo è breve, ed eccoci in pieno dadaismo in compagnia di <strong>Marcel Duchamp</strong>, con Fountaine, un orinatoio appunto, per transitare al surrealismo e ai maestri italiani del Novecento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non manca veramente nulla visto che si arriva fino agli artisti del Pastificio Cerere in una carrellata di opere che sono ottima testimonianza delle varie correnti di un&#8217;arte che spesso mi ha fatto sorgere qualche dubbio sulla sua consistenza culturale ed intellettuale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le foto di certe performance, ad esempio, mi lasciano molto più che perplesso, ma questo è il mondo dell&#8217;arte dove sono convinto che oltre alla reale capacità dell&#8217;artista, sia necessario finire nel giusto ingranaggio del mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho scoperto l&#8217;esistenza di alcuni artisti che ignoravo totalmente e che si sono rivelati autentiche rivelazioni per la piacevolezza delle opere; la visita in ottima compagnia è stata poi un extra graditissimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con viva soddisfazione, dunque, faccio i complimenti agli organizzatori ed anche ai collezionisti che le opere hanno messo a disposizione, il che non è mai scontato e sempre meritevole di riconoscimento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parma, 27 aprile 2024 apparizione della Madonna di Montserrat</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>Pasquetta alla fondazione Magnani Rocca</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Apr 2022 11:28:45 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Della <strong>Fondazione Magnani Rocca</strong> ho già parlato in altre occasioni, tessendo meritati e sperticati elogi a <strong>Luigi Magnani</strong>, il suo creatore.<br />Tornare alla Magnani Rocca è sempre un piacere perché trovo straordinario questo gioiello incastonato nel nulla della <strong>campagna parmense</strong>, fatta di prati coltivati ad erba medica (per le mucche da latte e quindi per il parmigiano reggiano),a frumento o a pomodori (siamo nel regno della Mutti, famosissima eccellenza parmense nel campo dei prodotti a base di pomodoro).<br />Ci sono tornato per visitare una <strong>mostra dedicata a Lucio Fontana</strong>, una di quelle esposizioni temporanee che puntualmente mi richiamano a Mamiano di Traversetolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><br />Conoscevo già alcune opere di <strong>Lucio Fontana</strong>, famoso presso il grande pubblico degli indotti al quale appartengo, per i tagli (ricordavo con minor vividezza i buchi) ed ero curioso di capirne qualcosa di più.<br />Premetto che la mostra è piacevole, godibile e va visitata ma la sensazione che ne ho ricavato è, mio malgrado, la solita poca simpatia per l&#8217;arte contemporanea che mi sembra sempre il frutto dell&#8217;alleanza tra un mercato dell&#8217;arte che ha sempre necessità di fare business ed uno stuolo di critici ed artisti che nascondono dietro l&#8217;intellettualismo militante contenuti spesso molto labili.</p>



<div class="wp-block-image"><figure class="alignleft size-large"><img fetchpriority="high" decoding="async" width="512" height="384" src="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_161922-512x384.jpg" alt="" class="wp-image-28179" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_161922-512x384.jpg 512w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_161922-300x225.jpg 300w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_161922-768x576.jpg 768w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_161922-1536x1152.jpg 1536w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_161922-2048x1536.jpg 2048w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_161922-600x450.jpg 600w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_161922-945x709.jpg 945w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption>Autoritratto &#8211; Lucio Fontana &#8211; Fondazione Magnani Rocca</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Non so se Lucio Fontana appartenga a questa schiera, quel che ho letto di lui ne fa un artista fondamentale del XX secolo, un innovatore che &#8220;rompe&#8221; con l&#8217;arte tradizionalmente intesa per aprire alla nuova dimensione della quarta dimensione: l&#8217;arte è immortale ma non eterna, quel che è eterno è il gesto artistico come proclama il nostro artista assieme a <strong>Beniamino Joppolo, Giorgio Kaisserlian, Milena Milani</strong> nel primo <strong>manifesto spazialista</strong> del maggio 1947:</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;<strong>L&#8217;arte è eterna, ma non può essere immortale</strong>. È eterna in quanto un suo gesto, come qualunque altro gesto compiuto, non può non continuare a permanere nello spirito dell&#8217;uomo come razza perpetuata. Così paganesimo, cristianesimo, e tutto quanto è stato dello spirito, sono gesti compiuti ed eterni che permangono e permarranno sempre nello spirito dell&#8217;uomo. <strong>Ma l&#8217;essere eterna non significa per nulla che sia immortale.</strong> Potrà vivere un anno o millenni, ma l&#8217;ora verrà sempre, della sua distruzione materiale. Rimarrà eterna come gesto, ma morrà come materia. Ora noi siamo arrivati alla conclusione che sino ad oggi gli artisti, coscienti o incoscienti, hanno sempre confusi i termini di eternità e di immortalità, cercando di conseguenza per ogni arte la materia più adatta a farla più lungamente perdurare, sono cioè rimasti vittime coscienti o incoscienti della materia, hanno fatto decadere il gesto puro eterno in quello duraturo nella speranza impossibile della immortalità. <strong>Noi pensiamo di svincolare l&#8217;arte della materia, di svincolare il senso dell&#8217;eterno dalla preoccupazione dell&#8217;immortale.</strong> E non ci interessa che un  gesto, compiuto, viva un attimo o un millennio, perché siamo veramente convinti che, compiutolo, esso è eterno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi lo spirito umano tende, in una realtà trascendente, a trascendere il particolare per arrivare all&#8217;Unito, all&#8217;Universale attraverso un atto dello spirito svincolato da ogni materia. Ci rifiutiamo di pensare che scienza ed arte siano due fatti distinti, che cioè i gesti compiuti da una delle due attività possano non appartenere anche all&#8217;altra. Gli artisti anticipano gesti scientifici, i gesti scientifici provocano sempre gesti artistici. Né radio né televisione possono essere scaturiti dallo spirito dell&#8217;uomo senza un&#8217;urgenza che dalla scienza va all&#8217;arte. È impossibile che l&#8217;uomo dalla tela, dal bronzo, dal gesso, dalla plastilina non passi alla pura immagine aerea, universale, sospesa, come fu impossibile che dalla grafite non passasse alla tela, al bronzo, al gesso, alla plastilina, senza per nulla negare la validità eterna delle immagini create attraverso grafite, bronzo, tela, gesso, plastilina. Non sarà possibile adattare a queste nuove esigenze immagini già ferme nelle esigenze del passato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo convinti che, dopo questo fatto, nulla verrà distrutto del passato, né mezzi né fini, siamo convinti che si continuerà a dipingere e a scolpire anche attraverso le materie del passato, ma siamo altrettanto convinti che queste materie, dopo questo fatto, saranno affrontate e guardate con altre mani e altri occhi e saranno pervase di sensibilità più affinata&#8221;.</p>



<div class="wp-block-image is-style-rounded"><figure class="alignright size-large is-resized"><img decoding="async" src="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163334-512x384.jpg" alt="" class="wp-image-28180" width="384" height="288" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163334-512x384.jpg 512w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163334-300x225.jpg 300w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163334-768x576.jpg 768w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163334-1536x1152.jpg 1536w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163334-2048x1536.jpg 2048w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163334-600x450.jpg 600w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163334-945x709.jpg 945w" sizes="(max-width: 384px) 100vw, 384px" /></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando alle opere di Lucio Fontana, alla luce del Manifesto dello spazialismo, mi viene da pensare che quei tagli, quei buchi, aprano ad un <strong>al di là che può essere un puro nulla</strong> o, invece, l<strong>&#8216;ipotesi di un nuovo lavoro</strong>, diverso dai vincoli e limiti &#8220;ricevuti&#8221; in eredità dalla cultura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di fronte ai tagli o ai buchi si percepisce che non sono frutto di banale improvvisazione, ma atti di pensiero, di un pensiero smarrito in cerca di soluzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un amico mi ha segnalato la possibile <strong>corrispondenza tra i tagli di Lucio Fontana ed il lavoro di analisi</strong>: la tela come un già dato, un&#8217;eredità indiscutibile cui adeguarsi (col lavoro nevrotico del patirne i vincoli ma ricavandone un guadagno per quanto &#8220;limitato&#8221; e compromissorio) e, l&#8217;alternativa, ovvero l&#8217;apertura della superficie, come possibilità di uscita, di lavoro nuovo che sfugge alle maglie della totalizzante censura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;analisi, in effetti, approfitta degli squarci del plumbeo cielo della nevrosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Debbo dire che questa indicazione dell&#8217;amico <strong>Gabriele Trivelloni</strong> mi è stata di aiuto perché la prima impressione che ne avevo ricevuto era tendente al solito mio pensare, vagamente melanconico: la mia idea rimandava al nulla oltre le tela o al pensiero triste della porta socchiusa delle tombe, bellissime, di </p>



<p class="wp-block-paragraph">Antonio Canova.</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="alignright size-large"><img decoding="async" width="512" height="384" src="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163225-512x384.jpg" alt="" class="wp-image-28181" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163225-512x384.jpg 512w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163225-300x225.jpg 300w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163225-768x576.jpg 768w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163225-1536x1152.jpg 1536w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163225-2048x1536.jpg 2048w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163225-600x450.jpg 600w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_163225-945x709.jpg 945w" sizes="(max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption>Autoritratto &#8211; Lucio Fontana &#8211; Fondazione Magnani Rocca</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Ho molto rivalutato Lucio Fontana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la Fondazione Magnani Rocca non è solo questa mostra temporanea e nemmeno quella, carina, di foto che ricordano <strong>Pier Paolo Pasolini</strong>; le opere che custodisce sono tante ed alcune davvero fantastiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Taccio poi dell&#8217;oggettistica, tutti quei vasi e arredi, a partire dall&#8217;enorme coppa in malachite di <strong>Pierre-Philippe Thomire</strong> che accoglie sontuosamente i visitatori all&#8217;ingresso (assieme al personale, sempre estremamente cortese e disponibile), in stile impero, ovviamente anti sobrietà assoluta, come piace a me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;ingresso c&#8217;è anche una bella statua &#8220;<strong>La ninfa del deserto</strong>&#8221; opera di <strong>Lorenzo Bartolini</strong>, uno scultore che mi ricordava qualcosa che non riuscivo a mettere a fuoco quando mi si èaccesa improvvisamente la connessione: è opera sua anche un famoso ed importante monumento sepolcrale della <strong><a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/la-certosa-di-bologna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Certosa di Bologna</a></strong>, che lo vide contrapposto a Felice Baciocchi, marito della <strong>Granduchessa di Toscana Elisa Bonaparte</strong>. Bravo il Bartolini, anche in questa Ninfa, sebbene trovi il soggetto un po&#8217; debole, insomma una scusa per ritrarre una gentile donzella in abiti men che succinti.</p>



<div class="wp-block-image is-style-default"><figure class="alignleft size-large"><img loading="lazy" decoding="async" width="512" height="384" src="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_164155-512x384.jpg" alt="" class="wp-image-28182" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_164155-512x384.jpg 512w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_164155-300x225.jpg 300w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_164155-768x576.jpg 768w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_164155-1536x1152.jpg 1536w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_164155-2048x1536.jpg 2048w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_164155-600x450.jpg 600w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2022/04/IMG_20220418_164155-945x709.jpg 945w" sizes="auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption>La ninfa del deserto &#8211; Lorenzo Bartolini _ Fondazione Magnani Rocca</figcaption></figure></div>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i capolavori che amo sempre rivedere ci sono l&#8217;immancabile <strong>san Sebastiano</strong> di Lorenzo Costa, un pittore di origini ferraresi, vissuto a cavallo tra Quattro e Cinquecento ed uno splendido <strong>san Pietro martire</strong>, figura cui sono particolarmente legato per i ricordi universitari che mi evoca, quando portai come corso monografico, all&#8217;esame di storia medioevale col <strong>professor <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/in-memoria-di-ovidio-capitani/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Ovidio Capitani</a></strong>, proprio degli studi sull&#8217;eresia (sostenni anche un ulteriore esame, sulle <strong>eresie medioevali</strong>, un tema che mi ha sempre appassionato).</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>San Pietro martire</strong>, le cui spoglie sono custodite a <strong>Milano</strong> nella <strong><a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/tag/cappella-portinari-2/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cappella Portinari</a></strong>, all&#8217;interno della <strong>basilica di sant&#8217;Eustorgio</strong>, in un&#8217;arca stupenda, opera di <strong>Giovanni di Balduccio</strong>, nella fondazione Magnani Rocca è rappresentato da <strong>Domenico Ghirlandaio</strong> all&#8217;interno di una nicchia, quasi fosse una statua, con uno sguardo assorto ed intenso che esprime profondità d&#8217;animo e confidenza nel Signore di cui era fiero difensore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è ancora moltissimo altro da vedere nella fondazione Magnani Rocca ma magari ne parlo in occasione della prossima visita che, ne sono sicuro, non mancherà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il consiglio è di andare a visitarla: oltre a passare uno splendido pomeriggio potreste approfittare del ristorante e del parco e trascorrere un&#8217;intera giornata immersi nella bellezza, esperienza che ritempra il cuore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mamiano di Traversetolo, 18 aprile 2022 lunedì in albis</p>
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		<title>?War is over</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Dec 2018 10:31:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>?War is over.&#160;ARTE E CONFLITTI tra mito e contemporaneità, al Mar Museo d&#8217;Arte della città di Ravenna. Ho anticipato il mio arrivo nella capitale dell&#8217;Esarcato (è un nome che mi è sempre piaciuto, Esarcato, una di quelle parole che, saltuariamente, mi vengono in mente senza un motivo; buon&#8217;ultima, di questi giorni: ebdomadario). Dal sito del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>?War is over.&nbsp;<em>ARTE E CONFLITTI tra mito e contemporaneità, al Mar Museo d&#8217;Arte della città di Ravenna.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Ho anticipato il mio arrivo nella capitale dell&#8217;Esarcato (è un nome che mi è sempre piaciuto, Esarcato, una di quelle parole che, saltuariamente, mi vengono in mente senza un motivo; buon&#8217;ultima, di questi giorni: ebdomadario).</p>
<p style="text-align: justify;">Dal sito del MAR ho preso le righe seguenti che spiegano il filo conduttore di un&#8217;esposizione che non mi ha convinto del tutto, tanto che ho deciso, contrariamente alle mie abitudini, di non acquistare il catalogo.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_41795"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/Jgu1UiQWG8k?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L’esposizione si collega idealmente al centenario della conclusione della prima guerra mondiale, proponendo un percorso che, attraverso l’arte di due secoli, riflette sui conflitti non a livello puramente storico ma in maniera più ampia, artistica e poetica, personale e collettiva, estetica ed etica. Non si tratta infatti di una mostra storico -documentaria ma di un itinerario che suggerisce e testimonia letture molteplici sulla guerra: uno (e non l&#8217;unico) tra gli esiti possibili verso cui spinge la necessità antropologica della relazione tra diversi; il più crudele e distruttivo, ma anche il più potente creatore di mitologie.</p>
<p style="text-align: justify;">L’arte si è da sempre misurata col tema del conflitto – o ne è stata condizionata &#8211; non solo attraverso la sua rappresentazione ma, spesso, anche attraverso il rifiuto, la rimozione, l’introiezione. Le opere scelte per la mostra intendono illustrare, con media diversi, la tensione che esiste da sempre tra la creatività individuale e l&#8217;urgenza di misurarsi con un tema così pervasivo e onnipresente alle coscienze più vigili.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra racconta come gli artisti si siano confrontati con quell&#8217;evento così potentemente disastroso e tremendo che è la guerra, evidenziandone sia gli aspetti &#8220;creativi&#8221; (Marinetti ad esempio) sia quelli distruttivi e inumani.</p>
<p style="text-align: justify;">Le tre sezioni sono tre:&nbsp;<strong>Vecchi e nuovi miti,&nbsp;</strong>dedicata&nbsp; ai miti che, da sempre, la guerra la sostengono,&nbsp;<strong>Teatri di guerra. Frontiere e confini</strong>&nbsp;sui teatri di guerra ed i confini che stabiliscono una separazione, per concludere con&nbsp;<strong>Esercizi di libertà&nbsp;</strong>dove si investiga ciò che l&#8217;arte può offrire per il futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;inizio è dedicato alla Grande Guerra, con la produzione futurista che pensa alla guerra come igiene del mondo, alla guerra secondo le parole di&nbsp;<b>Marinetti, Boccioni, Carra&#8217;, Russolo, Piatti</b>&nbsp;(Milano, 20 Settembre 1914):</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Glorifichiamo la Guerra, che per noi è la sola igiene del mondo (I° Manifesto del Futurismo) mentre per i Tedeschi rappresenta una grassa spanciata da corvi e da iene.&nbsp;</p>
<p style="text-align: justify;">Le vecchie cattedrali non c’interessano; ma neghiamo alla Germania medioevale, plagiaria, baldoria e priva di genio creatore il diritto futurista di distruggere opere d’arte.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo diritto appartiene soltanto al Genio creatore Italiano, capace di creare una nuova bellezza più grande sulle rovine della bellezza antica.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Ma non vi è solo l&#8217;esaltazione futurista, c&#8217;è pure il vaso greco con scene di guarra tra greci e troiani ed un marmo raffigurante un legionario romano oltre al bellissimo&nbsp;“Il Portabandiera” di Rubens, per restare nell&#8217;ambito della classicità.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono presenti anche De Chirico con &#8220;Ettore e Andromaca&#8221; e&nbsp;&nbsp;“I gladiatori” , Picasso con un&#8217;opera del 1951&nbsp;“Jeux des pages”, Lucio Fontana e Alberto Burri,&nbsp;<strong>Robert Rauschenberg</strong>,&nbsp;Jannis Kounellis, Andy Warhol, Hermann Nitsch,&nbsp;<strong>Mimmo Paladino, Marina Abramović, Michelangelo Pistoletto, Emilio Isgrò</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sessantina gli artisti presenti per un percorso sicuramente interessante ma non convincente.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi ha colpito un&#8217;opera, curiosa, delle piccole indistinte figurine in movimento, opera di Michal Rovner: nere e indistinguibili, mi hanno richiamato le piccole figure degli autori fiamminghi che tanto mi piacciono (ad esempio Bruegel); emergeva uno stridente contrasto tra le figurine piccole ma chiare nelle loro individualità dei fiamminghi e queste larve in frenetico movimento, senza identità e senza meta.</p>
<p style="text-align: justify;">Un&#8217;opera in particolare mi ha colpito, quella dedicata a Sigmund Freud, intitolata &#8220;Partenza di Sigmund Freud per l&#8217;Inghilterra e per Londra&#8221; di Vettor Pisani: si tratta di una gigantografia (di una foto o almeno credo) che ritrae Freud mentre sale le scalette di un aereo che presumibilmente lo porterà a Londra, nella parte inferiore una scritta &#8220;Oh Anna figlia mia! e pensare che ti ho tanto amata &#8230; ed ora tu crudele e vendicativa mi frusti&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">A coprire parzialmente la foto c&#8217;è una scala, appoggiata al muro, che regge alcune corde cui è appeso un secchio di colore blu, sporco forse di pittura: blu sono i personaggi della foto (Freud e la hostess), blu il secchio, rosse le scritte.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia ignoranza mi ha reso impossibile comprendere il senso di un&#8217;opera di tal fatta; l&#8217;impressione che ne ho ricavato è che l&#8217;autore ha intrapreso un percorso che dal padre della psicoanalisi prendeva le distanze.</p>
<p style="text-align: justify;">Non mi è chiaro perché non ho apprezzato questa mostra, ma ripensandoci mi convinco che c&#8217;è qualcosa di non concluso, almeno nella parte &#8220;contemporanea&#8221;, una sorta di ingenuità, ma ammetto che dipende più dalla mia ignoranza che da altri fattori.</p>
<p style="text-align: justify;">Ripensandoci mi è tornato in mente quell&#8217;ottimo post di Giacomo Contri del 6-7 ottobre scorsi intitolato &#8220;Prossimo, Simile, Sagoma&#8221; dove viene ben chiarito chi è sagoma, colui che si trova dalla parte opposta della barricata, chi è simile, colui che mi è vicino e chi è prossimo, colui con cui stipulare affari.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa è la strada per un reale giudizio sulla guerra ed è per questo che ho sostenuto, e sostengo, senza nutrire eccessive speranze purtroppo, che Giacomo Contri meriterebbe il Nobel per la pace.</p>
<p>Ravenna, 21 novembre 2018 memoria della Presentazione della Beata Vergine Maria</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Scienza e razzismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Feb 2016 19:46:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ecco il sesto capitolo dell&#8217;opera di George L. Mosse sul razzismo. Si tratta dei contributi che la scienza ha dato, non sempre volontariamente, al consolidarsi delle teorie razziste. Ne traggo, banalmente e al volo un suggerimento sull&#8217;attenzione da porre alle presunte dimostrazioni scientifiche sull&#8217;uomo e sul suo pensiero che tanto vanno di moda oggi. Iniziamo [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ecco il sesto capitolo dell&#8217;opera di George L. Mosse sul razzismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si tratta dei contributi che la scienza ha dato, non sempre volontariamente, al consolidarsi delle teorie razziste.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne traggo, banalmente e al volo un suggerimento sull&#8217;attenzione da porre alle presunte dimostrazioni scientifiche sull&#8217;uomo e sul suo pensiero che tanto vanno di moda oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo dunque, senza indugi il riassunto:</p>
<p style="text-align: justify;">Nel XX secolo il razzismo portava in eredità due tradizioni provenienti dal secolo precedente: quella idealistica della razza, tutta puntata sul soggettivismo, e quella che, invece, cercava un fondamento scientifico e accademico alla classificazione razziale.</p>
<p><figure id="attachment_22964" aria-describedby="caption-attachment-22964" style="width: 360px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-22964" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Karl-Pearson-1-360x512.jpg" alt="Karl Pearson" width="360" height="512" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Karl-Pearson-1-360x512.jpg 360w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Karl-Pearson-1-211x300.jpg 211w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Karl-Pearson-1.jpg 421w" sizes="auto, (max-width: 360px) 100vw, 360px" /><figcaption id="caption-attachment-22964" class="wp-caption-text">Karl Pearson</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">La corrente principale del razzismo fu quella che fondeva assieme antropologia, eugenetica e pensiero sociale: l&#8217;unione col darwinismo portò in primo piano l&#8217;attenzione all&#8217;ereditarietà e all&#8217;eugenetica come elementi fondamentali per la sopravvivenza del più forte; questa &#8220;scienza&#8221; fu denominata dai tedeschi &#8220;biologia razziale e sociale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1904 nacque, in Germania, l&#8217;Archiv fur Rassen und Gesellschaftbiologie nella cui prefazione si sosteneva che la razza costituisce l&#8217;ininterrotta unità della vita e, con riferimento a Darwin, la rivista sosteneva che la sopravvivenza della razza è legata all&#8217;eredità razziale e all&#8217;igiene razziale e che il concetto di razza è fondamentale per qualsiasi dottrina sociale, dall&#8217;economia al diritto, dalla storia alla filosofia morale.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur senza intenzioni aggressive il concetto di razza assume una precisa collocazione nella scienza della società, ed anzi la biologia razziale assunse un particolare rilievo probabilmente a causa di un&#8217;accelerata urbanizzazione e alla crescita demografica nell&#8217;Europa occidentale e centrale temute da molti come fenomeni forieri di catastrofi, se non si fossero applicati i concetti di selezione naturale e di ereditarietà.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tanto ammirato dai tedeschi Karl Pearson sosteneva che il principio della selezione naturale non andasse applicato tanto agli individui quanto, invece, alle nazioni: ogni azione che rafforza la comunità è, per ciò stesso, morale.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Pearson qualunque razza, attraverso l&#8217;eugenetica, avrebbe potuto migliorarsi, ma da anziano sostenne la politica razziale nazista considerata come un tentativo, su larga scala, di generare individui adatti; egli condannava la lotta di classe e sottolineava invece una evoluzione graduale guidata da un&#8217;elite secondo un&#8217;idea di socialismo che egli interpretava come evoluzione della comunità nazionale attraverso la lotta e comunque come opposto all&#8217;individualismo e all&#8217;indebita concentrazione della ricchezza.</p>
<p><figure id="attachment_22965" aria-describedby="caption-attachment-22965" style="width: 220px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22965" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Alfred-Ploetz.jpg" alt="Alfred Ploetz" width="220" height="288"/><figcaption id="caption-attachment-22965" class="wp-caption-text">Alfred Ploetz</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Pearson non fu l&#8217;unico biologo razziale a sostenere questa idea di socialismo: in Germania Ludwig Woltmann da marxista, attraverso il darwinismo, divenne una razzista dichiarato, passando da lotta di classe a lotta tra le razze; in un siffatto socialismo i lavoratori avrebbero acquisito uguaglianza di status anche se non di funzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;atteggiamento più diffuso però fu quello di elogio del capitalismo visto come il più adeguato a favorire la selezione naturale; i capitalisti accolsero, a loro volta, favorevolmente il darwinismo tanto che Alfred Krupp finanziò un premio per il miglior saggio sul tema.</p>
<p style="text-align: justify;">Il vincitore, Wilhelm Schallmayer, un medico, rifiutava il socialismo per l&#8217;accento che poneva sull&#8217;ambiente; sosteneva l&#8217;igiene razziale, era contrario all&#8217;incrocio con le razze inferiori della superiore razza ariana ma era pacifista perché pensava che i migliori sarebbero morti in guerra mentre gli imboscati sarebbero sopravvissuti.</p>
<p><figure id="attachment_22966" aria-describedby="caption-attachment-22966" style="width: 275px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22966" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Wilhelm-Schallmayer.gif" alt="Wilhelm Schallmayer" width="275" height="336"/><figcaption id="caption-attachment-22966" class="wp-caption-text">Wilhelm Schallmayer</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">La razza, al contrario, avrebbe dovuto incoraggiare la moltiplicazione dei migliori incoraggiando, ad esempio, i matrimoni con generazione di figli e dichiarando illegale il non sposarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi &#8220;studiosi&#8221; non avevano comunque, nè in Inghilterra nè in Germania, l&#8217;intenzione di attribuire ad una razza inferiore il ruolo del malvagio nella lotta per la sopravvivenza; ne è un chiaro esempio il fondatore della biologia razziale tedesca Alfred Ploetz.</p>
<p style="text-align: justify;">Se è vero che egli ha esaltato la razza germanica, considerandola come la migliore selezione di competenti e capaci, nondimeno considerava anche gli ebrei appartenenti alla medesima razza superiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ploetz capovolgeva addirittura l&#8217;argomentazione antiebraica classica: gli ebrei biblici del vecchio testamento erano normalmente considerati meritevoli di difesa contro gli antisemiti perché avevano comunque partecipato alla storia della salvezza, mentre gli ebrei moderni, avendo ostinatamente rifiutato questa stessa salvezza, dovevano essere condannati; Ploetz ribaltava questa tesi a favore degli ebrei suoi contemporanei.</p>
<p><figure id="attachment_22967" aria-describedby="caption-attachment-22967" style="width: 250px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22967" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Arnold-Dodel.jpg" alt="Arnold Dodel" width="250" height="341" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Arnold-Dodel.jpg 250w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Arnold-Dodel-220x300.jpg 220w" sizes="auto, (max-width: 250px) 100vw, 250px" /><figcaption id="caption-attachment-22967" class="wp-caption-text">Arnold Dodel</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Egli ascriveva loro un altro aspetto positivo, l&#8217;essere biondi: la scoperta statistica che un certo numero di ebrei fosse biondo con gli occhi azzurri deponeva a favore della loro appartenenza alla razza ariana.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci fu anche chi addirittura designò gli ebrei come razza superiore; fu il caso del botanico svizzero Arnold Dodel che sostenne la loro superiorità in quanto popolo che, avendo subito tante persecuzioni, aveva sviluppato una selezione naturale in favore dei migliori.</p>
<p style="text-align: justify;">La dottrina tedesca ed inglese della &#8220;biologia e igiene razziale&#8221;, in definitiva, non può essere considerata una diretta progenitrice della politica nazista contro gli ebrei, essa aveva di mira piuttosto i neri la cui separazione dai bianchi, attuata negli Stati Uniti d&#8217;America, era considerata come un esempio di corretta eugenetica razziale.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;igiene razziale arrivò anche a chiedere la sterilizzazione degli inadatti anche se, di solito, si faceva appello all&#8217;astinenza volontaria da parte di coloro che presentavano malattie congenite ereditarie: l&#8217;interesse era comunque volto all&#8217;eugenetica e non all&#8217;idea della razza.</p>
<p><figure id="attachment_22968" aria-describedby="caption-attachment-22968" style="width: 250px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22968" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Benedict-Augustin-Morel.gif" alt="Benedict Augustin Morel" width="250" height="295"/><figcaption id="caption-attachment-22968" class="wp-caption-text">Benedict Augustin Morel</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Le idee di eliminazione delle razze inferiori e di guerra razziale erano piuttosto un retaggio dei sostenitori della &#8220;mistica della razza&#8221;, interessati più agli aspetti spirituali che non al darwinismo e alla scienza.</p>
<p style="text-align: justify;">I nazisti, però, seppero riunire queste due correnti di pensiero e fu a quel punto che i vari teorici come Ploetz e Fischer aderirono al nazismo e approvarono la legge del 28 giugno 1933 che aveva lo scopo di prevenire la nascita di bambini affetti da malattie ereditarie e statuiva dei tribunali specializzati nel giudizio sulla sanità ereditaria che avevano potere di ordinare anche la sterilizzazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea era quella di creare un&#8217;elite che governasse il paese attraverso una selezione naturale favorita dello Stato.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu fino al 1935 che la razza inferiore fu considerata quella dei neri; dopo quella data le accuse vennero trasferite agli ebrei.</p>
<p style="text-align: justify;">Centrale fu, nella seconda metà del XIX secolo, l&#8217;idea della degenerazione vista come l&#8217;incrocio tra varie razze; nell&#8217;Ottocento gli antropologi la consideravano una delle possibili conseguenze delle variazioni casuali, mentre i biologi la vedevano come un ritorno al primitivismo; fu nel 1857 che Benedict Augustin Morel detiene la definizione che sarebbe diventata classica: &#8220;degenerazioni sono deviazioni dal normale tipo umano, che si trasmettono attraverso l&#8217;ereditarietà e portano progressivamente alla distruzione&#8221;.</p>
<p><figure id="attachment_22969" aria-describedby="caption-attachment-22969" style="width: 250px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22969" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Cesare-Lombroso.jpg" alt="Cesare Lombroso" width="250" height="211"/><figcaption id="caption-attachment-22969" class="wp-caption-text">Cesare Lombroso</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">La degenerazione può essere prodotta anche da fattori ambientali, ad esempio intossicazione per malattia o alcol, ma l&#8217;infezione più perniciosa era quella, secondo Morel, causata da fattori fisici e morali; questa infezione avrebbe avuto un tale sviluppo: la prima generazione avrebbe visto una famiglia nervosa, la seconda nevrotica, la terza psicotica e la quarta, affetta da cretinismo, sarebbe scomparsa.</p>
<p style="text-align: justify;">Morel sosteneva che i cambiamenti negli atteggiamenti e nei sentimenti si accompagnavano anche a mutamenti fisici; il termine degenerazione, da lui elaborato, divenne di largo dominio grazie alle opere di Cesare Lombroso e di Max Nordau.</p>
<p style="text-align: justify;">Cesare Lombroso era un ebreo, liberale con un passato da socialista ma l&#8217;antropologia criminale da lui fondata diede un importante contributo al razzismo anche se egli avversava questo tipo di pensiero.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea che le caratteristiche fisiche rispecchiassero le condizioni mentali sancì la degenerazione come un segno di innata criminalità, un&#8217;inesorabile condanna alla perdizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Lombroso recuperava per la sua descrizione della degenerazione le idee di Morel ed anche influenze di Lavater oltre agli ideali di armonia e moderazione: sanciva il primato della normalità rispetto al quale era tutto degenerazione, i cui segni fisici erano, tra gli altri, fonte convessa, sguardo sfuggente, naso all&#8217;insù, volto asimmetrico cui affiancava, a livello psicologico, esorbitanza di sentimenti, incostanza, mancanza di carattere ed egomania.</p>
<p style="text-align: justify;">Sosteneva, inoltre, che anche il genio sfuggisse all&#8217;ordine tipico dei buoni cittadini liberali.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto l&#8217;influenza del darwinismo, Lombroso assunse atteggiamenti crudeli e severi verso i criminali abituali che mostravano i segni della degenerazione e di un ritorno ad una razza primitiva barbarica: enormi mascelle, zigomi alti e orecchie a sventola erano caratteristiche tipiche di questi criminali che, a differenza di quelli occasionali o d&#8217;impeto, non erano recuperabili e perciò dovevano essere soppressi per tutelare la società.</p>
<p style="text-align: justify;">Pur condividendo le teorie del movimento eugenetico egli offriva una soluzione radicale: alla selezione naturale affiancava anche una &#8220;selezione volontaria&#8221; che doveva rafforzare la prima e in cui ricomprendeva la pena capitale.</p>
<p><figure id="attachment_22970" aria-describedby="caption-attachment-22970" style="width: 330px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22970" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Ernst-Haeckel.jpg" alt="Ernst Haeckel" width="330" height="330" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Ernst-Haeckel.jpg 330w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Ernst-Haeckel-300x300.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 330px) 100vw, 330px" /><figcaption id="caption-attachment-22970" class="wp-caption-text">Ernst Haeckel</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">I nazisti fecero propria parte della psicologia lombrosiana: l&#8217;eutanasia che loro applicarono era fondata sull&#8217;idea di degenerazione considerata come uno stato definitivo strutturale; alla criminalità abituale e alla follia, derivati della degenerazione, aggiunsero, però, anche l&#8217;appartenenza alla razza ebraica.</p>
<p style="text-align: justify;">Max Nordau, amico e allievo di Lombroso, fu il vero divulgatore del concetto di degenerazione; fecondo pubblicista e ardente sionista ebbe molto maggior successo di Lombroso perché offriva semplici interpretazioni della scienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Egli era, al pari del suo maestro, un liberale, non un razzista, che identificava la normalità in quella borghese; fondava le sue teorie sull&#8217;idea che sia l&#8217;uomo che la natura fossero guidati da leggi fisiche &#8220;irresistibili ed immutabili&#8221;, compito dell&#8217;uomo era scoprirle mediante disciplina mentale e osservazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Il positivismo scientifico era, quindi, il rimedio contro la degenerazione che aveva come corollari abitudini di lavoro, aspetto esteriore e moralità sessuale adeguati allo scopo, qualità che mancavano invece a molti prodotti dell&#8217;attività artistica; l&#8217;assenza di questa qualità arrivava a manifestarsi anche attraverso anomalie fisiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Secondo Nordau l&#8217;impressionismo derivava dal deterioramento del sistema nervoso mentre il naturalismo pittorico aveva origine da una certa stanchezza dovuta all&#8217;età avanzata: tutta l&#8217;arte e la letteratura moderna erano frutto del lavoro di incapaci di &#8220;convincimenti razionali conseguiti con duro lavoro dell&#8217;intelletto&#8221;; si salvavano solo le forme tradizionali dell&#8217;arte perché frutto di un&#8217;evoluzione sistematica, in analogia con i principi naturali di selezione del darwinismo.</p>
<p><figure id="attachment_22971" aria-describedby="caption-attachment-22971" style="width: 366px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22971" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Armand-de-Quatrefages-de-Breau.jpg" alt="Armand de Quatrefages de Breau" width="366" height="488" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Armand-de-Quatrefages-de-Breau.jpg 366w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Armand-de-Quatrefages-de-Breau-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 366px) 100vw, 366px" /><figcaption id="caption-attachment-22971" class="wp-caption-text">Armand de Quatrefages de Breau</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">La degenerazione era così la nemica della moralità della classe media cioè quella che ha permesso la sopravvivenza e il predominio della razza: i tipi ideali, da Camper a Nordau, sono stati sempre tipi ideali borghesi; il razzismo, infatti, si era appropriato della moralità delle classi medie che si erano imposte nell&#8217;Europa del XIX secolo, così come si era appropriato del nazionalismo e, comunque, di tutte quelle idee che sembravano avere un futuro, e questa fu la sua vera forza.</p>
<p style="text-align: justify;">Morel, Lombroso, Nordau non furono sicuramente razzisti ma le loro idee divennero il nucleo centrale del pensiero razzista; quest&#8217;ultimo ebbe sempre la tendenza a scivolare nell&#8217;irrazionale, a costituirsi come religione laica: sebbene la biologia razziale abbia tentato di impedire questa fuga verso l&#8217;irrazionalità, una buona parte dell&#8217;eugenetica aveva costituito una vera e propria mistica, né avrebbe potuto essere diversamente visto che la biologia razziale, nonostante le sue pretese di scientificità, era essa stessa soltanto un mito.</p>
<p style="text-align: justify;">Un esempio particolare lo si trova in una parte dei darwinisti tedeschi e in particolare Ernst Haeckel, uno zoologo che sosteneva l&#8217;idea dell&#8217;evoluzione come forza cosmica in cui si manifestava l&#8217;energia creatrice della natura.</p>
<p style="text-align: justify;">Riprendendo idee romantiche egli proponeva una soluzione monistica e panteista dell&#8217;evoluzione che scivolò ben presto nel patriottismo: i tedeschi erano i più evoluti rispetto a tutti per sviluppo mentale e civiltà, mentre all&#8217;opposto si trovavano negri ed ebrei.</p>
<p><figure id="attachment_22972" aria-describedby="caption-attachment-22972" style="width: 512px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-22972" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Rudolph-Virchow-512x512.jpg" alt="Rudolph Virchow" width="512" height="512" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Rudolph-Virchow-512x512.jpg 512w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Rudolph-Virchow-300x300.jpg 300w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Rudolph-Virchow-768x768.jpg 768w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Rudolph-Virchow-945x945.jpg 945w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Rudolph-Virchow-600x600.jpg 600w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Rudolph-Virchow.jpg 1200w" sizes="auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption id="caption-attachment-22972" class="wp-caption-text">Rudolph Virchow</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Haeckel fu un precursore dell&#8217;eutanasia nazista poiché sosteneva che la eugenetica dovesse essere utilizzata a vantaggio della razza superiore per preservarla dalla degenerazione e che, com&#8217;è ovvio, prevedeva la conseguente eliminazione dell&#8217;inadatto e quindi, ad esempio, dei malati oppure, come sosteneva Lombroso, dei criminali abituali.</p>
<p style="text-align: justify;">Egli fornì anche un altro contributo al pensiero razzista attraverso la formulazione di una &#8220;legge biogenetica&#8221; ovvero la teoria secondo cui lo sviluppo biologico dell&#8217;individuo doveva ripetere in forma abbreviata lo sviluppo ideologico dei suoi antenati che sarebbero stati sempre presenti, non solo nella mente, ma nella realtà biologica, potendo così assicurare la continuità della razza.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sue teorie partivano da un&#8217;accurata esegesi biblica con una prospettiva storica e sostenevano che il racconto biblico fosse non vero e non convincente; Haeckel accolse favorevolmente le idee di David Friedrich Strauss e Ernest Renan secondo cui Cristo era un uomo e non il figlio di Dio e si trovò d&#8217;accordo anche con Houston Stewart Chamberlain che sosteneva che la religione dell&#8217;amore predicata da Cristo fosse incompatibile con gli ebrei e le loro visioni tipicamente orientali; per lui gli ebrei erano una razza inferiore che aveva contraffatto il pensiero di Cristo a proprio vantaggio.</p>
<p><figure id="attachment_22973" aria-describedby="caption-attachment-22973" style="width: 300px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22973" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Joseph-Deniker-.jpg" alt="Joseph Deniker" width="300" height="400" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Joseph-Deniker-.jpg 300w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Joseph-Deniker--225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /><figcaption id="caption-attachment-22973" class="wp-caption-text">Joseph Deniker</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">La religione vera era di tipo panteistco e fondata sull&#8217;amore del quale è pervasa la materia per cui doveva essere liberata dalla zavorra del vecchio e nuovo testamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Non tutti i seguaci di Haeckel seguirono questa evoluzione di tipo razzista, ci fu chi pensò che la natura potesse orientarsi in una direzione umanitaria e liberale in cui l&#8217;uomo nuovo avrebbe incarnato l&#8217;amore e la razionalità, ma le idee di Haeckel orientate verso fondamenta nazionaliste diedero al razzismo una ulteriore giustificazione pseudoscientifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche l&#8217;antropologia non si sottrasse dal fornire contributi al razzismo ed anzi, probabilmente, fornì quello più importante in virtù dei suoi tentativi di dimostrazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Come la eugenetica aveva attecchito in Inghilterra e la biologia razziale con il monismo in Germania, l&#8217;antropologia prese piede in Francia.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;atteggiamento di questa dottrina fu ambivalente poiché se da un lato riconosceva la distinzione tra le razze dall&#8217;altra affermava che queste costituissero un gruppo armonico in cui l&#8217;oggetto di studio fosse soltanto l&#8217;uomo in quanto tale.</p>
<p><figure id="attachment_22974" aria-describedby="caption-attachment-22974" style="width: 230px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22974" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Paul_Broca.jpg" alt="Paul Broca" width="230" height="306" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Paul_Broca.jpg 230w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/Paul_Broca-225x300.jpg 225w" sizes="auto, (max-width: 230px) 100vw, 230px" /><figcaption id="caption-attachment-22974" class="wp-caption-text">Paul Broca</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Paul Broca e William Frederick Edwards, pur credendo nell&#8217;esistenza della razza, esaltavano i benefici effetti degli incroci tra razze diverse; l&#8217;antropologia francese aveva, insomma, una tradizione liberale che non escludeva nemmeno i neri.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;esempio tipico è dato da Joseph Deniker che negava la coincidenza tra razza e nazionalità e rifiutava le idee di superiorità di una determinata razza; non diversamente la pensava anche un altro esponente autorevole della Società antropologica francese Armand de Quatrefages de Breau che sosteneva l&#8217;utilità degli incroci razziali e negava l&#8217;inferiorità dei neri, anche se dopo la guerra franco prussiana del 1870 il suo pensiero scivolò in elaborazioni del tutto fantasiose.</p>
<p style="text-align: justify;">Questi autori non erano, però, esenti da ambiguità poiché consideravano la razza bianca quella dotata del&nbsp; più alto sviluppo intellettuale e quindi quella capace di mescolare il suo sangue con le altre, per migliorarle; venivano, di conseguenza, esaltati i matrimoni misti, con grande scandalo per la maggior parte dei razzisti.</p>
<p><figure id="attachment_22975" aria-describedby="caption-attachment-22975" style="width: 220px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22975" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2016/02/William-Frederick-Edwards.jpg" alt="William Frederick Edwards" width="220" height="271"/><figcaption id="caption-attachment-22975" class="wp-caption-text">William Frederick Edwards</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Gli ebrei erano considerati appartenenti alla razza superiore, mentre quelle più bisognose di erano quelle gialla e nera.</p>
<p style="text-align: justify;">In Germania l&#8217;antropologia vide tra i fondatori Rudolph Virchow che confermava, a sua volta, la tradizione dell&#8217;antropologia francese dell&#8217;assenza di razze pure; egli fu famoso per un&#8217;indagine razziale che fu condotta tra gli scolari tedeschi e che venne poi imitata in Austria, Olanda e Belgio.</p>
<p style="text-align: justify;">Vennero compiute indagini nelle scuole tedesche relativamente alle conformazioni craniche, al colore dei capelli e degli occhi; la società antropologica tedesca decise di effettuare la ricerca separando i bambini tedeschi da quelli ebrei, spiegando che si stava cercando quanto restasse della razza originaria per valutare le peculiarità dei popoli e delle culture.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo la città di Amburgo rifiutò di collaborare perché riteneva questa inchiesta come lesiva della libertà personale, mentre nel resto della Germania furono esaminati 6.760.000 bambini: l&#8217;indagine mostrò che non esistevano tedeschi razzialmente uniformi e men che mai prevalentemente biondi e con gli occhi azzurri; le conclusioni di Virchow miravano a eliminare definitivamente il mito della razza grazie a questo tipo di ricerca scientifica.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa ricerca, che avrebbe dovuto mettere fine alle controversie sull&#8217;esistenza di ariani puri e gli ebrei puri, non ebbe invece che scarsa influenza, troppo avanzate ormai erano le convinzioni mitologiche e gli stereotipi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ideale della razza pura superiore e il concetto clinico razziale risolvevano troppi problemi impellenti per poter essere eliminate agevolmente e la stessa indagine statistica era difficilmente comprensibile per la parte meno colta della popolazione che preferiva i volumi di Haeckel.</p>
<p style="text-align: justify;">Virchow venne pesantemente attaccato e insultato ma rimase fermo sulle sue idee che gli ebrei fossero una nazione e non una razza ribadendo l&#8217;inesistenza del puro tedesco, ma rimase inascoltato.</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>ed ora &#8230; il razzismo in Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2015 17:27:11 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-22088" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/il-razzismo-in-Europa.jpg" alt="il razzismo in Europa" width="170" height="264" />Come le ciliegie, le opere di George L.Mosse: una tira l&#8217;altra; eccomi stavolta a riassumere il primo capitolo, le origini, de <em>Il razzismo in Europa,</em> altra opera di sicuro interesse e fonte di notevole ispirazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che a me interessa è ritrovare nell&#8217;oggi le stesse dinamiche già presenti da un secolo o più (in tanto sbraitare contemporaneo ci sono idee, proposte, pensieri antichi di secoli) per confrontarli con il pensiero di Freud ed il pensiero di natura.</p>
<p style="text-align: justify;">Il razzismo ebbe la sua culla nell&#8217;Europa del XVIII secolo, il secolo dell&#8217;Illuminismo che vide all&#8217;opera gli intellettuali nel lavoro di sostituzione dei vecchi culti fideistici, identificati prioritariamente col cristianesimo, con la ragione e le virtù naturali presuntamente innate nell&#8217;uomo, cercando ispirazione e sostegno nei classici greci e romani.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso secolo vide anche un risveglio del fervore religioso perché la religione era ancora ben salda nei cuori della popolazione; fiorirono, in particolare, per tutto il secolo ed in parallelo coll&#8217;Illuminismo, il pietismo nell&#8217;Europa continentale e l&#8217;evangelismo in Inghilterra; essi propugnavano un cristianesimo connotato da un impegno di tipo emotivo e da una &#8220;religione del cuore&#8221; vissuta in una comunità legata da vincoli di fratellanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Illuminismo e cristianesimo interiore furono in lotta per tutto il secolo eppure entrambi furono alimento del razzismo cui fornirono cospicui contributi.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Illuminismo fu caratterizzato anche da un lavoro di definizione del posto dell&#8217;uomo nella natura: la natura e i classici costituirono i criteri ermeneutici per collocare l&#8217;uomo nel nuovo universo divino e fornirono anche nuovi criteri di virtù e di bellezza; scienza naturale, moralità ed estetica andarono di pari passo e si influenzarono reciprocamente.</p>
<p style="text-align: justify;">La scienza si impegnò molto nella classificazione delle razze umane utilizzando come criteri il posto occupato in natura e le influenze dell&#8217;ambiente; a metà del secolo nacque l&#8217;antropologia che aveva il fine di  collocare esattamente l&#8217;uomo nella natura grazie a osservazione, misurazioni e confronti tra gruppi umani e gruppi animali.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa ricerca di un unico criterio, segno dell&#8217;armonia umana ed universale, indusse a credere nell&#8217;unità di corpo e mente, unità che si sarebbe sostanziata in maniera fisicamente rilevabile e misurabile: frenologia (lettura del cranio) e fisiognomia (lettura del viso) furono.</p>
<p style="text-align: justify;">A queste osservazioni e misurazioni scientifiche si associavano giudizi di valore estetico, mutuati dai canoni dell&#8217;antica Grecia ed in questo modo si unirono passione scientifica  e fiducia nell&#8217;autorità dei classici col risultato che i giudizi sull&#8217;uomo erano emessi in base alla sua maggiore o minore corrispondenza alla bellezza ed alle relative proporzioni elaborate dai classici.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;estetica si sarebbe manifestata nella razionalità e sarebbe stata lo specchio dell&#8217;equilibrio interiore: la classificazione scientifica fu basata sugli ideali soggettivi elaborati dell&#8217;Illuminismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il continuo rimando tra estetica  e scienza fu una delle caratteristiche fondamentali del razzismo nascente; mentre sfruttava questa eredità illuminista, il razzismo si alimentava anche alla fonte religiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Pietismo ed evangelismo predicavano un&#8217;intensa esperienza di vita, attraverso la dedizione a Cristo e all&#8217;amore verso il prossimo in un rinnovato senso della comunità: la sottolineatura dell&#8217;istintività, dell&#8217;interiorità avrebbe portato a teorie razziste fondate sull&#8217;anima e sostenute tutte da un ideale di  coerenza e coesione della comunità come reazione e rifugio da un mondo in &#8220;pauroso&#8221; cambiamento.</p>
<p style="text-align: justify;">In effetti il razzismo seppe ben sfruttare la speranza in un mondo felice, ordinato e sano, così come seppe integrare tra loro l&#8217;aspetto esteriore dell&#8217;uomo col suo posto nella natura ed il corretto procedere spirituale in modo da ottenere, unendoli allo spirito religioso, l&#8217;idea dell'&#8221;anima razziale&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217;inizio, però, fu soprattutto la componente illuministica, quella cioè della concezione di Dio e dell&#8217;unità della natura umana a incidere sulla nascita del razzismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Vediamo di seguito, alcuni aspetti dell&#8217;Illuminismo che hanno contribuito a questo processo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Illuminismo combatté il cristianesimo ma non poté rinunciare ad un principio ordinatore che individuò in un Dio che tramite un grande disegno ordinava uomo, moralità e universo, una deità rintracciabile solo nell&#8217;ordine della natura e nel comportamento dell&#8217;uomo e tale da garantire la razionalità e la salute del mondo, restando lontana dall&#8217;agitazione e dal caos del quotidiano.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;illuminismo, dunque, vide l&#8217;uomo come parte integrante della natura e anello della ininterrotta &#8220;&#8221;catena dell&#8217;essere&#8221;&#8221;, in un universo senza salti e gerarchicamente ordinato e questo spiega la fissazione di molti scienziati nella ricerca dell&#8217;anello mancante che unisse l&#8217;uomo agli animali.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante il XVIII secolo, per l&#8217;appunto, l&#8217;animale gerarchicamente più alto, come era ritenuta la scimmia, era collegato con il tipo umano ritenuto più basso, quale era generalmente ritenuto il nero.</p>
<p style="text-align: justify;">La &#8220;catena dell&#8217;essere&#8221;, venuti meno gli angeli e il Dio cristiano, aveva origine e conclusione sulla terra ed il nuovo Dio agiva immanentisticamente all&#8217;interno di ogni anello: la divina provvidenza veniva comunque salvata e trasformata in una forza panteista, che garantiva ordine e armonia.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo criterio/bisogno di unità incise anche sulla concezione dell&#8217;uomo di cui si concepì l&#8217;unità di corpo e mente; se questo comportava comunque il rischio dell&#8217;esaltazione della carne e dei piaceri mondani, tuttavia va sottolineata l&#8217;idea che l&#8217;uomo interiore potesse essere letto attraverso il suo aspetto esteriore, idea che poteva spalancare le porte al razzismo grazie allo scivolamento dalla scienza all&#8217;estetica.</p>
<p style="text-align: justify;">Le elaborazioni materialiste all&#8217;interno dell&#8217;illuminismo portarono a considerare l&#8217;uomo come un meccanismo all&#8217;interno di un universo spersonalizzato; anche se questo non era l&#8217;intento dei filosofi che, anzi, auspicavano un maggiore dialogo tra gli uomini, ne sortì un mondo in cui l&#8217;uomo era lasciato a se stesso in un sistema preordinato di leggi razionali: il deismo sembrò ridurre l&#8217;universo a una calcolabile formula matematica.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel frattempo la rivoluzione francese aveva destabilizzato la struttura politica europea, nel momento stesso in cui la tradizione veniva messa in crisi dai rapidi mutamenti sociali dell&#8217;epoca; il tempo stesso sembrava scorre più velocemente grazie al miglioramento delle comunicazioni e ad un ritmo di vita più veloce.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la politica assunse carattere di astrattezza quando in varie parti d&#8217;Europa il governo non fu più impersonato da un sovrano e le cui fondamenta furono cercate nei concetti di nazione o di popolo, oppure, come nella Francia del Terrore, nelle astratte &#8220;Dea ragione&#8221; e &#8220;essere supremo&#8221;.</p>
<p><figure id="attachment_22076" aria-describedby="caption-attachment-22076" style="width: 512px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-22076" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Fête-de-lEtre-suprême-512x365.jpg" alt="festa dell'essere supremo,Fête de l'Etre suprême" width="512" height="365" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Fête-de-lEtre-suprême-512x365.jpg 512w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Fête-de-lEtre-suprême-300x214.jpg 300w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Fête-de-lEtre-suprême-600x428.jpg 600w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Fête-de-lEtre-suprême.jpg 800w" sizes="auto, (max-width: 512px) 100vw, 512px" /><figcaption id="caption-attachment-22076" class="wp-caption-text">festa dell&#8217;essere supremo</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ansia e la solitudine provate di fronte a questo mondo impersonale portarono ad ancorarsi alle vecchie tradizioni, ad una fede personale e ad un universo che parlava attraverso miti e simboli.</p>
<p style="text-align: justify;">La natura stessa poté fungere da simbolo delle storie sacre di cui era testimone: il mondo riprendeva vita e si rendeva percepibile attraverso rituali o oggetti familiari: i miti e simboli che davano concretezza alle idee astratte di Dio nell&#8217;uomo avevano origine dal mondo del rituale e delle emozioni, caratteristico del pietismo e dell&#8217;evangelismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche questi ultimi puntavano all&#8217;unità dell&#8217;uomo e dell&#8217;universo ma non facendo leva sulla ragione, piuttosto sottolineando l&#8217;importanza delle emozioni, emozioni suscitate dalla pietà cristiana ed espresse concretamente nel canto comune, nella preghiera e nella vita di comunità che avevano una eguale sensibilità.</p>
<p style="text-align: justify;">Un siffatto cristianesimo era particolarmente favorito nelle varie regioni tedesche dove l&#8217;illuminismo era considerato sinonimo di dominazione francese.</p>
<p style="text-align: justify;">Partendo dall&#8217;idea di comunità e dalla tensione all&#8217;unità il pietismo iniziò a interessarsi anche della patria; i pietisti, coi loro atteggiamenti profondamente emotivi, avevano bisogno di simboli esteriori in cui gli spiriti potessero trovare pace; fu attraverso questo modo di pensare che la patria interiore di Cristo fu proiettata all&#8217;esterno, nella comunità nazionale, quindi patria non più solo interiore ma esteriorizzata in miti e simboli come la bandiera, la sacra fiamma e l&#8217;inno nazionale che comparvero in quasi tutta Europa, verso la fine del XVIII secolo, per rappresentare le nuove nazioni.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre ai simboli ci fu l&#8217;impulso a dare una personalità al mondo, visto con occhi romantici e quindi ben diverso dall&#8217;arido meccanismo dell&#8217;illuminismo: nacque l&#8217;idea che la natura simboleggiasse i sentimenti, piante ed animali furono utilizzati per rappresentare miti e leggende; fu questo mondo &#8220;fantastico&#8221; che fornì uno dei substrati in cui si sarebbe sviluppato il pensiero razzista.</p>
<p style="text-align: justify;">Concreto ed astratto trovarono corrispondenza nel rapporto tra mondo interiore e mondo esteriore, ovvero tra anima e il mondo; illuminismo e pietismo qui si intrecciarono: i risultati delle nuove scienze e gli ideali della bellezza classica, entrambi ritenuti simboli di un animo rettamente operante, furono accettati entrambi anche se non basati sulla razionalità ma sul mondo emotivo del cristianesimo e del patriottismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo mondo simbolico e mitologico fu collegato con la natura e con la storia e si pensò che entrambe contenessero forze permanenti ed immodificabili: la natura fu considerata opera di Dio, che la governava dal vertice della &#8220;catena dell&#8217;essere&#8221; pur essendo presente in ogni sua manifestazione, essa garantiva con la regolarità delle stagioni un proprio ordine divino, ma romanticamente, fu anche considerata simbolo di saldezza e vitalità, con il compito di disciplinare le passioni umane.</p>
<p style="text-align: justify;">Poiché la natura simboleggiava i più genuini sentimenti umani essa divenne una forza genuina, i cui ritmi servivano per unificare tutto ciò che viveva in essa: questa idea, che connotò quasi tutta la letteratura romantica e pietistica, comportò anche una esaltazione della vita del contadino ed una diffidenza verso la vita della città.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la storia fu considerata parte di un disegno divino e quindi indipendente dalla volontà umana, essa divenne una forza organica, l&#8217;oggettivazione del destino attraverso il tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu però la natura, nel XVIII secolo, la forza ritenuta significativa sia dagli illuministi che dal risveglio religioso: genuinità fu un sinonimo di vicinanza con la natura, in opposizione alla modernità caotica allontanatasi dall&#8217;ordinato disegno divino del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Sull&#8217;idea di primitivo come genuino ancora una volta pietismo ed illuminismo si trovarono concordi: per i filosofi della prima metà del Settecento il primitivo era puro perché non ancora contaminato da cristianesimo e superstizione, per i pietisti primitivo significava conforme alla natura.</p>
<p><figure id="attachment_22077" aria-describedby="caption-attachment-22077" style="width: 408px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-22077" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Jean-Jacques-Rousseau-408x512.jpg" alt="Jean-Jacques Rousseau" width="408" height="512" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Jean-Jacques-Rousseau-408x512.jpg 408w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Jean-Jacques-Rousseau-239x300.jpg 239w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Jean-Jacques-Rousseau-945x1185.jpg 945w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Jean-Jacques-Rousseau-600x753.jpg 600w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Jean-Jacques-Rousseau.jpg 1003w" sizes="auto, (max-width: 408px) 100vw, 408px" /><figcaption id="caption-attachment-22077" class="wp-caption-text">Jean-Jacques Rousseau</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Ne furono esempi letterari l&#8217;<em>Emilio</em> di Rousseau e il Robinson Crusoe di Defoe: il primitivismo si legava all&#8217;idea di innocenza per cui l&#8217;uomo era &#8220;virtuoso, sensibile e morale&#8221;; il &#8220;nobile selvaggio&#8221; dei racconti di viaggio era anche una critica alla contemporaneità perché si pensava che egli vivesse in una comunità di uguali in cui tutti avevano il nutrimento necessario.</p>
<p style="text-align: justify;">Le notizie sui popoli primitivi erano in gran parte ricavate dai libri di viaggio e dalle escursioni in terre sconosciute, molto di moda durante il XVII secolo, quando questa letteratura fu considerata una continuazione della storia biblica ed il mondo extraeuropeo rientrò nel generale dramma della salvezza: gli indigeni erano considerati simboli viventi del racconto della creazione della <em>Genesi</em> oppure identificati con le tribù perdute d&#8217;Israele; nel XVIII secolo, tuttavia, queste analogie sacre persero di rilievo  a causa dell&#8217;incontro con i primitivi molto più immediato e traumatizzante, tanto che l&#8217;iniziale idealizzazione del primitivo lasciò il posto ad una accentuata ostilità.</p>
<p style="text-align: justify;">I racconti di viaggio continuarono a fornire materiale</p>
<p><figure id="attachment_22079" aria-describedby="caption-attachment-22079" style="width: 348px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="wp-image-22079 size-large" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Robinson-Crusoe-348x512.jpg" alt="Robinson Crusoe" width="348" height="512" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Robinson-Crusoe-348x512.jpg 348w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Robinson-Crusoe-204x300.jpg 204w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Robinson-Crusoe-945x1391.jpg 945w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Robinson-Crusoe-600x883.jpg 600w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Robinson-Crusoe.jpg 1210w" sizes="auto, (max-width: 348px) 100vw, 348px" /><figcaption id="caption-attachment-22079" class="wp-caption-text">Robinson Crusoe</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">per la classificazione degli antropologi ma ben presto l&#8217;idea della superiorità intellettuale europea prese il sopravvento e considerò la presunta innocenza come atavismo, un non essere ancora giunti alla civiltà: il primitivo andò a occupare lo stadio più basso della &#8220;catena dell&#8217;essere&#8221; in contrapposizione allo sviluppo ottenuto dalle creature superiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primitivismo, nel XVIII secolo, fu associato agli abitanti di quei paesi con i quali l&#8217;Europa stava entrando in contatto; essi vennero presto bollati come barbari e, a metà di quello stesso secolo, la mentalità primitiva fu considerata il contrario della ragione; al contrario i contadini, i pastori e chi viveva a contatto della natura, in patria, ovviamente in Europa, era visto come esempio di superiorità e di schiettezza.</p>
<p style="text-align: justify;">John Locke pensava che l&#8217;intelletto primitivo fosse capace di afferrare solo nozioni semplici e concrete; questa idea ebbe successo e da allora si iniziò a considerare lo sviluppo dell&#8217;intelligenza come passaggio da uno stadio inferiore ad uno superiore, dal concreto all&#8217;astratto e questo ebbe grande influenza perché gli intelletti primitivi furono considerati fermi in una fase iniziale: gli indigeni passano da &#8220;nobili selvaggi&#8221; a bambini da educare e governare.</p>
<p><figure id="attachment_22080" aria-describedby="caption-attachment-22080" style="width: 436px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-22080" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/John-Locke-436x512.gif" alt="John Locke" width="436" height="512" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/John-Locke-436x512.gif 436w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/John-Locke-255x300.gif 255w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/John-Locke-600x705.gif 600w" sizes="auto, (max-width: 436px) 100vw, 436px" /><figcaption id="caption-attachment-22080" class="wp-caption-text">John Locke</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Nel XVIII secolo si diffuse l&#8217;immagine del nero incapace, pigro, indisciplinato: questa idea avrebbe trasformato poi il nero in un anarchico o nel sanculotto della rivoluzione francese.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa idea del primitivismo entrò però in rotta di collisione con l&#8217;ideale illuministico di ordine e moderazione: i filosofi erano andati alla ricerca di autorità, trovandole nelle leggi della natura e nei classici, realtà che simboleggiavano legge ed ordine, repressione delle passioni e moderazione; giardini e parchi settecenteschi, costringendo la natura ad uniformarsi ad ordine e legge, facevano quel che la scultura greca faceva con l&#8217;uomo, rappresentato secondo i criteri di armonia e proporzione, secondo le teorie, che ebbero enorme successo, di J.J. WInckelmann.</p>
<p style="text-align: justify;">Laocoonte strangolato dai serpenti era la perfetta rappresentazione di questa idea: drammaticità della situazione manifestata in un volto sereno: bellezza è sinonimo di ordine e serenità, riflesso di un mondo immutabile di salute e felicità sottostante al caos dei tempi.</p>
<p><figure id="attachment_22081" aria-describedby="caption-attachment-22081" style="width: 400px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22081" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/nobile-selvaggio.jpg" alt="nobile selvaggio" width="400" height="255" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/nobile-selvaggio.jpg 400w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/nobile-selvaggio-300x191.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /><figcaption id="caption-attachment-22081" class="wp-caption-text">nobile selvaggio</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">La bellezza archetipica greca era presa come modello di riferimento perché rimandava ad un mondo puro e metteva così in contatto l&#8217;uomo con Dio e la natura; la bellezza seppe unire il razionalismo e l&#8217;emotività e questo spiega perché anche gli scienziati dell&#8217;epoca utilizzarono spesso criteri estetici per la classificazione dell&#8217;uomo e non criteri scientifici: bellezza e bruttezza furono criteri di classificazione umana così come quelli, molto più concreti, delle misurazioni, del clima o dell&#8217;ambiente.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste caratteristiche, all&#8217;inizio, non furono però considerate legate all&#8217;anima razziale, ma dipendenti dal clima in cui le tribù vivevano.</p>
<p><figure id="attachment_22082" aria-describedby="caption-attachment-22082" style="width: 371px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-large wp-image-22082" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Johann-Joachim-Winckelmann-371x512.jpg" alt="Johann Joachim Winckelmann" width="371" height="512" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Johann-Joachim-Winckelmann-371x512.jpg 371w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Johann-Joachim-Winckelmann-218x300.jpg 218w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Johann-Joachim-Winckelmann.jpg 435w" sizes="auto, (max-width: 371px) 100vw, 371px" /><figcaption id="caption-attachment-22082" class="wp-caption-text">Johann Joachim Winckelmann</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Gli ideali tipo comprendevano oltre criteri estetici anche modi di comportamento sui quali spiccava la moderazione, valore sia per gli illuministi che per i movimenti religiosi.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste preoccupazioni morali erano sicuramente frutto del movimento evangelico e pietista ma anche dello choc che l&#8217;Europa aveva vissuto con la rivoluzione francese vista da molti come una punizione per la vita dissoluta della nobiltà: la moderazione era sicuramente un valore che l&#8217;illuminista associava a bellezza e ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà già nelle epoche precedenti i non europei erano stati considerati brutti e il nero a volte considerato un uomo bestia, ma mai prima di allora era stato fissato  un unico ideale cui avrebbe dovuto conformarsi la razza superiore; dal XVIII secolo e per un secolo e mezzo l&#8217;ideale fu coincidente con la bellezza classica e la morale rispettabile e questo fu il criterio per giudicare gli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Le basi del razzismo ebbero due ulteriori rinforzi: il più frequente contatto fra bianchi e neri e la diffusione in Europa degli ebrei come minoranza recentemente anticipata (che fino al XVI secolo aveva vissuto radunata ed isolata nei ghetti); verso l&#8217;inizio del XIX secolo, grazie a Illuminismo e rivoluzione francese, vennero meno numerosi ghetti e gli ebrei entrarono nella vita europea proprio nello stesso periodo in cui anche i contatti con i neri che stavano facendo più frequenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che incise fu proprio la maggiore frequenza di contatti perché fino a quel momento i pochi stranieri erano visti con benevola curiosità; questo fece sì che, ad esempio, ai cinesi fosse riconosciuto il carattere del saggio, essi erano rari in Europa per cui godettero di grande rispetto, favoriti anche dalla moda che verso la metà del secolo ricercava tutto quello che aveva a che fare con la Cina, dai giardini alle porcellane: il cinese sembrava completare il mondo illusorio del barocco e del rococò.</p>
<p style="text-align: justify;">Per un po&#8217; anche il &#8220;nobile selvaggio&#8221; aveva svolto questa funzione ma la maggiore frequenza di rapporti lo aveva ben presto marginalizzato nel disprezzo e nella paura della sua onnipresenza; alla fine, comunque, nemmeno i cinesi sfuggirono a questa visione razzista.</p>
<p><figure id="attachment_22083" aria-describedby="caption-attachment-22083" style="width: 200px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22083" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Joseph-Arthur-de-Gobineau.png" alt="Joseph-Arthur de Gobineau" width="200" height="252" /><figcaption id="caption-attachment-22083" class="wp-caption-text">Joseph-Arthur de Gobineau</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Fu il conte Joseph-Arthur de Gobineau, uno dei più famosi teorici della razza di metà Ottocento a sostenere le opinioni ostili verso la razza gialla.</p>
<p style="text-align: justify;">I pregiudizi contro i neri e gli ebrei non potevano, comunque, prescindere dalla loro presenza perché la gente aveva bisogno di vedere con i propri occhi lo straniero tanto differente da lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Per quanto riguarda i neri la loro presenza aumentò, a Londra, nel XVIII secolo e l&#8217;atteggiamento nei loro confronti era di timore per i matrimoni misti e le violenze, le idee su di loro erano quelle che venivano dai territori dell&#8217;impero quindi i neri erano considerati oggetti da educare e disciplinare, cui insegnare una moralità adeguata e presso i quali diffondere il Vangelo del lavoro; era diffuso anche, grazie al cristianesimo, un certo sentimento di pietà nei loro riguardi poiché il razzismo verso di loro non si era ancora consolidato, tuttavia nelle classificazioni degli uomini fatte dagli antropologi i neri occupavano sempre un posto inferiore. Nel XVIII secolo gli antropologi ignorarono, invece, gli ebrei o addirittura li considerarono appartenenti alla razza caucasica e perciò assimilabili alla vita europea; a loro favore erano state applicate le idee di cosmopolitismo, eguaglianza e tolleranza, perché in fondo, essi erano dei bianchi; fu solo la seconda metà dell&#8217;Ottocento che vide l&#8217;inizio, con una certa sistematicità, dei principi razzisti applicati anche agli ebrei.</p>
<p style="text-align: justify;">Queste incertezze non riguardavano mai i neri che erano sempre considerati inferiori nella &#8220;catena dell&#8217;essere&#8221;, non più considerati nobili selvaggi, ma anzi sempre più frequentemente, legati al regno animale; ci fu chi sostenne che non fosse una coincidenza la compresenza, fianco a fianco, in Africa del nero e del gorilla. Gli antropologi accolsero con favore l&#8217;idea proposta dai viaggiatori che vi fosse uno stretto rapporto tra neri e scimmie, questo specialmente dopo che gli scienziati cominciarono a utilizzare criteri estetici; Peter Camper, nel 1792, confrontava i crani delle scimmie con quelli dei negri ed altri si posero il problema se questi ultimi fossero l&#8217;anello mancante tra l&#8217;uomo e l&#8217;animale.</p>
<p><figure id="attachment_22084" aria-describedby="caption-attachment-22084" style="width: 220px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22084" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Peter-Camper.jpg" alt="Peter Camper" width="220" height="272" /><figcaption id="caption-attachment-22084" class="wp-caption-text">Peter Camper</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;antropologo Edward Tyson, nel 1699, aveva pensato che questo anello fosse costituito dai pigmei che considerava più simili agli animali che agli uomini; egli si rifaceva, nei suoi ragionamenti, alla mitologia classica e al concetto dell&#8217;uomo bestia; in effetti non era mai scomparsa l&#8217;idea che le scimmie fossero un genere non totalmente differente dall&#8217;uomo, anzi una specie di uomo inferiore che si rifiutava di parlare per non cadere schiavitù.<img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-22085" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Petrus-Camper.jpg" alt="Petrus Camper" width="400" height="254" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Petrus-Camper.jpg 400w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Petrus-Camper-300x191.jpg 300w" sizes="auto, (max-width: 400px) 100vw, 400px" /></p>
<p style="text-align: justify;">Tyson considerava i pigmei delle scimmie perché di statura piccola e con i nasi schiacciati, utilizzando quindi criteri estetici di giudizio; ma non era il solo, la maggioranza degli antropologi riteneva che la statura piccola coincidesse con l&#8217;inferiorità razziale, come scriveva ad esempio, Christoph Meiners: &#8220;l&#8217;alta statura è una caratteristica della nobiltà caucasica&#8221;; anche la forma del naso aveva la sua importanza, quello schiacciato del nero certificava la sua vicinanza al regno animale, mentre quello adunco degli ebrei la loro mancanza di grazia interiore.</p>
<p><figure id="attachment_22086" aria-describedby="caption-attachment-22086" style="width: 200px" class="wp-caption alignleft"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22086" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Anatomy-of-a-Pygmy.jpg" alt="Anatomy of a Pygmy" width="200" height="284" /><figcaption id="caption-attachment-22086" class="wp-caption-text">Anatomy of a Pygmy</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Molti antropologi del Settecento si applicarono alla ricostruzione della &#8220;catena dell&#8217;essere&#8221; col risultato che vennero utilizzati criteri molto diversi, dall&#8217;ordine naturale alla mitologia antica, dai racconti dei viaggiatori ai pregiudizi estetici.</p>
<p style="text-align: justify;">Contemporaneamente il cosmopolitismo illuminista e la sua inclinazione verso teorie che ritenevano il comportamento umano influenzato dall&#8217;ambiente, tendevano a neutralizzare i pregiudizi idealistici e romantici: essendo parte della natura da questa dipendono le differenze tra i gruppi umani ed anzi, essendo natura, uomo e il mondo intero immagine di Dio, il nero non poteva essere considerato inferiore.</p>
<p><figure id="attachment_22087" aria-describedby="caption-attachment-22087" style="width: 220px" class="wp-caption alignright"><img loading="lazy" decoding="async" class="size-full wp-image-22087" src="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2015/08/Christoph-Meiners.jpg" alt="Christoph Meiners" width="220" height="272" /><figcaption id="caption-attachment-22087" class="wp-caption-text">Christoph Meiners</figcaption></figure></p>
<p style="text-align: justify;">Per un certo tempo, quindi, scienza ed estetica procedettero affiancate, ma il mondo dei tipi ideali, dei miti e simboli ricevette forza da concetti opposti all&#8217;illuminismo, cioè dal pietismo, dall&#8217;evangelismo e dal preromanticismo, quindi arrivò a saldarsi con l&#8217;illuminismo, grazie agli antropologi che, con le loro classificazioni, passarono dalla scienza all&#8217;arte.</p>
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		<title>memento audere semper</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2014 13:06:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Torno ancora su D&#8217;Annunzio che, tra le altre cose, mi ricorda molto Andy Warhol nella compulsione a circondarsi di cose, oggetti; in entrambi i casi l&#8217;arte è una forma elitaria e inconsistente: la pop art come il Vittoriale celebrano il nulla, che nel caso specifico è celato dietro il movimentismo del titolo: memento audere semper.</p>
<p style="text-align: justify;">Un nulla a misura dell&#8217;artista che non può fare a meno di sostenere l&#8217;artificio a pena di trovarsi di fronte alle difficoltà di pensiero che lo angustiano: Atlante che fa del reggere il mondo la sua missione; senza la terra da reggere si troverebbe dis-occupato (e potrebbe pensare ad altro).</p>
<p style="text-align: justify;">Non è un caso, credo, che uno degli aspetti peculiari di D&#8217;Annunzio sia l&#8217;ardimento (si trova ripetuta ossessivamente, tra le altre, la frase &#8220;ardisco non ordisco&#8221;), la sfida, l&#8217;eccesso di adrenalina dell&#8217;azione eroica (il volo su Vienna, l&#8217;impresa di Fiume, la cosidetta beffa di Buccari).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;audacia, la forza, la tecnologia che sembrano rendere invincibili o comunque fanno sembrare possibile superare ogni limite; il clima futurista, il mito della guerra, il volante rotto di Sir Henry  Segrave, detentore di record di velocità e morto nel tentativo di superarsi; l&#8217;elica dell&#8217;idrovolante con il quale nel 1925 Francesco De Pinedo compì il volo a tappe di 55.000 chilometri da Sesto Calende a Melbourne e Tokio. Reliquiario dell&#8217;azione ardimentosa dell&#8217;eroe moderno: memento audere semper!!! Perduta l&#8217;idea di un moto a meta con soddisfazione non resta che la compulsiva spinta a superare limiti che di fatto non esistono; l&#8217;azione per l&#8217;azione, atto &#8220;perfetto&#8221; ed al tempo stesso destinato ad essere superato un istante dopo perchè non c&#8217;è pace, non basta mai, non ci si può fermare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo la canzone di Vecchioni Samarcanda: il reduce dalla guerra intravede tra la folla una nera signora che lo guarda con malignità, per sfuggirle col cavallo più veloce fugge a Samarcanda dove incontra la stessa donna che spiega allo stupito, sconfitto e rassegnato cavaliere che appunto a Samarcanda lo stava attendendo. La canzone parla dell&#8217;appuntamento con la morte, ma se al posto della morte mettiamo l&#8217;angoscia quel testo è perfetto per il vate.</p>
<p style="text-align: justify;">Primato dell&#8217;azione sul pensiero perchè il pensiero arriva a chiedere il conto: il rimosso ritorna, ormai è un adagio addirittura banale, col suo carico di angoscia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalla guida siamo informati che l&#8217;impresa di Sir Henry Segrave era stata caldeggiata o comunque sostenuta da D&#8217;annunzio che, leggo oggi su wikipedia, volle anche l&#8217;azione di  conquista della Quota 28 (nei pressi del Timavo) ove perse la vita il Maggiore Giovanni Randaccio.</p>
<p style="text-align: justify;">Padre di eroi o soprattutto di defunti in giovane età?</p>
<p style="text-align: justify;">[nggallery id=166]</p>
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		<title>VIttoriale degli italiani a 50 anni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Jun 2014 19:57:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Termino la giornata come l&#8217;ho iniziata: mangiando ciliegie, un&#8217;attività tra le mie preferite, in assoluto. Il resto è una gita che mi concedo in compagnia di Gabriele Trivelloni e Silvia Sangiorgi al Vittoriale degli italiani. Ho scelto questo luogo ameno in ricordo di una gita che feci con mio padre e relativi nonni molti anni [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Termino la giornata come l&#8217;ho iniziata: mangiando ciliegie, un&#8217;attività tra le mie preferite, in assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;">Il resto è una gita che mi concedo in compagnia di Gabriele Trivelloni e Silvia Sangiorgi al Vittoriale degli italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho scelto questo luogo ameno in ricordo di una gita che feci con mio padre e relativi nonni molti anni orsono (direi 43/44 anni fa).</p>
<p style="text-align: justify;">Unica testimonianza di quell&#8217;evento alcune foto, nei miei ricordi nulla è rimasto se non una sosta per il pranzo.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;auto di mio padre era verde scuro, dal baule uscirono, come si usava all&#8217;epoca, tavolino di plastica e sedie, un pollo arrosto&#8230; il resto è la solita nebbia; riemerge un frammento della visita alle cascate del Varone, una nebbiolina formata dalle gocce d&#8217;acqua in sospensione e null&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sorta di recupero della memoria.</p>
<p style="text-align: justify;">Partenza tranquilla, viaggio sereno; 16 euro di ingresso (non pochi a dire il vero).</p>
<p style="text-align: justify;">La visita è stata interessantissima tanto da protrarsi (con pausa pranzo però) fino alle 18.30 circa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Vittoriale è un luogo che di getto definirei molto strano; in realtà questa definizione non vuol dire nulla, è una di quelle (come &#8220;impressionante&#8221; o &#8220;interessante&#8221;) che sarà bene che impari a lasciar cadere.</p>
<p style="text-align: justify;">Torniamo al Vittoriale, luogo di proiezione della personalità di Gabriele D&#8217;Annunzio; è un sito neobarocco dove tutto è ridondante, eccessivo, esasperato, dove non è vero niente, secondo l&#8217;azzeccatissima definizione di Giacomo Contri.</p>
<p style="text-align: justify;">Horror vacui: tutto accumulato e posizionato in modo da offrire al visitatore uno spettacolo unico ed irripetibile come, credo, ritenesse di essere D&#8217;annunzio.</p>
<p style="text-align: justify;">Fare della vita arte: il Vittoriale mi fa pensare a questo, un teatro sul quale rappresentare la scena del capolavoro che è la vita del poeta eroe.</p>
<p style="text-align: justify;">Un teatro che diventa anche una prigione e per motivi contrastanti: per un verso il regime fascista ce lo teneva in dorato esilio (la guida ci riferiva di una splendida definizione di Mussolini: &#8220;D&#8217;Annunzio è come un dente cariato o lo strappi o lo ricopri d&#8217;oro&#8221;), dall&#8217;altro credo che anche a lui facesse comodo mantenersi in un ambiente dove non aveva da temere &#8220;smentite&#8221;, cioè dove ogni cosa rimandava al suo mito e lo confermava in quello nonostante il decadere fisico che tanto lo angustiava.</p>
<p style="text-align: justify;">Uomo angosciatissimo, melanconico, narcisista, D&#8217;Annunzio doveva essere una persona insopportabile anche se, in realtà ha avuto un gran seguito.</p>
<p style="text-align: justify;">Gabriele ha citato Marx: &#8220;Hegel osserva da qualche parte che tutti i grandi avvenimenti e i grandi personaggi della storia universale si presentano, per così dire due volte. Ha dimenticato di aggiungere: la prima volta come tragedia, la seconda come farsa&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ideale dell&#8217;eroe dannunziano è la farsa ell&#8217;eroe greco.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne ho tratto un piccolo video che ho pubblicato qui <a href="http://youtu.be/wNN4VhQO9jU" target="_blank">http://youtu.be/wNN4VhQO9jU</a></p>
<p> [nggallery id=165]</p>
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		<title>professoressa d&#8217;inglese, la morte e la libertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 11 Feb 2014 21:32:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>So bene che è un delirio, ma da alcuni giorni, ascoltando in palestra, un bel paso doble, mi figuravo nell&#8217;arena, immaginando i movimenti da compiere per domare il toro; non ucciderlo, quello non riuscirei mai, ma guidarlo nei movimenti come fa il matador. Prevale, in me, l&#8217;aspetto di opera d&#8217;arte, non di lidia, di lotta: [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">So bene che è un delirio, ma da alcuni giorni, ascoltando in palestra, un bel paso doble, mi figuravo nell&#8217;arena, immaginando i movimenti da compiere per domare il toro; non ucciderlo, quello non riuscirei mai, ma guidarlo nei movimenti come fa il matador.</p>
<p style="text-align: justify;">Prevale, in me, l&#8217;aspetto di opera d&#8217;arte, non di lidia, di lotta: una perfezione di movimenti che addomestica la forza bruta. Aggiungo che ascolto spesso, in questi giorni, un altro brano, Ballata in fa diesis minore, che tratta della morte (ispirandosi alla danza macabra raffigurata in un chiesa di Pinzolo).</p>
<p style="text-align: justify;">Nella canzone, la morte viene &#8220;irretita&#8221; dalla musica che sembra riuscire a distoglierla dal suo lavoro: l&#8217;arte vince la morte e non perchè sembra vivere in eterno, quanto piuttosto perchè ne allontana la venuta &#8220;incantandola&#8221; con la musica.</p>
<p style="text-align: justify;">A scuola, la mia professoressa d&#8217;inglese del liceo, matta ben più del proverbiale cavallo e morta prematuramente in preda a cupa follia pranoica, ci aveva fatto studiare il sonetto 55 di Shakespeare: &#8220;Not marble, nor the gilded monuments / Of princes, shall outlive this powerful rhyme; &#8230; Nor Mars his sword nor war&#8217;s quick fire shall burn / The living record of your memory&#8221;, che rimandava ad Orazio del non meno famoso &#8220;exegi monumentum aere perennius&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi diceva il sempre preziosissimo Gabriele Trivelloni che la rappresentazione della morte cambia a seguito della terribile peste del 1347 (la peste nera); dopo quel terribile episodio la morte viene rappresentata come uno scheletro o comunque un essere che, munito di falce, stermina ricchi e poveri, potenti e servi, clero e laici, vecchi e giovani, senza criterio alcuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Come magistralmente rappresentata nell&#8217;affresco custodito a Palermo in Palazzo Abatellis.</p>
<p style="text-align: justify;">Morte come qualcosa di cui essere vittima, un mistero cattivo, orrorifico perchè incomprensibile e imprevedibile, in gente che era abituata comunque alle morti precoci dovute a carestie e guerre.</p>
<p style="text-align: justify;">San Francesco, che era probabilmente lebbroso, la chiama &#8220;sora nostra morte corporale, da la quale nullo homo vivente pò skappare&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia professoressa, l&#8217;ultimo compito in classe prima della fine dei 5 anni di pessima scuola pubblica che ho frequentato, lo commentò con una citazione dal vangelo di Luca, cap. 17: &#8220;mangiavano, bevevano, si ammogliavano e si maritavano, fino al giorno in cui Noè entrò nell&#8217;arca e venne il diluvio e li fece perire tutti.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Per lei la vita ed il piacere erano inconciliabili e comunque tutto era sovrastato da un oscuro ma ineluttabile senso di &#8220;stritolamento&#8221; tra le istanze della testimonianza della verità ed il timore per la punizione ad opera dei potenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal primo all&#8217;ultimo anno questa è stata una costante: dalle scrubbers (le pulitrici) delle pietre della cattedrale di Canterbury che assistono all&#8217;omicidio dell&#8217;arcivescovo, alla dama di compagnia di lady Macbeth che assiste ai vaneggiamenti nottambuli della regina.</p>
<p style="text-align: justify;">Persone del popolo, deboli, indifese, costrette loro malgrado ad assistere ad una tragedia di cui debbono rendere testimonianza di fronte a potenti.</p>
<p style="text-align: justify;">A rischio di persecuzioni e della vita, cioè un pensiero di morte.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono in cerca di soluzioni alternative a quelle ricevute: l&#8217;eredità a babbo vivo di cui sono stato destinatario (non dirò beneficiario) propende verso la malinconia.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente l&#8217;uomo ha la facoltà, giuridica, di sottoporre a giudizio l&#8217;eredità, che non a caso è un concetto giuridico ed economico insieme, eventualmente potendo rifiutarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe dire che libertà è sinonimo di ereditabilità? sono libero in quanto erede, a babbo vivo.</p>
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		<title>Il toro non sbaglia mai; verità e Platone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jan 2014 18:14:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Mi sono bevuto d&#8217;un fiato, dopo averlo sorbito in due anticipi, il bel romanzo di Matteo Nucci &#8220;Il toro non sbaglia mai&#8221;; mi è piaciuto tantissimo, mi ha coinvolto come non mi accade spesso. Nucci scrive bene, sa trasmettere emozioni ed anche quando è più filosofico o didascalico lo sa fare senza perdere in interesse [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mi sono bevuto d&#8217;un fiato, dopo averlo sorbito in due anticipi, il bel romanzo di Matteo Nucci &#8220;Il toro non sbaglia mai&#8221;; mi è piaciuto tantissimo, mi ha coinvolto come non mi accade spesso.</p>
<p style="text-align: justify;">Nucci scrive bene, sa trasmettere emozioni ed anche quando è più filosofico o didascalico lo sa fare senza perdere in interesse e scorrevolezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho gustato tutto, fino all&#8217;ultima pagina, poi mi sono andato a vedere qualche video di corrida (José Tomás indulta a&nbsp;&#8220;Ingrato&#8221; en Nimes ed anche la disgraziatissima morte di El &nbsp;Yiyo e quella di Paquirri).</p>
<p style="text-align: justify;">Ne sono rimasto assai impressionato,un brivido mi ha attraversato il corpo ed un moto di commozione mi ha avvicinato al giovane matador ucciso da Burlero.</p>
<p style="text-align: justify;">Brividi, appunto, che per un verso mi atterriscono, pensando a quel povero ragazzo e, per altro, mi incuriosiscono a vedere, dal vivo, una corrida, progetto che vorrei realizzare questa estate.</p>
<p style="text-align: justify;">Il romanzo, dicevo, è appassionante; il finale me lo aspettavo un po&#8217; diverso, con la morte ingloriosa del protagonista; Nucci, invece, lo mantiene in vita facendo emergere le turbe psichiche decisamente gravi che lo ingabbiano in un mondo alternativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando al mondo dei tori, il libro mi ha permesso di capire le differenze tra la corrida come lotta e come spettacolo, cioè arte. Vi è poi la questione della verità che è sempre presente nel libro ma che mi sembra una delle cose meno significative e mi spiego.</p>
<p style="text-align: justify;">La corrida mi pare uno spettacolo barocco, esasperato e scenografico al massimo: un uomo, che rappresenta tutti, sfida il toro (le forze ctonie, la parte oscura di sé?) vestito con un abito talmente appariscente da far sembrare quasi grottesco chi, al contrario, è coraggioso, abile, elegante nei movimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">I calzetti fucsia che indossano i toreri sono talmente appariscenti che anch&#8217;io, che notoriamente amo i colori vivaci, avrei qualche difficoltà ad indossali ed il traje de luces non brilla certo di sobrietà.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto mi sembra sopra le righe, proprio come è l&#8217;architettura barocca; ricordo alcune statue di Madonne o di Gesù che ho visto in giro per la Spagna del sud (che ho visitato poco purtroppo) che manifestavano pena e dolore di nuovo con espressioni urlate, spasmodicamente eccessive. Questo è un tratto della Spagna che mi colpisce: il sole, la luce e queste rappresentazioni angosciose di dolore e morte, come se non fossero riusciti, nei tempi, a risolvere la questione della vita se non attraverso forme socialmente approvate di sfida alla morte stessa, teatralizzando la lotta tra l&#8217;uomo ed il toro.</p>
<p style="text-align: justify;">Sicuramente è una lotta ma, anche e forse soprattutto, una rappresentazione artistica, una forma di arte come potrebbe essere un&#8217;opera lirica o una pièce&nbsp;teatrale: &#8220;Il torero deve conoscere il suo toro, capirlo, interpretarlo, deve adeguare al suo animale la tattica di seduzione, gli si deve avvicinare nella maniera che al toro spetta. La seduzione è contingente: cambia a seconda della situazione e dell&#8217;animale da sedurre. Ma quando si realizza, allora tutto diventa vita, arte, bellezza, eros, una danza infinita di avvicinamenti e respingimenti. Fino alla fine&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come per il barocco, è tutto falso: lo spettacolo esorcizza la paura della morte, sfidata e, solitamente, vinta dal matador nel rito collettivo, ma non risolve la questione che l&#8217;ha originata.</p>
<p style="text-align: justify;">Nucci parla di verità, verdad torera ma anche verità come via di ricerca continua di sé; una verità inattingibile,in fondo, perché quel che conta è solo il cammino di ricerca, il non accontentarsi mai dei risultati raggiunti, il mettere sempre in discussione.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne sentivo una breve intervista, scovata in rete, in cui diceva di essere studioso di Platone e platonico a sua volta, ecco appunto il problema. In Platone esiste una verità che è sovrastante l&#8217;uomo, qualcosa di cui l&#8217;essere umano è mancante (e sempre resterà tale) perché nessuno mai, nemmeno i filosofi, potranno compiutamente conoscerla. Percorso tortuoso, senza meta possibile, mi ricorda certi slogan anni 70: l&#8217;importante è il viaggio, oppure Forrest Gump, nella fase del camminatore indefesso (che raccoglie numerosi adepti). L&#8217;uomo risulta schiacciato da un ordine superiore cui può solo tentare di avvicinarsi ed al quale sottomettersi, perché, in fondo, questo solo è possibile di fronte alla verità. Poi ci saranno dei sapienti che, avendone maggiore conoscenza, avranno il compito di educare le masse.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c&#8217;è traccia di verità come imputazione di un beneficio ricevuto da un altro, norma giuridica che permette l&#8217;orientamento dei moti del corpo in vista di una meta raggiungibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo la corrida rimane nell&#8217;alveo della menzogna barocca; non vi è soluzione possibile nell&#8217;arena, se non la morte o la ripetizione del rito, come si prendono gli ansiolitici, ansiolitico di massa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il torero cosa diventa, se è bravo? se non finge (ecco qui si affaccia una verità di tipo imputativo: il torero finge di lottare col toro, ingannando il pubblico o si comporta con verità, mettendo a repentaglio davvero la vita?) egli diventa un eroe, acclamato dalle folle e dalle donne che, generosamente, gli si concedono.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;eroe potrebbe essere definito come colui che avendo sfidato ciò che gli altri temono, ha raggiunto un superiore stadio di conoscenza, attraverso il dominio di sé, un idolo, cioè qualcuno da invidiare, imitare e, in fondo, da isolare perché quel che fa l&#8217;idolo agli altri non è concesso e proprio per questo egli assume una posizione di privilegio.</p>
<p style="text-align: justify;">Non è mia intenzione sminuire il valore delle corride, non a caso sono appassionato del barocco, ma evidenziarne l&#8217;aspetto tragicamente superegoico.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiudo con due citazioni, molto diverse tra loro, prese sempre dal libro di Nucci.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="line-height: 1.5em;">&#8220;Il toro non sbaglia mai. A sbagliare siamo sempre noi uomini. A sbagliare è sempre e solo chi ha la possibilità di decidere&#8221;;</span></p>
<p style="text-align: justify;">la seconda riguarda Tiresia, il veggente cieco della mitologia greca:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;E Tiresia perse la vista perché Era gli strappò gli occhi. Lo fece quando Tiresia fu invitato a assistere all&#8217;amplesso fra lei e Zeus e a giudicare chi ne traesse il maggiore godimento. Era, infatti, accusava Zeus di molti tradimenti e Zeus le rispondeva che il piacere femminile però è di gran lunga maggiore. Fu chiamato Tiresia, essere mortale saggio, consapevole perché conosceva un passato femminile: per sette anni aveva vissuto nelle fattezze di una celebre prostituta. Adesso, tornato uomo, doveva stabilire quale fosse l&#8217;orgasmo più soddisfacente fra le due massime divinità. Si espresse con numeri: se in dieci parti si divide il godimento, una è quella che assapora Zeus, nove quelle che spettano a Era. Zeus sorride. Era andò su tutte le furie e gli strappò gli occhi&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima è patente nella giustezza, anzi nella verità di quanto affermato: il toro, animale, cioè governato dall&#8217;istinto, non sbaglia, poiché a quella legge di moto è indefettibilmente assoggettato; non può sbagliare chi è determinato da un ordine cui non si può (né pensa) di sottrarsi, è ciò che connota l&#8217;animale e che lo rende efficiente nell&#8217;affrontare la vita.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;uomo può sbagliare perché non è munito di istinti (salvo quelli che si crea da solo) ma di una legge da rielaborare continuamente, &#8221;&nbsp;termine di paragone permanente e incessantemente aggiornato&#8221; (blog del 13/01/2014 di Giacomo Contri); una legge non indefettibile, essendo giuridica, cioè frutto di un&#8217;operazione di iuris prudentia, senza presupposti teorici astratti.</p>
<p style="text-align: justify;">La seconda citazione, Tiresia, dice bene del platonismo; nemmeno gli dei supremi hanno il criterio per giudicare la soddisfazione. Innanzitutto ed ancor prima queste divinità sono ben invischiate da quel vizio che è l&#8217;invidia: il voler stabilire quanto godimento tocchi ad uno o all&#8217;altra non è che un&#8217;operazione invidiosa di divisione di una torta con sottrazione all&#8217;altro di qualcosa&#8221;. Invidiosi e perciò anche bellicosi e pericolosi, come la fine di Tiresia sta a testimoniare.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono anche degli incompetenti, ovvero dei platonici poiché hanno bisogno di un giudice terzo, oggi di uno psicologo o meglio di un sessuologo che dica loro quanto ciascuno godrà nell&#8217;amplesso, con la stupidità di dover misurare qualcosa che non ha alcun senso misurare. Sono dei separati in casa, non certo una coppia di coniugi, tra loro non vi è rapporto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricorrono allora a qualcuno che avendo conoscenze superiori, impartirà la lezioncina del caso, svelerà loro la verità, una verità che non gli appartiene, nell&#8217;incapacità di formulare un giudizio di convenienza (mi piace) degli atti di cui sono reciprocamente destinatari.</p>
<p style="text-align: justify;">Nucci ha il pregio di saper raccontare, bene Platone, nelle forme culturali della Spagna di qualche decennio fa.</p>
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		<title>De Pisis con la Dadà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Nov 2013 21:16:11 +0000</pubDate>
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<p style="text-align: justify;">Bel pomeriggio insieme, sempre piacevole, come sempre cara, simpatica e piacevole è la mia carissima Dadà.</p>
<p style="text-align: justify;">La mostra si è rivelata un&#8217;autentica scoperta: ricordavo vagamente del pittore ferrarese solo tacchini o altri volatili spennati e malridotti, ho scoperto invece un ottimo artista, eccellente nelle vedute urbane e niente male anche nella ritrattistica. La visita la consiglio caldamente, sia alla mostra sia alla fondazione stessa che custodisce in maniera eccellente il &#8220;tesoro&#8221; di un cultore delle arti, in un luogo che non ti aspetti, uno dei tanti sottovalutati gioielli italiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Certamente i colori di De Pisis non sono i miei, i grigi, i marroni, sono tinte che non ho mai amato e che continuo ad apprezzare poco, tuttavia i colpi veloci dei suoi tratti me l&#8217;hanno fatto apprezzare, come mai fino ad ora.</p>
<p style="text-align: justify;">Un pittore melanconico, specie nelle ossessive nature morte, che mi ha colpito per l&#8217;assenza di rappresentazioni di rapporti: le sue opere, almeno quelle esposte sono tutte nature morte, paesaggi urbani o ritratti: la vita di relazione sembra non avervi cittadinanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Le persone che compaiono nelle vedute sono abbozzate, piccole, sfuggenti, mai riconoscibili; i ritratti sono sempre di individui, singoli, isolati, a volte sensuali, altre algidi ma mai in rapporto con qualcun altro. In questo mi è parso inquietante e molto novecentesco.</p>
<p style="text-align: justify;">Apprezzo la sua opera, anche se in controluce poichè mette in risalto la crisi che in lui ha preso una determinata strada, verso una soluzione che non credo di poter conividere, ma c&#8217;è quache autore che abbia percorso alternative?</p>
<p style="text-align: justify;">Parlando in questi giorni con Gabriele, che sta lavorando ad un breve saggio filosofico, ne apprendevo l&#8217;elaborazione in corso sulla doppia metafisica. Mi faceva notare come ogni filosofo si sia trovato, nel corso della vita, di fronte ad un certo bivio (non anticipo qui i frutti del suo lavoro, se vorrà mi autorizzerà lui a renderlo pubblico in maniera più compiuta) che, tuttavia ha tralasciato o rinnegato.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbe riscrivere l&#8217;intera storia della metafisica e della filosofia a partire dall&#8217;oblio o dal rinnegamento di tale alternativa possibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo stesso criterio di giudizio lo applicherei all&#8217;arte, avendone, temo, analoghi risultati, anche se, forse, con qualche spiraglio in più per via di quella certa libertà che l&#8217;artista si concede rispetto al rigore richiesto al filosofo.</p>
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