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	<title>escursioni Archivi - Cogito ergo adsum</title>
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		<title>Gita sulle colline bolognesi: Rocchetta Mattei e altro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Feb 2026 13:58:32 +0000</pubDate>
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<h4>La Rocchetta Mattei</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Un inedito ed inconsueto gruppo mi vede partecipante alla visita alla Rocchetta Mattei negli ameni appennini bolognesi. Debba l’organizzazione ad un caro amico e grandissimo collega l’ottimo Nicolino da Rimini con furore; si sono poi aggregati una serie di altri amici, colleghi e conoscenti o potenziali conoscenti che hanno contribuito, tutti e ciascuno, a rendere questa giornata, questa gita un evento davvero molto, molto piacevole, molto più piacevole di quanto avessi preventivato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono dunque andato alla Messa della mattina, nella mia parrocchia, ho salutato gli amici, per poi avviarmi di buona lena in auto in direzione della Rocchetta Mattei, dove sono arrivato in perfetto orario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Erano alcuni anni che desideravo visitarla, me ne aveva parlato in termini entusiastici, un’amica, solida, Miranda e l’occasione di farlo con Nicolino era veramente unica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La Rocchetta merita sicuramente la visita anche se a me personalmente non è piaciuta tanto quanto mi aspettavo, devo confessare che avevo delle aspettative altissime, rimaste un po’ deluse ma andiamo con ordine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Visita guidata della durata di un’ora con una giovane ragazza, persona tranquilla e gentile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia della Rocchetta è interessante, frutto di un pensiero visionario del conte Cesare Mattei, un ricco borghese bolognese che prima si è dedicato alla vita politica poi, a seguito della morte della madre cui era legatissimo, si è ritirato a vita privata per dedicarsi a ricerche mediche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricerche che hanno portato alla nascita di una pratica medica denominata Elettromeopatia, di cui non è rimasta traccia perché il fondatore non ne ha condiviso i segreti (così ci ha detto la guida).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pratica che ha riscosso grande successo, all’epoca, tanto che Dostoevskij cita il conte ne “I fratelli Karamazov” e, tra i clienti/pazienti c’è stata la regina Vittoria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sentendo il racconto della guida, ho pensato che il conte fosse paranoico ed effettivamente, lei ha raccontato che il pover’uomo ha sofferto di questa terribile patologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso, egli ha pensato di costruirsi una dimora stupefacente, fuori dal comune e così nacque la Rocchetta, opera incompiuta dal fondatore e portata poi a conclusione dal figlio adottivo ed erede, colui che gli fece da segretario per anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una buona parte dell’edificio non è ancora visitabile, quella che lo è ha come luoghi salienti i saloni che riproducono, ovviamente in misura ridotta, la Mezquita Catedral di Cordoba (casualmente visitata assieme al buon Stefano Muratori, presente anche alla Rocchetta) e l’Alhambra di Granada (visitata con l’ottimo Agostino).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La visita è stata piacevole, scivolata senza inconvenienti salvo un clamoroso errore (che mi sono incredibilmente astenuto dal correggere) della guida che ha scambiato due apostoli (Pietro e Paolo) con due evangelisti.</p>



<div class="epyt-video-wrapper"><iframe  id="_ytid_56957"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/f_nt9OGrl6I?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div>



<p class="wp-block-paragraph">L’ambientazione spagnoleggiante ha, ovviamente per chi mi conosce, scatenato il mio entusiasmo e risvegliato la mia nostalgia per quel bellissimo paese; curiosa anche la tomba del conte Mattei così come gli effetti architettonici ottenuti con materiali come legno e teli di seta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per non dilungarmi, insomma, sintetizzo in un giudizio positivo: la Rocchetta Mattei è un luogo da visitare, che ricorda e testimonia un’epoca in cui fervevano molte ricerche legate a misticismo, occultismo e baggianate simili che tanto successo hanno avuto fino allo scoppio della Grande Guerra ed oltre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Testimonianza si potrebbe definire archeologica di un momento storico e, come tale, decisamente non trascurabile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne ha ben trattato nei suoi studi George Mosse.</p>



<h4>La chiesa di Santa Maria Assunta a Riola</h4>



<p class="wp-block-paragraph">Terminata questa visita, l’allegra comitiva si è trasferita poco distante, ove ha scoperto una chiesa molto particolare: Santa Maria Assunta, a Riola di Vergato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Opera dell’architetto Alvar Aalto, finlandese, fortemente voluta dall’arcivescovo di Bologna dell’epoca, il cardinale Giacomo Lercaro, molto attivo nel mecenatismo religioso e deciso a portare avanti la riforma liturgica pensata dal Concilio Ecumenico Vaticano II.</p>



<div class="epyt-video-wrapper"><iframe  id="_ytid_19427"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/mjqulYw41Pw?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div>



<p class="wp-block-paragraph">Una caratteristica fantastica della chiesa è di trovarsi adagiata sul fianco del fiume Reno, sui cui ciottoli ho camminato, riscaldato da uno splendido sole che richiamava a gran voce l’ancora lontana primavera e risvegliava suggestioni e ricordi di bambino, di gite in collina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’amplissimo piazzale, con il campanile (eretto ben dopo la chiesa), già mi bendispone, l’architettura esterna è strana per le mie categorie approssimative e primitive (cioè grezze e provinciali) di conoscenza e giudizio ma questo non significa nulla, la sorpresa è all’interno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un’autentica sorpresa, un luogo bellissimo, bianco, luminoso, solenne: mi ha incantato!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho trovato questo edificio magnifico, davvero incantevole ma, confessando la mia ignoranza, l’ho trovato meraviglioso come costruzione ma del tutto inadatto a fungere da chiesa cattolica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come chiesa proprio non mi ci ritrovo: dall’esterno mi ricorda la definizione di non ricordo chi, che aveva criticato le chiese moderne come “garage per le anime”, una volta all’interno questa impressione scema, la bellezza sobria di linee morbide affascina ma il padrone di casa sembra assente (che non è cosa buona per una chiesa).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche in questo caso il luogo merita comunque la visita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giornata è poi proseguita in un ristorante della zona, dove abbiamo pranzato ad un prezzo equo, poi ci siamo dedicati alla visita di due località dei dintorni; una, di nome La Scola, è un piccolo borgo risalente al XIV secolo, carino nella sua minuscola integrità e la presenza di un monumentale cipresso di oltre 700 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’altra amena località è Rocca Pitigliana, paese di antiche origini nel comune di Gaggio Montano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due esempi di paesini splendidamente conservati dove non vivrei manco se mi pagassero: amo la città con tutti gli agi e disagi connessi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La giornata è scivolata con estrema piacevolezza, un momento da ricordare grazie anche alla compagnia che rallegrato le visite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritorno è stato decisamente faticoso, guida in orario serale, al buio, in una strada collinare tutta curve e tornanti, davvero sgradevole chiusura di una bella escursione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rocchetta Mattei, 15 febbraio 2026 memoria dei Santi Faustino e Giovita, martiri</p>


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		<title>Castel Gandolfo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 14 Dec 2025 14:17:29 +0000</pubDate>
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<p> Era una delle tante tappe che speravo prima o poi di raggiungere così ho scoperto, grazie all’ottimo Danilo, un caro amico, romano de Roma ma del tutto anomalo, che c’è un treno che collega l’Urbe col paese in cui il Papa si concede il meritato riposo, Castel Gandolfo.</p>
<p>Avendo l’albergo a pochi passi dalla stazione Termini, in pochi minuti mi sono trovato sul treno e dopo circa una quarantina, eccomi alla stazione di Castel Gandolfo che si trova ben al di sotto del paese, raggiungibile tramite una stradina o meglio scalinata che sembra pensata con lo scopo di scoraggiare i deboli di cuore e premiare gli ardimentosi.</p>
<p>Combattuto tra il maschio cimento di futuristica ispirazione e la compunzione penitenziale, accaldato e madido di sudore, sono infine giunto fino al paesello, fiero di non essermi concesso pause, segno tangibile che la palestra qualche frutto lo ha dato.</p>
<p>Mi sono diretto verso il primo bar della piazza centrale per fare colazione, essendo ancora a digiuno, poi il Palazzo Apostolico, meta agognata della trasferta: innanzitutto devo complimentarmi con tutti i dipendenti della struttura, dalla biglietteria, alla guida, alla sorveglianza ed ai baristi, tutti di squisita cortesia.</p>
<p>Ho notato con piacere e disappunto che un buon caffè macchiato nel territorio vaticano del Palazzo Apostolico costa 1,10 €, a fronte dei minimi 1,30 € di Parma dove sono arrivato a vedere anche 1,50 € (dove mi è capitato non ho più messo piede).</p>
<p>Vi era la possibilità di acquistare il biglietto per visitare anche le due cupole che fanno parte della cosiddetta specola vaticana, di cui conoscevo l’esistenza, sebbene non me ne fossi mai interessato più di tanto.</p>
<p>Ho deciso di visitarle un po’ per curiosità ma soprattutto in memoria ed omaggio alla grande attenzione (mistero per me inspiegabile) che l’amatissimo (san) Roberto Mastri aveva dedicato all’astronomia; un modo forse un po’ sciocco per condividere, seppur in absentia, questa sua passione dell’età adulta, visto che ai tempi dell’università mai aveva manifestato questa inclinazione.</p>
<p>Visita tutto sommato veloce e curiosa, con un ristrettissimo gruppo di persone, di cui il sottoscritto era l’unico italico e italofono, il che non ha impedito di scambiare 4 chiacchiere con una improbabile coppia di turisti, di ignota origine ma parlanti la mia lingua preferita, lo spagnolo per chi ancora lo ignorasse.</p>
<p>Preso congedo dalla cortese guida, mi sono aggirato per i giardini, interessato da qualche fiorellino e da alcuni insetti, le farfalle colibrì, Macroglossum stellatarum, che impollinavano con entusiasmo tutto quello che capitava a portata dei loro vistosi apparati.</p>
<p><iframe title="Castel Gandolfo" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/NU8NQ3vBi_0?feature=oembed&#038;enablejsapi=1&#038;origin=https://www.cogitoergoadsum.it" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Inutile nasconderlo, il Palazzo Apostolico era il punto d’interesse che incombeva sul mio girovagare, così è stato sufficiente un breve cammino per il giardino per passare velocemente a dedicarmi a quelle stanze.</p>
<p>L’ingresso ricorda i fatti luttuosi della Seconda guerra mondiale, coi bombardamenti, le vittime ed i soccorsi che videro il Palazzo come fulcro di una importante organizzazione di assistenza.</p>
<p>Numerosissimi i ritratti dei Pontefici, ma la ricostruzione della corte pontificia con, giusto per fare un esempio, la sedia gestatoria ed i flabelli di Pio IX, è quello che più mi è piaciuto.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Palazzo Apostolico" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/u_fDwIwEziE?feature=oembed&#038;enablejsapi=1&#038;origin=https://www.cogitoergoadsum.it" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>La visita è scivolata via con piacevolezza; uscito dal Palazzo mi sono dedicato alla chiesa che il Pontefice utilizza per le celebrazioni, la Collegiata di San Tommaso da Villanova.</p>
<p>La chiesa, progettata dal mio amatissimo Gian Lorenzo Bernini, si visita in pochi istanti, piccola e troppo sobria per i miei gusti.</p>
<p>Custodisce un busto (credo con funzioni di reliquiario) del santo protettore del paese, san Sebastiano: dove c&#8217;è un san Sebastiano ci sono io ad immortalarlo, essendo anche il santo protettore della categoria cui appartengo.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="Castel Gandolfo 1" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/YQC2Q8_XB_8?feature=oembed&#038;enablejsapi=1&#038;origin=https://www.cogitoergoadsum.it" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Una curiosità: nella piazza centrale, oltre ad una bella fontana, c’è la buca per la corrispondenza più antica del mondo, collocata in questo posto il 23 novembre 1820.</p>
<p>Ho pranzato, con sobrietà, in un locale del viale pedonale che collega la piazza alla periferia e sono tornato alla stazione.</p>
<p>Una nota a parte merita il lago Albano, della cui vista si gode sia durante il viaggio, sia dal paese, sia ancora dal Palazzo Apostolico: come tutti sanno è un lago di origine vulcanica e questo è quello che mi aspettavo, uno spettacolo di grande bellezza, con pareti scoscese, verdissime, ed uno specchio d’acqua all’interno.</p>
<p>Splendido anche se non di forma rotonda ma ovale allungato perché originato da ben 5 esplosioni vulcaniche, difettuccio veniale.</p>
<p>Castel Gandolfo, 29 ottobre 2025, memoria del Beato Rosario Angelo Livatino, martire di mafia</p>
<p>-2924</p>


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		<title>Giornata particolare a Pavia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 09 Aug 2025 17:49:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[anniversari e ricorrenze]]></category>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Mi sveglio di prima mattina ed il tempo è orribile, nuvole e pioggia ma una pioggia un po’ cupa, non quella purificatrice dei temporali estivi; mi mette tristezza.</p>



<h6>A Pavia</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Ma la decisione, dopo tanti ripensamenti, è presa: sarà Pavia la meta di questa escursione.<br />Pavia, famosa per la Certosa, che avevo intravisto di corsa anni fa tornando da non ricordo nemmeno dove, per essere la sede dell’università dove studia il Giacomo, un ragazzo di quelli che sarei onorato di avere come figlio e buon ultimo da lì arriva il vasetto di miele aromatizzato che ho ricevuto come regale da una persona speciale, tal Patatino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il viaggio è senza problemi, trovo altrettanto senza problemi un parcheggio vicino al centro, gratuito la domenica come ben evidenziato anche dalla segnaletica (che trovo tanto chiara quanto formalmente discutibile); si notano i segni di una recente burrasca, percepibile chiaramente anche dall’aria tersa, priva di umidità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi incammino subito verso il centro con l’intenzione di visitare tutto quel che mi sia possibile.</p>



<h6>La cattedrale</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Inizio con la cattedrale, famosa per la cupola imponente, di cui mi colpisce molto il pulpito, con le statuarie figure in legno scolpito opera dello scultore pavese Siro Zanella (di cui ignoravo l’esistenza) nella seconda metà del Seicento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La cattedrale custodisce anche tre sacre spine, ovviamente della corona del N.S. Gesù Cristo, in un impianto barocco quindi inevitabilmente sovrabbondante e molto scenografico (come piace a me).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Proprio la cattedrale mi offre l’opportunità di fruire della messa domenicale; non volendo correre il rischio di non trovarne una in altri orari mi sistemo in una delle panche riservate al sacro rito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un bel pezzo di sacerdote ha celebrato una santa messa quasi del tutto cantata (anche se spesso col microfono troppo vicino), insomma come Dio comanda, senza fronzoli ma con una piacevole e sobria solennità, bravo!</p>





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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Un’urna di vetro custodisce, infine le spoglie di san Siro, protettore della città e protovescovo: curiosa la storia collegata a questo personaggio che, secondo la tradizione, sarebbe da identificare col ragazzo (senza nome presente nell’episodio evangelico della moltiplicazione dei pani e dei pesci, quell’episodio in cui si dice che c’è un ragazzo con cinque pani d’orzo e due pesci, cibo insufficiente per sfamare la moltitudine dei presenti, previsione pessimista smentita dall’intervento miracoloso di Gesù.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Correlato a questo c’è il vanto di avere avuto il vescovo ben prima della città di Milano di cui Pavia non è stata suffraganea fino al 1803, avendo goduto del privilegio di essere Sedi Apostolicae immediate subiecta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Privilegio derivante da un evento correlato allo sisma tricapitolino: fu un sinodo nel palazzo reale di Pavia che pose fine alla separazione tra la chiesa di Roma e tante chiese in un’area compresa tra &nbsp;Italia del Nord , Dalmazia, Illirico e Africa Settentrionale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto originato dal rifiuto di riconoscere le decisioni del Concilio di Costantinopoli II del 553: questioni che risvegliano i miei amati studi di storia medioevale di giovane studente universitario.</p>



<h6>Il museo diocesano</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo il duomo c’è il museo relativo, un piccolo museo diocesano, con ingresso gratuito, aperto grazie a dei volontari molto gentili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Luogo piccolo ma suggestivo e interessante: si entra nella cripta, o meglio negli ambienti ipogei dell’antica cattedrale di Santa Maria del Popolo e si scoprono alcune opere deliziosa.</p>





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<p class="wp-block-paragraph">Una Madonna della misericordia molto bella, opera di Lorenzo Fasolo (uno dei tanti pittori a me sconosciuti), del XVI secolo, che copre col proprio manto gli appartenenti alla confraternita dei disciplini, vestiti ed incappucciati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è anche un bellissimo riccio di pastorale che risale al XII secolo, in avorio: curiosa la scena rappresentata, il serpente che rappresenta l’antico nemico e l’agnello vincitore; poi altri oggetti d’uso liturgico che meritano la visita.</p>



<h6>La basilica di san Pietro in ciel d’oro</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Ecco poi una delle mete più ambite: la basilica di san Pietro in ciel d’oro, famosa per le spoglie del santo vescovo di Ippona, tornato sotto la luce dei riflettori (in realtà famoso lo è sempre stato) dopo l’elezione al soglio pontificio di S.S. Papa Leone XIV felicemente regnante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci arrivo proprio poco prima che inizi la santa messa così, per non disturbare, mi sono seduto in un angolo e ho bissato la celebrazione di poco prima; durante la cerimonia sono stato anche vittima di un attacco di broncospasmo (credo) che mi capita molto saltuariamente (e per fortuna) di subire.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La bellezza dell’arca dove riposa sant’Agostino colpisce il cuore, un po’ come per tutte le opere simili a questa (per fare un paio di esempi, quelle di san Domenico a Bologna e san Pietro martire a Milano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Opera di Giovanni di Balduccio che è lo scultore anche dell’arca straordinaria di san Pietro Martire, nella <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/santeustorgio-e-la-falsa-madonna/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Cappella Portinari</a> in sant’Eustorgio a Milano: capolavori, c’è poco altro da aggiungere.</p>





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<p class="wp-block-paragraph">Ma in questa basilica riposa anche un altro santo importante e famoso per gli studiosi di storia del cristianesimo, il filosofo Severino Boezio, patrizio romano, senatore, una figura fondamentale per la cultura medioevale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prima uomo stimato e di fiducia di Teodorico, poi sua vittima e martire, dal che si potrebbe ricavare l’insegnamento che è meglio tenersi alla larga dai potenti perché la fortuna può cambiare verso in men che non si dica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non manca nemmeno un sovrano, il famoso Liutprando, uno dei sovrani longobardi più importanti, autore, tra le tante cose, della donazione di Sutri, tappa importante (per fama) nel percorso di genesi dello Stato della Chiesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Decido di salutare un monaco che sta uscendo dalla chiesa, gli chiedo se sia contento del nuovo Papa (domanda banale, lo ammetto), mi risponde con una forte pacca contro una spalla, un sorriso smagliante a 128 denti e mi invita a pregare, perché, dice, “fare il Papa è difficile”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo avere deciso di saltare il pranzo, come spesso mi accade durante le gite in solitaria, mi reco presso un’altra chiesa splendida, san Michele maggiore, la chiesa delle incoronazioni.</p>



<h6>La basilica di san Michele maggiore</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Un luogo di grande suggestione, peccato dover pagare per l’illuminazione (ma capisco): dai mosaici pavimentali ai capitelli, dal presepe del 1473 al celeberrimo «Crocifisso di Teodote», una visita immancabile per chi si trovi in città.</p>





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<p class="wp-block-paragraph">Ancora due tappe mancano prima del ritorno ma, nel mentre, un passaggio nei locali dell’Università mi ricorda che oltre ad essere un altro luogo suggestivo, ci studia una persona a me molto cara, un giovanotto che il prossimo anno diventerà un ottimo medico.</p>



<h6>I Musei Civici</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Eccomi, dunque, ai Musei Civici: entrando mi è tornato in mente che ci ero già stato tanto tempo fa, in occasione di una mostra dedicata ai longobardi (se non ricordo male): altro luogo che merita una lunga visita (che non posso concedermi perché la Certosa mi attende impaziente).</p>





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<p class="wp-block-paragraph">Per una imprevista evenienza entro gratis, sorpresa piacevole, molto apprezzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una parte del museo è dedicata all’archeologia, con ritrovamenti del territorio e contributi di collezionisti (i pezzi egizi non sono sicuramente stati scavati nel pavese), c’è qualche pregevole erma ma da segnalare la lastra tombale del già citato Severino Boezio poi tanti oggetti, ceramiche, vetri, bronzetti, gioielli, testimonianze della ricchezza della cultura longobarda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una serie di splendidi capitelli ci anticipa, dal medioevo direttamente per noi, una sala di mosaici molto belli: ci sono la lotta tra la fede e la discordia, le rappresentazioni del lupo e del corvo e la ruota dei mesi oltre alle storie del martirio di sant’Eustachio.</p>





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<p class="wp-block-paragraph">Notevole anche la lastra tombale di Ardengo Folperti, maestro delle entrate di Filippo Maria Visconti, ovvero, se non cadi in disgrazia e incassi tanti denari puoi anche permetterti una lastra tombale degna di nota: sfortunatamente l’oblio della storia conserva memoria solo della lastra e del suo autore, Jacopino da Tradate, non di quella del committente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Passando oltre, e siamo al Rinascimento, c’è l’abside della chiesa di Sant&#8217;Agata al Monte, demolita agli inizi del XX secolo, davvero molto bello.</p>





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<p class="wp-block-paragraph">La sezione dedicata all’Ottocento e quella al Risorgimento completano la mia visita che deve per forza rinunciare alla parte della gipsoteca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una bella visita “accompagnata” da alcuni addetti alle sale.</p>



<h6>La Certosa</h6>



<p class="wp-block-paragraph">In chiusura l’obiettivo principe, la Certosa, con annessa quasi inevitabile figura del piffero, seppur in solitaria: ho inserito nel navigatore l’agognata meta “Certosa di Pavia”; ignoravo totalmente che esistesse anche un comune col medesimo nome del monumento, complimenti a chi ha avuto l’idea!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il navigatore ha fatto il suo dovere e mi ha condotto in una piazza, segnalandomela come la meta cui ambivo, ovviamente del tutto sbagliata; da lì mi sono messo alla ricerca della Certosa che ho trovato dopo qualche ulteriore minuto di guida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il caldo fattosi torrido avrebbe voluto che trovassi un posto dove parcheggiare ben vicino alla chiesa, sfortunatamente così non è stato per cui mi sono incamminato sotto il sole cocente fino all’ingresso dove una gentile signorina mi ha chiesto se fossi italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Italiano, in effetti, lo sono e questo comportava il beneficio di poter usufruire della visita guidata appena iniziata: mi sono scapicollato con le poche forze rimanenti fino al luogo dove un’arzilla generalessa di corpo d’armata intratteneva una folta comitiva di italiani (in realtà non solo quelli).</p>



<p class="wp-block-paragraph">La guida, con cipiglio deciso dell’ex professoressa e studiato tono di voce (stentorea), ha raccontato in brevi cenni la storia di questo luogo straordinario, ora abitato da soli sei monaci cistercensi, non più certosini.</p>





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<p class="wp-block-paragraph">Voluta da Gian Galeazzo Visconti, con la prima pietra posata nel 1396, ha una facciata in marmo che incanta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche l’interno non è affatto male, sia per i dipinti, sia per il bellissimo coro, ovviamente intagliato in modo magistrale, sia per i mausolei e precisamente le statue giacenti di Ludovico il Moro e Beatrice D’Este, scolpite da Cristoforo Solari ed il sepolcro di Gian Galeazzo Visconti, progettato da Gian Cristoforo Romano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Interessantissima anche la visita alle celle, 24, due stanze, tutte munite di piccolo orto, del pozzo, di una finestrella porta vivande.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Circondano il chiostro grande, delimitando i confini del monastero, o almeno così mi è sembrato, quasi edifici di un opificio ottocentesco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La spiritualità certosina è “sconvolgente”: tanta è la ricchezza della chiesa, tanto, non da meno, l’austerità delle celle e dell’intera vita dei monaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con la loro opera hanno sicuramente modificato la struttura economica e sociale dell’intera Europa, grazie sia alle opere agricole, alimentari e architettoniche, sia a quelle spirituali, come la preservazione delle opere antiche e la produzione di codici miniati straordinari.</p>



<h6>Il ritorno</h6>



<p class="wp-block-paragraph">Una giornata fantastica, di quelle che mi piace ricordare, conclusa con l’acquisto di un paio di bottiglie da regalare, in quello stesso locale dove pochi mesi prima qualcuno aveva acquistato un vasetto di miele e frutta per me.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il traffico infernale che mi blocca tra l’ingresso in autostrada ed il collegamento col tratto che mi conduce a casa è forse l’unica cosa negativa di una giornata, ormai rare sono diventate giornate di tal fatta, andata proprio come speravo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiudo con una nota: non so spiegarmi il motivo ma non mi piacerebbe vivere a Pavia; seppur munita di splendidi gioielli, quel tono “terroso” che contraddistingue tanti territori lombardi mi disturba: amo il riflesso luminoso dei marmi più che il marrone che qui sembra regnare sovrano, a parte quel gioiello che è la Certosa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pavia resta comunque famosa anche per l’epica battaglia&nbsp; di cui ricorre proprio quest’anno l’anniversario: era il 24 febbraio 1525, 500 anni fa, quando i francesi di Francesco I vennero sconfitti dalle forze ispano-imperiali di Carlo V d’Asburgo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oltre a cambiare il modo di combattere, innovato con utilizzo combinato di artiglieria e cavalleria pesante, insieme all’impiego di arcieri armati di archibugi, la vittoria di Carlo V fece perdere ai francesi la città di Milano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa battaglia perse la vita, tra i tanti, Jacques II de Chabannes de La Palice, modernizzato in Lapalisse, quello che ha involontariamente (essendo già defunti) l’aggettivo lapalissiano (se non fosse morto, sarebbe ancora vivo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Passata alla storia anche la frase scritta da Francesco I alla madre: “tutto è perduto fuor che l’onore e la vita che è salva”.</p>



<p>Una città tutto sommato piccola, Pavia, ma con una storia decisamente importante.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una nota in chiusura relativa alla Certosa: trafugati i resti mortali del Duce da un gruppo di fascisti, il 12 agosto 1946 vennero ritrovati all’interno dell’abazia, avvolti in due sacchi di tela gommata, chiusi in un baule di legno rinforzato da ferro.</p>



<p>Pavia, 22 giugno 2025 Solennità del Corpo e del Sangue del N.S.G.C. e memoria dei santi Paolino di Nola, Giovanni Fisher e Tommaso Moro</p>
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		<title>Uno scherzo del &#8230; becchino</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 04 Jul 2023 20:08:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Commenti di viaggio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Cosa unisce un vecchio barbogio (io) ed un becchino, anzi un paio di becchini del Cimitero monumentale di Genova, ovvero il Cimitero di Staglieno?Sono anni che desidero visitare tale ameno luogo, da decenni è arcinoto che prediligo, tra le tante amenità del nostro amato Belpaese (e non solo): i cimiteri.Una ulteriore nota personale: mia zia, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Cosa unisce un vecchio barbogio (io) ed un becchino, anzi un paio di becchini del Cimitero monumentale di Genova, ovvero il <strong>Cimitero di Staglieno</strong>?<br />Sono anni che desidero visitare tale ameno luogo, da decenni è arcinoto che prediligo, tra le tante amenità del nostro amato Belpaese (e non solo): i cimiteri.<br />Una ulteriore nota personale: mia zia, la mia zia prediletta, anzi la zia eponima, andò in viaggio di nozze in quel di <strong>Genova</strong> e visitò anche questo luogo, ormai sono più di 60 anni.<br />La <strong>passione per i cimiteri</strong> mi accomuna ed unisce anche e ancora una volta carissimo e compianto amico <strong>Roberto Mastri</strong> di venerata memoria.<br />Tutta questa presentazione per raccontare che avevo deciso di concedermi l&#8217;usuale viaggetto, in questo periodo del mese più bello dell&#8217;anno, avendo scelto come meta, il suddetto cimitero; contrariamente alle abitudini ho scelto come mezzo di locomozione l&#8217;auto e di buon mattino sono partito alla volta della città della Lanterna.<br />Arrivo al casello dell&#8217;autostrada di Parma e trovo un solo accesso disponibile, con un po&#8217; di inevitabile coda; mi rassegno ad attendere perché intravedo a distanza che c&#8217;è una qualche difficoltà a rilasciare i biglietti, sebbene non capisca come mai gli altri accessi restino chiusi; proprio nel momento in cui non posso più cambiare corsia viene misteriosamente ma provvidenzialmente aperto un altro accesso, di cui approfittano tutti quelli che avevo dietro di me.<br />Avrei dovuto interpretare i segni del cielo e invece no, imboccata l&#8217;autostrada mi dirigo a piè fermo verso Piacenza.<br />Tutto è andato per il meglio salvo la parte finale del viaggio, che mi è parso letteralmente interminabile: tra viadotti (non amo circolare sui viadotti), restringimenti di carreggiata, cantieri e un incidente, i segni del cielo aumentavano, inascoltati ma premonitori.<br />Giungo infine nei pressi della destinazione ma vedo, da una certa distanza, che quel che sembra il portone principale, è chiuso; immagino che ci siano accessi laterali che mi metto a cercare e trovo con una certa facilità.<br />Parcheggio e mi dirigo verso un portone aperto che mi fa ben sperare, davanti al quale staziona un carro funebre ed è a questo punto che compaiono i due becchini: premurosi, mi avvisano della chiusura del cimitero, anzi, precisano che l&#8217;accesso è aperto solo per gli ingressi, intendendo senza margini di equivoco gli ingressi definitivi, fino al giorno della resurrezione.<br />Aggiungono, a sottolineare la mia dabbenaggine, che il cimitero è chiuso sei giorni all&#8217;anno e quello è uno dei sei: a quel punto mi si accende una lampadina che mi ricorda la data fatidica, il 24 giugno, <strong>solennità della nascita di san Giovanni Battista</strong>.<br />Immagino che Genova festeggi con la dovuta solennità il santo patrono sebbene mai avrei pensato che una città a vocazione anche turistica e che ha un cimitero straordinario pensasse di chiuderne l&#8217;accesso il giorno del patrono.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho preso con molta sportività la notizia: mi è venuta voglia di risalire in auto, invertire la marcia e tornarmene a casa, frenato anzi dissuaso dal gran caldo e dal mal di schiena dopo due ore abbondanti di guida; ho cercato un parcheggio, trovato nei pressi della Chiesa dei diecimila martiri crocifissi e da qui sono partito in cerca del centro cittadino, talmente imbufalito da non riuscire ad orientarmi con un minimo di efficacia (il che mi succede normalmente, ma quel giorno in modo esasperato).<br />Ho cercato di arrivare nei pressi della Cattedrale sapendo che tutte le cattedrali sono in centro città; ci sono arrivato dopo un po&#8217; di peregrinazioni ma infine c&#8217;ero.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">All&#8217;interno del luogo sacro ho scambiato due parole con un sagrista, al quale ho raccontato la disavventura del cimitero chiuso: con garbo ma con decisione mi ha commentato la questione legandola al reddito di cittadinanza, sostenendo che ci sono tanti scioperati in giro che percepiscono quel sussidio e che, invece, potrebbero essere molto più utili alla società se venissero occupati in attività varie, tra le quali tenere aperto il cimitero, sfalciare le aiuole e simili; devo aggiungere che mi sono trovato d&#8217;accordissimo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da lì <strong>a zonzo</strong> per il centro; mi è venuto spontaneo fare qualche raffronto con la visita di qualche anno fa, nel 2016: allora avevo incontrato un significativo numero di escort nigeriane  o giù di lì, stavolta, forse a causa del giorno festivo? nemmeno una.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non diversa, invece, la situazione dell&#8217;<strong>imbrattamento dei palazzi</strong>: graffiti di ogni tipo deturpano ovunque, trasmettendo un senso di leggera trascuratezza; un paio di scritte dedicate ai colleghi genovesi attirano la mia attenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Due scritte &#8220;inneggiano&#8221; alla <strong>polizia locale</strong>, gratificandola di epiteti non esaltanti ma mi consola il fatto che, non foss&#8217;altro che per insultare, almeno l&#8217;ignota mano (immagino di una zecca) conosce termini (polizia locale) che tanti cittadini e la gran parte degli addetti alla comunicazione (intendasi giornalisti) ignora (per dolo, nel caso dei giornalisti), continuando a chiamarci vigili urbani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che dei deficienti si prendano la briga di insultare la polizia locale significa che questa lavora bene, della qual cosa mi compiaccio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A fronte (e riparazione?) di tanta scempiaggine imbrattatoria ho scoperto un&#8217;innumerevole quantità di <strong>edicole sacre</strong>, in gran parte <strong>Maestà</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho visitato, proprio come 7 anni fa, la Cattedrale e due chiese, quella del Gesù e quella di Santa Maria delle Vigne, di cui parlerò magari a parte; in Cattedrale erano esposte le reliquie che i fedeli potevano omaggiare inginocchiandosi di fronte ad una balaustra,  mentre la piazza poco distante brulicava dei preparativi per la processione del pomeriggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Camminando per  queste stradine mi è tornato in mente <strong>un episodio di tanti anni fa</strong>, quando lavoravo come <strong>addetto alle vendite alla Coin</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ricordo di averne mai esplicitamente parlato ma ero, allora, un giovane destinato a folgorante carriera, sebbene in un settore per il quale non avevo alcuna inclinazione: dopo l&#8217;esperienza parmigiana mi prospettarono un avanzamento di carriera con trasferimento in un&#8217;altra sede dell&#8217;azienda.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per incuriosirmi mi dissero che c&#8217;era il mare; ricordo chiaramente che pensai a Genova e non venni nemmeno sfiorato dall&#8217;idea di Rimini, che era la destinazione ipotizzata dai responsabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si fa la storia con i se ma sono assai convinto che le cose sarebbero precipitate ancor più velocemente di come accadde nella città romagnola: fortunatamente ho abbandonato quella professione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dovrei ripensare a quei tempi ma resta che a Genova temo non mi sarei trovato per nulla a mio agio, già l&#8217;accento è così poco piacevole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sia come sia, è andata diversamente.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



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<p class="wp-block-paragraph">Sulla via del ritorno mi sono imbattuto nel bel <strong>chiostro di sant&#8217;Andrea, </strong>un luogo delizioso, poi in un negozio dov&#8217;erano esposte delle splendide ciliegie: leggermente affaticato, non ho saputo resistere alla tentazione e ne ho acquistato un kg (abbondante) che ha consolato il mio ritorno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>chiostro di sant&#8217;Andrea</strong> merita la visita soprattutto per i <strong>capitelli</strong>, medioevali; la sua storia è travagliata e interessante poiché è l&#8217;unica struttura sopravvissuta di un monastero claustrale femminile, demolito a fine Ottocento, insieme a tutto il quartiere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il chiostro  si trova nei pressi di <strong>Porta Soprana</strong> e della <strong>casa di Colombo</strong>, ricostruito qui nel 1922; i capitelli, alcuni deteriorati, rappresentano sia motivi floreali che scene di vita e di storia sacra: si va da <strong>Adamo ed Eva</strong>, la Fuga in Egitto, Daniele nella fossa dei leoni, al Viaggio dei Magi e, ancora, scene di pascolo, di aratura, di trasporto con i buoi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ci sono anche la storia di un cavaliere e di una dama e animali e creature mostruose per finire con foglie lisce o nervate, un piccolo gioiello!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ritorno è andato bene; tornerò a visitare il cimitero, ma in treno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Genova, 24 giugno 2023 solennità della nascita di Giovanni Battista</p>
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		<title>Al Museo del Bijou</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Apr 2023 13:30:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Museo del Bijou? Ebbene sì ma andiamo con ordine.Chi mi conosce, pochi in verità, sa che normalmente rifuggo con sdegnosa supponenza la visita a musei tecnologici, scientifici et similia, nonostante abbia frequentato &#8211; con poco profitto in verità &#8211; il patrio liceo scientifico Giacomo Ulivi, in Parma.Di scientifico nulla mi è rimasto né di pratico [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Museo del Bijou? Ebbene sì ma andiamo con ordine.<br />Chi mi conosce, pochi in verità, sa che normalmente rifuggo con sdegnosa supponenza la visita a musei tecnologici, scientifici et similia, nonostante abbia frequentato &#8211; con poco profitto in verità &#8211; il patrio liceo scientifico Giacomo Ulivi, in Parma.<br />Di scientifico nulla mi è rimasto né di pratico o di manuale che sia, in questo indegno erede delle conclamate abilità paterne.<br />Fatta questa tortuosa premessa, ospite dell&#8217;amico <strong>Giuseppe Zani</strong>, dopo avere conosciuto il di lui fratello Paolo, ci siamo recati in un ameno luogo, che mai avrei pensato di andare a visitare di mia iniziativa.<br />DI cosa parlo lo avete già capito, faccio riferimento al <strong>Museo del Bijou</strong>: sono stato ben contento di averlo visitato e giudico virtuoso avere accettato un invito a visitare un luogo così lontano dalle mie consuete conoscenze: l&#8217;invito, cioè l&#8217;eccitazione, che proviene da un altro va valutato e, se conveniente, è virtuoso accettarlo e renderlo potenzialmente fruttifero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel mio caso così è accaduto, per grazia di &#8230; cioè per merito di <strong>Giuseppe e Paolo</strong> <strong>Zani</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Partendo dalle origini, devo dire che conoscevo la parola <strong>bijou</strong> normalmente utilizzata (ma secoli or sono al mondo cui appartengo io, non nell&#8217;attualità) nel modo di dire &#8220;sei proprio un bijou&#8221;, oppure &#8220;è un bijou&#8221;, traducibile in &#8220;sei grazioso esteticamente e di modi&#8221; o &#8220;è una cosa davvero graziosa&#8221;, significato confermato dalla <a href="https://www.treccani.it/vocabolario/bijou/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">Treccani online</a> che riferisce, come secondo significato, estensivamente: &#8220;cosa graziosa&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel primo significato &#8220;Gioiello, spec. se di materiali non preziosi (cfr.&nbsp;<em>bigiotteria</em>)&#8221; la parola bijou non l&#8217;avrei mai utilizzata e, lo confesso, non sarei stato in grado di scriverla correttamente, avendo la convinzione che terminasse perlomeno con una x.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma veniamo al dunque: c&#8217;è un <strong>bel sito</strong> dedicato al <strong><a href="https://www.museodelbijou.it/it/il-museo/">Museo del Bijou</a></strong> per cui, qualunque cosa vi racconti io, la trovereste comunque meglio esposta lì così posso non dilungarmi a descrivere il museo ma mi limito a raccontarvi perché mi è piaciuto e ritengo valga la pena di essere visitato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Innanzitutto il Museo del Bijou nasce da un imprevisto e da una risposta adeguata a sollecitazioni impensate fino a quel momento: non nasce da una passione ma il materiale chiamiamolo così &#8220;grezzo&#8221; offre l&#8217;occasione a vari cittadini casalaschi di lavorare, col pensiero prima che con le mani; è un&#8217;opera del pensiero di chi si è messo all&#8217;opera, su un prodotto destinato alla dispersione e forse alla totale distruzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Nasce grazie alla passione che ha saputo suscitare</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">V&#8217;è poi l&#8217;aspetto del lavoro di una serie di persone che, a vario titolo e spesso gratuitamente, hanno dedicato tempo ed energie alla salvaguardia di un patrimonio testimonianza di un&#8217;epoca e dello sviluppo di un&#8217;iniziativa: dall&#8217;idea imprenditoriale di uno, tal <strong>Giulio Galluzzi</strong>, al successo imprenditoriale di una realtà unica in Italia, descritta fino alla sua crisi e definitiva chiusura, dopo 100 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scorrendo le vetrine coi tanti oggetti esposti, sono rimasto colpito dalla eterogeneità dei prodotti, che hanno spaziato e sono mutati a seconda delle esigenze e delle mode dei tempi, senza precludersi ogni possibile mercato, da quello religioso, alla pubblicità, dall&#8217;oggetto ricordo legato al turismo, ai &#8220;sigilli&#8221; dei bastoni da montagna.</p>



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<p class="wp-block-paragraph"> Colpisce la qualità e l&#8217;eleganza di prodotti oggi praticamente scomparsi come i portarossetto e i portacipria, veri pezzi di archeologia; tra i tanti oggetti mi ha colpito una bella spilletta, niente di elegante o prezioso, che raffigura <strong>il &#8220;Signor Bonaventura</strong>&#8220;, un personaggio dei fumetti che ha accompagnato la mia infanzia e prima giovinezza (pubblicazione finita nel 1978).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma c&#8217;è veramente di tutto anche perché le aziende dell&#8217;epoca ancora inseguivano più che orientare la clientela: da prodotti per il mondo islamico, ai panorami legati alla pubblicità di luoghi turistici, dai gemelli e spillette per il personale delle grandi navi da crociera, alle spillette con animali o figure di sportivi quali ciclisti e pugili; non mancano anche riferimenti politici &#8211; gli stemmi dei partiti di allora (ad esempio il <strong>partito comunista italiano</strong> e la rimpianta <strong>Democrazia Cristiana</strong>).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo del bijou, lo si vede bene a mio parere nelle bacheche del museo, grazie al suo stesso successo diventa un fenomeno popolare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>suo stesso successo lo banalizza</strong>: quel che in origine era imitazione (invidiosa?) dei gioielli del ceto nobiliare e quindi prodotto di alto livello, destinato alla piccola aristocrazia ed alla borghesia che ai nobili vuole assomigliare e che, comunque aspira al possesso di oggetti da esibire come certificazione di un&#8217;agiatezza finalmente raggiunta, ebbene questi prodotti (che mi evocano il <strong>Guido Gozzano</strong> delle &#8220;buone cose di pessimo gusto&#8221;) diventano via via sempre più popolari, prodotti in serie, standardizzati, banali appunto. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il prodotto popolare tende a deprezzarsi, al contrario dei costi di produzione cosicché , dopo il periodo aureo del fascismo, in cui l&#8217;industria nazionale era protetta e le commissioni di regime non mancavano, negli anni dal dopoguerra fino ai Settanta del secolo scorso il declino è stato costante anche se la versatilità e la capacità di reiventarsi hanno trasformato l&#8217;industria fino a quello che è diventata oggi, meccanica di precisione (se non ho capito male).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel salone dedicato alle esposizioni temporanee ho trovato &#8211; durerà fino al 16 aprile, un&#8217;interessante mostra intitolata &#8220;<strong>Aqua benedicta</strong>&#8220;; si tratta di <strong>acquasantiere ad uso domestico</strong>, oggetti a supporto della devozione, ormai scomparsi (in realtà scomparsi sono sia la devozione sia le acquasantiere).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Assieme ad alcuni pezzi antichi si possono godere anche rielaborazioni contemporanee di alcuni artisti dell&#8217;associazione Ceramicarte, la gran parte sono deliziosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;entusiasmo e la competenza di <strong>Paolo Zani</strong> rendono la visita al Museo del Bijou una vera e propria esperienza immersiva in una storia che è stata quella di un intero paese tanto compenetrate erano le produzioni di bigiotteria e la vita economica e sociale di Casalmaggiore: questo museo va assolutamente visitato in compagnia di qualcuno che sappia trasmettere il patrimonio di pensiero ed iniziative che hanno reso quel che è questo tratto della pianura padana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne sono uscito molto soddisfatto ma la soddisfazione si è ulteriormente compiuta dopo un breve excursus per alcuni luoghi caratteristici del contado quando, in quel di San Giovanni in Croce, altra amena località di cui conoscevo solo il nome, ci siamo accomodati a pranzo in una trattoria che ci ha deliziato coi suoi manicaretti, sempre ospite dei miei anfitrioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una gran bella giornata, grazie di cuore a Giuseppe e Paolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Casalmaggiore, 28 marzo 2023, memoria della Beata Renata Maria Feillatreau&nbsp;Martire</p>
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		<title>La scoperta di Casalmaggiore</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Apr 2023 20:10:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cene incontri occasioni varie]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non ero mai stato a Casalmaggiore in vita mia, sebbene la distanza da Parma sia minima; a tale lacuna ho posto rimedio accettando lo squisito invito di un amico, conosciuto ai tempi dell&#8217;esilio colorno-sorbolese, ed ora felicemente pensionato che proprio in quelle zone abita. Di martedì, giorno peraltro particolarmente fausto per l&#8217;occorrenza di due compleanni [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Non ero mai stato a <strong>Casalmaggiore</strong> in vita mia, sebbene la distanza da Parma sia minima; a tale lacuna ho posto rimedio accettando lo squisito invito di un amico, conosciuto ai tempi dell&#8217;esilio colorno-sorbolese, ed ora <strong>felicemente pensionato</strong> che proprio in quelle zone abita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di martedì, giorno peraltro particolarmente fausto per l&#8217;occorrenza di due compleanni di amici cari e lontani (in quel di Rimini), a fine marzo, con un <strong>clima primaverile</strong>, tutto complotta perché la giornata sia piacevole come in effetti è stata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riesco incredibilmente a non sbagliare mai strada ed arrivo a casa dell&#8217;ottimo Giuseppe Zani, che mi accoglie con la cordialità e simpatia che ormai conosco da anni; ci spostiamo subito alla prima meta &#8211; i luoghi sono da lui stabiliti visto che io ignoro del tutto il territorio casalasco &#8211; il <strong>santuario della Madonna della Fontana</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiesa foranea, ove si venera la <strong>Madonna (Beata Vergine, detta dei&nbsp;<em>Bagni</em></strong>) e dove sorge un pozzo le cui acque sono miracolose: nel 1320, infatti, un <strong>cieco nato</strong>, riottenne la vista bagnandosi in quelle acque, quelle che scaturivano dalla fonte chiamata <em>&#8220;<strong>Pozzo di Santa Maria</strong>&#8220;</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Quelle stesse acque cui è attribuita la protezione dalla peste; tanta fu la devozione che nel 1463 si completarono i lavori della chiesa attuale che prese il posto di una cappelletta (oggi la cripta) edificata in tempi molto più antichi.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">In questa chiesa si possono ammirare dei begli affreschi, opera di <strong>Filippo Mazzola</strong>, padre del più famoso <strong>Francesco Mazzola detto &#8220;il Parmigianino&#8221;</strong> che qui riposa, ricordato da un monumento sepolcrale edificato nell&#8217;Ottocento, credo nel 1846, molto sobrio &#8211; troppo &#8211; per i miei gusti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra i santi affrescati all&#8217;interno della chiesa si notano <strong>san Rocco</strong> e <strong>san Sebastiano</strong> &#8211; notoriamente protettori dalla peste &#8211; e varie raffigurazioni &#8211; oserei dire fin troppe, ma probabilmente un motivo c&#8217;è &#8211; della <strong>Madonna allattante</strong> che richiama la fertilità femminile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mio Virgilio &#8211; il buon Giuseppe &#8211; mi racconta che ai tempi di <strong>mons. Bonomelli, vescovo di Cremona</strong>, l&#8217;immagine della Madonna &#8211; l&#8217;originale si trova nella cripta mentre una versione moderna è nella navata destra della chiesa &#8211; sarebbe stata parzialmente coperta per non mostrare il seno allattante; mi sono permesso di contraddirlo, richiamandomi alle vaghe reminiscenze di quel che conoscevo di questo santo presule, ma non posso escludere con certezza che l&#8217;autore di siffatta sciocca opera di censura fosse lui.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In ogni caso la chiesa è da visitare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci siamo poi trasferiti in centro città dove abbiamo visitato velocemente il <strong>Duomo Abaziale</strong>, dove ho scoperto che il parroco del Duomo avrebbe diritto ad utilizzare alcuni <strong>pontificalia</strong> (Giuseppe ricorda, da bambino, sicuramente la <strong>mitria</strong>) sebbene tema che questa consuetudine si sia ormai smarrita nel tempo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal Duomo alla chiesa di san Francesco il passo è breve: qui troviamo un autentico gioiello che da solo meriterebbe la gita a Casalmaggiore.</p>



<figure class="wp-block-embed is-type-video is-provider-youtube wp-block-embed-youtube wp-embed-aspect-16-9 wp-has-aspect-ratio"><div class="wp-block-embed__wrapper">
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<p class="wp-block-paragraph">Un bellissimo &#8220;<strong>Cristo deposto</strong>&#8220;, seppur danneggiato ai piedi, è ancora in cerca di autore poiché viva è ancora la diatriba tra <strong>Ulisse Bocchi</strong>, che lo attribuisce ad un ignoto scultore milanese di inizio XVI secolo    e <strong>Laura Cavazzini</strong> che lo ritiene opera di <strong>Jacopino da Tradate</strong>, famoso (non per me) scultore attivo nel <strong>cantiere del Duomo di Milano</strong> (con l&#8217;opera più nota: Martino V in trono) e non solo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Interessanti i riferimenti al <strong>Laocoonte</strong> dei Musei vaticani, col viso del Cristo molto simile a quello dello sfortunato sacerdote troiano e al <strong>Cristo morto</strong> di <strong>Andrea Mantegna</strong> della Pinacoteca di Brera che, come il Cristo deposto, ha <strong>le braccia non conserte ma stese a fianco del corpo</strong>; la tesi di Ulisse Bocchi è esposta, forse con un tono leggermente troppo polemico, in un bel volume che mi è stato regalato e che sto leggendo con gran piacere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Degni di nota anche due altre opere custodite in chiesa: <strong>l&#8217;affresco convesso con Gesù la Madonna e sant&#8217;Anna</strong>, opera di <strong>Paolo dei Serafino dei Serafini</strong> ed il <strong>polittico in terracotta</strong>, quattrocentesco, sopravvissuto all&#8217;incendio devastante del 1919 ma non alla furia di un vandalo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una <strong>visita davvero piacevolissima</strong> che si conclude con un caffè in un bar della piazza centrale di Casalmaggiore, dove ho il piacere di conoscere il fratello di Giuseppe, Paolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da qui si parte per un altro gioiello di Casalmaggiore, ma questa è un&#8217;altra storia, prima di arrivare alla quale racconterò che sui muri della cittadina ci sono delle <strong>targhe bronzee</strong> che immortalano modi di dire dialettali tra i quali, ad esempio, la formula di stipula di un contratto verbale col mediatore per la vendita di capi di bestiame, nel foro boario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Della prossima tappa alla prossima puntata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Casalmaggiore, 28 marzo 2023 memoria di Santo Stefano Harding, abate</p>
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		<title>Palazzo Schifanoia</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Mar 2023 15:59:42 +0000</pubDate>
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<p class="has-black-color has-text-color wp-block-paragraph">Dire <strong>Palazzo Schifanoia</strong> e dire <strong>Ferrara </strong>per me è la stessa cosa; non ne so il motivo ma Ferrara con quello la identifico seppur non sia mai riuscito a visitarlo nonostante le visite che non numerose ma ci sono state e non poche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta, ad esempio, ci andai con don Piero: l&#8217;occasione fu una visita al Museo della Cattedrale, con contorno di anguilla alla griglia che gustammo in un locale non lontano da Palazzo dei Diamanti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultima volta scoprii che era chiuso per restauro ed ero ormai rassegnato a metterlo definitivamente tra i luoghi non visti quando l&#8217;invito dei <strong>colleghi di Bondeno</strong> ha riaperto i giochi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Diciamo subito che la visita è stata all&#8217;altezza delle aspettative: il posto è bello e ben strutturato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La storia del palazzo è nota: costruito in zona suburbana con lo scopo di schifare la noia, schifare sta per schivare, ha segnato l&#8217;epoca dello splendore rinascimentale di Ferrara; le forme attuali risalgono al governo di <strong>Borso I</strong>, primo duca di Ferrara che commissiona quel capolavoro che è il <strong>ciclo dei mesi</strong>, nell&#8217;ampio salone di rappresentanza che rappresenta un po&#8217; il cuore dell&#8217;attuale museo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La struttura iconografica è attribuita a <strong>Pellegrino Prisciani</strong>, un famoso &#8211; almeno nel Ducato &#8211; astronomo, archivista, erudito uomo di fiducia dei primi tre duchi di Ferrara (con Modena e Reggio Emilia), un umanista dagli interessi ed occupazioni poliedriche com&#8217;era uso ai tempi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>concilio di Ferrara</strong> del 1438 ha visto la presenza di tanti eruditi che hanno sicuramente stimolato ed influenzato il cenacolo culturale ferrarese, legato al potere ducale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma torniamo al <strong>ciclo dei mesi</strong>, uno dei cicli decorativi più grandi del Rinascimento: diviso in 12 sezioni verticali, come il numero dei mesi, ha poi una tripartizione orizzontale, con all&#8217;apice la <strong>divinità protettrice</strong> e la descrizione delle attività tipiche di quel mese, al di sotto, nel registro centrale il <strong>segno zodiacale</strong> con misteriose figure identificate, ma senza certezza, con i <strong>decani dell&#8217;astrologia egizia e caldea</strong> ed infine, nel registro inferiore, scene di vita di Borso d&#8217;Este.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Emerge, come in tante altre rappresentazioni di case regnanti, la poca modestia che caratterizzava il potente di turno, solitamente poco propenso all&#8217;esercizio di suddetta virtù anche se, bisogna ammettere, che l&#8217;uso propagandistico cioè politico di queste opere stempera il correlativo peccato mortale della superbia, insomma se volevi essere un signore adeguato ai tempi non potevi permetterti di comportarti in modo diverso ed era d&#8217;obbligo mostrarsi sfarzosi almeno quanto bastava a scongiurare la figuraccia di sembrare un pezzente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In accordo col fine del palazzo, evitare la noia, le rappresentazioni pittoriche sono a carattere laico o meglio viene celebrato il trionfo di un&#8217;altra religione, evidentemente ritenuta meno noiosa di quella cristiana ufficiale, l&#8217;astrologia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardando la sala, il pensiero correva alla famosissime <strong>Sibille del <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/cattedrale-e-santa-maria-della-scala/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">pavimento del Duomo di Siena</a></strong>, di pochi decenni successive al ciclo dei mesi: in quel periodo, conosciuto come Rinascimento, stava prendendo piede un tipo di pensiero non proprio amico di quello cristiano, e non è stato necessariamente un progresso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Splendido questo ciclo dei mesi ma quel che più ha attirato la mia attenzione sono state le placchette in avorio esposte nella prima parte del percorso di visita: da sempre l&#8217;oggettistica in avorio, con le deliziose miniature che ne sono state ricavate, hanno suscitato il mio incondizionato entusiasmo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;apoteosi, però, è stata raggiunta con le &#8220;<strong>storie della passione di Cristo</strong>&#8220;, un polittico costituito da 7 formelle (chissà se si chiamano così) in alabastro policromo, opera di ignote maestranze inglesi della prima metà del XV secolo, provenienti dalla <strong>chiesa di sant&#8217;Andrea</strong>: la centrale, che raffigura la morte in croce, è di dimensioni maggiori rispetto alle altre che rispettivamente precedono e seguono il drammatico episodio clou della storia della salvezza.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">A sinistra l&#8217;arresto di Gesù nel Getsemani, la flagellazione e la salita al Calvario, a destra deposizione, sepoltura e, finalmente, la resurrezione; curiosamente lombrosiani i volti degli sgherri, raffigurati come caricature.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;opera davvero splendida, che mi ha incantato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vi sono poi esposte una serie di belle monete, una delle quali, opera di Pisanello, riproduce un motivo che si trova riproposto anche nelle decorazioni murali di palazzo Schifanoia, il triplice volto, il viso di un giovane che guarda a sinistra, al centro e a destra; secondo la studiosa Anna Eörsi si tratterebbe di una rappresentazione della <strong>musa Calliope</strong>, che Guarino Veronese, nella lettera programmatica a Leonello d&#8217;Este sulla decorazione dello Studiolo di Belfiore, aveva descritto come «tribus compacta vultibus, cum hominum, semideorumbac deorum naturam edisserat», mentre a parere di Ranieri Varese, saremmo in presenza di un&#8217;<strong>allegoria della prudenza</strong>, considerando i volti nelle tre direzioni come il susseguirsi del tempo (ne ha trattato con squisita competenza la Dott.sa Irene Galvani).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non c&#8217;è solo quello da vedere: come trascurare le sculture di <strong>Sperandio Savelli</strong>, in terracotta, opere deliziose e frutto dell&#8217;ingegno di questo a me sconosciuto artista che ha vissuto una vita decisamente travagliata e avventurosa; da notare anche il <strong>sarcofago di Prisciano Prisciani</strong>, dello stesso Savelli e come dimenticare le due splendide rappresentazioni di <strong>san Francesco e san Bernardino da Siena</strong>, in terracotta invetriata, opere di <strong>Andrea della Robbia</strong>.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è poi una imperdibile <strong>Dolente</strong>, sempre in terracotta, di quel maestro che ho scoperto nel mio periodo modenese, <strong>Guido Mazzoni</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non manca nemmeno una piccola &#8211; ma non modesta &#8211; pinacoteca per chiudere in bellezza con la collezione del <strong>cardinale Giovanni Maria Riminaldi</strong>, innamorato della sua città d&#8217;origine cui ha lasciato in eredità le opere da lui collezionate o acquistate appositamente per alcune istituzioni ferraresi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Figura importante, questo cardinale, che fu incaricato della <strong>riforma dell&#8217;Università ferrarese</strong> che, secondo quanto riporta il sito della Treccani, volle &#8220;fossero chiamati ferraresi espatriati o altri insigni docenti esterni alla città. L’obiettivo era evitare di conferire un’estrazione ‘locale’ ai lettori e svecchiare il corpo docente che passò da 61 anni a 40 di età media. Le cattedre furono attribuite tramite concorso e divennero obbligatori i titoli di laurea per tutti i candidati, a eccezione degli ecclesiastici regolari. Furono fissate le ore di insegnamento, le assenze, il comportamento dei docenti, riorganizzato il sistema delle retribuzioni e della carriera. L’Università fu assoggettata al cardinale legato. Il rinnovamento suscitò una scia di polemiche tra i nobili ferraresi&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ai tempi suoi andava per la maggiore tal <strong>Johann Joachim Winckelmann</strong>, un pezzo da novanta della cultura mondiale: di <strong>neoclassicismo</strong> si sta parlando e a questa concezione si rifà in nostro cardinale nell&#8217;organizzazione delle opere inviate a Ferrara.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le opere raccolte, esposte con intento didascalico &#8211; d&#8217;altronde erano pensate per il museo universitario &#8211; sono splendide, busti in marmo uno più bello dell&#8217;altro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da non perdere, stavolta direttamente dal <strong><a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/a-ferrara/" target="_blank" rel="noreferrer noopener">cimitero monumentale della Certosa</a></strong>, il <strong>busto di</strong> <strong>Leopoldo Cicognara</strong>, squisita opera di <strong>Antonio Canova</strong>, ma l&#8217;intera esposizione di marmi e bronzi meriterebbe da sola una visita a Palazzo Schifanoia e a Ferrara.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un luogo imperdibile, in una città splendida.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ferrara, 26 gennaio 2023, memoria dei santi Timoteo e Tito, vescovi</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>A Ferrara per un corso</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Mar 2023 16:48:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;ultimo corso di preparazione dedicato agli aspiranti agenti di polizia locale organizzato dal mio sindacato, il SULPL, e da APLRER si è tenuto in quel di Bondeno, amena cittadina in provincia di Ferrara. Mi è stato chiesto di fornire un contributo ed ho accettato col solito entusiasmo, visto che mi piace molto avere a che [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;ultimo corso di preparazione dedicato agli aspiranti agenti di polizia locale organizzato dal mio sindacato, il <strong>SULPL</strong>, e da<strong> APLRER</strong> si è tenuto in quel di <strong>Bondeno</strong>, amena cittadina in <strong>provincia di Ferrara</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi è stato chiesto di fornire un contributo ed ho accettato col solito entusiasmo, visto che mi piace molto avere a che fare con giovani volonterosi, tuttavia c&#8217;era un piccolo problema tecnico, la distanza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vista la mia età e la distanza tra Parma e Bondeno, ho chiesto di poter tenere i due incontri in serate consecutive in modo da potermi trattenere in loco ed evitare la sfacchinata di guidare in piena notte per tornarmene a casa: sono stato accontentato e così il 25 gennaio sono partito alla volta di Ferrara dove era stata prenotata una stanza, in un B&amp;B in centro città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ferrara è una città che mi piace moltissimo anche quando è diversa dal mio immaginario che la vede leggermente avvolta in una nebbia malinconica; fortunatamente di nebbia non ne ho incontrata e la città si è manifestata in tutto il suo splendore invernale, con un freddo frizzante ed i contorni di strade ed abitazioni nitidi e definiti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sono concesso un primo passaggio in centro città, Ferrara ha un centro splendido, sperando che i lavori di restauro della cattedrale, che erano in corso già durante la mia ultima visita (ottobre 2019), fossero terminati; così non è, sono ancora in corso e l&#8217;accesso è limitato ad una mostra di pannelli che ho snobbato; credo fosse possibile vedere anche qualche parte, forse la cupola, ma ho desistito e mi sono dedicato al puro passeggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un piatto di <strong>tortelloni alla zucca</strong> in un ristorante del centro &#8211; deliziosi &#8211; poi sono corso a Bondeno per il primo incontro: un bel gruppo di persone ha seguito con indescrivibile pazienza il lungo sproloquio con cui ho messo a dura prova la loro resistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questa occasione ho avuto modo di conoscere alcune colleghe ed un ex collega, ora invidiatamente pensionato, tutte squisitamente gentili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Terminata la serata, me ne sono tornato alla base dove ho goduto il riposo del giusto fino alla mattina del giorno seguente quando, finalmente &#8211; erano anni che volevo visitare questo posto &#8211; mi sono scapicollato a <strong>Palazzo Schifanoia</strong>, unica meta della città estense che avevo sempre fallito nelle mie visite precedenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è stata l&#8217;unica visita; dopo avere apprezzato anche il piccolo ma gradevole <strong>lapidario comunale</strong>, compreso nel biglietto d&#8217;ingresso di Palazzo Schifanoia, sono casualmente tornato nella <strong>chiesa di santa Maria in Vado</strong> che non è stata l&#8217;unica chiesa in cui sono entrato perché è fatto notorio che mi basta intravedere un campanile per attrarre la mia attenzione ed i passi in quella direzione; ho visitato, quindi, anche le chiese di Santo Spirito, di san Francesco e di santa Chiara.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La chiesa di santa Chiara è carina da visitare, con la grata che ricorda la presenza delle monache di clausura che, ho scoperto, poi, se ne sono andate, in parte nel <strong>nuovo convento di</strong> <strong>Lagrimone di Tizzano, in provincia di Parma</strong>, ed in parte a San Giovanni Rotondo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho anche scoperto che vi si celebra la messa secondo il rito tridentino (vi ho assistito in quel di Modena anni fa), peccato non averlo saputo prima.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">La chiesa di Santo Spirito è famosa per la statua di sant&#8217;Antonio da Padova che il 13 giugno 1770 avrebbe compiuto il miracolo di muovere la testa davanti ai fedeli.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Il Lapidario civico espone alcuni sarcofagi degni di nota e varie pietre tombali risalenti all&#8217;antica Voghenza, un antico centro abitato ad una decina di km da Ferrara dalla quale la città avrebbe tratto origine per migrazione. </p>



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<p class="wp-block-paragraph">Ma un altro inesplorato gioiello mi attendeva: il Museo di Casa Romei, visto il quale mi sono diretto verso il Castello Estense che ho visitato per la terza, credo, volta, attratto dalla mostra di &#8211; a me del tutto ignoto &#8211; Carlo Guarienti &#8211; La realtà del sogno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Leggermente affaticato di tanto camminare, mi sono concesso un breve riposo in vista della seconda serata ma prima ho avuto l&#8217;onore ed il piacere di essere invitato a cena da una gentilissima collega: è la prima volta che mi capita se considero una eccezione l&#8217;amico di vecchia data Sergio Menegatti dell&#8217;amata Ravenna; prima d&#8217;ora nessun organizzatore di corsi vari si era fermato a cenare e, lo ammetto, questa inaspettata novità mi ha davvero fatto molto piacere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ristorante, a conduzione famigliare, si trova in qualche strada di Bondeno che non riuscirei a ritrovare manco se mi aiutassero i palloni spia cinesi tanto di moda in questi giorni: anche in questo caso la scelta è quasi obbligata: tortelloni di zucca, stavolta nelle due varianti con burro e salvia e al ragù.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ottimi, non c&#8217;è altro da aggiungere; la cena scivola velocemente verso il secondo incontro, al quale arriviamo puntuali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le due serate mi sembrano siano andate abbastanza bene &#8211; almeno lo spero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al momento del ritorno ecco un&#8217;altra sorpresa: la gentilissima collega con cui ho cenato mi ha omaggiato di una <strong>salama da sugo</strong> (le avevo chiesto dove comprarne una).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Collega davvero gentilissima, che mi ha commosso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;orario ormi tardo dell&#8217;ultima serata ha imposto che scappassi verso il meritato riposo che è stato comunque assai breve perché alle 08:30 ero atteso nell&#8217;ambulatorio di urologia dell&#8217;Ospedale Maggiore di Parma per un esame che ha certificato il ritorno ad una perduta, da tempo, normalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutto è bene quel che finisce bene e non è una citazione shakespeariana ma del simpatico Nick Carter che ha accompagnato la mia giovinezza ben prima che scoprissi le immortali opere del Bardo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Grazie ancora a tutti gli intervenuti agli incontri ed un grazie speciale alle colleghe che li hanno organizzati e fornito l&#8217;assistenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiudo dedicando un pensiero alla città di Ferrara che ho trovato, ancora una volta, <strong>piacevole, tranquilla e godibile</strong> dal turista appiedato &#8211; che sia la città delle biciclette può anche essere ma non me ne sono accorto e comunque la bicicletta non faceva per me già da tempo ed ancor meno adesso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Accogliente e ben tenuta, con bei negozi, che suggeriscono una sobria eleganza, ecco questo mi sembra lo spirito di Ferrara, il suo genius loci: una <strong>sobria eleganza</strong> che sa, tuttavia, affascinare e sedurre con gioielli sparsi quasi casualmente tra piazze e stradine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ferrara 25 e 26 gennaio 2023 festa della conversione di san Paolo e memoria dei santi Timoteo e Tito</p>
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		<title>Due passi per Rimini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Apr 2022 16:16:17 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono stato coinvolto in un paio di incontri, come relatore, da un amico di vecchia data, nella <strong>Romagna solatia</strong> che ho sempre nel cuore; non ho potuto rifiutare (non si rifiutano mai le richieste/proposte degli amici &#8211; attenzione a non equivocare la parola &#8220;amico&#8221; troppo spesso banalizzata) ed è finita che ho trascorso quasi due giorni a Rimini e dintorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La prima giornata è volata tra viaggio, pranzo in compagnia con l&#8217;amico Cristian, l&#8217;incontro formativo ed una ottima cena in compagnia di un gruppo di amici che rappresentano una consolidata tradizione di stima e affetto (qualcuno mancava, con mio grande rammarico, ma i presenti sono stati splendidi).<br />Casualità ha voluto che proprio nel frangente di questi due incontri venissi convocato anche presso il <strong>tribunale ecclesiastico</strong> per esservi interrogato per una questione di nullità matrimoniale.<br />Non mi era mai capitata una simile esperienza che ho affrontato con quegli scampoli dello spirito da <strong>incallito clericale</strong> che ancora albergano nel mio animo; avendo giurato di conservare il segreto non dirò nulla, se non che è sempre un&#8217;esperienza drammatica quella di testimoniare sulle macerie della vita di una persona cui si vuol bene.<br />Mi viene in mente la nota frase di <strong>Giacomo Contri</strong> «<strong>L’analista non può fare il bene, eppure lo conosce</strong>»: non ho pretese di fare l&#8217;analista ma ricordo che mi opposi a quel fidanzamento e seguente matrimonio; avevo ben chiaro l&#8217;errore e lo avevo anche chiaramente manifestato ma inutilmente, conoscevo il bene, ma, appunto, non potevo farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il che mi richiama alla mente la resistenza che l&#8217;uomo ha alla fecondazione, all&#8217;essere passivo, cioè recettore da altri, dal lavoro di altri.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo appuntamento mi impegna per un&#8217;ora circa, dopo di che sono libero fino alle 12:30, libero di camminare per il centro di Rimini, senza meta, a caso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono allora capitato in <strong>piazza Malatesta</strong>, che ho trovato irriconoscibile rispetto ai miei tempi quando era sempre affogata di auto in sosta vietata e le svolte a sinistra, ovviamente vietate, si sprecavano nonostante l&#8217;attività sanzionatoria abbastanza frequente.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Ho trovato <strong>Porta Montanara</strong>, di cui ignoravo l&#8217;esistenza, ma tutta l&#8217;area è stata sistemata a dovere; è stato fatto sicuramente un bel lavoro, che non mi aspettavo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Stessa sensazione di inatteso l&#8217;ho provata entrando in un altro luogo sconosciuto, inesistente ai tempi in cui ci ho vissuto io, il <strong>Giardino di Paolo e Francesca</strong>, sul retro del Palazzo dell&#8217;Arengo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un luogo davvero bello, con opere di artisti contemporanei che si mescolano al verde rendendo piacevole sia il godimento del verde (valorizzato dalle opere) sia quello delle opere (incastonate nel verde).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non che tutte le opere mi siano piaciute, ma l&#8217;idea è buona e la approvo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dal Giardino sono passato a fare un salto nella <strong>Chiesa di sant&#8217;Agostino</strong>, altro luogo incantato di Rimini, un tempo anche <strong>cattedrale della città</strong>, con gli straordinari affreschi di <strong>Giovanni da Rimini</strong> risalenti ai primi decenni del 1300. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Sfortunatamente l&#8217;accesso all&#8217;abside dove si trovano gli affreschi è interdetto, non posso visitarli, ma la visita è sempre piacevole; mi soffermo anche davanti alla tomba del <strong>beato Alberto Marvelli</strong>, deceduto prematuramente a causa di un incidente stradale, a 28 anni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una vita interessante, la sua, dedicata ad attività sociali e di assistenza ma anche politica; fu il primo fondatore di una <strong>cooperativa edile</strong> non orbitante nell&#8217;area della sinistra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Capito poi in <strong>Piazza Cavour</strong> dove scopro che i <strong>palazzi dell’Arengo e del </strong>Podestà sono stati destinati a sede del <strong>PART</strong>, acronimo di <strong>Palazzi dell&#8217;Arte Rimini</strong>; l&#8217;acronimo non è felicissimo ma l&#8217;idea mi sembra buona.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Decido di entrare, anche per rivedere quei palazzi dove ho lavorato come &#8220;direttore&#8221; della mostra del Meeting per l&#8217;amicizia tra i popoli &#8220;<strong>Antiche Genti d&#8217;Italia</strong>&#8221; (tenutasi tra il 20 marzo ed il 28 agosto 1994).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il museo è frutto della collaborazione tra il <strong>comune di Rimini</strong> e la <strong>Fondazione San Patrignano</strong>, anche questa una buona idea.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La visita, praticamente in solitaria, è piacevole: emerge sempre la mia totale e assoluta ignoranza e difficoltà di comprensione dell&#8217;arte contemporanea m alcune opere le trovo comunque godibili alla vista.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi sono piaciuti, ad esempio, la <strong>Figura Galante</strong> di <strong>Sandro Chia</strong>, per il mix di colori che mi suggerisce l&#8217;idea di grande luminosità e movimento; la miscela di colori da sempre mi attrae perché mi ricorda l&#8217;eccesso di emozioni e pensieri che cerca una via per manifestarsi, per rendersi visibile e, perché no, appetibile ad altri.</p>



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</div><figcaption>PART RIMINI</figcaption></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Curiosa anche l&#8217;opera di <strong>Carsten Höller</strong> dal nome improbabile per me italofono ignorante, &#8220;<strong>Poster von Krutikov Fliegender Stadt</strong>&#8220;: qui il mix di colore (azzurro) e forme geometriche molto astratte mi ricorda la scienza e le sue &#8220;allucinazioni&#8221;, una sorta di Viaggio al centro della terra&#8221; o &#8220;Dalla Terra alla Luna&#8221; di Jules Verne in salsa XXI secolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Splendido, di <strong>Emilio Isgrò</strong>, &#8220;<strong>Le tavole della Legge o la Bibbia di vetro</strong>&#8220;; avrei preferito la scritta in latino invece dell&#8217;inglese ma l&#8217;idea di un volume (enorme) in vetro mi sembra un&#8217;ottima idea per rappresentare la <strong>fragilità</strong> di una Parola che si propone restando immutata nel tempo ma fragilissima, soggetta in ogni istante alla rottura (e quante rotture, cioè violenze ha subito la Parola nei secoli ed ancor oggi).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non comprendo il senso della scultura di <strong>Mimmo Paladino</strong> &#8220;Dormiente&#8221; ma mi piace e non è poco; dello stesso autore apprezzo anche la tela &#8220;Cinema&#8221; che trovo a fianco di un&#8217;altra opera molto interessante, stavolta di <strong>Achille Perilli</strong>, &#8220;<strong>Coniugi perversi</strong>&#8220;: due rettangoli all&#8217;interno dei quali dei graffi lasciano intendere due figure umane, sono una buona, sebbene molto ingenua, raffigurazione di una coppia perversa; guardando l&#8217;opera si percepisce un senso di disagio e di disarmonia, di contrasto, il che è una visione, come dicevo, ingenua della perversione che, soprattutto oggi indossa vesti suadenti ed apparentemente inclusive.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho trovato interessante anche &#8220;<strong>Dragonfly</strong>&#8221; di <strong>Matteo Pugliese</strong>, col commento del catalogo: “È un po’ un desiderio di liberarsi da quel vincolo che spesso si traduce in lotta: l’artista sembra darci un messaggio di incoraggiamento e spinta, mostrandoci la possibilità di fuoriuscire da un ostacolo o da un problema, come fanno i suoi uomini, che con insistenza e disperazione cercano di liberarsi dalle bianche e fredde mura della solitudine e della morte”; non è questa l&#8217;idea che mi suggerisce ma l&#8217;ho trovata comunque una  considerazione non a sproposito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto ma molto bello &#8220;<strong>Italia a pezzi</strong>&#8221; di <strong>Pietro Ruffo</strong>, con l&#8217;esaltazione della lentezza del lavoro del disegno, davvero bell&#8217;opera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi è piaciuto anche &#8220;<strong>Pittura R</strong>&#8221; di <strong>Pino Pinelli</strong> (viste le sue inziali avrebbe ben potuto chiamarla Pittura P), una serie di affari rossi appesi al muro che accompagna nella salita delle scale (sono inciampato manco a dirlo).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un bel quadro è quello di <strong>Enzo Cucchi</strong> &#8220;<strong>Per le Marche sul mare</strong>&#8220;, di un bel colore giallo intenso che mi riempie sempre di allegria e buonumore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un&#8217;opera che ho apprezzato tantissimo, come ogni volta che ho avuto occasione di vederne una, è quella di <strong>Igor Mitoraj</strong>, &#8220;<strong>Luci di Nara</strong>&#8220;: mi piace la dimensione classica, fuori dal tempo, unita ad un senso tragico di sconfitta, che promana dalle sue creazioni, o almeno questo è quel che io vi percepisco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutta la visita del piano superiore, la Sala dell’Arengo, è accompagnata da un custode molto cortese che mi ha intrattenuto, chiacchierando amabilmente di un po&#8217; di tutto fino al momento in cui mi ha chiesto: &#8220;mi scusi, ma lei è un ufficiale dell&#8217;esercito?&#8221;, scusandosi subito dopo quasi in colpa per una domanda evidentemente ritenuta invadente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Episodio curioso, visto che ero in borghese e non avevo fatto alcun riferimento alla mia professione che, peraltro, non è quella di ufficiale dell&#8217;esercito.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pezzo forte del museo resta il <strong>Giudizio Universale</strong>, unica opera di origine medioevale, di <strong>Giovanni da Rimini</strong>: il <strong>Trecento riminese</strong> è un momento nella storia dell&#8217;arte che vede la città romagnola fare proprio ed elaborare l&#8217;insegnamento di Giotto, passato da Rimini agli inizi del Trecento, diretto verso Padova, un momento di splendore che si spegnerà alla metà del secolo senza lasciare più tracce.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il tempo scorre veloce ed è ora di avviarmi alla prossima meta, il <strong>ristorante Sabbioni</strong>, in viale Regina Elena 13, un luogo delizioso dove rivedo una vecchia piacevole conoscenza (il titolare) e dove ho modo di pranzare con l&#8217;amica Angelica e suo figlio Giacomo: un momento delizioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono stato benissimo sia per il trattamento ricevuto sia per la squisita compagnia, ma il tempo è tiranno: le 14:30 sono l&#8217;ora fatale del secondo incontro a Bellaria e devo scappare senza potermi concedere tutto l&#8217;agio che avrei desiderato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chiudo con un paio considerazioni generali: ho trovato Rimini, perlomeno nel centro, una città completamente diversa rispetto ai tempi in cui ci ho vissuto e lavorato io, molto bella e capace di valorizzare il patrimonio di storia e cultura che possiede.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questi anni è stato fatto un lavoro di cui va riconosciuto il valore, a prescindere dalle simpatie o antipatie che uno possa nutrire verso l&#8217;amministrazione comunale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io non ho mai stimato le amministrazioni che ho avuto modo di conoscere, ma è giusto dare atto di quel che di buono è stato fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Che resti ancora tanto da fare e che lo stile di governo sia sempre e ancora quello che preferisco non definire per non dire sconcezze lo rilevo da alcuni fatti di cui sono informato dagli amici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Uno di questi episodi è esemplificativo: un gruppo di minoranza propone, in consiglio comunale, di invitare il <strong>Sommo Pontefice felicemente regnante, Francesco</strong>, in visita a Rimini, proposta bocciata dalla maggioranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Scelta legittima, ovviamente, se non fosse che il sindaco, espressione di quella maggioranza che il Pontefice a Rimini non lo voleva, lo invita in visita alla città.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Altri episodi? sarebbe sufficiente ascoltare le dirette del consiglio comunale per capire, ma stendiamo un velo pietoso, i riminesi, come i cittadini di ogni altro comune italiota, sono bravi a blaterare contro questo o quello sui social media ma difficilmente sanno imputare alle amministrazioni le relative responsabilità e operare perché vengano modificate scelte errate.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma non roviniamoci la piacevolezza di questo paio di giorni riminesi sprecando parole che nessuno ascolterà.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un grazie a tutti e ciascuno degli amici e colleghi che hanno contribuito a questa due giorni per me da incorniciare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Rimini, 8 marzo 2022 memoria di San Giovanni di Dio</p>



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		<title>A spasso per Bologna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2022 10:01:20 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">La bella giornata domenicale a Bologna non si è conclusa con la visita alla fantastica Pinacoteca Nazionale, il che è abbastanza ovvio; uscito da lì ho iniziato a girovagare in realtà cercando di raggiungere la <strong>chiesa di Santa Caterina di Strada Maggiore</strong> dove è stato parroco l&#8217;amico di università san <strong>don Lino Goriup</strong> (come don Lino Bin, evidentemente il nome porta bene per la strada verso la santità): sono fermamente convinto che don Lino goda della pace dei santi e che interceda per noi.<br />Bene dicevo, andando in cerca di quella chiesa, che ho poi trovato chiusa con mio massimo scorno e delusione, sono transitato in un luogo del cuore, la via Zamboni dell&#8217;università.<br />Ho scoperto una via Zamboni che non conoscevo e ne ho approfittato, innanzitutto concedendomi una visita al <strong>Museo di Palazzo Poggi</strong> di cui ignoravo bellamente l&#8217;esistenza.<br />Normalmente non sono attratto dalle scienze e anche questa visita mi ha confermato che la mia inclinazione è altrove, tuttavia è stata una visita interessante che consiglio a chi è curioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Cosa c&#8217;è esposto? una serie di collezioni derivanti dall&#8217;<strong>Istituto delle Scienze</strong>, fondato nel 1711 da <strong>Luigi Ferdinando Marsili</strong>, scienziato, militare, botanico e geologo dalla vita avventurosa: arruolatosi come militare venne catturato, fatto schiavo e ceduto ad un pascià turco, riscattato, torna nei ranghi militari come ingegnere fino a  diventare colonnello per essere poi degradato con ignominia ed infine riabilitato; sicuramente una vita poco sedentaria.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Le sue collezioni vennero donate all&#8217;Istituto delle Scienze cui si sommarono le raccolte di <strong>Ulisse Aldrovandi</strong> (perlomeno quelle sopravvissute alle spogliazioni dell&#8217;arcidelinquente Napoleone): si possono, quindi, vedere animali, conchiglie e altre &#8220;curiosità&#8221; del mondo della natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le cose che ho maggiormente apprezzato, manco a dirlo, sono stati i vari busti ed il <strong>ritratto a mosaico di Benedetto XIV</strong> ma sicuramente curiosi sono anche i modelli in legno di fortificazioni, come pure <strong>modelli in bronzo di cannoni e di mortai</strong>, carte geografiche, manoscritti e disegni oltre a dieci rarissimi modelli di varie <strong>imbarcazioni, galeoni, vascelli da guerra</strong> realizzati dal Cinquecento al XVIII secolo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Molto curioso e inquietante, mio parere personale ovviamente, è il <strong>museo ostetrico Giovan Antonio Galli</strong>, voluto da Benedetto XIV, una consistente raccolta di modelli di legno, creta e cera che rappresentano tutte le fasi della gravidanza e del parto: in pieno Settecento questo medico intendeva superare il divario tra il sapere teorico dei medici e quello pratico delle levatrici, un&#8217;idea sicuramente all&#8217;avanguardia ma che mi ha lasciato leggermente turbato.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è anche una piccola sezione dedicata ad opere d&#8217;arte di provenienza <strong>giapponese</strong> che mi sono piaciute molto (perlomeno alcune) soprattutto per la minuziosa rappresentazione di fiori e animali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Insomma fateci un salto, se vi capita di passare per via Zamboni 33.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il percorso è poi continuato con una pausa in un oratorio splendido, conosciuto come la Cappella Sistina di Bologna, l&#8217;<strong>Oratorio di Santa Cecilia e Valeriano</strong>; di origine più antica della chiesa di San Giacomo Maggiore cui è addossata, l&#8217;oratorio venne fatto affrescare da <strong>Giovanni II Bentivoglio</strong>, signore della città dal tragico destino, che commissionò il lavoro ai maggiori artisti del bolognese, <strong>Francesco Francia, Lorenzo Costa e Amico Aspertini</strong> (ma l&#8217;opera sarà poi conclusa da artisti minori).</p>



<p class="wp-block-paragraph">In dieci riquadri, separati da lesene dipinte a grottesche, vengono raccontate la <strong>vita ed il martirio di santa Cecilia, di san Valeriano suo sposo e di san Tiburzio suo cognato</strong>, ai tempi di P<strong>apa sant&#8217;Urbano</strong> (tra il 222 ed il 230); curiosamente non vi è alcun riferimento alla musica, nei dieci riquadri, nonostante la santa sia la protettrice dei musicisti, come abbiamo visto nel capolavoro di Raffaello conservato nella Pinacoteca Nazionale.<br />Trovandomi a contatto con la <strong>basilica di san Giacomo Maggiore</strong> potevo esimermi dal visitarla? Certo che non potevo ed infatti eccomi all&#8217;interno dove scopro, con mia enorme delusione e scorno, che è vietato fotografare; ho obbedito alla prescrizione ma a malincuore poiché avrei apprezzato molto portarmi a casa le foto delle splendide opere che la basilica custodisce e quelle della <strong>Cappella Bentivoglio</strong>, bellissimo esempio di cappella gentilizia rinascimentale, per tacere delle arche sepolcrali che sono notoriamente una mia passione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pazienza; subito una nuova chiesa si propone alla mia attenzione, quella dei <strong>santi Bartolomeo e Gaetano</strong> che dovrò tornare a visitare perché temo di essermi perso qualcosa.</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Sicuramente non la cupola, con la <strong>gloria di san Gaetano</strong>, come le acquasantiere, molto carine ed un bel <strong>Compianto su Cristo morto</strong> di cui non ho trovato notizie ma che ho molto apprezzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eccomi ad un&#8217;altra chiesa, apprezzo molto le città con numerose chiese, la <strong>Basilica di Santa Maria dei Servi</strong>: anche in questo caso le opere d&#8217;arte custodite all&#8217;interno meritano un&#8217;attenta visita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Io ho gradito molto i resti delle pitture di <strong>Vitale da Bologna</strong> (pochi frammenti purtroppo), la splendida <strong>Maestà di Cimabue</strong> e la <strong>Madonna col Bambino tra i santi Lorenzo ed Eustochio</strong> di <strong>Vincenzo Onofri</strong> in terracotta dorata e colorata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma da notare anche un <strong>Polittico di Lippo Dalmasio</strong> e la terza cappella a sinistra ove si trova  il <strong>monumento funebre di Ludovico Gozzadini</strong>, grande giureconsulto, appartenente ad una delle famiglie più influenti della Bologna del XVI secolo. Lo studioso è rappresentato riccamente vestito, seduto sulla propria tomba, con un libro tra le mani, affiancato dalla Gloria e dalla Virtù (e, come spesso succede, non dalla modestia).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Or dunque questa è l&#8217;ultima chiesa perché, come anticipato all&#8217;inizio, quella che volevo visitare per pregare in memoria dell&#8217;amico Lino, l&#8217;ho trovata chiusa e ingombrata di tubi innocenti quindi in restauro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tornerò a Bologna perché mi mancano ancora alcuni luoghi da visitare, spero di aver maggiore fortuna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bologna, 6 febbraio 20200 memoria di san Paolo Miki e compagni martiri<br /></p>
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