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	<title>Cogito ergo adsum</title>
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	<title>Cogito ergo adsum</title>
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		<title>Non sparate sul soldato Tajani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Sep 2026 16:56:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli giornali servizi tv internet]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Tajani]]></category>
		<category><![CDATA[brigate rosse]]></category>
		<category><![CDATA[colpirne uno per educarne cento]]></category>
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		<category><![CDATA[Mao Zedong]]></category>
		<category><![CDATA[ministro degli esteri]]></category>
		<category><![CDATA[Silvio Berlusconi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Non credo mi sia mai successo di dedicare ben due post consecutivi alla stessa personalità politica; in realtà non è del tutto corretto perché il post precedente aveva più ampio respiro ma la figura del ministro degli esteri vi giganteggiava comunque, per una splendida serie di affermazioni sulla polizia locale degne di alta considerazione in [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Non credo mi sia mai successo di dedicare ben due post consecutivi alla stessa personalità politica; in realtà non è del tutto corretto perché il post precedente aveva più ampio respiro ma la figura del ministro degli esteri vi giganteggiava comunque, per una splendida serie di affermazioni sulla polizia locale degne di alta considerazione in prospettiva elettorale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Come dicevo, le esternazioni poco diplomatiche del capo della diplomazia italiana mi hanno convinto ad escludere il partito di cui è leader tra quelli votabili alle prossime elezioni politiche ma, semmai mi fossi impietosito e avessi vacillato di fronte ad una scelta realmente complicata, il Nostro ha pensato bene di lanciarsi in un’altra dichiarazione straordinaria, questa assurta a dignità di notizia di grande rilievo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Premetto che è beato il paese che può permettersi polemiche di questo genere, perché significa che non ha questioni serie da affrontare e non mi riferisco a quelle che i pidini e cespuglietti vari stanno ripetendo come un mantra, non sapendo che altro dire e comunque senza fornire concrete indicazioni su come intendano realmente operare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ebbene il ministro si è lanciato in una discussione sulla scelta della compagna ma anche del compagno, ha rispettato la par condicio sebbene all’uomo abbia dedicato minor tempo e dettagli: compagna carina (ai miei tempi quando di una ragazza si diceva “è carina” si intendeva dire che, insomma … era un gradino appena sopra a “è simpatica”) piuttosto che appariscente, gonna più lunga invece di gonna corta, morigerata piuttosto che libertina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministro è liberissimo di consigliare al proprio figlio di scegliersi la compagna cHe gli pare, quello che mi ha stupefatto è la mancanza di consapevolezza: il capo della diplomazia non può ignorare che affrontare certi argomenti in pubblico espone, oggi più che mai, a bordate polemiche e/o ironiche infinite.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per questo mi ha fatto tenerezza, perché sembra inconsapevole del valore delle sue parole: sono convintissimo che non avesse alcuna intenzione di offendere le donne o di sminuirle, ma non può non rendersi conto che in un ruolo come il suo meno si parla meglio è, se poi gli argomenti sono a rischio politicamente corretto la bocca deve essere cucita, sigillata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo due boutade del genere chiedo pietà per questo povero ministro che, evidentemente, manca di un “censore”, cioè di un addetto stampa che lo consigli e reprima la tendenza al vaniloquio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Purtroppo, prima che pubblicassi questo post, il povero ministro si è lanciato in un’altra affermazione da collezionare tra le perle di saggezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Riferendosi all’impunità di certi ceffi, ovverossia di tali manigoldi che imperversano nelle strade della Repubblica, ha testualmente dichiarato: «Colpirne uno per educarne cento: credo che serva e che anche alcuni magistrati debbano mettersi la mano sulla coscienza» (fonte Corriere della sera online).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non entro nel merito nemmeno in questo caso, mi limito solo a ricordare che la locuzione “colpirne uno per educarne cento”, sebbene risalente all’antichità, in epoca moderna è ricordata perché utilizzata non proprio da un campione di liberalismo, tal Mao Zedong: Tajani che si ispira a quel comunista di Mao credo abbia inquietato, e non poco, la buonanima del suo vecchio capo, quel viscerale anticomunista del Silvio Berlusconi da Arcore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministro, infine, non poteva ignorare che la stessa frase era stata utilizzata dalle Brigate Rosse, non proprio un gruppo di educande, ma efferati terroristi, ovviamente di sinistra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tre esternazioni che hanno lasciato il segno, un segno di cui non andrei particolarmente orgoglioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi auguro per il ministro un radioso futuro nelle tante attività cui potrà dedicarsi con profitto una volta che avrà cessato l’incarico di alta direzione della diplomazia italica (per sopraggiunto termine di legislatura, non ne chiedo le dimissioni), tra queste consiglierei “esami di riparazione” in oratoria e retorica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parlare meno (molto meno) e meglio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parma, 27 settembre 2026, XXVI domenica del tempo ordinario &#8211; memoria di san Vincenzo de Paoli</p>
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		<title>Una difficile scelta politica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Sep 2026 19:44:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[articoli giornali servizi tv internet]]></category>
		<category><![CDATA[eventi quotidiani]]></category>
		<category><![CDATA[Forza Italia]]></category>
		<category><![CDATA[polizia locale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si avvicinano le elezioni, ormai il clima è quello elettorale anche se si andasse a votare a scadenza naturale, quindi l’autunno prossimo. Mi trovo nel consueto imbarazzo di dovermi orientare nella scelta del voto; ho scritto consueto perché ogni volta che le urne chiamano io rispondo, lo ritengo un diritto e dovere civico irrinunciabili. Ogni [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Si avvicinano le elezioni, ormai il clima è quello elettorale anche se si andasse a votare a scadenza naturale, quindi l’autunno prossimo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi trovo nel consueto imbarazzo di dovermi orientare nella scelta del voto; ho scritto consueto perché ogni volta che le urne chiamano io rispondo, lo ritengo un diritto e dovere civico irrinunciabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni volta, tuttavia, mi ritrovo in forte imbarazzo nella scelta: ormai sono decenni, trascorsi gli anni della prima giovinezza in cui votavo PCI, come da tradizione famigliare (che fortunatamente si è persa), che escludo aprioristicamente tutte le formazioni politiche che partendo dal PD virano verso sinistra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche oggi, quindi, PD, AVS e 5 stelle (che apprezzo, usando un modo dialettale parmigiano, “come un bego nella minestra”, lascio a voi la traduzione) manco li considero.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fanno da contraltare la Lega salviniana – nonostante la stima per il ministro Giorgetti, che considero uno dei pochi ministri competenti – i neonati futuristi italioti intruppati dal generale in vestaglietta frou frou: non considerabili.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fratelli d’Italia ha di buono il ministro Crosetto, la premier, che malaccio non è, e che altro?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Apprezzo moltissimo il sostegno all’Ucraina, doveroso, poi non saprei, quindi nemmeno loro terrò in considerazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sarei orientato al centro, Lupi non mi dispiace, per moderazione ed equilibrio, Calenda (che ho sostenuto l’ultima volta) dice cose sensatissime e sicuramente valide ma è talmente ingestibile che credo lo lascerò come estrema riserva.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci sarebbe Forza Italia, non che entusiasmi anzi, ma ha un certo peso elettorale e quindi la possibilità di incidere sulle scelte del governo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi succede che il suo leader partecipa a una trasmissione su Rete4 e si lancia a parlare della polizia locale, dicendo fuori gli imboscati dagli uffici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi direte: “beh ti fai condizionare da una battuta?”, “di fronte ai problemi che affliggono l’Europa, il mondo e l’Italia, ti fermi a una frase infelice?”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Veniamo prima alla frase incriminata: “si potrebbe utilizzare la polizia locale, che spesso nelle grandi città finisce per essere anche un po’ imboscata negli uffici, a stare in mezzo alla strada e a fare tante cose che poi sono invece costretti a fare le forze dell’ordine”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi ha tentato di metterci una pezza che, tradizionalmente, è peggiore del buco; non sono in grado di citare la fonte, quindi chiedo scusa in anticipo se queste parole non fossero vere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sentiamo che dice: “bisogna far fare di più alla polizia locale; ho usato una battuta dicendo imboscati ma volevo soltanto dire: meno agenti della polizia locale negli uffici, più agenti della polizia locale per strada. Io voglio valorizzare la polizia locale. Faccio battaglie sulla polizia locale dal 1994: voglio dire, deve essere pienamente impegnata per garantire la sicurezza, non per fare pratiche burocratiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Noi abbiamo bisogno che tanti servizi, che forse fanno le forze dell’ordine, le possa fare la polizia locale che deve essere adeguatamente formata e ringrazio l&#8217;assessore XX che ha fatto una scuola di formazione, una vera accademia per la polizia locale, perché non basta una persona, mettergli un berretto e una divisa per dire tu sei un bravo agente di polizia, devi essere formato e l&#8217;accademia della Regione Lazio va proprio in questa direzione, avere più impegno della polizia locale per fare tanti servizi che vengono tolti alle forze dell&#8217;ordine, i quali possono essere impegnati nel contrasto alla criminalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma anche la polizia locale, controllando il territorio, garantisce … per quello ho detto … Qualcuno si è offeso, qualche sindacato … ho fatto una battuta – meno imboscati sì &#8211; poteva non piacere – forse ho sbagliato a dire così. Io volevo dire meno imboscati, meno gente in ufficio e più gente per strada. Credo che gli agenti della polizia locale capiscano quello che voglio dire. Cioè premiamo anche quelli che stanno per strada”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Queste le dichiarazioni del ministro degli esteri e vicepresidente del consiglio: mi soffermo un istante sulla figura del ministro degli esteri perché il capo della diplomazia, di solito, è una figura istituzionale di alto rilievo, che parla soppesando le parole con un’attenzione vivissima, ben sapendo che il loro utilizzo può creare o sciogliere problemi di notevole rilievo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il che per dire che da un ministro degli esteri ci si aspetta estrema ponderatezza, cautela e scelta accurata di parole e concetti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Veniamo al nostro: parla di imboscati che, secondo il dizionario Treccani è “Chi o che, in periodo bellico, pur avendo obblighi militari, riesce a tenersi lontano dalla zona di operazioni, sia rimanendo nelle retrovie, sia facendosi assegnare a servizî più comodi e meno pericolosi (sign. conservatosi nel linguaggio di caserma e, meno, degli uffici, con riferimento a chi si sottrae ai lavori più faticosi facendosi assegnare a reparti tranquilli o a mansioni di scarsa responsabilità).”</p>



<p class="wp-block-paragraph">E spiega che era una battuta, cioè diceva esattamente quel che pensava realmente – studiare un po’ di Freud, anche quello spesso citato a sproposito in aforismi triti e ritriti, sarebbe stato sufficiente -il ministro pensa che in polizia locale ci siano tanti imboscati che andrebbero messi in strada e non a fare pratiche burocratiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi aspettavo dal ministro che, essendo al governo da quasi 5 anni, fosse in grado di dire quali pratiche burocratiche ha eliminato o intende eliminare o togliere dalle competenze della polizia locale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi governa ha l’onore e l’onere di operare delle scelte: ministro scelga, agisca, prenda decisioni e le faccia portare a compimento. Se non lo fa lei chi deve farlo?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi aspettavo anche che dicesse: visto che le pratiche burocratiche sono equamente condivise, iniziamo dagli organi centrali, su cui i ministri hanno competenza diretta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un esempio banale: per rilasciare i passaporti servono poliziotti? O per le pratiche all’ufficio immigrazione? O per il rilascio di permessi ed autorizzazioni di competenza del questore?</p>



<p class="wp-block-paragraph">E vogliamo parlare delle strade sicure presidiate dai militari?&nbsp; Perché i soldati non fanno quel che devono fare in base all’uniforme che indossano e vanno a supplire/integrare il lavoro di polizia e carabinieri?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dimenticavo: le squadre sportive di polizia, carabinieri e finanza? Certo permettono la sopravvivenza di discipline sportive che altrimenti scomparirebbero per mancanza di fondi, e va benissimo così, ma questi sono tutti imboscati he porteranno pure in alto il prestigio della Repubblica, ma non sono in strada a combattere il crimine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Si potrebbe continuare ma mi sono stancato; la chiudo parafrasando una battuta che prendo in prestito dal romanzo “Quo vadis?” dello scrittore Henryk Sienkiewicz: “Addio, ma smetti di dedicarti alla polizia locale, commetti omicidi, ma non pensare a valorizzarla, avvelena la gente, ma non parlare più di imboscati, sii incendiario, ma non parlare di burocrazia. Questo è l&#8217;augurio e l&#8217;ultimo amichevole consiglio che ti manda un rattristato operatore di polizia locale, imboscato”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ovviamente dimenticavo di richiamare alla memoria una riforma, nata con una legge dedicata alla semplificazione dei controlli alle attività economiche che oltre a essere imbarazzante è, al momento, una “simpatica” incompiuta che, peraltro, è destinata a creare altra burocrazia e imboscati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Avrete capito che con queste premesse Forza Italia non gode delle mie simpatie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vorrei evidenziare che questa critica al ministro non ha scopi di difesa della categoria cui appartengo sia perché sono ormai anni che mi vergogno di appartenervi (ma sono troppo vecchio per avere alternative) sia perché quando volesse parlare delle criticità potremmo incontrarci e starne a discutere per giorni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se Diogene cercava l’uomo col lanternino, chiederò un faro per cercare un partito cui dare il voto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al momento non ho molte speranze.</p>



<p>Parma, 20 settembre 2026 memoria dei Santi Andrea Kim Tae-gon, Paolo Chong Ha-sang e compagni martiri</p>
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		<title>Inizia l&#8217;avventura a Wageningen</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Aug 2026 16:29:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[cene incontri occasioni varie]]></category>
		<category><![CDATA[Wageningen]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Come molti sanno ho una nipote che si è brillantemente laureata all’università di Parma e che ha poi scelto di concludere il ciclo di studi a Bolzano: questo pacchetto comprende anche una sessione di studi presso la prestigiosa università di Wageningen. Credo sia abbastanza scontato, per qualsiasi italiano medio ignorare l’esistenza di questa università ed [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Come molti sanno ho una nipote che si è brillantemente laureata all’università di Parma e che ha poi scelto di concludere il ciclo di studi a Bolzano: questo pacchetto comprende anche una sessione di studi presso la prestigiosa università di Wageningen.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Credo sia abbastanza scontato, per qualsiasi italiano medio ignorare l’esistenza di questa università ed anch’io, come tanti altri, manco sapevo che esistesse; ignoravo anche che in questa cittadina venne firmato l’armistizio tra i nazisti invasori ed i Paesi Bassi, evento che si festeggia ogni 5 maggio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bene, in questa amena cittadina e prestigioso istituto di ricerca la mia super nipotina completerà gli studi che troveranno poi coronamento nella discussione della tesi di laurea magistrale a Bolzano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La partenza è stata un po’ triste, mi ero offerto di accompagnarla a Bolzano, da cui poi è partita, in compagnia di un collega verso l’Olanda, ma ha declinato l&#8217;offerta: ha provveduto alla bisogna il suo amorevole fidanzato, sempre disponibile e cortese.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ci siamo salutati con affetto, se sapesse quanto sono orgoglioso delle sue scelte (come anche di quelle fatte dall&#8217;altro mio nipote, non meno caro al mio cuore), sperando di rivederci presto per condividere gli eventi significativi di questa esperienza.</p>





<p class="wp-block-paragraph">Credo sarà un momento interessante ed importante questo periodo in terra straniera, che poi tanto straniera non è visto che apparteniamo alla stessa Unione, nonostante la lingua incomprensibile.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono sicuro che acquisirà nuove competenze, che la faranno crescere anche umanamente; pensando alla partenza, col mio solito eccesso melodrammatico, mi veniva in mente il versetto 6 del salmo 126:</p>



<figure class="wp-block-table"><table class="has-fixed-layout"><tbody><tr><td>“Euntes ibant et flebant semen spargendum portantes; venientes autem venient in exsultatione portantes manipulos suos.”</td><td>&#8220;Nell&#8217;andare, se ne va e piange, portando la semente da gettare, ma nel tornare, viene con giubilo, portando i suoi covoni&#8221;.</td></tr></tbody></table></figure>



<p class="wp-block-paragraph">In realtà la partenza non dovrebbe meritare lacrime poiché è inizio di un percorso, non una perdita, mentre il ritorno sarà davvero colmo di gioia, se vi sarà stato un buon lavoro di coltivazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È sempre tutta e solo questione di lavoro: buon lavoro, mia carissima Laura!</p>



<p class="wp-block-paragraph">Parma, 29 agosto 2026, memoria del Beato Alfredo Ildefonso Schuster, Cardinale arcivescovo di Milano</p>



<p><br />Credo sarà un momento interessante ed importante questo periodo in terra straniera, che poi tanto straniera non è visto che apparteniamo alla stessa Unione, nonostante la lingua incomprensibile.<br />Sono sicuro che acquisirà nuove competenze, che la faranno crescere anche umanamente; pensando alla partenza, col mio solito eccesso melodrammatico, mi veniva in mente il versetto 6 del salmo 126:<br />“Euntes ibant et flebant<br />semen spargendum portantes;<br />venientes autem venient in exsultatione<br />portantes manipulos suos.”<br />&#8220;Nell&#8217;andare, se ne va e piange,<br />portando la semente da gettare,<br />ma nel tornare, viene con giubilo,<br />portando i suoi covoni.&#8221;<br /> <br />In realtà la partenza non dovrebbe meritare lacrime poiché è inizio di un percorso, non una perdita, mentre il ritorno sarà davvero colmo di gioia, se vi sarà stato un buon lavoro di coltivazione.<br />È sempre tutta e solo questione di lavoro: buon lavoro, mia carissima Laura!<br />Parma, 29 agosto 2026, memoria del Beato Alfredo Ildefonso Schuster, Cardinale arcivescovo di Milano</p>



<p>&#8220;Nell&#8217;andare, se ne va e piange,<br />portando la semente da gettare,<br />ma nel tornare, viene con giubilo,<br />portando i suoi covoni&#8221;.<br /><br />In realtà la partenza non dovrebbe meritare lacrime poiché è inizio di un percorso, non una perdita, mentre il ritorno sarà davvero colmo di gioia, se vi sarà stato un buon lavoro di coltivazione.<br />È sempre tutta e solo questione di lavoro: buon lavoro, mia carissima Laura!<br />Parma, 29 agosto 2026, memoria del Beato Alfredo Ildefonso Schuster, Cardinale arcivescovo di Milano</p>
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		<title>In memoria dello zio Franco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Aug 2026 15:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in memoria]]></category>
		<category><![CDATA[mamma]]></category>
		<category><![CDATA[matriarca]]></category>
		<category><![CDATA[zia Luciana]]></category>
		<category><![CDATA[zio Franco]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>due parole per ricordare lo zio Franco, ultimo fratello di mia madre, persona buona e gentile</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/in-memoria-dello-zio-franco/">In memoria dello zio Franco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress">Cogito ergo adsum</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Correva l’anno di Grazia 2026, nel mese di agosto, il giorno 21, memoria di san Pio X, quando mia cugina mi informava di essere stata a sua volta avvisata della morte dello zio Franco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ultimo della progenie della famiglia di appartenenza di mia madre e della diletta zia Luciana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Erano in otto fratelli, gli ultimi tre erano, per l’appunto zia Luciana, mamma e zio Franco.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non ho mai saputo perché dopo mia madre, chiamata Franca, il figlio successivo sia stato chiamato Franco considerando che nessuno degli antenati aveva questo nome (peraltro nella mia famiglia non mi risulta vi sia stata mai l’usanza di riutilizzare i nomi degli avi).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ripensandoci, tutti i nomi degli otto fratelli mi risultano abbastanza inspiegabili, cioè sono stati scelti con motivo a me ignoto perché, appunto, non fanno cenno a richiami famigliari né risentono di orientamenti politici (il nonno era socialista poi comunista e oggi pensando a Ella, cioè Elly e relativi sottocoda, si rivolterebbe nella tomba, fortuna che l’ho fatto cremare, sennò avrei esposto il cimitero di Sorbolo a rischio crolli e terremoti).</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ricordo lo zio come persona buona, cordiale, sempre disponibile a quattro chiacchiere in compagnia, magari davanti a torta fritta (la zia anche con la collaborazione di mamma e cugina era una maestra nel prepararla) e salumi o a un piatto di anolini in brodo o tortelli di zucca o di erbette.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Andammo a trovarlo, secoli fa, nel paesino ove si era trasferito da tempo per lavoro, ma non abbiamo tenuto i contatti per il notorio carattere di mamma, sempre restia quando di mezzo c’erano i famigliari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Seppure incolpevole e probabilmente anche lui vittima, essendo il più giovane delle angherie subite in gioventù, portava la colpa di appartenere ad una famiglia che non aveva ben trattato le figlie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È vero che i ricordi sono selettivi ed imprecisi ma i racconti che risalivano alla storia famigliare di entrambe le sorelle rimandavano invariabilmente ad eventi negativi, principalmente imputabili alla nonna, la matriarca (che sia un caso che soprannomino matriarca un certo numero di colleghe che ho avuto la sfortuna di conoscere nel tempo, tutte capiscioncine fatte e finite, in atteggiamento da imperatrici da pollaio?) ma non solo a lei e qui mi fermo per rispetto ai defunti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche lo zio Franco ne fu vittima ma seppe perdonare e riallacciare rapporti bonari (mentre in mia madre ha sempre sfortunatamente prevalso ben altro sentimento) e grazie a quelli ho avuto modo di conoscerlo, quando veniva a trovare la nonna.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Pur trovandolo simpatico, non c’era nulla che ci accomunasse; quindi, tutto aveva inizio e fine nei brevi incontri, durante le visite; alla morte di mamma non l’ho avvisato per sua espressa volontà di non far trapelare la notizia a nessuno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’unico ricordo vivido che lo tiene ben presente nella mia memoria risale alle nozze di mio fratello, 30 anni fa; partecipava a quel lieto evento una mia cara amica, collega dei tempi livignaschi, che aveva scelto, per l’occasione un completo (abito, scarpe ed accessori) di un verde brillante decisamente impegnativo (ma aveva il fisico per indossarlo con classe) ed appariscente, insomma lo stile a me più confacente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fu quella una delle rarissime occasioni (dovrebbero essere tre in tutto) in cui mi lanciai in una danza “frenata” (sfrenata come si suol dire non sarebbe proprio il caso); lo zio Franco rimase molto colpito dalla ragazza, dalla sua mise e dalla confidenza che aveva col sottoscritto, tanto che chiese se fosse la mia fidanzata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La risposta fu negativa, sebbene ella sia stata l’unica proposta di matrimonio che ho mai avanzato in vita mia, offerta, com’è assai evidente rifiutata.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tuttavia, mi ricordo con estrema vividezza quella domanda che, prima di ricevere risposta negativa, sembrava contenesse già un esito del quale lo zio pareva compiaciuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Fu forse il momento di maggior contatto, di intimità – durato non più di 45 secondi direi – il resto è stato una cordialità tra parenti non ostili ma quasi indifferenti, ma giustifico il mio povero zio, che si trovava ad avere a che fare con un nipote spocchioso, un abatino saccente davvero poco gustoso come si dice in quel di Parma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ho un debito di gratitudine verso di lui, per come ha trattato mamma, in occasione della morte della nonna, si è comportato realmente come un fratello.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bene, così si è conclusa questa storia fatta di scontri, liti, maltrattamenti; questa famiglia scompare e degli eredi, pur rimanendone un certo numero, ne frequento una sola.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Di tanti cugini, con una ho famigliarità e consuetudine, con qualcuno (tre al massimo) ci rivedremo forse in occasione di un funerale, con gli altri l’estraneità regna sovrana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Mi è venuto in mente che un tempo, prima dell’avvio di un certo lavoro di correzione del pensiero, odiando mio padre, visto come la sentina di ogni male, avevo meditato più volte di cambiare il cognome ed assumere quello materno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, vivo un diverso rapporto col babbo ma non cambierei più il cognome perché anche la famiglia di mia madre non è stata una cornucopia di buone occasioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Confido che anche lo zio Franco abbia già iniziato quel lavoro di giudizio che i cristiani individuano nel purgatorio: buon lavoro caro zio Franco. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Parma, 21 agosto 2026, memoria di san Pio X, Romano Pontefice</p>












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		<title>Lo scisma del 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Jul 2026 14:16:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pensieri sciolti]]></category>
		<category><![CDATA[anglicanesimo]]></category>
		<category><![CDATA[Chiesa Cristiana Palmariana dei Carmelitani del Santo Volto]]></category>
		<category><![CDATA[Codice di Diritto Canonico]]></category>
		<category><![CDATA[Fraternità sacerdotale san Pio X]]></category>
		<category><![CDATA[Giovanni Cominelli]]></category>
		<category><![CDATA[MAGA]]></category>
		<category><![CDATA[Marcel Lefebvre]]></category>
		<category><![CDATA[San Pio V]]></category>
		<category><![CDATA[sant’Ambrogio]]></category>
		<category><![CDATA[scisma]]></category>
		<category><![CDATA[Ubi Petrus ibi Ecclesia]]></category>
		<category><![CDATA[vetero cattolici]]></category>
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<p>Lo scisma della Fraternità sacerdotale san Pio X,  fondata da mons. Marcel Lefebvre, ha suscitato molto clamore ed ottenuto grande pubblicità su tutti i mezzi di informazione e comunicazione.</p>
<p>Unico scisma, che io sappia, cui è stato dedicato tanto risalto, nonostante in Spagna sia attiva la Chiesa Cristiana Palmariana dei Carmelitani del Santo Volto (con tanto di pontefice, attualmente Pietro III) o quello dei vetero cattolici (probabilmente non appetibile perché confluito nell’anglicanesimo).</p>
<p>La cosa un po’ mi ha stupito ma, ripensandoci, e ponendo mente alla quaterna che sicuramente attira le folle come le api il polline, sesso soldi religione potere, lo stupore è in parte scemato: manca il sesso (il che ha quasi dell’incredibile) ma un bel complotto religioso, finanziato da non si sa chi, che crea imbarazzo alla chiesa cattolica, ha di sicuro un bel richiamo.</p>
<p>Interesse mediatico nonostante l’evidente particolarità delle questioni in gioco: una fraternità di sacerdoti fondata da un vescovo che già nel 1978 aveva operato un primo scisma, consacrando senza l’approvazione pontificia, 4 vescovi, scisma poi rientrato, ripropostosi con una nuova ordinazione episcopale.</p>
<p>La stragrande maggioranza delle persone che conosco ignora il significato di tutta la vicenda; qualcuno, più informato fa riferimento alla messa in latino che è la messa in latino secondo il Vetus Ordo, quello introdotto da san Pio V, anche se dubito che molti abbiano idea di cosa sto parlando.</p>
<p>La questione, in realtà, è tutta ecclesiologica, ed è la Fraternità stessa che evidenzia e sintetizza le questioni fondamentali: modernismo, libertà religiosa, ecumenismo, collegialità e liturgia, dimenticando che la tradizione cui si appella è Pietro, voluto da Gesù come Romano Pontefice.</p>
<p>Se è vero che Pietro è il fondamento (ed è vero) è Pietro che bisogna seguire per essere condotti a Gesù e al Padre.</p>
<p>Semplifico e banalizzo, ma se è vero (ed è vero) che “Ubi Petrus, ibi Ecclesia” – come diceva sant’Ambrogio – allora la Fraternità aveva ben diritto (e forse anche il dovere) di costituirsi, di custodire, approfondire, tutelare e difendere le questioni ritenute essenziali ma mai separarsi da Roma.</p>
<p>Lo scisma è una soluzione inaccettabile e mi auguro di cuore che i vescovi scismatici si riconcilino con la Sede Apostolica.</p>
<p>Poi mi è capitato di leggere un interessante contributo del professor Giovanni Cominelli dedicato all’argomento; vi si parla di implicazioni politiche: “Da sempre c’è una parte della politica che tenta di usare la Chiesa e sue parti per i propri fini e viceversa. Oggi è soprattutto la destra politica di ispirazione MAGA, sia negli USA sia in Italia. Trattasi di classico voto di scambio: la politica cerca voti, la religione attende protezione. Vance ha persino ipotizzato un’abolizione della separazione tra Stato e Chiesa.”</p>
<p>Questo potrebbe essere uno dei motivi che ha fatto accendere i riflettori di tanta stampa: la politica potrebbe avere interesse a mantenere una spina nel fianco di Roma, non a caso hanno partecipato al rito politicanti italioti di estrema destra.</p>
<p>Credo che Papa Leone XIV saprà ricucire, fuori dai clamori e dalle luci della ribalta; nel frattempo ho scoperto che la Fraternità ha presentato ricorso contro il provvedimento di scomunica, appellandosi al Codice di Diritto Canonico post conciliare.</p>
<p>Mi auguro che sia interpretabile come un piccolo passo verso Roma.</p>
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		<title>Barocco Il Gran Teatro delle Idee</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Jul 2026 15:30:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mostre e musei]]></category>
		<category><![CDATA[Pensieri sciolti]]></category>
		<category><![CDATA[barocco]]></category>
		<category><![CDATA[Forlì]]></category>
		<category><![CDATA[musei civici di san Domenico]]></category>
		<category><![CDATA[Sisifo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La potrei definire la settimana del barocco per via di una casuale coincidenza: dopo la scorpacciata berniniana di Roma di sabato 6 giugno, ecco di nuovo a baroccarmi in quel di Forlì dove i Musei Civici di san Domenico, come di consueto, organizzano un evento importante, stavolta dedicato al barocco. Il titolo esatto è “Barocco [&#8230;]</p>
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<p>La potrei definire la settimana del barocco per via di una casuale coincidenza: dopo la scorpacciata berniniana di Roma di sabato 6 giugno, ecco di nuovo a baroccarmi in quel di Forlì dove i Musei Civici di san Domenico, come di consueto, organizzano un evento importante, stavolta dedicato al barocco.</p>
<p>Il titolo esatto è “Barocco Il Gran Teatro delle Idee”.</p>
<p>Come faccio ogni volta che passo per Forlì, se posso, è  immancabile una visita al cimitero, a salutare l’amico (san) Roberto Mastri, di venerata memoria.</p>
<p>La sua tomba, devo ammetterlo, si trova in posizione assolutamente infelice poiché pur essendo vicinissima all’ingresso si trova esposta al sole per l’intera giornata o quasi, così ogni volta che ci passo trovo piantine rinsecchite.</p>
<p>Mi sono ispirato ad un episodio della serie “The young Sheldon” che mi sta appassionando proprio come “The big bang theory”: la famosissima “Nonnina”, Connie, si reca al cimitero, presso la tomba del marito e si intrattiene a parlare con lui raccontandogli  quel che le stava capitando.</p>
<p>Niente di strano mi direte, sono d’accordo ma quella scena mi ha intenerito, l’ho trovata molto commovente senza essere patetica o melanconica; Connie non andava a piangere e lamentarsi.</p>
<p>L’ho maldestramente imitata: mi sono seduto sulla lapide, ormai quasi rovente, abbacinato dal sole, a raccontare le mie avventure e le arrabbiature, ovviamente piangendo perché non riesco ad andare a trovare i miei cari senza versare copiose lacrime.</p>
<p>Per evitare l’arrostimento del fondoschiena mi sono poi allontanato dal cimitero in direzione della mostra.</p>
<p>Lo dico in anticipo: mi è piaciuta, una bella esposizione ma devo avanzare una critica, era troppa.</p>
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<p>Sto imparando, col tempo, che è meglio gustare le cose belle poco alla volta, con moderazione, mentre quando ci sono troppe opere da vedere l’attenzione sfugge e rimane molto meno nella memoria; è un’altra banalità, avrete pazienza.</p>
<p>La mostra mi incuriosiva molto perché il barocco è da sempre il mio stile: non ho detto il mio stile preferito, ma il mio stile; non lo rinnego, non ci muovo guerra, quando sarà il momento cadrà come una scoria inutile ma al momento ancora mi ci ritrovo pienamente.</p>
<div class="epyt-video-wrapper"><iframe  id="_ytid_33058"  width="560" height="315"  data-origwidth="560" data-origheight="315" src="https://www.youtube.com/embed/5Qiz-1Q1Bt4?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div>
<p>Mi riferisco al barocco romano ma se ripenso ad alcune chiese ed oratori di Palermo o alla Hasamkirche di Monaco di Baviera e alle tante chiese della Spagna che ho avuto il piacere di visitare, ecco quello è il mio barocco: eccessivo, smodato, teatrale, coinvolgente, stuporoso.</p>
<p>Ci aggiungo anche una considerazione di Giacomo Contri che da sempre ha lasciato il segno: “non è vero niente”!</p>
<p>Egli ha anche sostenuto che la categoria “barocco” non è cattolica, anzi è indifferente alla questione credente / non credente; è uno “spirito”. Cultura-Civiltà (<a href="https://www.giacomocontri.it/2009/09/nuvole-o-non-e-vero-niente/">https://www.giacomocontri.it/2009/09/nuvole-o-non-e-vero-niente/</a>), oggi imperante.</p>
<p>Visitando la mostra, con l’ultima parte dedicata ad autori del Novecento mi è venuta la domanda se esista il barocco eterno, se sia, una categoria dello spirito che attraversa i secoli permeando di sé le varie culture.</p>
<div class="epyt-video-wrapper"><iframe  id="_ytid_66019"  width="560" height="315"  data-origwidth="560" data-origheight="315" src="https://www.youtube.com/embed/a125hfXtLyc?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div>
<p>Mi verrebbe da rispondere positivamente; proprio mentre scrivo mi viene da stabilire una correlazione tra il barocco ed il mito di Sisifo, azzardato non v’è dubbio ma l’idea è questa: Sisifo lavora per portare il masso fino alla cima del monte da dove inevitabilmente cadrà giù sul versante opposto.</p>
<p>In realtà Sisifo fatica ma non lavora, condannato (condannato da chi?) a ripetere senza scopo un comportamento afinalistico per l’eternità; in cosa ci trovo analogie col barocco? Mi è venuto in mente questo: il barocco è preda dell’horror vacui, ha paura di un posto occupabile, la sovraproduzione, interminabile, cerca di chiudere ogni buco, di riempire continuamente, ma così facendo crea nuovi vuoti da riempire, in un eterno ripetersi di fronzoli, volute e sovrastrutture che contemporaneamente occultano e rendono manifesto un lavoro che non può trovare pace.</p>
<p>Giacomo Contri legava barocco e docetismo: il docetismo, eresia cristologica nata dal brodo di coltura gnostico, incentra tutto sull’apparenza; Cristo non si è realmente incarnato, non ha realmente vissuto l’episodio della crocefissione e, quindi, non è morto né risorto.</p>
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<p>Tutta apparenza: non a caso hanno grande successo illusioni, giochi di prospettiva (vedi quella splendida in Palazzo Spada opera di Borromini), trompe-l&#8217;œil, quadrature (Andrea Pozzo alla chiesa di Sant&#8217;Ignazio a Roma e la Jesuitenkirche di Vienna) e anamorfosi.</p>
<p>Sottolineo che questa apparenza viene celata da un lavorio intellettuale raffinatissimo: le menti più acute di quel periodo vi hanno contribuito, si potrebbe dire senza risparmio.</p>
<p>Figure come Urbano VIII Barberini ed il mio amatissimo Gian Lorenzo Bernini (assieme ai tantissimi altri, partendo da Borromini) hanno lasciato una traccia eterna sia per come hanno caratterizzato Roma sia per come hanno esportato a livello mondiale il pensiero della Controriforma e dello stile che l’ha incarnata.</p>
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<p>Sempre Giacomo Contri lega il barocco alla pop art e Maria Delia Contri, in un intervento al Simposio del 2013 utilizza come titolo “Barocco for ever”.</p>
<p>Barocco eterno! Ci avevano visto con chiarezza.</p>
<p>Anche se Severino Boezio ha chiarito la differenza tra eterno e perpetuo e si dovrebbe correttamente parlare di barocco perpetuo, continuo ad utilizzare barocco eterno richiamandomi a ben più illustri precedenti, ma non insisto in merito.</p>
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<p>Tornando alla mostra forlivese, la quantità di opere esposte era tale da stordire, distrarre, come se avessero voluto mostrare tutto di un momento culturale che era onnipervasivo e, ancora una volta, talmente eccessivo da non essere mai totalmente esaustivo nei dettagli.</p>
<p>Non mancavano pezzi pregevolissimi, questo non è in discussione, ma insomma la mostra stessa mi è parsa barocca e tuttavia ho apprezzato molto la parte finale dedicata al Novecento.</p>
<div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_33919"  width="560" height="315"  data-origwidth="560" data-origheight="315" src="https://www.youtube.com/embed/k2zJeKJGetg?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div>
<p>Non tanto e non solo perché mostrava i richiami espliciti degli artisti di quel periodo ai predecessori barocchi ma per via del discorso di prima sulla perpetuità del barocco come indefesso lavoro inconcludente; da allora non è che siamo migliorati, com’è sotto gli occhi di chiunque.</p>
<p>Forlì, 9 giugno 2026 memoria di Sant&#8217;Efrem, diacono e dottore della Chiesa</p>
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		<title>Bernini e i Barberini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Jun 2026 19:24:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[mostre e musei]]></category>
		<category><![CDATA[Barberini]]></category>
		<category><![CDATA[barocco]]></category>
		<category><![CDATA[Gian Lorenzo Bernini]]></category>
		<category><![CDATA[Maffeo Barberini]]></category>
		<category><![CDATA[palazzo Barberini]]></category>
		<category><![CDATA[Roma]]></category>
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		<category><![CDATA[Urbano VIII]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Straordinaria mostra che palazzo Barberini dedica a Bernini e la famigli Barberini</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/bernini-e-i-barberini/">Bernini e i Barberini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress">Cogito ergo adsum</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>Succede che uno scopre che a Roma, a Palazzo Barberini, ci sarà una mostra dedicata ad un artista che è unanimemente riconosciuto come straordinario; succede che quella mostra termini il 14 giugno e che qualcuno non ha alcuna intenzione di farsela scappare.</p>
<p>Quel qualcuno sono io e la mostra è dedicata a Gian Lorenzo Bernini.</p>
<p>Questo richiamo, peraltro, ha funzionato come la famosa famigerata madeleine di proustiana memoria perché mi ha ricordato che Roma vide un <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/roma-galleria-borghese-bernini/" target="_blank" rel="noopener">evento altrettanto importante</a> a lui medesimo dedicato, a Villa Borghese.</p>
<p>Correva l’anno 2018, a inizio gennaio, e la visitai assieme, udite udite, a mamma e nipotina: fu la prima ed ultima volta che riuscii a convincere mamma a fare un viaggio e lei accettò solo per la presenza della nipote, ma andò bene così.</p>
<p>Stavolta ho condiviso l’idea con i soliti amici della domenica ed è accaduto l’impensabile: uno dei miei amici secolari (risalenti al secolo scorso quanto a conoscenza ed amicizia) ha accettato di buon grado l’invito ad una sfacchinata in giornata.</p>
<p>Siamo partiti da Reggio Emilia, stazione mediopadana, con Italo, in prima classe, sfruttando le occasioni che derivano dal privilegio di essere ormai ultra sessantenni, vecchi bacucchi insomma.</p>
<p>L’orario è un po’ infame ma va benissimo per una gita in giornata; fortunatamente il viaggio procede senza inghippi ed alle 09:30 circa siamo in quel di Roma.</p>
<p>Mi concedo una veloce e poco frugale colazione a base di un delizioso cannolo siciliano, nei pressi del Viminale, sede di quel ministero che è riuscito a sabotare la riforma della professione che da anni svolgo con sempre minor entusiasmo e poi via verso l’agognata meta.</p>
<p>Arrivati con leggero anticipo entriamo senza fare fila ed eccoci subito storditi da tanta bellezza.</p>
<p>Ci sono le opere del padre, all’inizio, del padre o in collaborazione con lui: Gian Lorenzo è un figlio d’arte come si suol dire, uno che ha saputo far suo quel che dice Goethe e cita Freud: “Ciò che hai ereditato dai padri, riconquistalo, se vuoi possederlo davvero.”</p>
<p>Gian Lorenzo ha fatto tesoro, letteralmente, di quel che ha ricevuto.</p>
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<p>Parlare di Bernini mi vergogno, cosa poteri dire da ignorante come una talpa, su un artista studiato da secoli in tutto il mondo?</p>
<p>Elencare le opere esposte sarebbe inutile e noioso quindi mi limito, per ora, ad un episodio curiosissimo: mentre passeggiavo in una delle stanze dedicate ai busti papali, due gentili signore, non italiane, si sono rivolte alla mia augusta persona, nel fluente idioma della perfida Albione.</p>
<p>La prima domanda si è rivelata semplice, ovvero volevano sapere se parlassi inglese, mi sono schernito e salvato con un banale e mai impegnativo “a little bit”, che va bene con tutto; ringalluzzite dalla fluidità del mio idioma, si sono infine espresse con quel che stava loro a cuore: mi hanno evidenziato l’impressionante somiglianza con il busto di Maffeo Barberini, il Pontefice Urbano VIII.</p>
<p>Due sentimenti contrastanti si sono combattuti nel mi intimo: la tentazione di pavoneggiarmi oltre ogni limite e rendere noto al mondo intero questa lusinghiera simiglianza, chissà forse originata da illecite unioni risalenti nei secoli, e quella più prosaica di chiamare uno psichiatra ed attivare un percorso di trattamento sanitario obbligatorio per le due malcapitate.</p>
<p>A parte questa gemma, devo ammettere che vedere e rivedere tante opere di Gian Lorenzo assieme è sempre una grandissima emozione: per ragioni sentimentali mi limito ad evidenziare lo straordinario san Sebastiano che si trova nel Museo Thyssen-Bornemisza di Madrid.</p>
<p>Opera giovanile, risale al 1617, che mostra già tutta l’abilità tecnica ed intellettuale del Nostro: il santo è rappresentato poggiato e sostenuto da un albero che sembra una croce, in una posa “ambigua” nel momento in cui sta per perdere i sensi ma contemporaneamente sembra abbandonato ad un rilassamento molto mondano, terreno.</p>
<p>Estasi come abbandono psichico e fisico, nulla dell’umano viene tralasciato: davanti al fedele c’è un giovane uomo, molto bello, discinto al punto giusto, che sa coinvolgere e commuovere, è un santo, modello eroico da imitare e venerare ma, contemporaneamente, è un giovane desiderabile ed in cui ci si può immedesimare, ritratto in una posa che è inconsueta ma scenografica, che non mette a disagio pur rappresentando un evento drammatico.</p>
<p>Poi c’è un fantastico san Lorenzo, sulle braci ardenti della graticola per passare alla questione dei busti, ritratti di pontefici, cardinali e non solo, tutti e ciascuno di tale bellezza da lasciare senza fiato.</p>
<p>I busti, di pontefici e non solo, rappresentano una consistente porzione delle opere esposte: questo mi ha permesso di scoprire che è con il Nostro che nasce l’idea di busti in marmo “celebrativi” e non esclusivamente in memoria, quindi ritratti di persone viventi e non solo effigi da utilizzare sulle tombe.</p>
<p>Questa idea ha riscosso un certo successo se la mostra ci documenta una produzione di altissimo livello di concorrenti del buon Gian Lorenzo, come l’allievo Finelli (molto determinato a superare il maestro), l’Algardi e il Duquesnoy.</p>
<p>Di Alessandro Algardi c’è uno straordinario busto del cardinale Antonio Santacroce mentre di Giuliano Finelli ci son quelli del cardinale Domenico Ginnasi e di Michelangelo Buonarroti il Giovane: in questo c’è una bellissima ape che trova riparo sotto il colletto del Buonarroti, a testimoniare il legame con la famiglia Barberini.</p>
<p>Opera di Duquesnoy è il busto di John Barclay,&nbsp; novellista e poeta, precettore del cardinale Francesco Barberini, classico ed intenso, davvero splendido, come ogni opera esposta a dire il vero.</p>
<p>Ho anche scoperto che Bernini introduce l’uso di rappresentare i pontefici col camauro e non più con la tonsura ecclesiastica (come aveva fatto coi busto di Pio V e mi sono accorto che i ritratti in mozzetta, non solo quelli opera di Gian Lorenzo, hanno spesso uno o più bottoni non allacciati o parzialmente allacciati, dettaglio di poco conto ma credo ritenuto molto utile per manifestare il virtuosismo dello scultore.</p>
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<p>Un aneddoto ho trovato simpatico e interessante, relativo ad un’opera non esposta, il busto di Pedro de Foix Montoya: il monsignore spagnolo lasciò l’opera nello studio di Bernini per lungo tempo (cosa di cui Gian Lorenzo non fu affatto contento), il che gli valse una notorietà di cui non aveva mai goduto in precedenza: i prelati che frequentavano lo studio avevano iniziato a riconoscerlo in strada, facendolo emergere da un anonimato a cui difficilmente sarebbe sfuggito.</p>
<p>Lo scultore del momento come ascensore sociale.</p>
<p>Sono pochi ma tutti intensissimi i busti dedicati a figure femminili; è d&#8217;obbligo ricordare quello dell&#8217;amante di Bernini, la famosissima Costanza Piccolomini Bonarelli; è forse l&#8217;unico marmo non frutto di una committenza ed ha un&#8217;intensità davvero straordinaria, la donna rappresentata è divenuta &#8220;immortale&#8221; grazie a questa rappresentazione.</p>
<p>La povera Costanza, amante di Gian Lorenzo poi coinvolta in un ulteriore rapporto clandestino col di lui fratello minore, è stata vittima di un&#8217;aggressione che l&#8217;ha vista sfregiata (il fratello invece &#8220;solo&#8221; vittima di un tentato omicidio): il Nostro eroe era di carattere fumino, un grandissimo str &#8230; ma quelli erano tempi in cui la mentalità era molto diversa e non avrebbe senso giudicare col metro di oggi, ciò non toglie che Bernini si sia comportato da bastardo.</p>
<p>Ogni opera meriterebbe una riflessione a sé stante ma non ne ho le competenze né avrebbe senso farlo quindi mi accomiato ricordando a tutti che Palazzo Barberini merita una visita anche dopo la chiusura di questa mostra temporanea: è un luogo incantato, uno dei tanti di Roma che contribuiscono a rendere la Città Eterna un unicum irripetibile.</p>
<p>Una nota a margine: il mio spirito molto rigido si sarebbe molto scandalizzato al vedere quel che succedeva ai tempi dei nostri eroi: corruzione, nepotismo, leccapiedismo (non esiste, lo so ma meglio di quel che mi veniva da scrivere), attività rigorosamente messe in atto da ambosessi.</p>
<p>Il moralismo che è in me mi grida di stigmatizzare ma, ripensandoci con un istante di calma, mi è venuta una banale riflessione: è vero sicuramente che la curia romana di allora era un verminaio (come da sempre e immagino per sempre) e che la facevano da padroni personaggi di dubbia moralità quando non veri e propri maschi patriarcali e tossici (come il Nostro) ma è altrettanto innegabile che la Roma barocca, in tutto lo splendore che ha generato, sia nell&#8217;Urbe sia nell&#8217;orbe terracqueo, non avrebbe visto la luce senza quella gente.</p>
<p>Non traggo conclusioni di sorta, in questa strada il pensiero arranca ancora.</p>
<p>Roma, 6 giugno 2026 memoria dei Santi Artemio e Paolina, martiri</p>




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		<title>Buona Pasqua nell&#8217;anno del Signore 2026</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 05 Apr 2026 10:42:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[anniversari e ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[Pasqua]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Era il 20 marzo e mi trovavo al cimitero della Villetta a riaprire il loculo che custodisce le ceneri di mia madre: sua sorella, la mia zia eponima stava andando ad occupare il secondo posto libero, in quell&#8217;angusto spazio in un angolo di cimitero dove di certo non brilla la bellezza dei manufatti o delle [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Era il 20 marzo e mi trovavo al cimitero della Villetta a riaprire il loculo che custodisce le ceneri di mia madre: sua sorella, la mia zia eponima stava andando ad occupare il secondo posto libero, in quell&#8217;angusto spazio in un angolo di cimitero dove di certo non brilla la bellezza dei manufatti o delle architetture.<br />In quel momento ho rivisto l&#8217;urna che io stesso avevo deposto un anno fa, perfettamente conservata, ho visto l&#8217;operaio porvi quella della zia e rimettere i mattoni a chiudere quel luogo, in attesa di riposizionare la lapide: non verrà più riaperta fino al momento del mio decesso.</p>



<p>In quel posto freddo c&#8217;erano in poco spazio le ceneri delle due donne più importanti della mia vita: oggi, invece, la chiesa festeggia la solennità di Pasqua, la Pasqua di Resurrezione.</p>
<p>In questo periodo mi sono chiesto quanto vi sia nel mio pensiero di nevrosi religiosa e quanto di fede, cioè fiducia, affidamento in quell&#8217;uomo che è stato rinchiuso in un sepolcro 2026 anni fa.</p>
<p>Il suo pensiero, raccolto nei vangeli è lì a offrire sostegno, aiuto, pietra angolare su cui costruire; è un&#8217;offerta a portata di mano di chiunque voglia approfittarsene.</p>
<p>A portata anche della mia mano.</p>
<p>Buona Pasqua a ciascuno di coloro che, allungando la mano, saranno miei sodali nel non sprecare quanto ricevuto.</p>
<p>Parma, 5 aprile 2026 Solennità della Santa Pasqua di Resurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.</p>



<p></p>
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		<title>ciao Nonno Ermes</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 04 Apr 2026 18:42:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[in memoria]]></category>
		<category><![CDATA[Ermes Ziveri]]></category>
		<category><![CDATA[miracolo economico]]></category>
		<category><![CDATA[padre]]></category>
		<category><![CDATA[patente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2 aprile 2005 ci lasciava san Giovanni Paolo II, di venerata memoria; sono trascorsi 21 anni da allora e questa data si è illuminata di nuovo, della sinistra luce della morte: in questa notte, giovedì santo in coena Domini, infatti, il caro Nonno Ermes, come era comunemente chiamato in famiglia, ci ha lasciato, 22 [&#8230;]</p>
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]]></description>
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<p class="wp-block-paragraph">Il 2 aprile 2005 ci lasciava san Giovanni Paolo II, di venerata memoria; sono trascorsi 21 anni da allora e questa data si è illuminata di nuovo, della sinistra luce della morte: in questa notte, giovedì santo in coena Domini, infatti, il caro Nonno Ermes, come era comunemente chiamato in famiglia, ci ha lasciato, 22 giorni dopo sua moglie, la amatissima zia Luciana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Domenica scorsa, era il 29 marzo, aveva festeggiato 93 anni, già in evidente difficoltà; il giorno precedente, al contrario, dimesso dall’ospedale era abbastanza lucido sebbene ormai con pochissime forze, che sono scemate velocemente.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’ho accompagnato dall’auto alla poltrona e siamo rimasti a scambiare 4 chiacchiere sull’imminente scadenza della patente, un documento cui teneva tanto ma che aveva deciso di non rinnovare: sperava di poterla declassare in un patentino che gli permettesse di condurre un qualche ciclomotore.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era un suo cruccio, un’idea fissa degli ultimi mesi ma dopo la caduta, terribile, contro il vetro della porta del bagno, tutto era cambiato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato una figura importante per la mia vita, colui che mi ha fatto da padre, anche se la sua figura è sempre stata sullo sfondo rispetto a quelle preponderanti di mamma e zia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un grande lavoratore, di carattere non semplice, dedito ad alcune passioni viscerali, coltivate fino agli ultimi: il lavoro e la pesca con la bilancia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È stato un perfetto esempio del (piccolo) borghese del miracolo economico, con tutti i pregi e i difetti correlati, dedito alla religione del lavoro.</p>



<p>Quali erano i miti degli anni Sessanta? La casa, costruita con le proprie mani, di fianco a quella dei miei nonni, dove attualmente vivo io, col giardino con piccole aiuole e sentierini ghiaiati ed al centro, in cemento armato, una massiccia fontana a tre piani, presto dismessa, ed un pozzo finto (ancora esistente); c&#8217;era anche un tavolo, rotondo, con la base colorata di rosso, sempre di cemento, con 4 sedute attorno, identiche al tavolo, ovviamente in formato ridotto.</p>
<p>In casa il salotto buono, santuario da custodire solo per esibirlo ai rari ospiti, analogo a quello allestito da mia nonna, con la seduta delle sedie protetta dal cellophane che era un crimine anche solo intaccare,</p>
<p>E l&#8217;auto, un&#8217;alfa romeo spider, anche questa curata con attenzione maniacale, poi le vacanze al mare, insomma la certificazione di un benessere raggiunto a forza di duro lavoro.</p>
<p>Da figure come lui capisco quel che deve essere stato il cosiddetto miracolo economico italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Incapace di stare fermo, trovava sempre qualcosa da sistemare, da rinnovare o rinfrescare per poi dedicarsi alla sua ultima passione: chiacchierare, ricordando il passato, come dicono sia tipico degli anziani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli argomenti privilegiati: il lavoro, la pesca e tutti i personaggi correlati; ha fatto il norcino per circa 75 anni.</p>



<p>D&#8217;estate, nel pomeriggio, abbiamo trascorso tanti momenti a chiacchierare assieme, con mamma e zia, sempre amorevolmente sorvegliati dalla principessa di casa, la Pituf, che a debita distanza sonnecchiava.</p>
<p>La stessa Pituf che è stata protagonista di tanti racconti che intrattenevano gli zii, bloccati in casa dalle difficoltà di movimento e dal freddo: era un piacere, per loro, osservarla quando saltava sul davanzale della finestra e miagolava, reclamando il mio ritorno a casa per la dose quotidiana di coccole.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A parte il nonno Angiolino, è stato l’unica presenza maschile di casa: con lui e la zia siamo andati in vacanza al mare, in tenda, le vacanze in campeggio erano la sua modalità preferita di trascorrere il periodo di riposo estivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante l’affetto non sono suo erede, ma gli devo gratitudine perché a suo modo mi ha sempre trattato bene.</p>



<p>Parma, 2 aprile 2026 giovedì santo in coena Domini</p>


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		<title>Grazie, zia Luciana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Mar 2026 16:44:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[anniversari e ricorrenze]]></category>
		<category><![CDATA[in memoria]]></category>
		<category><![CDATA[lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[mamma]]></category>
		<category><![CDATA[Roberto Mastri]]></category>
		<category><![CDATA[zia Luciana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’11 marzo, tre anni fa, era una giornata meteorologicamente splendida, con un dolce sole primaverile. Mi trovavo a Forlì, alle esequie del mio amatissimo amico (san) Roberto Mastri, di venerata memoria. Mia madre, a letto, a casa, mi sollecitava a rientrare, cosa che feci, terminato il pietoso rito della sepoltura. Sono trascorsi tre anni, come [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/grazie-zia-luciana/">Grazie, zia Luciana</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress">Cogito ergo adsum</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>L’11 marzo, tre anni fa, era una giornata meteorologicamente splendida, con un dolce sole primaverile.</p>
<p>Mi trovavo a Forlì, alle esequie del mio amatissimo amico (san) Roberto Mastri, di venerata memoria.</p>
<p>Mia madre, a letto, a casa, mi sollecitava a rientrare, cosa che feci, terminato il pietoso rito della sepoltura.</p>
<p>Sono trascorsi tre anni, come dicevo, e quella data era scivolata un po’ nel dimenticatoio, perché tradizionalmente si commemora il transito e solo in subordine la depositio.</p>
<p>Oggi quella data è tornata alla ribalta, il tempo meteo è decisamente più orientato verso il brutto ma non in modo deciso, un po’ di pioggia, freddino, una giornata di fine inverno; sono le 16 quando la mia amatissima zia eponima, cioè la zia Luciana, ha portato a compimento la sua esistenza terrena.</p>
<p>Ero al lavoro, e questo è un cruccio, perché avrei voluto esserle accanto come avvenne con la mamma, ma non è stato possibile, mai avrei pensato che avvenisse così in fretta, sebbene mi aspettassi questo evento a breve (cioè entro alcuni giorni o qualche settimana).</p>
<p>Ero passato a trovarla in mattinata ed avevamo scambiato 4 chiacchiere, le avevo promesso che sarei tornato a fine turno, dopo le 19, a farle un saluto e invece …</p>
<p>La cosa buffa è che mi ha detto: “io e te siamo vicini a morire”, alla mia obiezione che magari era meglio rimandare, si è ripresa e corretta: “io sono vicina a morire presto, non tu”, il tutto in quel dialetto parmigiano della bassa (Casalora, Ravadese, Ramoscello) che si usava come lingua semiufficiale in casa anche con mia mamma; l’ho invitata a pensare a cose più amene.</p>
<p>Ha continuato lodando le qualità che ci accomunavano, cioè il fatto che non crediamo di essere più furbi degli altri: non ho potuto che darle ragione.</p>
<p>Partendo dalle origini della mia vita, alla nascita, la leggenda narra che mia madre, non avendo pensato al nome da dare al suo primogenito (della qual cosa mi sono sempre stupito ma mai sono riuscito a gettare una luce su quello che considero un mistero per me poco onorevole, ma transeat), essendo presente mia zia, decise di prendere spunto dal suo nome e così nacqui Luciano.</p>
<p>Non credo a coincidenze misteriche, quindi non dipende dall’avere lo stesso nome che abbiamo avuto sempre una intesa profonda; di fatto sono cresciuto con due mamme (e mezzo, c’entra un po’ anche mia cugina).</p>
<p>La zia era deputata a impartire le punizioni per le marachelle più gravi:” lo dico a tua zia!” era la minaccia costante di mia madre – immagino in violazione di ogni sistema educativo previsto dalla manualistica di settore – che poteva anche salire ulteriormente di grado col supremo “lo dico a tuo zio!”, una sorta di Sauron dell’ordine costituito.</p>
<p>Debbo confessare di non ricordare un caso di punizione, quindi la minaccia era probabilmente la punizione stessa, chissà.</p>
<p>Invece delle punizioni c’è stato un affetto profondo.</p>
<p>La zia ha condotto una vita entro i rigidi confini del buon moralismo borghese, ispirata alla religione del lavoro, in questo &#8220;clima&#8221; sono cresciuto.</p>
<p>Lavoro, lavoro, lavoro, ovviamente sinonimo di lavoro, o meglio suo connotato essenziale, considerava essere la fatica, se manca la fatica il lavoro non è più tale, quindi lavoro manuale per eccellenza.</p>
<p>Questa attività si è esplicata in uno scarpificio, all’epoca di grande qualità e prestigio, poco distante da casa, poi in quella di nonna e casalinga.</p>
<p>Lei era la figura che mia madre aveva deciso dovesse prendersi cura di noi bambini, nel caso fosse venuta a mancare: questo è uno dei ricordi più drammatici che conservo, ma la zia non lo sapeva, o meglio lo sapeva ma non c’era necessità di parlarne, non avrei pensato di andare a vivere con nessun altro.</p>
<p>Poi ci sono stati 70 anni di matrimonio col nonno Ermes (così soprannominato da tutti) e 60 anni circa di vita fianco a fianco con mia mamma: assieme hanno anche curato e assistito mia nonna (assieme a mia cugina, a me e al mio allora giovanissimo fratello).</p>
<p>Non sono stati sempre rose e fiori, il caratterino della mamma era notorio, ma le mie abilità diplomatiche, universalmente riconosciute, hanno saputo smussare dove c&#8217;era bisogno.</p>
<p>Come mia madre, qualche pensiero cedevole verso quella che oggi chiamano depressione non è mancato, a volte qualche lamentela di troppo rivestita di parole di preoccupazione per qualche problema che, se osservato con un minimo di fiducia, si rivelava una pietruzza facilmente trascurabile.</p>
<p>Poi è arrivato l’ictus che l’ha un po’ rallentata, ultimamente era molto buffa perché capiva quel che le si diceva ma non rispondeva mai a tono, salvo riprendersi appena le si ripeteva la frase.</p>
<p>L’ho spesso intrattenuta narrandole le avventure della Pituf e di Armando (l gatto dei vicini), lei poi chiedeva sempre di mio fratello, sbagliando sempre il nome, così come di mia nipote, erano un po’ le domande ricorrenti, ogni sera.</p>
<p>Le raccontavo le mie avventure quotidiane, per farla distrarre dal pensare alla poltrona sulla quale era ormai condannata a trascorrere l’intera giornata.</p>
<p>Non ho fatto tutto quello che avrebbe meritato sebbene credo di averla ben considerata e ben trattata.</p>
<p>Sono contento che sia morta in casa, come ho sempre pensato dovesse accadere e come è avvenuto per la sorella minore (due sorelle e ben 6 fratelli, potete immaginare come deve essere stata la loro vita negli anni Trenta e Quaranta del secolo sorso).</p>
<p>L&#8217;esposizione della salma è avvenuta, per pura casualità, nella stessa saletta dove anche mia madre ha ricevuto l&#8217;ultimo saluto.</p>
<p>Seguendo una mia idea, è stato deciso che le ceneri verranno custodite accanto a quelle di mia madre; se e quando il Signore disporrà, io sarò il terzo occupante, così attenderò la resurrezione in compagnia delle due donne che più hanno segnato la mia vita, in ogni suo aspetto.</p>
<p>Debbo enorme, impagabile, gratitudine a questa zia che mi ha sempre sostenuto, con garbo e discrezione ed in questo triste momento mi torna alla mente quando eravamo in vacanza, in tenda come a lei è sempre piaciuto, credo in quel di Cesenatico, e ci preparava delle baguette tagliate a metà spalmate di burro e marmellata di amarene o burro e zucchero.</p>
<p>Sarà un caso ma le marmellate che prediligo sono proprio quelle di amarene (e ciliegie).</p>
<p>Grazie per avermi trattato bene per tutta la vita, mia amatissima zia Luciana.</p>
<p>Parma, 11 marzo 2026, terzo anniversario della depositio di (san Roberto Mastri)</p>


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