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	<title>San Filippo Neri Archivi - Cogito ergo adsum</title>
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	<title>San Filippo Neri Archivi - Cogito ergo adsum</title>
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		<title>Due basiliche e la mostra di Gauguin a Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Dec 2025 21:12:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>BASILICA DI SANTA CROCE IN GERUSALEMME La basilica di santa Croce in Gerusalemme è stata una tappa dello spostamento verso il Museo Storico della Fanteria  dove avevo intenzione di visitare una mostra su Gauguin; come tantissime altre chiese di Roma anche questa è stata oggetto di una visita ma sono trascorsi tanti anni ed una [&#8230;]</p>
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<p><strong>BASILICA DI SANTA CROCE IN GERUSALEMME</strong></p>
<p>La basilica di santa Croce in Gerusalemme è stata una tappa dello spostamento verso il Museo Storico della Fanteria  dove avevo intenzione di visitare una mostra su Gauguin; come tantissime altre chiese di Roma anche questa è stata oggetto di una visita ma sono trascorsi tanti anni ed una rinfrescata non è un’idea malvagia, anzi.</p>
<p>Questa basilica fa parte del giro delle sette chiese, una pia pratica di origine medioevale poi ripresa e portata a grande notorietà da san Filippo Neri; il percorso iniziava dalla basilica di San Pietro in Vaticano per snodarsi tra le basiliche di San Paolo fuori le mura, San Sebastiano fuori le mura, San Giovanni in Laterano, Santa Croce in Gerusalemme, San Lorenzo fuori le mura, per concludersi in Santa Maria Maggiore.</p>
<p>La basilica di santa Croce in Gerusalemme venne edificata sui terreni di proprietà di sant’Elena, madre di Costantino, che aveva visitato la terra santa e recuperato un importante numero di sacre reliquie; in origine vi era una cappella adiacente il palazzo dove risiedeva Elena, poi vene eretta l’attuale basilica che deve il nome alla terra del Calvario che è stata posta alle fondamenta: sin dalle origini, dunque, la chiesa nasce come un grande reliquiario per custodire degnamente la Santa Croce; nella cappella a questo dedicata sono esposte alla venerazione dei fedeli alcune parti della Croce di Cristo, un chiodo, una parte del “Titulus Crucis” (INRI), due spine della corona di Cristo, il dito di S. Tommaso, una parte della croce del Buon Ladrone, alcuni frammenti della colonna di flagellazione, la spugna imbevuta di aceto, uno dei 30 denari di Giuda Iscariota.</p>
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<p>Da notare il pavimento cosmatesco, splendido, il sepolcro del cardinale Francisco de los Ángeles Quiñones, monumento di Jacopo Sansovino, posto dietro l&#8217;altare maggiore e l&#8217;abside con uno splendido affresco attributo ad Antoniazzo Romano: Cristo benedicente, circondato dai serafini, che sovrasta un ciclo di Storie della Croce, ambientate a Gerusalemme, con gli episodi del ritrovamento della Croce di Gesù e della croce del Buon Ladrone.</p>
<p>Nella cappella di Sant’Elena c’è un bel mosaico, che rappresenta il Cristo benedicente, gli Evangelisti e quattro Storie della Croce. La particolarità di questo mosaico è che mostra, per la prima volta, uccelli provenienti dall&#8217;America, come il pappagallo e il tucano.</p>
<p>In questa cappella, sotto il cui pavimento si trova la terra del Calvario portata qui dalla madre di Costantino, le donne potevano entrare solo il 20 marzo, a pena di scomunica, essendo considerato un luogo particolarmente sacro.</p>
<p>Notevole anche la statua di sant’Elena ricavata da una statua di Giunone proveniente da Ostia Antica, cui sono state sostituite testa e braccia ed aggiunta una croce.</p>
<p>Nella basilica c’è anche un monumento sepolcrale del cardinale Gioacchino Besozzi opera di Innocenzo Spinazzi mentre ho letto che c’è sepolto un vescovo di Parma di cui non sono riuscito a trovare ulteriori notizie.</p>
<p>Qui attende il giorno della resurrezione anche Nennolina, Antonietta Meo, dichiarata venerabile, morta a 7 anni a causa di un tumore.</p>
<p><strong>MUSEO STORICO DELLA FANTERIA</strong></p>
<p>Dopo la visita a questa basilica sono stato al Museo Storico della Fanteria per la mostra “Gauguin. Il diario di Noa Noa e altre avventure”.</p>
<p><iframe title="Gauguin Il diario di Noa Noa e altre avventure" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/FXHZQYVVbrw?feature=oembed&#038;enablejsapi=1&#038;origin=https://www.cogitoergoadsum.it" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Prima di entrare mi sono soffermato su un mosaico di dimensioni “importanti” circa una trentina di metri quadrati, si tratta del mosaico del Granatiere, opera del sottotenente granatiere Lino Lipinsky de Orlov ufficialmente inaugurata alla presenza del Capo del Governo, Benito Mussolini, il 27 gennaio 1938.</p>
<p>Rappresenta un granatiere nell’atto di lanciare indovinate un po’ cosa? una granata, come andava di moda ai tempi quando i granatieri tiravano le granate, gli artiglieri gli artigli, e … questa è oscena, lo ammetto.</p>
<p><iframe title="Gauguin Il diario di Noa Noa e altre avventure II" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/_HuvkPRJnaM?feature=oembed&#038;enablejsapi=1&#038;origin=https://www.cogitoergoadsum.it" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>La mostra di Gauguin non mi entusiasma ma non mi lamento, è stata comunque un’esperienza.</p>
<p><strong>ARCIBASILICA PAPALE DEL SANTISSIMO SALVATORE E DEI SANTI GIOVANNI BATTISTA ED EVANGELISTA IN LATERANO</strong></p>
<p>In chiusura di questi giorni, bellissimi come sempre, a Roma, sono passato dalla cattedrale dell’Urbe, che si trova a pochi passi di distanza da questo luogo, la Arcibasilica Papale del Santissimo Salvatore e dei Santi Giovanni Battista ed Evangelista in Laterano.</p>
<p>Chiesa Cattedrale, quindi sede del vescovo di Roma, con una storia di quelle che ci vorrebbe un’intera enciclopedia.</p>
<p>Il tempo che mi rimane, prima del ritorno, è ormai poco, quindi passeggio velocemente tra le navate, osservando l’immagine di Bonifacio VIII che indice il primo Giubileo (manco a dirlo, anche qui sono entrato per la Porta Santa), opera attribuita a Giotto e risalente al 1300 circa; si tratta di un frammento di un ben più grande affresco, distrutto nel 1586.</p>
<p>Mi soffermo davanti all’inaccessibile Cappella Torlonia dove si trovano una bella Deposizione, altorilievo di marmo bianco di Pietro Tenerani (1844) e i monumenti funebri del duca Giovanni Torlonia, di Giuseppe Barba e di Anna Torlonia.</p>
<p><iframe loading="lazy" title="San Giovanni in Laterano" width="560" height="315" src="https://www.youtube.com/embed/toYRNCSilrE?feature=oembed&#038;enablejsapi=1&#038;origin=https://www.cogitoergoadsum.it" frameborder="0" allow="accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen></iframe></p>
<p>Mi attira moltissimo anche l’opera che individua il sacello del cardinale Cesare Rasponi, di origini ravennati: una figura virile alata, il Tempo, incedere su una vegetazione simboleggiante il trascorrere delle stagioni (da sinistra, alcune spighe, come onde, si intrecciano a una pianta di rose, a sua volta affiancata da tralci di vite e da un ceppo arido). Il Tempo stringe una falce nella mano destra, mentre con la sinistra regge il ritratto in medaglia del cardinale. Viene colto alle spalle dalla Fama in volo, che gli sottrae il ritratto del prelato per eternarne la memoria.</p>
<p>Sono passato davanti alla tomba di Leone XIII o meglio al suo monumento funebre, opera di Giulio Tadolini, alla Tomba del cardinale Girolamo Casanate di Pierre Le Gros il Giovane, scultore che molto ha lavorato per i gesuiti iniziando con la Religione che sconfigge l&#8217;eresia per l&#8217;altare di S. Ignazio nella Chiesa del Gesù.</p>
<p>C’è poi la tomba di tal Gerardo, un vescovo che ha avuto a che fare con Parma e quella del potentissimo cardinale Riccardo Annibaldi, primo protettore dell’Ordine degli Agostiniani e protagonista, tra tanti altri avvenimenti, del famoso conclave di Viterbo del 1268-1271.</p>
<p>Questo conclave, dopo la morte di Clemente IV, fu il più lungo nella storia della Chiesa, ben 1006 giorni e si concluse con l&#8217;elezione di Tedaldo Visconti, che prese il nome di Gregorio X: fu in questa occasione che i viterbesi, giustamente incavolati, chiusero a chiavi i cardinali, ridussero loro il cibo ed arrivarono a scoperchiare il palazzo dei papi; la chiusura a chiave diede origine alla parola conclave, ancora utilizzata oggi proprio a proposito dell’elezione dei pontefici.</p>
<p>La tomba di Riccardo Annibaldi è opera di quell’Arnolfo di Cambio che abbiamo già visto all’opera a <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/alla-basilica-papale-di-santa-maria-maggiore/" target="_blank" rel="noopener">Santa Maria Maggiore</a>.</p>
<p>Un’altra tomba, quella del cardinale Antonio Martino De Chaves del Portogallo con sculture di Isaia da Pisa ed ancora quella di Innocenzo III.</p>
<p>Per un momento distolgo l’attenzione dalle tombe per dedicarmi a Sant’Andrea Corsini, copia in mosaico della splendida opera di Guido Reni, poi al fantastico soffitto a cassettoni e ad alla cattedra, quella su cui il Papa siede per prendere possesso della sua cattedrale.</p>
<p>Fu Niccolò IV a risistemare la cattedra papale di cui è oggi rimasta la predella: vi si riconosce l’iconografia di Cristo vincitore sul male, rappresentato da quattro figure demoniache ai suoi piedi: aspide, basilisco, leone e drago, in riferimento al Salmo 91,13: «Calpesterai leoni e vipere, schiaccerai leoncelli e draghi».</p>
<p>Nell’altare papale che è al centro, e dove soltanto il Papa celebra la Santa Eucarestia, è custodito l’altare di legno sul quale la tradizione vuole abbia celebrato lo stesso San Pietro. Papa Urbano V commissionò nel 1368 a Giovanni di Stefano il Ciborio che ne sottolinea la presenza: in esso, in alto, sono custoditi i reliquiari con le teste dei santi Pietro e Paolo.</p>
<p>Sopra l’altare del Sacramento, alla sinistra del transetto, è custodito una tavola che la tradizione vuole sia parte della mensa dell’Ultima cena di Gesù.</p>
<p>Il tempo impone di tornare in albergo a ritirare la valigia perché il treno che mi deve riportare alla stazione mediopadana mi attende.</p>
<p>Roma, 30 ottobre 2025, memoria del Beato Alessio Zaryckyj, <i>Sacerdote e martire</i></p>
<p>– 2923</p>


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		<title>In giro per Bologna, tra chiese, artiste e assembramenti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 10 Jun 2023 19:32:51 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La chiesa della Madonna di Galliera e di San Filippo Neri, in quel di Bologna, si trova praticamente di fronte al Museo Civico medioevale, il che significa che è impossibile esimersi da una visita. Sapete anche, cari amici, che le chiese hanno un&#8217;attrattiva su di me che poche altre realtà possono vantare e dunque eccomi [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La<strong> chiesa della Madonna di Galliera e di San Filippo Neri,</strong> in quel di Bologna, si trova praticamente di fronte al <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/il-museo-civico-medioevale-di-bologna/">Museo Civico medioevale</a>, il che significa che è impossibile esimersi da una visita.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sapete anche, cari amici, che le chiese hanno un&#8217;attrattiva su di me che poche altre realtà possono vantare e dunque eccomi a visitare questa bella chiesa, col motivo in aggiunta che è dedicata anche a <strong>san Filippo Neri</strong>, un santo che ho ascritto tra i miei patroni personali e che gode di tutta la mia simpatia e stima. Curiosamente, non mi è mai capitato di conoscere uno dei sacerdoti della Congregazione dell&#8217;Oratorio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La chiesa nacque ben prima dell&#8217;ordine fondato dal sullodato san Filippo, agli inizi del Trecento, ad opera della<a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/la-quadreria-di-palazzo-rossi-poggi-marsili/" target="_blank" rel="noreferrer noopener"> <strong>Compagnia dei Poveri Vergognosi</strong></a>  (di cui parlerò altrove); nel Seicento arriva ai <strong>padri oratoriani</strong>, attraversa varie vicissitudini, nei secoli, per tornare ai religiosi figli del santo romano (era di origini fiorentine, lo so, ma romano di diritto).</p>



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<p class="wp-block-paragraph">Gravemente danneggiata dai bombardamenti durante la seconda guerra mondiale, conserva all&#8217;interno opere interessanti; segnalo una pala d&#8217;altare di <strong>Marcantonio Franceschini</strong>, che rappresenta la <strong>Madonna con san Francesco di Sales</strong> e altri santi, poi ci sono varie <strong>statue in stucco</strong>, di autori vari a me ignoti, ma tutte deliziose a vedersi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dimenticavo un&#8217;altra chiesa, il cui nome mi evoca normalmente quello della mia amatissima Roma: <strong>Santa Maria Maggiore, in via Galliera</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Da notare, all&#8217;interno, un bel <strong>Crocifisso di legno di fico</strong>, databile tra XII e XIII secolo, ed una bella Croce viaria, del 1143, che ho scoperto non essere l&#8217;unica &#8211; altre sono esposte al Museo Civico Medioevale, sebbene la più antica del bolognese: le croci viarie sono croci poste su colonne, che erano nei punti focali della città, a segnalare spazi sacri come chiese e cimiteri o di particolare aggregazione come i trivi o i crocicchi e le piazze.</p>



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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="wp-block-paragraph">Curiosa la quadratura e decorazione della volta (affresco e tempera) ad opera del pittore valtellinese <strong>Eliseo Fumagalli</strong>, risalente agli anni 1936-1938: l&#8217;accostamento del moderno con l&#8217;antico è una bella sferzata che non lascia indifferenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel peregrinare per il centro, terminata la visita della chiesa della Madonna di Galliera e di San Filippo Neri, sono stato attratto da un folto nugolo di persone che stazionava davanti ad un bellissimo hotel lì nei pressi: tutto l&#8217;apparato scenografico lasciava intuire che vi fosse una qualche personalità in uscita dalla hall.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Carabinieri in moto, vari pulmini coi vetri oscurati, gente che entrava ed usciva dall&#8217;albergo con fare attento e immancabile cellulare all&#8217;orecchio e questo gruppetto di persone con cellulari pronti a immortalare la comparsa; essendo che sono curioso come una scimmia, mi sono trattenuto per scoprire chi fosse l&#8217;importante personaggio misterioso.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Trascorrono alcuni minuti, l&#8217;attesa inizia già a stancarmi per cui decido di chiedere informazioni ad un&#8217;allegra famigliola costituita di padre, madre e due giovani virgulti; vincendo la mia naturale ritrosia mi avvicino e chiedo: &#8220;scusate ma chi è che dovrebbe uscire?&#8221;, mi rispondono gli adulti proferendo un cognome che manco ricordo più, ma qualcuno, credo di molto famoso, ex leader di non so quale gruppo (mi viene in mente un certo Gallagher) ma non saprei con certezza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A metà tra il molto deluso e il delusissimo, devo avere pronunciato una frase del tipo &#8220;Tutto qui?&#8221;, ringraziati i cortesi interlocutori, rimasti leggermente basiti per il manifesto disinteresse (da spocchioso quale sono), ho alzato velocemente i tacchi e scosso la polvere dai calzari verso quella turba di poveretti.</p>



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</div></figure>



<p class="wp-block-paragraph">Girovagando in attesa che aprano le basiliche che ho messo in cima agli obiettivi della giornata mi sono imbattuto in <strong>Piazza Cavour</strong> dove ho scoperto la bella <strong>Panchina Lucio Dalla</strong>, un&#8217;iniziativa che ho apprezzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Continuando il cammino e saltando, com&#8217;è ormai consuetudine il pranzo, mi sono imbattuto in <strong>Casa</strong> <strong>Saraceni</strong>, dalle cui vetrine sculture  di grandi dimensioni occhieggiavano ai passanti per lo più indifferenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ne sono stato incuriosito e la curiosità ha avuto la meglio anche sul preconcetto che subito si era affacciato al pensiero nel leggere il titolo: <strong><em>“arte al femminile” &#8211; Artiste a Bologna nel Novecento,</em></strong>&nbsp;<strong>dalle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le iniziative dedicate alle donne di solito mi suscitano la pellagra ma in questo caso, come dicevo, ho deciso di <strong>superare i pregiudizi</strong> ed entrare comunque (considerando che l&#8217;ingresso è gratuito): è stata un&#8217;esperienza positiva perché le opere esposte <strong>mi sono piaciute</strong>, non tutte ovviamente, ma un buon numero sì.</p>



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<div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_19461"  width="560" height="315"  data-origwidth="560" data-origheight="315" src="https://www.youtube.com/embed/HELq-kmtILc?enablejsapi=1&#038;autoplay=0&#038;cc_load_policy=0&#038;cc_lang_pref=&#038;iv_load_policy=1&#038;loop=0&#038;rel=1&#038;fs=1&#038;playsinline=0&#038;autohide=2&#038;theme=light&#038;color=red&#038;controls=1&#038;disablekb=0&#038;" class="__youtube_prefs__  epyt-is-override  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div>
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<p class="wp-block-paragraph">Varietà di temi e stili, proprio come gli artisti uomini, partecipi del loro tempo a pieno titolo ed infatti queste venti artiste bolognesi aderiscono al <strong>tradizionalismo dell’Accademia di Belle Arti</strong> di Bologna oppure partecipano alle <strong>nuove tendenze dell’Informale</strong> o alla <strong>corrente dell’<em>Ultimo Naturalismo</em></strong>&nbsp;che ha come riferimento Francesco Arcangeli.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Alcuni dei loro nomi Norma Mascellani, Bianca Rosa Arcangeli, Maria Ogier, Gina Negrini, Dina Pagan de’ Paganis, Lea Colliva, Lidia Puglioli, Maria Petroni, Letizia Lucchetti e Giulia Mantasia, tutti sconosciuti alla mia grassa ignoranza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;unica artista a me nota era anche l&#8217;unica non contemporanea: <strong>Elisabetta Sirani</strong>, autrice di un bel quadro, scelto per il valore simbolico; si tratta di un&#8217;opera del 1644 &#8220;Porzia si ferisce alla gamba&#8221;</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Porzia</strong>, chi era costei? Figlia di Marco Porzio Catone detto il Censore (famoso per la sua opposizione alla mollezza dei costumi dovuta all&#8217;ellenizzazione) e moglie di Marco Giunio Bruto, cesaricida, Porzia si ferisce alla gamba con un pugnale, rimanendo impassibile, senza mostrare il minimo cedimento al dolore: con questo fiero gesto di autocontrollo ella vuole convincere il marito a metterla a parte dei progetti di congiura contro Cesare.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dopo questa puntata femminile, ecco una scoperta tanto inattesa quanto gradevole: la quadreria di Palazzo Rossi Poggi Marsili, che ha a che fare con la <strong>Compagnia dei Poveri Vergognosi</strong>  ma questa è un&#8217;altra storia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Bologna, 30 aprile 2023 memoria di San Pio V papa, San Giuseppe Benedetto Cottolengo sacerdote e San Mercuriale di Forlì vescovo</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>
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		<title>La Certosa di Bologna</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Oct 2021 14:42:25 +0000</pubDate>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p>La <strong>Certosa di Bologna</strong> è il cimitero monumentale della città, proprio come avvenuto per quella di Ferrara, sebbene la riduzione a cimitero di quella felsinea sia avvenuto 12 anni prima, nel 1801.</p>
<p>Mi è venuta l&#8217;idea di visitarla non so bene perché, a parte la conclamata passione per cimiteri e tombe, forse per alimentare quella vena malinconica che ogni tanto riemerge e mi assale.</p>
<p>L&#8217;intenzione era di partire di buon mattino e concedermi un&#8217;intera giornata di permanenza nella città dell&#8217;Alma Mater ma spesso i progetti si infrangono contro difficoltà contingenti e, nel mio caso, ho dovuto rinviare la partenza all&#8217;immediato dopo pranzo,.</p>
<p>Mal me ne incolse, come ormai è consuetudine, perché, nonostante l&#8217;ora che invita alla pennichella, il traffico è intenso, i rallentamenti frequenti e la coda al casello sconfortante e fortuna che ho evitato la fila centrale dove un torpedone rumeno ha bloccato l&#8217;uscita (per motivi a tutti ignoti) per decine di interminabili minuti; la tensione mi aveva però inquietato e, al momento buono, ho fatto letteralmente volare il bancomat dall&#8217;ostica fessura che avrebbe dovuto amabilmente spennarmi il pedaggio.</p>
<p>Con contorsione che ha messo a prova le mie logore giunture sono riuscito a scendere, a recuperare la preziosa lamina di plastica ed allontanarmi dal malefico casello.</p>
<p>Eccomi infine all&#8217;ingresso della Certosa: intravedo a distanza una volante della Polizia (che poi non rivedrò più segnale che qualunque problema vi fosse, era stato risolto) ma l&#8217;attenzione è subito deviata verso le tombe.</p>
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<p>Una premessa: la Certosa, nella sua grandiosità, è testimonianza del successo di un ordine molto austero che ha vissuto un&#8217;epoca d&#8217;oro nel XIV secolo per poi declinare com&#8217;è accaduto per tantissimi ordini contemplativi; non foss&#8217;altro che per l&#8217;età non è quella la mia strada ma il carisma dei Certosini è estremamente affascinante, tanto da farmi paura.</p>
<p>Come ogni cimitero monumentale che si rispetti, anche la Certosa di Bologna è caratterizzata da strati di polveri, tombe abbandonate a se stesse, fiori di plasticaccia ingialliti, un vago senso di trascuratezza diffuso a macchia di leopardo e qualche immancabile splendido micetto che si aggira curioso e guardingo.</p>
<p>Veniamo al cimitero, innanzitutto mi sembra spontaneo un paragone con quello di Milano: a mio parere sono due cimiteri assolutamente borghesi, nel senso che la borghesia vi ha lasciato un&#8217;impronta significativa; a Milano è molto più evidente una dimensione e europea, l&#8217;arte funeraria mi è sembrata più all&#8217;avanguardia, gli stili sono eterogenei e rispecchianti le mode culturali del momento, mentre a Bologna le rappresentazioni più ardite sono più rare anche, lo stile liberty, ad esempio, è molto presente.</p>
<p>Come a Milano anche a Bologna traspare la <strong>virtù della laboriosità</strong>, il lavoro viene spesso celebrato come <strong>fonte di agiatezza e di realizzazione personale</strong>, numerose sono le lapidi o i monumenti che lo esaltano come fonte di benessere (e prestigio sociale) personale ma anche sociale: il bolognese arricchito, di successo, ci tiene ad immortalarlo anche nel marmo sebbene&nbsp; le statue di nerboruti operai, uomini seminudi in pose plastiche che rimandano alla classicità o donne vestite alla moda, in pose quasi provocanti, siano numericamente di molto inferiori.</p>
<p>La <strong>Certosa di Bologna</strong> sembra dirci: “sì siamo borghesi, senza vergogna, ma con juicio”, senza stramberie.</p>
<p>Un bel numero di <strong>professori universitari</strong> ricorda ai posteri le proprie specializzazioni anche se me ne aspettavo di più vista la secolare presenza dell’<strong>Alma Mater</strong>.</p>
<p>Premetto che ho visitato il cimitero andando a zonzo, casualmente, tra le tombe, un po’ com’è mio costume ed un po’ perché, considerando il mio senso dell’orientamento, anche se mi fossi organizzato un percorso non lo avrei mai rispettato: questo comporta un vagare disordinato e la probabile, anzi sicura “perdita” di alcune tombe, ragion per cui dovrò tornare in Certosa, appena mi sarà possibile.</p>
<p>Mi sono imbattuto in una sezione del cimitero che ospita i <strong>caduti della Grande Guerra</strong>, oltre allo strazio dei genitori, che spesso piangevano figli unici, ho ritrovato gli stessi motivi commemorativi e celebrativi presenti a Milano, che mi hanno richiamato alla memoria gli ottimi studi di <strong>George Mosse</strong> dedicati alla <strong>religione civile della patria</strong>, e termini che oggi credo farebbero sorridere i giovani ventenni o poco più che si sono trovati catapultati e sono stati divorati da una immane tragedia.</p>
<p>Traspare, sebbene mitigato dal dolore, l&#8217;entusiasmo dei volontari, l&#8217;eroismo degli ufficiali, il senso di dedizione ad una causa per la quale si riteneva valesse la pena mettere in gioco la vita stessa.</p>
<p>Notevole anche il <strong>Monumento Ossario ai caduti partigiani</strong> che sembra ergersi come un enorme camino, mi ricorda quello di una centrale atomica, sul cui bordo alcune figure sembrano in procinto di ascendere al cielo (altri si vedono dall’interno, in moto ascensionale): opera di quel razionalista (corrente artistica) e comunista di <strong>Piero Bottoni</strong>.</p>
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<p>Altri particolari che mi hanno colpito: i numerosi epitaffi in latino – a memoria, ma potrei ingannarmi – non ne ricordo altrettanti negli altri cimiteri che ho visitato, così come i ritratti a cammeo (la mia ignoranza nelle definizioni tecniche corrette è abissale) che sono frequentissimi, proprio come lo sono attualmente le foto.</p>
<p>Camminando per i vari settori, si trovano tombe ovunque, gli si cammina sopra, le lapidi occupano veramente ogni spazio possibile; molte di queste sembrano dei piccoli cestini per la carta, insomma tutto è molto curioso.</p>
<p>Di grande successo ci sono i grandi sarcofagi, alcuni anche abbondantemente decorati, la gran parte, invece, molto sobri e con linee essenziali; le dimensioni mi ricordano alcuni sarcofagi imperiali o di altissimi dignitari dell’età tardoantica, le linee rimandano a periodo ben più recente ovvero il secolo scorso o quello precedente.</p>
<p>Spicca, ad esempio, quello di <span style="color: #339966;"><strong>Giosuè Carducci</strong></span>, monolito rosso, dono degli italiani all’estero (chissà poi perché), ma di non minore impatto è quello di <span style="background-color: #ffffff; color: #ff6600;"><strong>Giuseppe Dozza</strong></span>, storico sindaco della città felsinea nel dopoguerra. Più dimessa ma sempre in stile essenziale, anche la tomba di <span style="color: #993366;"><strong>Ottorino Respighi</strong></span>, celebre musicista che, com’è piccolo il mondo, era nipote dell’organista del Duomo di Fidenza (ai tempi Borgo San Donnino).</p>
<p>Musicista per musicista, ecco sempre a due passi, la tomba di <span style="color: #993366;"><strong>Lucio Dalla</strong></span>, non monumentale, né sarebbe stato credibile, ma simpatica e gradevole, opera dello scultore Antonello Paladino su progetto di Stefano Cantaroni, un amico del mitico cantautore.</p>
<p>Temo mi sia sfuggita, invece, quella di <span style="color: #ff00ff;"><strong>Giorgio Morandi</strong></span>, ma il girovagare a caso, come dicevo, non aiuta a vedere tutto quel che sarebbe indispensabile non perdere.</p>
<p>Per lo stesso motivo, ed il timore di non riuscire a vedere la chiesa, ho perso il <strong>monumento ai martiri della rivoluzione fascista</strong> che è accanto al Monumento ossario ai caduti della Grande Guerra che, invece, ho visitato.</p>
<p>Non ho perso la tomba di <span style="color: #008000;"><strong>Marco Minghetti</strong></span>, importante politico del periodo di passaggio tra i vari stati italiani ed il Regno d’Italia unificato.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_34058"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/hiZ9BXrRyNI?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p>Commovente per non dire straziante il ricordo del sottotenente <strong>Luigi Giovannini</strong>, vittima dell&#8217;ultimo assalto tedesco nel 1944, defunto giovanissimo, genitore di un figlio non ancora nato.</p>
<p>Curiosa per la storia, non tanto per il monumento in sé, è la tomba dei <strong>coniugi Amico, Pietro e Anna Bonazinga</strong>, celebri perché lui famoso<strong> mesmerista</strong>, lei <strong>sonnambula veggente</strong>, celebrata nella tomba come la più importante veggente del diciannovesimo secolo.</p>
<p>La loro storia è curiosa perché i pazienti che si recavano nello studio, raccontavano i loro dolori i loro problemi al marito, questi induceva la moglie probabilmente in uno stato di trans, forse ipnosi, e da quello stato dava indicazioni terapeutiche, tutto al modico prezzo di tre lire (rivalutato ad agosto 2021 sarebbero poco meno di 15 €, prezzo decisamente popolare).</p>
<p>Per coloro che necessitavano di un consulto, ma riservatamente, o non potevano recarsi a Bologna, era possibile inviare una lettera contenente la descrizione dei sintomi, due capelli dell&#8217;ammalato, tre lire e 20 centesimi ed ecco che avrebbero ricevuto tutto quanto a domicilio.</p>
<p>Il tutto, abbondantemente ed efficacemente aggiungerei io, pubblicizzato sui giornali dell&#8217;epoca con inserzioni a pagamento</p>
<p>La suddetta Anna D&#8217;Amico gode del privilegio di avere ben <strong>due monumenti funebri</strong>, unico caso all&#8217;interno del cimitero della Certosa di Bologna (ma io ne ho visto uno solo).</p>
<p>Curiosa la lapide di <strong>Leonello Grossi</strong> perché vi ha fatto incidere l&#8217;iscrizione all&#8217;università a 16 anni poi la direzione della farmacia cooperativa e l&#8217;attività di deputato, insomma un curriculum vitae.</p>
<p><strong>Paolo Neri</strong> fa edificare una tomba che ricorda vagamente un tempio egizio (ma forse è solo una mia impressione); sia come sia, ci sono due figure femminili che poggiano un braccio (una con un fiore) su un grande volume aperto sul quale si legge la professione del defunto: industriale tipografo.</p>
<p>Varie le tombe che ricordano quelle famose di <strong>Canova</strong>, come porta d’ingresso ad un mondo inaccessibile all’osservatore ma non per questo meno presente.</p>
<p>Spicca tra le tante, quella del <span style="color: #800080;"><strong>generale Giuseppe Grabinski</strong></span>, già appartenente all’esercito napoleonico, rappresentato in abiti da antico romano, in posa battagliera con tanto di spada sguainata diretta verso l’osservatore e bandiera al fianco; ai lati le tombe di figlio e nuora, decisamente più sobrie.</p>
<p>Neoclassicismo imperante: sobrietà, compostezza e richiamo all’antichità greco romana.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_15803"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/bVCaA2jCkoU?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p><strong>Luigi Roncagli</strong>, su progetto di Vincenzo Vannini realizza la <strong>tomba di Olimpia Spada</strong>: notevole è <strong>l’<em>Allegoria della Speranza</em></strong> che regge un’ancora, segno al contempo di stabilità nella fede e fermezza nella speranza: fede e speranza, virtù eminentemente cristiane, sebbene non vi sia nessun riferimento esplicito al cristianesimo.</p>
<p>Da notare, nella <strong>tomba Colbran</strong>, la mesta figura di <strong>Isabella Colbran</strong>, seduta e con un braccio appoggiato al cippo che reca l’immagine del padre, Giovanni, violinista spagnolo; di fronte a lei un putto alato suona la cetra.</p>
<p>Ma chi è mai questa <span style="background-color: #ffffff; color: #00ff00;">Isabella Colbran</span>? Descritta come una bellissima donna, fu la <strong>prima moglie di Gioacchino Rossini</strong>, poi abbandonata per <strong>Olimpia Pelissier</strong>; nella tomba sono sepolti anche i <strong>genitori del compositore</strong>, sebbene i rapporti tra loro e la <span style="background-color: #ffffff; color: #000000;">nuora</span> non fossero stati dei più sereni.</p>
<p><strong>Giorgio Kienerk</strong> è l’autore della tomba di <strong>Filippo Comi</strong>, in stile neocinquecentesco: una figura femminile, <strong>allegoria della Rassegnazione</strong>, ha una grande croce alle spalle, contornata dalla <strong>Parabola della vita umana</strong>.</p>
<p>A pochi passi ecco la tomba di <strong>Paolo Cattani</strong>, opera di un precoce <strong>Giuseppe Rizzoli</strong> (appena ventiseienne): un monticello di pietra sul quale si erge la Croce ed ai cui piedi Maria si abbandona addolorata.</p>
<p><strong>Giovanni Strazza</strong> crea <strong>l’Angelo della resurrezione o del silenzio</strong>, per la tomba di <strong>Giovanni Mazzacurati</strong> (o Mazzacorati) che divide rigorosamente in base al sesso i marchesi e le marchese della nobile famiglia.</p>
<p>E che dire della tomba che <strong>Giovanni Putti</strong> ha eseguito per <strong>Maria Caterina Isabella Barbieri</strong>, vedova di Gaetano Mattioli, violinista, direttore d’orchestra e compositore (che studiò pure in quel di Parma): tre belle statue, allegorie di fede, carità e prudenza (di certo manca la modestia) circondano la tomba dove occupa la scena il medaglione del volto della sola Barbieri, che ignora completamente il povero marito.</p>
<p>Curiosa figura questa della Barbieri, ballerina, amante di <strong>Maximilian Friedrich von Königsegg-Rothenfels</strong>, <strong>arcivescovo di Colonia</strong>, sicuramente intraprendente e probabilmente poco orgogliosa del proprio marito.</p>
<p>Un grande angelo riempie la cappella delle famiglie Avogli Trotti Armandi Matteucci, qui è sepolto il professor Nicola Matteucci, docente di filosofia morale all’Alma Mater ai tempi in cui studiavo io.</p>
<p>Molto bella la tomba del <strong>conte Alessandro Casali</strong>, anche questa opera di <strong>Giovanni Putti</strong>: una Piangente&nbsp;inginocchiata e un&nbsp;Genio della Morte sono le figure che animano uno sfondo molto movimentato, scenografico, in stile neobarocco.</p>
<p>Altro personaggio che si fa notare è il <span style="color: #008080;"><strong>generale Giovanni Luca Pallavicini</strong></span>, governatore di Milano per conto di Maria Teresa d’Austria, che visse gli ultimi anni proprio nella Certosa bolognese.</p>
<p>Mentre uomo di gran cipiglio deve essere stato il <strong>principe del Sacro Romano Impero Filippo Ercolani</strong>, personaggio arrogante e rissoso, di cui solo il busto campeggia su una colonna, ma più che sufficiente a trasmetterci il carattere poco “gustoso” del nobiluomo.</p>
<p>La tomba dei coniugi Golinelli (o almeno credo) attira la mia attenzione poiché è costituita da una lastra di pietra scura contornata da un bordo più chiaro con le impronte di mani e piedi nudi; a poca distanza dallo spigolo superiore sinistro vi è poi una grossa palla di materiale bianco, peccato non avere trovato maggiori informazioni.</p>
<p>Quella della famiglia Agnoli, opera del quasi sconosciuto <strong>Francesco Bonola</strong> (di cui risultano altre tombe in Certosa e poco altro), è una tomba in cui due figure femminili, una inginocchiata in preghiera (come una comunicanda) ed una in piedi a lei di fronte, con una ghirlanda di fiori in una mano e nell’altra uno strano cordoncino da cui pendono 4 palle.</p>
<p>La tomba della <strong>famiglia Putti</strong> ci ricorda che il capostipite è stato <strong>medico chirurgo ortopedico</strong> di fama mondiale; nella stessa tomba riposa <strong>Cristina Campo, traduttrice e scrittrice</strong>, convertitasi al cattolicesimo nella sua versione più conservatrice, favorevole alla messa secondo il rito di san Pio V.</p>
<p><strong>Clodoveo Franchini</strong> ci tiene a ricordare che agiatezza e stima dei cittadini sono il frutto dello “studio costante dell’arte meccanico elettrica”.</p>
<p>Lo sguardo fiero dell’avvocato e garibaldino <strong>Aristide Venturini</strong> campeggia assieme a quello della moglie, a poca distanza dal <strong>mausoleo della famiglia Ronzani</strong>, in cui spicca <span style="color: #33cccc;"><strong>Camillo Ronzani</strong></span>, famoso <strong>birraio</strong> di Bologna. L’opera, degli inizi del Novecento, di <span style="color: #0000ff;"><strong>Pasquale Rizzoli</strong></span>, si compone di due figure: un uomo seduto, meditabondo, sorregge una ruota dentata, simbolo dell’industria, protetto da un angelo stante.</p>
<p>Un complesso in <strong>stile liberty</strong> davvero gradevole e adatto al fondatore di uno degli stabilimenti di produzione della birra più importanti di Bologna: da sempre amo la birra e pure Bologna anche se gli ultimi anni mi hanno visto gravitare più verso la splendida Milano (città che condividono il sindaco del medesimo partitaccio).</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_32393"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/lV8Ct_rpGa8?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p>Splendida la <strong>cappella Melloni</strong>, con gruppo statuario opera sempre di <strong>Pasquale Rizzoli</strong>: la croce sovrasta un anziano sdraiato, rappresentante il dolore, che compiange i defunti.</p>
<p>Prolifico autore funerario, questo Pasquale Rizzoli, è lo stesso autore della <strong>statua del popolano</strong>, il bronzo che commemora le <strong>vittime dell’insurrezione dell’8 agosto 1848</strong> che ancora campeggia all’ingresso del <strong>parco della Montagnola</strong>, mio usato percorso di quando ero giovane studente dell’Alma Mater.</p>
<p>Fantastica la lapide, del 1832, che ricorda <span style="color: #3366ff;"><strong>Petronius Brunettus e Bartholomaeus Tassinarius</strong></span>, soci in <strong>mercatura aromatum</strong>, che hanno deciso di farsi anche la tomba assieme, un raro e bell’esempio di buon rapporto professionale ed umano.</p>
<p>Ma ecco un altro monumento degno di nota, la <strong>cappella Gregorini Bingham</strong>: qui <span style="color: #ffcc00;"><strong>Vincenzo Vela</strong></span>, un protagonista delle <strong>5 giornate di Milano</strong>, rappresenta una donna, su alto cippo, col volto tra le mani in un atteggiamento di abbandono e struggimento interiore che dovrebbe rappresentare anche la disillusione politica dell’autore.</p>
<p>Di passaggio noto il volto di <strong>Giovanni Battista Comelli</strong>, grande medico (lavorò fino a 90 anni), collaboratore e collega di Giacomo Tommasini, altra autorità medica, parmigiano, cui è stato dedicato il famoso borgo ora sorvegliato da occhiuta telecamera.</p>
<p>Altra tomba notevole è quella, in stile neoclassico, che <strong>Giovan Battista Comi</strong>, ha voluto in memoria della moglie&nbsp;<strong>Carolina Baldi</strong>; a forma piramidale, una figura rappresenta l’allegoria della religione e sovrasta un angelo ed una figura chinata e coperta da un manto, a fianco di un canopo; sebbene non visibile in volto, osservando dal basso si intuisce che questa misteriosa e straziata figura è quella del marito.</p>
<p>Ecco quella di <strong>Paolo Aleotti</strong>, scultore, che si fa custodire da un “putto” opera sua, un ragazzo a gambe incrociate con alcuni melograni in mano.</p>
<p>Sempre in stile neoclassico la tomba delle <strong>famiglie Persiani e Calletti</strong>, con due personaggi (maschio e femmina) appoggiati e dolenti; identico stile connota la piramide che ricorda, tra gli altri, la piccola <strong>Virginia Mandini</strong>, morta alla tenerissima età di un anno.</p>
<p>Granitica e spoglia, la tomba di <strong>Guido Pini</strong>, morto precocemente, di cui non ho trovato notizie: il suo sarcofago, con gli anni di nascita e morte in numeri romani ed il solo nome e cognome esprimono un dolore sigillato ma non contenuto dallo spessore delle pareti del sarcofago.</p>
<p>Tra le tante tombe quasi anonime mi imbatto in una che non avrei immaginato (la mia ignoranza…), è quella di <strong>Dino Grandi</strong>, il gerarca fascista che propose il famoso <span style="color: #99cc00;"><strong>ordine del giorno al Gran Consiglio</strong></span>: era il <strong>25 luglio 1943</strong> quando l’approvazione dell’ordine del giorno Grandi provocò la <strong>caduta del regime fascista</strong>.</p>
<p>Decisamente meno sobrio è il ritratto di <span style="color: #ff00ff;"><strong>Maria Barberini Duglioli</strong></span>, nipote di <span style="background-color: #ffffff; color: #ff0000;"><strong>Urbano VIII</strong></span>, opera di <strong>Giuseppe Giorgetti</strong> e copia di un originale oggi al&nbsp;<strong>Louvre</strong> frutto delle straordinarie mani del mio amatissimo <span style="color: #ff0000;"><strong>Gian Lorenzo Bernini</strong></span> in collaborazione col suo collaboratore <span style="color: #ff0000;"><strong>Giuliano Finelli</strong></span>.</p>
<p>La povera Maria morì di parto all’età di 22 anni, seguita a breve dal marito: di lei resta, a Bologna, solo un busto in marmo, oggetto di illustri visite nel corso dell’Ottocento, magra consolazione.</p>
<p>Altro busto, o meglio protome, di interesse è quello di <strong>Cesare Bianchetti</strong>, un bolognese ricco, colto e devoto che si dedicò all’istruzione cristiana del popolo secondo i dettami della riforma tridentina e l’ispirazione dei seguaci di <strong>san Filippo Neri</strong>.</p>
<p>Nonostante l’inclinazione alla vita religiosa, essendo unico erede di famiglia, venne costretto a sposarsi, non ancora ventenne con la nipote di <span style="color: #808000;">Alessandro Gambalunga</span>, il fondatore dell’omonima biblioteca in quel di <span style="color: #808000;">Rimini</span> (ancora una volta emerge come sia piccolo il mondo).</p>
<p>Mi capita di notare una tomba, semplice semplice, connotata dal viso di un giovane con indosso un casco: qui riposa <span style="color: #00ffff;"><strong>Bruno Deserti</strong></span>, giovane vittima di un incidente durante una <strong>simulazione delle 24 ore di Le Mans</strong> in quel di Monza: il premio in palio, un posto nella squadra di <strong>Enzo Ferrari</strong> per la gara originale, prevista nel giugno successivo. A 23 anni la Curva Grande del circuito di Monza gli fu fatale.</p>
<p>Non ho trovato nulla che mi racconti della curiosa tomba di <strong>Anna Tamba</strong>, interrata, in esterno, con sovrastante una struttura di vari parallelepipedi, davvero curiosa.</p>
<p>Un’altra strana tomba, che mi ricorda un nastro trasportatore, è seguita da quella, ancora una volta espressione di un dolore straziante, di Ermanno Lodi, morto a 7 anni.</p>
<p><strong>Alfonso Borghesani</strong> realizza la tomba per le famiglie Dal Monte Gardini, un bell’esempio di stile liberty in cui mescola con sapienza materiali diversi, dal bronzo al mosaico; la tomba è incentrata sulla figura della committente <span style="color: #008000;"><strong>Assunta Dal Monte</strong></span>, presumo <strong>ostetrica</strong> visto che si parla di nascite nell’epigrafe ed il monumento rappresenta una donna con un bambino in braccio e, sullo sfondo, un gruppo di pargoli con fiori, leprotti e colombi.</p>
<p>La più curiosa tomba del cimitero è quella <strong>dell’avvocato <span style="color: #008080;">Roberto Pietro Mellini</span></strong>, morto nel 1950; non la fattura del triste sepolcro ma l’epigrafe, mi ha folgorato, perché normalmente non si leggono frasi di siffatto tenore, il che racconta dell’esasperazione e solitudine dello sfortunato professionista: “L’iniquità di amici – l’ingratitudine di beneficati – l’insufficiente giustizia furono il mio calvario …”</p>
<p>Il povero avvocato eternizza la condanna di tutti coloro che lo hanno deluso.</p>
<p>Bella la tomba in stile liberty di <strong>Guido Bonora</strong>, con le tre Marie “contenute” in un grande semicerchio; a poca distanza riposa qualcuno che ha voluto un albero i cui rami secchi rimandano all’aridità della morte; guardando quei rami bronzei, eternamente destinati all’aridità, mi veniva in mente la celebre poesia di Giosuè Carducci, “<strong>Pianto antico</strong>”.</p>
<p>Accanto, il busto di Leone Pesci, bolognese, chimico insigne e rettore dell’Università mentre poco oltre la famiglia Vegetti si affida ad una dolente velata che contempla una clessidra.</p>
<p>Ora l’attenzione scivola sul sarcofago molto medioevaleggiante di <span style="color: #00ffff;"><strong>Ennio Gnudi</strong></span>, sindacalista, sindaco (anche se per pochi momenti) di Bologna, mai insediatosi a causa della <strong>“Strage di palazzo d’Accursio”</strong> che, a onor di cronaca, vide coinvolti quelli che, ai tempi, si chiamavano vigili urbani, sciolti con l’accusa (poi archiviata) di avere causato la morte di una guardia regia.</p>
<p>Il sarcofago, pagato dal sindacato dei ferrovieri, opera dello scultore&nbsp;<strong>Farpi Vignoli</strong> è curioso perché i portatori rappresentano le varie categorie sociali che sono state difese dal sindacalista Gnudi, evidentemente molto attivo.</p>
<p><strong>Pietro Malmusi</strong>, invece, era un imprenditore dell’industria stearinica e saponaria che aveva portato prestigio al paese e lavoro a molti operai.</p>
<p>Notevole la <strong>cappella Rusconi Camerini</strong>, ove una donna col capo aureolato ed un pastorale patriarcale, ha ai lati due figure sedute, allegorie di non chiara identificazione; altra cappella meritevole di attenzione è quella con la tomba di <strong>Emma Romagnoli dei conti Barbaran</strong>: un angelo accompagna in cielo una donna mentre, sul lato opposto, due protomi, probabilmente dei genitori, elegantemente vestiti, sovrastano un fanciullo seduto su alti cuscini.</p>
<p>Decisamente più sobria la lapide del pittore <strong>Andrea Besteghi</strong> così come la tomba di un consigliere di cassazione mentre la famiglia Borsari sostiene che ciò che l’amore ha unito nemmeno la morte potrà separare.</p>
<p>Bello il busto del direttore d’orchestra <strong>Rodolfo Ferrari</strong> e curioso il monumento della <strong>famiglia Zironi</strong> dove si nota un ragazzo accovacciato ai piedi di una figura femminile che si slancia verso il cielo impugnando un caduceo, allusione massonica o che altro?</p>
<p>Non ho trovato notizie su <span style="color: #993366;"><strong>Ettore Trentini</strong></span> ma la tomba commissionata a Pasquale Rizzoli lo rende una figura famosa tra i dimoranti in Certosa: notevole, infatti, è l’angelo che si china a raccogliere il fiore di un albero spezzato, chiaro indice di una morte precoce, presumo della moglie, rappresentata in busto, sopra l’albero stesso.</p>
<p>&nbsp;<strong>Silverio Montaguti</strong> è l’autore di un’altra tomba monumentale, quella della <strong>famiglia Riguzzi</strong>, tre imponenti figure rappresentanti valori laici: <strong>il commercio e il lavoro</strong>, si tengono per mano ad indicare la loro armonia, fanno da sfondo alla <strong>maternità</strong>, donna con in braccio un bambino in primo piano.</p>
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<p>La famiglia Veronesi sceglie, invece, un angelo, a protezione del sarcofago mentre la famiglia Modoni ha una figura femminile distesa in contemplazione della croce.</p>
<p><span style="color: #993300;"><strong>Paolo Atti</strong></span>, self made man nel campo dell’industria alimentare, riceve dai suoi famigliari un monumento in cui una donna, l’agricoltura, un uomo con la pala da fornaio ed un’altra donna, fanno da corona al busto al fondatore della ditta.</p>
<p>Un angelo molto klimtiano veglia sul riposo della famiglia di <strong>Ciro Magagnoli</strong> mentre la modestia di <strong>Sebastiano Zavaglia</strong> viene messa a dura prova dagli elogi fatti scolpire sulla lapide da moglie e fratelli.</p>
<p>Nel <span style="color: #000080;"><strong>sacrario dei caduti della Grande Guerra</strong></span> spicca, in solitudine, il sarcofago di <strong>Ugo Bassi</strong>, sacerdote amico di Giuseppe Garibaldi (omnes peccavimus!).</p>
<p>Eccomi davanti alla tomba di <strong>Fatima Miris</strong>, nome d’arte della contessa d’Arco, celebre attrice e trasformista.</p>
<p>Del generale <span style="color: #3366ff;"><strong>Giuseppe Doletti</strong></span> ho trovato notizie interessanti: originario di Leonforte, provincia di Enna, figlio non riconosciuto di un medico e della di lui cameriera, distintosi per l’abilità sul campo nella campagna d’Africa del 1896, venne ammesso all’Accademia di Modena, ne uscì ufficiale, fece carriera (studiando, tra l’altro, la conservazione degli alimenti col freddo) fino ad essere comandante della 49<sup>a</sup> Divisione (guarda le coincidenze, denominata Parma) e nominato generale dal generale Diaz.</p>
<p>Raggiunta la meritata fama, il padre colto da tanto giusto quanto tardivo rimorso, si offrì di riconoscerlo e quindi dargli il suo cognome ma tale offerta venne ricusata (sacrosanta decisione a mio parere) dall’alto ufficiale che, da buon militare, per il riposo eterno ha scelto l’essenziale, il suo busto ed il nome.</p>
<p><strong>Armando Minguzzi</strong> è l’autore del monumento ad <span style="color: #00ff00;"><strong>Olindo Raggi e Amedeo Ruggeri</strong></span>, due motociclisti deceduti “sul campo”: la Pietà depone nel sepolcro il corpo di Olindo Raggi mentre, ai lati, motociclisti e ragazze con mazzi di fiori celebrano il prode.</p>
<p>La sottoscrizione per l’edificazione del monumento vide la partecipazione di <strong>Benito Mussolini</strong> e Amedeo Ruggeri che offre il premio di una sua vittoria; pochi anni dopo lo stesso Ruggeri andrà a riposare nel medesimo sepolcro, dopo aver perso la vita durante un tentativo di superare il record di velocità con una Maserati.</p>
<p>Questo monumento mi ricorda il famoso “Memento audere semper” del Vittoriale: era quella, l’epoca del vivere pericolosamente, dell’esaltazione della velocità, del motore, del progresso meravigliosamente tradotti in opere d’arte dai futuristi.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_84043"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/1fFNMM7Z2fc?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p>Maria Beatrice Comi lascia la vita a 17 anni, ricordata in una bella tomba in stile liberty; poco distante spicca l’opera di <strong>Mario Sarto</strong>, la tomba Marangoni, un bel connubio tra bronzo e mosaico.</p>
<p>Mi stupisco, infine, di incontrare la tomba di un insigne prelato: la mancanza di tombe di alti dignitari della chiesa mi aveva stupito fino alla scoperta di questa semplice lapide, quella di <span style="color: #ff0000;"><strong>Vittorio Amedeo Ranuzzi de&#8217; Bianchi</strong></span>, cardinale originario di Bologna, di nobilissimi natali e molto stimato nell’esercizio del suo ministero.</p>
<p>Dal sacro al profano, ecco il busto di <strong>Alfieri Maserati</strong>, pilota e fondatore dell’omonima casa automobilistica; ancora in busto <strong>Gianluigi Melegari</strong>, morto precocemente all’età di 35 anni, sinteticamente orgoglioso di essere fascista.</p>
<p>Risale al 1940 un&#8217;altra bella opera di Pasquale Rizzoli, il <strong>monumento Generali</strong>; di <strong>Filippo Generali</strong> non ho trovato nulla online quindi l&#8217;unica informazione che ho la ricavo dalla tomba: morto per un&#8217;incursione aerea era sicuramente appassionato di agricoltura visto che lo scultore su uno sfondo di tessere di mosaico in ceramica rappresenta il busto di Dio padre ed un contadino intento a vangare la terra.</p>
<p>Il riferimento, a mio parere, è biblico anche se ho letto che si tratterebbe di un&#8217;allegoria dell&#8217;agricoltura.</p>
<p>Ora mi imbatto nella sobria dimora eterna di <strong>Antonio Carranti</strong> che, se non esagera con gli orpelli, non si risparmia coi titoli: nobiluomo, avvocato, commendatore, Podestà di Bologna, Patrizio imolese.</p>
<p>Di <strong>Michele Pala</strong> non ho scoperto nulla se non che era un <span style="color: #00ff00;">carabiniere reale</span>, vittima del dovere il 31/05/1931, e come tale immortalato nella lapide a lui dedicata.</p>
<p>&nbsp;Due figure femminili, molto diverse tra loro, vegliano sulle tombe di <strong>Giancarlo Bassi</strong>, morto prematuramente nel 1945, e quella della famiglia di Alessandro Osti: se la prima sembra quasi un Angelo, la seconda, velata e coi capelli lunghi, pare un’invasata, distrutta dal dolore.</p>
<p>Eccomi davanti alla <strong>tomba Magnani</strong>, un&#8217;altra splendida opera di Pasquale Rizzoli: qui un angelo reca in cielo il defunto, gigli e rose decorano la scena e sullo sfondo il mosaico, che digrada dal blu scuro all&#8217;azzurro, sottolinea il moto ascensionale delle due figure.</p>
<p>Altra opera notevole di Rizzoli è la <span style="color: #ffff00;"><strong>tomba Pizzoli</strong></span>, anche questa in stile Liberty e conosciuta come <span style="color: #00ff00;"><strong><em>Genio del fuoco</em>&nbsp;o&nbsp;<em>Allegoria del fosforo</em></strong></span><em>: il</em> protagonista è un uomo nudo che ricorda molto <strong>i prigioni di Michelangelo</strong>, semi disteso e avvolto in un intreccio di rami di melograno, intento a contemplare con gusto le fiamme che gli lambiscono i piedi; accendini, acciarino, fiammiferi ricordano l&#8217;attività professionale della famiglia, la valorizzazione del fosforo per l&#8217;illuminazione.</p>
<p>Lo sfortunato protagonista di questa impresa non ebbe successo; toccò alla moglie allevare i figli, sistemare i conti dell&#8217;azienda, trasmetterla alla prole e, solo allora, vederla finalmente prospera.</p>
<p>Ma subito un&#8217;altra tomba interessante, quella di <strong>Enrico Guizzardi</strong>, commerciante, appassionato d&#8217;arte, grande amico del pittore bolognese <strong>Luigi Serra</strong>; l&#8217;opera, di <strong>Giuseppe Romagnoli</strong>, rappresenta una donna velata che lascia cadere a terra alcune rose, mentre, sul lato opposto, sembra uscire dal marmo, quasi come un incompiuto michelangiolesco, il <span style="color: #993366;"><strong>dio Mercurio</strong></span>, protettore dei commercianti.</p>
<p>Ritorniamo subito a Rizzoli col monumento a <strong>Pompeo Baroni</strong>: qui il genio dell’agricoltura, in posa michelangiolesca, osserva il lavoro dei campi che produce frutto come recita il motto, citazione virgiliana dalle Georgiche, “Fundit humo facilem victum iustissima tellus” (La terra giustissima offre dal suolo facile sostentamento).</p>
<p>Accanto a questo ecco un’altra opera del prolifico Rizzoli, è il <strong>monumento&nbsp;Zanetti-Cassinelli</strong>: qui un imponente gruppo bronzeo, tre figure dolenti in un circolo triangolare piramidale spiccano contro uno sfondo di mosaico azzurro chiaro con croce dorata.</p>
<p>Mi imbatto poi in un altro bronzo, con l’angelo che accoglie l’anima da trasportare in cielo ma anche un uomo, seminudo ed affranto, sovrastato dalla protome marmorea di una signora dai tratti che rivelano una grande forza di carattere.</p>
<p>Curioso il <strong>cippo Oppi</strong> dove una bambina porge un fiore in direzione del busto del defunto, bella opera di <strong>Pietro Veronesi</strong>.</p>
<p>Ma tornando all’interno, eccomi davanti al <strong>monumento Malvezzi Angelelli</strong>, opera di <strong>Lorenzo Bartolini</strong> e intitolata “<span style="color: #808000;"><strong>Pallade e il Genio della Gloria</strong></span>”: curiosa storia di quest’opera che, in precedenza, avrebbe dovuto rappresentare&nbsp;<b> Elisa Bonaparte</b>, moglie di tal <strong>Felice Baciocchi</strong>, nelle vesti della “Magnanimità che abbraccia il suo destino”.</p>
<p>Durante la lavorazione emerse una venatura nera proprio in corrispondenza del viso della <strong>Granduchessa di Toscana</strong>; da qui nacque una disputa col vedovo poiché lo scultore si era offerto di scolpire una nuova opera ma addebitando il costo del marmo al committente che, al contrario, riteneva che la spesa dovesse gravare sull’artista in riconoscenza della nomina a direttore della Scuola di Scultura dell&#8217;Accademia di Belle Arti di Carrara.</p>
<p>Disputa cessata con la morte del Baciocchi che comportò un nuovo monumento dedicato ad entrambi i coniugi; divenuta inutile, la statua contestata venne venduta al <strong>marchese Massimiliano Malvezzi Angelelli</strong>.</p>
<p><span style="color: #99cc00;"><strong>Giovanni Putti</strong></span> crea la splendida ed inquietante <strong>tomba di <span style="color: #99cc00;">Petronio Buratti</span></strong>: <strong>l’Allegoria del Tempo</strong> si rivela in un angelo della morte con falce e clessidra, una barba fluente ed un paio d’ali che sembrano minacciare di spiccare il volo.</p>
<p>L’allegoria del tempo piaceva, evidentemente, visto che anche nel monumento di <strong>Anna Maria e Giacchino Ferreri </strong>compare l’angelo con falce e clessidra d’ordinanza, ma stavolta, forse a contemperarne il tremendo aspetto, altre due figure e una coppia di leoni completano il quadro.</p>
<p>Un grande angelo in bronzo siede sulla lastra tombale delle famiglie Boschi e Mummolo, che ne spiegano la presenza, citando l’episodio evangelico dell’angelo che si siede, dopo averla rovesciata, sulla lastra tombale del sepolcro di Cristo.</p>
<p>Notevole la tomba di <span style="color: #00ccff;"><strong>Edoardo Weber</strong></span>, industriale e progettista, scomparso il 15 maggio 1945, prelevato da tre partigiani a causa delle sue simpatie per la <strong>Repubblica Sociale di Salò</strong>; il corpo non venne mai ritrovato per cui quello della Certosa è un cenotafio opera dello scultore&nbsp;<span style="color: #339966;"><strong>Venanzio Baccilieri</strong></span> che ha riprodotto alcuni episodi dell’attività in fabbrica con tanto di tecnici ed operai che discutono del lavoro.</p>
<p>Dopo la visita della chiesa, sommaria a causa della celebrazione in corso, proseguo la visita fin quasi all’orario di chiusura, così ecco una notevole pietà ai cui lati spiccano le protomi dei proprietari della <strong>famiglia Grandi</strong> poi la splendida lapide di una famiglia, esemplare nella sua semplicità, fatta di tessere rettangolari che rendono la prospettiva di un corridoio che conduce ad un’alta croce, una versione moderna di opus sectile, tanto essenziale quanto suggestiva, con rimandi alla prospettiva rinascimentale.</p>
<p>Altra interessante tomba è quella di <span style="color: #33cccc;"><strong>Gida Rossi</strong></span>, maestra di vita e di storia, che ebbe “in Cristo la sua fede, nella Patria il suo ideale, dell’Italia Romana interpretò sempre lo spirito, ne cantò le glorie, ne predisse il trionfo”: il Comune le dedicò una lapide in memoria di un esempio fulgido, cui aggiungerei io di applicazione del teorema “Dio, patria, famiglia” (anche se nel suo caso la famiglia era costituita dai mutilati combattenti nel “sacro nome d’Italia”).</p>
<p>Oggi chi la considererebbe? Com’è caduca la gloria politica!</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_93864"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/246su4oPlwM?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p>Altra tomba notevole è quella di <span style="color: #00ffff;"><strong>Cesare Germani</strong></span>: non trovo notizie su di lui ma la tomba, in mosaico azzurro con croce da cui parte un fascio di luce con affiancati Mercurio ed una donna non meglio identificata, è degna di nota; sicuramente si tratta di un imprenditore visto l’esergo “vitam labore ac opere duxit”.</p>
<p>Eccomi ad un’altra splendida tomba, quella che <strong>Carlo Monari</strong> ha scolpito per <span style="color: #00ccff;"><strong>Enea Cocchi</strong></span>, deceduto a 18 anni: il ragazzo è mollemente seduto su una poltrona, con un libro in mano, rappresentato con abiti molto moderni, quasi una sfida al triste destino che lo ha colpito.</p>
<p>Ma dato che le tombe sono come le ciliegie, una tira l’altra, eccomi alla <strong>tomba Simoli</strong>, opera di <strong>Tullo Golfarelli.</strong></p>
<p><span style="color: #ffcc00;"><strong>Gaetano Simoli</strong> </span>(ritratto in età avanzata con la moglie Liberata Morini, in un medaglione sul basamento) è rappresentato come un fabbro – egli <span style="color: #ffcc00;"><strong>era il fabbro comunale</strong></span> -in un momento di riposo.</p>
<p>Golfarelli ne esalta le virtù, secondo la poetica pascoliana in voga, rappresentando un bell’uomo, sereno e fiero del suo lavoro di operaio, che non sembra per nulla in “soggezione” di fronte a ben più titolati defunti.</p>
<p>Per permettersi questo monumento il buon Simoli ha risparmiato tutta una vita, era il suo sogno, che non mi permetto di criticare ma che, certo, non condivido.</p>
<p>Dopo il fabbro l’editore, la <span style="color: #00ffff;"><strong>tomba della famiglia Zanichelli</strong></span> vede il fondatore dell’<strong><span style="color: #00ffff;">omonima casa editrice</span></strong>, quella che ha pubblicato le opere di Carducci, rappresentato in un bel busto sotto il quale è disposta una disordinata pila di libri.</p>
<p>Sui libri spicca lo stemma della casa editrice, un tempo sorretto, a sinistra, da un puttino dolente che mano ignota ha pensato bene di asportare (insomma se lo sono fregati, come direbbero a Roma).</p>
<p>A poca distanza la moglie dedica a <strong>Pietro Agostini</strong>&nbsp;un affettuoso monumento; pochissimi sono gli elementi per ricavare informazioni, ma una forbice mi fa immaginare che fosse quel Pietro Agostini, che fu il più famoso sarto cittadino a inizio Ottocento.</p>
<p>Ma eccomi alla tomba del <strong>cavalier Angelo Minghetti</strong>, opera di <strong>Alessandro Massarenti</strong>; questo Minghetti vive una vita assai intensa e, per certi tratti avventurosa (ad esempio quando partecipa all’insurrezione dell’VIII agosto 1848, restando ferito) ma coronata di grande successo e soddisfazione.</p>
<p>Poi transito di fronte ad un bel <strong>Cristo bronzeo, buon pastore</strong>, per passare al <strong>monumento Montanari</strong>: qui un angioletto che regge un caduceo sovrasta la tomba ai cui piedi si trova una donna, tristemente appoggiata su un mazzo di fiori.</p>
<p>Il viso è sconvolto, quasi da alienata, i capelli scarmigliati scendono quasi a fondersi coi fiori; c’è chi sostiene che l’autore, <span style="color: #ffcc00;"><strong>Diego Sarti</strong></span>, vi abbia impresso quella sensualità che, unita alla morte, costituirà un tratto tipico del decadentismo: a me non pare, la donna, col volto davvero da alienata, non mi pare proprio sensuale, ma parere personale.</p>
<p>Altra tomba che mi ha colpito rappresenta una ragazzina, bambina direi, riccamente vestita, siamo a fine Ottocento inizi Novecento, addormentata su una poltrona imbottita.</p>
<p>Il tempo fugge e con lui le tante tombe da vedere: mentre la signora Maria Osti, inginocchiata, recita il rosario, in attesa della resurrezione assieme alle due figlie che le hanno dedicato il monumento, la signora <strong>Carolina Mignani, vedova di Cesare Beau</strong>, ricco commerciante, si appoggia al figlioletto Augusto perché la sostenga.</p>
<p>L’opera, di <span style="color: #33cccc;"><strong>Salvino Salvini</strong></span>, rappresenta nella parte superiore il busto del defunto, col volto severo, in quella sottostante, con grande accuratezza di dettagli, madre e figlio a fianco di un candelabro con una torcia accesa.</p>
<p>Ma ecco un’altra tomba dove la rappresentazione di una scena così piena di vitalità come l’allattamento di un neonato, fa stridente contrasto col clima del cimitero: una madre, prosperosa come lo sono le puerpere, sta allattando al seno, scoperto totalmente, un neonato mentre col braccio sinistro trattiene un altro bambino, in piedi, che fissa dritto l’osservatore.</p>
<p>Ma subito viene il Monumento dedicato a <span style="color: #008080;"><strong>Raffaele Bisteghi</strong></span>, realizzato da Enrico Barberi; la prima curiosità è che il monumento è stato realizzato su esplicito mandato del de cuius, che ha impegnato gli eredi a realizzargli un monumento funebre con spesa non minore di 12.000 lire (che nel 1895 erano una bella somma); la seconda è relativa all’impronta verista dell’opera, con la <span style="color: #993366;">rappresentazione dell’agonia del defunto</span>, rappresentato senza edulcorazione alcuna, nello straziante momento del trapasso, con l’angelo al suo fianco pronto ad accoglierne l’anima, in evidente contrasto con la figura della vedova, rappresentata con abiti fuori moda e sicuramente ringiovanita ed abbellita oltre che in una posa più da comunicanda che da partecipe del supremo momento della morte del coniuge.</p>
<p>Sobria e solenne, invece, è la tomba di <span style="color: #ff00ff;"><strong>Camillo Casarini</strong></span>, sindaco di Bologna, la cui effige è opera dello stesso Salvini della tomba Beau: politico anticlericale, <strong><span style="color: #00ffff;">fondatore del partito degli azzurri</span></strong>, dimessosi dalla carica a seguito di uno scandalo in cui venne coinvolto ma da cui uscì scagionato (nihil sub sole novi).</p>
<p>Sempre di mano di Salvini è il <strong>cenotafio di Francesco Rizzoli</strong>, celeberrimo medico chirurgo cui Bologna ha dedicato anche una delle vie centrali della città e il ritratto di <strong>Rodolfo Audinot</strong>, deputato e senatore del regno, dotato di “ingegnosa facondia nei parlamenti”, qualità che non so quanto oggi sarebbe apprezzata.</p>
<p>Una lapide poggiata ad una colonna ricorda la figura dell’ingegnere e architetto <span style="color: #800080;"><strong>Antonio Zannoni</strong></span>, <strong>scopritore della Bologna etrusca</strong> sotto la Certosa e primo progettista della direttissima Bologna Firenze Roma.</p>
<p>Seguono il volto in bronzo di un ragazzino, ed un altro di nome Andrea quindi arrivo alla tomba, opera di <strong>Carlo Parmeggiani, dell’esploratore Pellegrino Matteucci</strong>, intrepido, come si dice degli esploratori degni di tal nome, morto trentenne a causa di febbri contratte durante la <strong>traversata dell’Africa dal Mar Rosso alla foce del fiume Niger</strong>.</p>
<p>La tomba si nota per via di una pelle di animale su cui è disteso il corpo dello sventurato avventuriero: oggi gli animalisti sbranerebbero chi osasse vantare una pelle di animale esotico come giaciglio, ma ai tempi l’Africa era un continente misterioso, da esplorare con ardite spedizioni ed una pelle di animale esotico un souvenir da esibire per l’invidia dei sedentari borghesucci.</p>
<p>Una curiosa tomba è quella della<strong> famiglia Codivilla</strong>, una semplice lapide sormontata dal busto della povera<strong> Anna Pedrazzi Codivilla</strong>, deceduta nel 1886 a causa dell’”<strong>asiatico morbo</strong>”, cioè<strong> il colera, </strong>a “soli 49” anni: perché curiosa vi chiederete, dopo centinaia di tombe che si distinguono per i diversi stili, materiali e decorazioni? Il motivo è semplice: la povera defunta, rappresentata velata, con abito che ricorda quello di una contadina, pur avendo 49 anni, ne dimostra almeno 70, bronzea testimonianza di quanto sia cambiata la vita (alimentazione in primis) in poco più di un secolo.</p>
<p>La pubblicità oggi sostiene che i 50 sono i nuovi 30 e levigatissime ed ancora attraenti signore deliziano le papille erotiche di aitanti cinquantenni: stupefacente se mi metto a ricordare i miei nonni e la mia infanzia, quando avere 50 anni era sinonimo di vecchiaia, il che mi rammenta che sono quasi un fossile che testimonia il passaggio tra due ere.</p>
<p>Curiosa anche la tomba del <strong><span style="color: #33cccc;">commendator Luigi Ballarini</span></strong>; in questo caso la curiosità nasce dal fatto che nessuno vi è sepolto, nonostante il busto del commendatore; di questo commerciante si conoscono scarne notizie relative a traffici poco chiari, alla fornitura di gas per illuminazione puzzolente e di scarsa qualità, ad un investimento andato male sulla ferrovia Genova La Spezia e ad un fallimento, nulla che spieghi la tomba vuota.</p>
<p>Mi sono accorto di avere saltato, cioè non visto svariate tombe che avrebbero meritato per cui sarà bene che ritorni nella cara Bologna.</p>
<p>Chiudo questo post con una considerazione: è un bel po’ di tempo che non scrivo (né so spiegarmi il motivo) e non mi è mai successo di pubblicare un articolo così lungo, probabilmente anzi sicuramente prolisso.</p>
<p>Chi avrà la pazienza e la compiacenza di leggerlo spero vi trovi un semplice racconto di un pomeriggio a passeggio, un modo inconsueto, forse, di fare una vasca, come si usa dire.</p>
<p>Devo segnalare con gratitudine il sito <a href="http://www.storiaememoriadibologna.it">www.storiaememoriadibologna.it</a> da cui ho attinto numerosissime informazioni e che permette di meglio godere di ciò che si incontra camminando per la Certosa.</p>
<p>Bologna, 12 settembre 2021 memoria del Santissimo Nome di Maria</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/la-certosa-di-bologna/">La Certosa di Bologna</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress">Cogito ergo adsum</a>.</p>
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		<title>22 ottobre a Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Oct 2017 18:34:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Domenica 22 ottobre, ultimo giorno di permanenza nell&#8217;Urbe, nonostante ancora tanto da vedere&#8230; Di buon mattino subito la Messa, presso il santuario internazionale del Sacro Cuore, a due passi dall&#8217;albergo: chiesa retta dai salesiani, quindi come se fossi a casa, il che non è entusiasmante. Dopo il rito, la colazione col solito cappuccino, con crema [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Domenica 22 ottobre, ultimo giorno di permanenza nell&#8217;Urbe, nonostante ancora tanto da vedere&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Di buon mattino subito la Messa, presso il <strong>santuario internazionale del Sacro Cuore</strong>, a due passi dall&#8217;albergo: chiesa retta dai salesiani, quindi come se fossi a casa, il che non è entusiasmante.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo il rito, la colazione col solito cappuccino, con crema stavolta, che non ho ben capito in cosa consista ma è ottimo, e cornetto con la crema non meno delizioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben ristorato inizio la mia perlustrazione in attesa di visitare la <span style="color: #008000;"><strong>mostra dedicata ad Arcimboldo</strong></span> che mi richiama alla memoria una gita a Venezia, per analoga esposizione, secoli or sono, quando ancora l&#8217;ottimo amico Roberto Mastri non aveva assunto la consistenza dell&#8217;ectoplasma, visibile solo grazie a sedute spiritiche o mezzi analoghi e mi concedeva l&#8217;onore e il piacere di qualche escursione in compagnia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma prima di arrivare alla <span style="font-size: 20px; color: #3366ff;"><strong>Galleria nazionale d&#8217;arte antica di Palazzo Barberini</strong></span>&nbsp; ce n&#8217;è di strada da fare e qualche chiesa da scoprire o riscoprire ed infatti, puntualmente, ecco una prima deviazione: la <span style="color: #333399;"><strong>chiesa di san Bernardo alle terme</strong></span>, chiesa cilindrica, come il Pantheon, con oculo centrale e ricavata da uno <span style="color: #333399;"><strong>spheristerium delle Terme di Diocleziano</strong></span>.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_47085"  width="560" height="315"  data-origwidth="560" data-origheight="315" src="https://www.youtube.com/embed/iuWDfbps4xU?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p style="text-align: justify;">Ormai è l&#8217;ora, Palazzo Barberini si avvicina e con esso il primo obiettivo della giornata; per avere un biglietto scontato alla mostra di Arcimboldo&nbsp; mi consigliano di visitare prima la <span style="color: #333399;"><strong>Galleria d&#8217;arte antica</strong></span>, suggerimento che accolgo con favore perchè rivedere i capolavori che custodisce è sempre un piacere.</p>
<p style="text-align: justify;">Mancano all&#8217;appello alcune opere di Caravaggio, come avvisano correttamente, in biglietteria, ma non è certo questo a dissuadermi: i tre busti scolpiti dal mio amatissimo<span style="font-size: 20px; color: #ff0000;"><strong> Gian Lorenzo Bernini</strong></span> sono da soli sufficienti a compensarmi.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_86520"  width="560" height="315"  data-origwidth="560" data-origheight="315" src="https://www.youtube.com/embed/Q5rQjCpLqbk?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p style="text-align: justify;">Dopo questa visita corroborante, ecco Arcimboldo: mi aspettavo decisamente di più; come per l&#8217;esposizione di Monet, non mi ritengo soddisfatto appieno.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto interessante, per carità, ma le opere esposte non mi sono sembrate tantissime, non, almeno, per come penso una mostra in una città come Roma e in un luogo di prestigio come la Galleria Nazionale d&#8217;Arte Antica di Palazzo Barberini, che solo a scrivere tutto il nome ti mette soggezione.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi godo, comunque, anche questa mostra, in attesa di andare a visitare<span style="color: #993300;"><strong> Castel Sant&#8217;Angelo</strong></span>, uno dei luoghi di Roma più famosi e, stranamente, mai visitato fino ad oggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Una breve coda ed eccoci all&#8217;interno del <span style="color: #993300;"><strong>Mausoleo di Adriano</strong></span>, che ha subito un&#8217;importante variazione di destinazione d&#8217;uso, come direbbero i colleghi che si occupano di edilizia.</p>
<p style="text-align: justify;">Visita anche stavolta interessante, che scivola via piacevolmente nonostante il tempo sembri promettere niente di buono; in questa occasione interrompo la consuetudine di saltare il pranzo e mi concedo un panino nell&#8217;affollatissimo bar interno dove le cameriere chiamavano la titolare, che presidiava la cassa, col termine &#8220;signora&#8221; che mi ricordava alcuni film d&#8217;epoca, intorno agli anni Sessanta.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_88499"  width="560" height="315"  data-origwidth="560" data-origheight="315" src="https://www.youtube.com/embed/Pp-aHNs-AD4?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p style="text-align: justify;">Seduto a degustalo con vista panoramica sulla città, mi sono spaventato per l&#8217;improvviso arrivo di un&#8217;ombra scura che si è diretta con decisione verso di me: era un gabbiano che, ad ali spalancate, è atterrato a pochi centimetri dal mio panino e lì si è trattenuto per tutto il tempo che ho trascorso a divorarlo (il panino, non il pennuto), con somma gioia dei turisti in transito.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo il desiderio di visitare Palazzo Altemps e la Galleria Corsini (compresa nel biglietto di Palazzo Barberini) ma il tempo, tiranno, me l&#8217;ha impedito; passo per la<span style="color: #808000;"> chiesa di San Gioacchino in Prati</span>, sconosciuta,&nbsp;per quella, finalmente libera di San Salvatore in Lauro ed, infine, per quanto riguarda gli edifici cosiddetti sacri, concludo con un luogo a me caro, la cosiddetta <span style="color: #ff0000; font-size: 20px;"><strong>Chiesa Nuova o santa Maria in Vallicella</strong></span>, ove si trova il <span style="font-size: 24px;"><strong><span style="color: #ff0000;">corpo di san Filippo Neri</span></strong></span>, a me particolarmente simpatico, mentre la via del ritorno mi vede transitare davanti al curioso <span style="color: #00ccff;"><strong>murale dell&#8217;asino che vola di Tor di Nona</strong></span>.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_18837"  width="560" height="315"  data-origwidth="560" data-origheight="315" src="https://www.youtube.com/embed/Y9Jno0rqi74?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p style="text-align: justify;">La zona in cui sono non è servita come vorrei di mezzi pubblici che mi portino in stazione così mi dirigo verso la metro di Piazza di Spagna, un po&#8217; affannato perchè il tempo è poco; prima di arrivarci mi imbatto in una signora, turista straniera, che è rovinosamente caduta sbattendo il viso contro il selciato, ma i tanti negozianti e passanti provvedono ad avvisare i soccorsi mentre io informo la pattuglia dei carabinieri che staziona poco distante: non posso permettermi il lusso di perdere il treno.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_87006"  width="560" height="315"  data-origwidth="560" data-origheight="315" src="https://www.youtube.com/embed/bfOnP0KZgCU?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p style="text-align: justify;">Ma gli imprevisti sono dietro l&#8217;angolo, come spesso accade: arrivo trafelato presso il ristorante dove avrei dovuto trovare la mia valigia e scopro che non c&#8217;è, quando mancano giusto una decina di minuti alla partenza.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi era stato detto, dalla ragazza che aveva gestito il mio arrivo, che avrei dovuto lasciare in camera le chiavi della stanza e la valigia e che quest&#8217;ultima l&#8217;avrei ritrovata al ristorante: questo spiego al cameriere che avevo già conosciuto all&#8217;arrivo e ad una signora lì presente (una dipendente del ristorante anche questa) che mi sussurra: doveva portarla qui lei, la valigia&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ansia la fa da padrona ma, fortunatamente, il cameriere chiama non so chi e mi dice che la valigia arriverà tra un momento, si allontana verso l&#8217;originaria ubicazione dell&#8217;albergo e torna poco dopo con il bagaglio: di corsa arrivo giusto in tempo per salire e tornarmene a Parma.</p>
<p style="text-align: justify;">A parte questo inconveniente, che mette una pietra tombale sull&#8217;albergo, il soggiorno è stato, come sempre a Roma, splendido: per quanto abbia visitato varie bellissime città, Roma ha un fascino, una bellezza, una personalità unica e irripetibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Inutile dire che ci tornerò.</p>
<p>Chiudo con un&#8217;annotazione sul famoso degrado romano: Roma è una città particolare, pensarla ordinata e linda come se fosse finta e disabitata è inimmaginabile; detto questo ho trovato il centro tutto sommato abbastanza in ordine, non perfetto come non lo è nessuna città italiana.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_20650"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/lgHJsW8wewc?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p style="text-align: justify;">In periferia ho visto moltissimi muri imbrattati e lo spettacolo non mi è piaciuto, ma mi sembra tutta roba quasi &#8220;archeologica&#8221;; la zona dell&#8217;Eur, nei pressi del Palazzo della Civiltà Italiana, era sporca e trascurata, così anche nei pressi del Museo Nazionale dell&#8217;Alto Medioevo. Del <a href="http://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/roma-il-21-ottobre/" target="_blank" rel="noopener">divano rosso sfondato</a> sotto il mosaico di Fortunato Depero ho già parlato, evidenzio soltanto che se è riuscito ad assurgere all&#8217;onore della cronaca giornalistica, vuol dire che è da un pezzo che è lì giacente, snobbato dai netturbini. Una deiezione umana l&#8217;ho trovata in centro ma può capitare, degrado nell&#8217;area verde attorno a Castel Sant&#8217;Angelo e per finire, nella zona nei pressi del Vaticano, fermata metro Lepanto direi, ho riscontrato un elevato grado di inciviltà, con auto parcheggiate sulle strisce pedonali in maniera vergognosa.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_31164"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/2pG_AACEcDI?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p>Nulla di straordinario, dunque, per cui mi sono fatto l&#8217;idea che gli attacchi al sindaco attuale siano in buona parte strumentali, il che non la assolve per il futuro.</p>
<p>Roma, 22 ottobre 2017 memoria di san Giovanni Paolo II, papa</p>
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		<title>En Roma, a Roma, in Rome</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Mar 2010 10:03:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 4 marzo 2010, dopo vari anni di assenza, ho avuto l&#8217;occasione di tornare nella città più bella del mondo (non me ne vogliano le altre): nessuna è bella come Roma, nemmeno la mia amatissima Spagna con la mia adorata Barcellona. L&#8217;idea è nata dalla proposta del sindacato, al quale sono iscritto da anni, di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Il 4 marzo 2010, dopo vari anni di assenza, ho avuto l&#8217;occasione di tornare nella città più bella del mondo (non me ne vogliano le altre): nessuna è bella come Roma, nemmeno la mia amatissima Spagna con la mia adorata Barcellona.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;idea è nata dalla proposta del sindacato, al quale sono iscritto da anni, di andare a manifestare davanti ad uno dei sacri luoghi del potere (ma quale potere c&#8217;è più in Italia? mi viene da citare il buon <strong>Dante</strong> che, al liceo, mi fecero studiare a memoria: &#8220;Ahi serva Italia di dolore ostello, / nave sanza nocchiere in gran tempesta, / non donna di province ma bordello!&#8221;; non vuole essere melanconica laudatio temporis acti &#8211; altra parentesi: sentendo un sondaggio sull&#8217;orgoglio nazionale italiano, alcuni giorni fa, debbo confessare che io sono tra quelli che si vergognano di essere italiani, orbene preferirei definirmi europeo se avessimo un&#8217;Europa messa meglio, il che non è) ovvero Montecitorio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fischi per Franceschini e ovazioni per Saia</strong> che ha promesso, di nuovo, che verrà presentata una legge di riforma della nostra vituperata professione (ma chi ci crede più? i nostri legislatori sono dilettanti allo sbaraglio,&nbsp; ancora Dante:&nbsp; &#8220;Atene e Lacedemona, che fenno/ l&#8217;antiche leggi e furon sì civili, / fecero al viver bene un picciol cenno / verso di te, che fai tanto sottili / provedimenti, ch&#8217;a mezzo novembre / non giugne quel che tu d&#8217;ottobre fili.&#8221; Non ho nessuna speranza che questo tanto avveduto legislatore, che ha a cuore la felicità dell&#8217;italico gregge, si preoccupi di risolvere un banale problema come quello di una legge di riforma attesa da decenni, così come il legislatore regionale per non aggiungere altro&#8230; ma veniamo alla parte decisamente più piacevole.</p>
<p style="text-align: justify;">Il viaggio è stato durissimo per la partenza ad un orario improponibile (le 2.45 a Faenza), poi <strong>in autobus fino a Roma</strong> (andiamo in treno la prossima volta?); all&#8217;ultima sosta abbiamo pure smarrito, in autogrill, un collega (recuperato poi grazie all&#8217;autostop). Simpatica manifestazione con lancio di cappelli in aria (cosa che ha fatto contenta una scolaresca in visita, fiondatasi a raccogliere i preziosi cimeli). Terminata la performance alle 13 circa, ho lasciato l&#8217;allegra brigata per restarmene solo soletto nell&#8217;Urbe; avevo prenotato per tempo un alberghetto in zona Termini per cui, lasciata la valigia e tolti gli abiti pizzardoneschi, mi sono dedicato al mio sport preferito: andar per mostre, chiese e musei.</p>
<p style="text-align: justify;">Iniziamo, dunque, dalla visita della esposizione splendida, allestita alle <span style="font-size: 20px; color: #3366ff;"><strong>Scuderie del Quirinale</strong></span>, dedicata ad uno dei miei pittori preferiti per non dire adorati, il grandissimo <span style="font-size: 24px; color: #008000;"><strong>Caravaggio</strong></span>. Bella davvero anche se non ho trovato tanti dipinti a me sconosciuti,: anche il solo rivedere dei capolavori è sempre una bella esperienza; ottimo l&#8217;allestimento; le Scuderie si confermano un luogo ove si organizzano eventi di sicura qualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Non sazio di questo, che anzi mi ha stimolato, mi sono spostato al <span style="color: #008000;"><strong>Museo del Corso</strong></span> a vedere un&#8217;altra mostra, questa volta dedicata a <span style="font-size: 20px; color: #008000;"><strong>Hopper</strong></span>, pittore americano molto noto che, però, non mi ha entusiasmato; mi sono infine trascinato al Vittoriano per vedere la mostra dedicata alla natura da Corot a Monet salvo scoprire che era prevista per il successivo sabato.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sono consolato girando un po&#8217; per la città per poi tornare all&#8217;attacco il giorno dopo e precisamente al <span style="color: #33cccc;"><strong>Chiostro del Bramante</strong></span> per vedere la mostra dedicata a <span style="color: #33cccc;"><strong>Boldini</strong></span> che certo non è Caravaggio ma ha una sua gradevolezza. Prima, tuttavia, ho deciso di tornare a visitare alcuni luoghi che avevo già goduto in passato e precisamente la <span style="color: #ff0000;"><strong>chiesa di Sant&#8217;Agnese fuori le mura</strong></span> con il vicino <span style="color: #ff0000;"><strong>Mausoleo di Santa Costanza</strong></span> che è straordinario, con mosaici splendidi pur senza essere sovrabbondanti come quelli di Ravenna.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_89897"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/Z79Pw2m_YvE?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p style="text-align: justify;">Tornando col bus (ebbene sì, per questo spostamento non ho usato i soli piedi), ho intravisto una chiesa (evento non inusuale a Roma) che mi pareva già conosciuta e non sbagliavo, era <span style="color: #000080;"><strong>Santa Maria della Vittoria</strong></span>, al cui interno si trova quel capolavoro che è <span style="color: #000080; font-size: 24px;"><strong>l&#8217;Estasi di Santa Teresa</strong></span>, dell&#8217;altro mio prediletto: il <span style="color: #000080; font-size: 20px;"><strong>Cavalier Bernini Gian Lorenzo</strong></span>; scendo in fretta e mi infilo in devota adorazione (non si può aprire un processo di beatificazione per meriti artistici? i miracoli ci sono già, basta guardare alcune sue opere). Intanto che mi trovo in zona, approfitto per dare un&#8217;occhiatina anche alla <span style="color: #ff9900;"><strong>chiesa di Santa Susanna</strong></span>.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_97070"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/51iz_sX4QEg?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p style="text-align: justify;">Vado, dunque, da Piazza Repubblica per Via Nazionale dove visito la <span style="color: #00ff00;"><strong>Basilica di San Vitale</strong></span> quindi un passaggio per i giardini del Quirinale, la <span style="color: #00ff00;"><strong>Galleria Sciarra</strong></span>, nei pressi della quale visito <span style="color: #ff0000;"><strong>l&#8217;Oratorio del SS. Crocifisso</strong></span>, quindi la <span style="color: #ff0000;"><strong>chiesa di Sant&#8217;Ignazio</strong></span> poi <span style="color: #808000;"><strong>Santa Maria dell&#8217;Anima</strong></span> per arrivare, infine, al Chiostro all&#8217;interno del quale era in corso la mostra.</p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: 20px; color: #339966;"><strong>Boldini</strong></span> mi era sconosciuto (so&#8217; ignorante, lo so) cioè ne conoscevo il nome ma non ricordavo di avere visto nulla di lui: mi pare un buon pittore, simpatiche le sue opere anche se mi danno l&#8217;idea di una grande truffa, una sorta di eccesso di lusso per nascondere il disfacimento imminente; in sottofondo, non a caso, credo, si sentivano le note drammatiche e languide assieme della Traviata.</p>
<p style="text-align: justify;">Uscito da questa bella mostra mi sono diretto verso il Vaticano passando dal <strong>Palazzo della Cancelleria</strong>, Sant&#8217;Andrea della Valle,&nbsp; Santa Maria in Vallicella, chiese che erano chiuse e che potrò vedere solo al ritorno.</p>
<p style="text-align: justify;">La <span style="color: #ff0000;"><strong>visita di San Pietro</strong></span> è una consuetudine che non ho mai trascurato ogni volta che sono stato nella Città Eterna così anche stavolta, con il solito entusiasmo (non è mai calato nonostante le ormai numerose visite), sono entrato nella Basilica; ho scattato un po&#8217; di foto (una novità, vero?) e sono andato a visitare il <span style="color: #00ffff;"><strong>Museo Storico Artistico del Tesoro di San Pietro</strong></span> perchè avevo sentito dire che erano terminati i lavori di restauro del <span style="color: #3366ff; font-size: 16px;"><strong>Monumento di Sisto IV</strong></span>. Opera, quest&#8217;ultima, straordinariamente bella che, da sola, merita la visita a Roma. Il <span style="color: #3366ff;"><strong>Pollaiuolo</strong></span> merita di entrare tra gli immortali per un capolavoro come questo.</p>
<p style="text-align: justify;">Terminata la visita a San Pietro sono tornato a visitare <span style="color: #ff0000;">Santa Maria in Vallicella</span> dove si trova il corpo di <span style="color: #ff0000; font-size: 24px;"><strong>San Filippo Neri</strong></span> e <span style="color: #339966;"><strong>Sant&#8217;Andrea della Valle</strong></span> dove credevo si trovassero due angeli originariamente previsti per il Ponte Sant&#8217;Angelo ma mai lì collocati perché troppo belli, opere, manco a dirlo, del mio venerato Bernini. Ho scoperto, oggi, che di un clamoroso errore si trattava (e infatti i due angeli che ho visto in Sant&#8217;Andrea della Valle non è che mi avessero entusiasmato): gli angeli si trovano in Sant&#8217;Andrea delle Fratte e non della Valle&#8230; ho già una meta per la prossima volta.</p>
<p style="text-align: justify;">La giornata, iniziata con uno splendido sole, si è tramutata in piovosa e fredda così che, bagnato fradicio, ho tentato una visita a San Pietro in Vincoli (chiusa da ben 2 minuti) per poi tornarmene in albergo, peraltro a causa della pioggia ho scattato solo poche foto così a <span style="color: #008080; font-size: 24px;"><strong>Santa Maria sopra Minerva</strong></span> che ho visitato (<span style="color: #008000;"><strong>tomba del Beato Angelico</strong></span>, <strong><span style="color: #ff00ff;">tomba di Santa Caterina da Siena</span></strong> e <span style="color: #3366ff;"><strong>statua di Cristo di Michelangelo</strong></span>) senza uno scatto (sigh sigh), chiesa, quest&#8217;ultima, che vale assolutamente la pena visitare.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ultimo giorno, di buon mattino, sono tornato a <span style="color: #ff0000; font-size: 24px;"><strong>San Pietro in Vincoli</strong></span> (sono ostinato quando mi metto in testa qualcosa) per vedere il famosissimo <span style="color: #ff0000;"><strong>Mosè di Michelangelo</strong></span> poi al <span style="color: #3366ff;"><strong>Vittoriano</strong></span> per vedere sta mostra dedicata alla natura <strong>da Corot a Monet</strong>. Debbo confessare che non è un evento straordinario, certo non male, ma niente di che: non sono da dimenticare alcune opere tra le quali Monet, Sisley e Pissarro in particolare ma l&#8217;impressione generale è che organizzare mostre con temi così generici è sempre rischioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Bene, terminata anche questa visita, ho approfittato del tempo splendido per passeggiare e vedere chiese sparse: quella dei <span style="color: #ff0000;"><strong>Santi Cosma e Damiano</strong></span> poi <span style="font-size: 20px;"><strong><span style="color: #ff0000;">San Clemente</span></strong></span>, <span style="color: #ff0000; font-size: 24px;"><strong>Santa Prassede</strong></span>, <span style="color: #ffcc00;"><strong>Santa Maria Maggiore</strong></span>. Mi hanno soddisfatto, in particolare, i mosaici (lo sapete tutti che il mio spirito non ama la sobrietà no?), ma anche gli affreschi nella Cappella di Santa Caterina opera di Masolino da Panicale. Ormai alla fine del mio viaggio mi sono dedicato al <span style="color: #993366; font-size: 24px;"><strong>Museo Nazionale di Palazzo Massimo</strong></span> (vicino a Termini) che non avevo mai visitato in precedenza e che mi ha favorevolmente colpito per la presenza di varie statue di pregevolissima fattura, bellissime e meritevoli di una visita; in questo museo ho trovato pochi visitatori per cui mi dilungo un momento in più proprio per pubblicizzarlo: merita davvero una visita, non va trascurato, anzi; le foto di alcune opere in esso custodite spero possano servire proprio a farlo conoscere ed apprezzare.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_50554"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/30reLGG6tV0?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p style="text-align: justify;">Statue davvero straordinarie che meriterebbero la fama e l&#8217;apprezzamento del pubblico non meno dei bronzi di Riace, erme splendide per l&#8217;intensità dei volti ritratti, sarcofagi meravigliosi: DA NON PERDERE. Per gli interessati anche una sezione dedicata alla numismatica. Erano esposti, inoltre, temporaneamente, alcuni marmi rinvenuti da quei benemeriti dei Carabinieri del nucleo di tutela del patrimonio storico e artistico (mi adottate?) e dalla guardia di finanza, provenienti da scavi di <span style="color: #993366;"><strong>Ausculum</strong></span> (Ascoli Satriana provincia di Foggia).</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe loading="lazy"  id="_ytid_54045"  width="560" height="420"  data-origwidth="560" data-origheight="420" src="https://www.youtube.com/embed/cwuzqLABS4A?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p style="text-align: justify;">Unico neo, giusto una curiosità: in un pannello esplicativo c&#8217;era un clamoroso errore anzi per dirla meglio un&#8217;errore, appunto, un apostrofo tra l&#8217;articolo indeterminativo &#8220;un&#8221; ed un nome maschile; qualche buon&#8217;anima lo ha anche segnalato con la penna ma sarebbe opportuno sostituirlo, che ne dite?</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo ha avuto termine il mio breve soggiorno romano, come sempre colmo di emozioni &#8230; alla prossima</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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