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	<title>san Francesco Borgia Archivi - Cogito ergo adsum</title>
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	<title>san Francesco Borgia Archivi - Cogito ergo adsum</title>
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		<title>Siviglia, 23 gennaio il ritorno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 21 Feb 2020 20:37:20 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Su Siviglia incombeva un cielo grigio mentre i nostri eroi si svegliavano dal meritato riposo, pronti ad affrontare le ultime ore in terra di Spagna; Giove Pluvio aveva deciso di scaricare sulla solitamente assolata andalusa le sue ire e acqua a catinelle fu. Ma che io e l&#8217;ottimo Stefano potevamo farci scoraggiare? Preparato tutto per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Su <span style="color: #808000;"><strong>Siviglia</strong></span> incombeva un cielo grigio mentre i nostri eroi si svegliavano dal meritato riposo, pronti ad affrontare le ultime ore in terra di Spagna; Giove Pluvio aveva deciso di scaricare sulla solitamente assolata andalusa le sue ire e acqua a catinelle fu.</p>
<p>Ma che io e l&#8217;ottimo Stefano potevamo farci scoraggiare?</p>
<p>Preparato tutto per il ritorno, decidiamo di concederci una buona colazione, raggiungendo i bar senza l&#8217;uso di cartina o navigatore: ci siamo prima peri, poi ripersi e infine ri ri ripersi, ma, dopo tanto vagare, siamo arrivati alla meta.</p>
<p>La pioggia incessante ci limita assai i movimenti, tornare a visitare la Cartuja (come avrei desiderato) non era possibile per via dell&#8217;orario di apertura, infame (le 11.00) sebbene mi sarebbe molto piaciuto poiché a quel luogo è legato il piacevole ricordo del mio primo colloquio in spagnolo, con quel giovanotto di cui ricordo ancora il nome, Sebastian, studente tedesco che parlava uno spagnolo approssimativo come il mio, episodio molto divertente.</p>
<p>Non è a distanza eccessiva, invece, la chiesa di Luigi dei francesi, nome identico ad un altro luogo meraviglioso della Città Eterna, anche se, ad essere corretti, il nome esatto è <span style="color: #ff0000;"><strong>Conjunto monumental de San Luis de los Franceses</strong></span>.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe  id="_ytid_58246"  width="560" height="315"  data-origwidth="560" data-origheight="315" src="https://www.youtube.com/embed/phrFqHIjdPM?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p>La chiesa venne eretta tra il 1699 e il 1730 dai gesuiti ed è un esempio classico del barocco spagnolo, un altro dei luoghi splendidi di questa magnifica città.</p>
<p>Qui completavano il <strong>postulandato</strong> i novizi gesuiti per cui la chiesa è stata pensata per esprimere al massimo quello che era il pensiero dell&#8217;Ordine di Sant&#8217;Ignazio.</p>
<p>Del barocco ho già detto e qui si respira barocco a pieni polmoni: tutte le arti cooperano per mostrare un ambiente talmente coinvolgente da farti sembrare un piccolo pulcino smarrito che ha bisogno della protezione e del conforto di chi detiene il tremendo potere di legare e sciogliere.</p>
<p>Dopo che i gesuiti vennero definitivamente espulsi dalla Spagna, nel 1835, la chiesa seguì le sorti di tante altre, fino ad essere sconsacrata, e divenire patrimonio pubblico.</p>
<p>Una curiosità: la chiesa è stata costruita orientandola secondo <span style="color: #ffff00;"><strong>l&#8217;analemma</strong></span> che, manco a dirlo, ignoravo del tutto cosa fosse; ebbene ho scoperto che l&#8217;analemma è una curva geometrica a forma di otto (non simmetrico) che descrive la posizione del sole, presa da uno stesso luogo, per un intero anno e alla stessa ora.</p>
<p>Per dirla più semplicemente, l&#8217;altare maggiore riceve luce più abbondante in primavera mentre gli altari dedicati a santi <span style="color: #ff0000;"><strong>Stanislao Kostka</strong></span> (altare a nord) e <span style="color: #ff0000;"><strong>Francesco Borgia</strong></span> (altare a sud) ricevono la maggior luce nel giorno del rispettivo onomastico (sono nati, curiosamente, lo stesso giorno).</p>
<p>L&#8217;altare dedicato al primo lo rappresenta mentre reca tra le braccia Gesù Bambino, in ricordo del miracolo che vide protagonista il giovane principe polacco: il ragazzo, malato, riceve la visita della Vergine che gli pone tra le braccia il Divino Fanciullo, lo guarisce e gli chiede di entrare nella Compagnia di Gesù; al contrario San Francesco Borgia è rappresentato col classico teschio tra le mani in ricordo del famoso episodio che lo portò alla conversione.</p>
<p>Un retablo è dedicato anche a <span style="color: #ff0000;"><strong>Sant&#8217;Ignazio di Loyola</strong></span>, presenza d&#8217;obbligo nelle chiese gesuite, rappresentato in una grotta, in meditazione, ed uno a <span style="color: #ff0000;"><strong>San Luigi Gonzaga</strong></span>, anche questo una presenza immancabile.</p>
<p>C&#8217;è da visitare anche la&nbsp;<span id="Capilla_Doméstica" class="mw-headline">Capilla Doméstica, altro luogo splendido, che serviva come cappella privata dei padri e dei novizi, completata prima della chiesa; in questo ambiente vi è un altro capolavoro: il retablo, opera di <strong>Pedro Duque Cornejo</strong>, cui è legata una curiosità relativa all&#8217;autore: avendo avuto problemi economici durante la realizzazione di un&#8217;opera precedente, per non finire in carcere si rifugiò presso il convento dei gesuiti per i quali realizzò quest&#8217;opera, in cambio della protezione; volendo sfuggire al carcere, cercò di restare il più a lungo possibile nel convento per cui lavorò molto sui dettagli e realizzò anche la parte posteriore del retablo.</span></p>
<p>Bello tutto l&#8217;ambiente, con numerosi medaglioni riccamente decorati, <span style="color: #ff0000;"><strong>San Luis de los Franceses </strong><span style="color: #808000;">è </span></span>una tappa davvero da non perdere; c&#8217;è anche la cripta, da visitare, ma è un ambiente molto spoglio che scompare rispetto al resto.</p>
<p>Terminata la visita, perdurando il nubifragio, avendo il cellulare completamente scarico e con grandissima difficoltà a ricaricarlo, decidiamo di tornare nel ristorante dove eravamo andati la sera precedente, unico ristorante che, alla richiesta di mangiare paella, aveva precisato che sarebbero serviti 30/40 minuti per prepararla, il che me lo aveva reso particolarmente affidabile e così è stato: abbiamo mangiato un&#8217;ottima paella de mariscos (e, grazie ad un ingegnoso e provvidenziale Stefano, sono riuscito a ricaricare quel minimo il cellulare da poter accedere all&#8217;imbarco).</p>
<p>La vacanza è terminata, preso l&#8217;autobus e via all&#8217;aeroporto; tranquillo il ritorno a Bologna anche se con un piccolo inconveniente legato al parcheggio (dell&#8217;auto di Stefano).</p>
<p>Giorni davvero splendidi, vacanza che mi ha rigenerato.</p>
<p>Siviglia 23 gennaio 2020 memoria di Sant&#8217; Ildefonso (Idelfonso) da Toledo <i>Vescovo</i></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Juan Martínez Montañés, maestro de maestros</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Feb 2020 20:11:39 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni, al Museo de Bellas Artes di Siviglia,&nbsp; è in corso una mostra dedicata ad un grandissimo artista, ovviamente barocco (ho letto che segna il passaggio dal rinascimento al barocco), <strong><span style="color: red;">Juan Martínez Montañés</span></strong>.</p>
<p>Il titolo è impegnativo, <strong><span style="color: #3366ff;">“maestro de maestros”</span></strong> ma non c’è esagerazione: guardando le sue opere, oltre alla maestria nell&#8217;esecuzione, si notano dei modelli che sono stati ripresi e riproposti varie volte nel corso dei secoli.</p>
<p>All&#8217;ingresso c’è una cortese signorina che offre, gratuitamente, una piccola guida dell’esposizione, godibile ed utilissima (anche se l’ho ritirata solo all&#8217;uscita, ma è risaputo che sono un timidone) e che può essere anche scaricata da internet in versione pdf.</p>
<p>Chi è, dunque, Juan Martínez Montañés? Nacque in Alcalá la Real che, se corrisponde a quella attuale, è un paese nella provincia di Jaén, sempre in Andalusia, nell&#8217;Anno del Signore 1568, si formò a Granada per poi trasferirsi a Siviglia dove, nel 1588, supera l&#8217;esame per esercitare l&#8217;arte dello scultore in città; si sposa ed ha 6 figli; resterà vedovo, si risposerà e ne avrà altri 7 dalla seconda moglie.</p>
<p>Oltre a meritare l&#8217;appellativo di <strong>Lisippo andaluso</strong>, il buon Montañés collaborò con svariati artisti del momento, ebbe vari discepoli, il più famoso dei quali fu <strong><span style="color: blue;">Juan de Mesa</span></strong>. Morì di peste nel 1649.</p>
<p>Juan Martínez Montañés ottenne velocemente la giusta fama grazie ad una produzione davvero notevole di opere sia per retablos che per devozione ed alcune di queste opere divennero delle vere e proprie icone, riprodotte durante tutto il periodo barocco: le 44 opere esposte rappresentano l&#8217;intera produzione del maestro.</p>
<p>Sono tutte opere di carattere religioso e già questo depone a loro favore, la prima che ho apprezzato, tuttavia non è propriamente di un santo ma la statua di <strong><span style="color: green;">Don Alonso Pérez de Guzmán, el Bueno</span></strong>, fondatore della casa di Medina Sidonia, una delle più ricche e potenti casate nobiliari spagnole (uno dei suoi discendenti comandò l&#8217;Invincibile Armada).</p>
<p>Guzmán, el Bueno è famoso per la <strong><span style="color: #993366;">difesa della città di Tarifa</span></strong> dove morì il figlio minore, questa morte divenne leggendaria perché il padre, gettando dalle mura un pugnale agli assedianti, rivolse loro queste parole: <strong><span style="color: blue;">«Matadle con este, si lo habéis determinado, que más quiero honra sin hijo, que hijo con mi honor manchado»</span></strong> (uccidetelo con questo, se così avete deciso, perché tengo più all&#8217;onore senza figlio che un figlio con l&#8217;onore macchiato).</p>
<p>Credo ci sarebbe molto da riflettere sull&#8217;idea di onore e soprattutto sull&#8217;idea di figlio che aveva il famoso Don Alonso Pérez de Guzmán, el Bueno.</p>
<p>Di fronte a cotanto eroe c&#8217;è quella della moglie, <strong><span style="color: #003300;">Doña María Alonso Coronel</span></strong>: le statue rappresentano i coniugi inginocchiati e preganti, riccamente vestiti, una coppia di statue in legno davvero splendide.</p>
<p>Un altro capolavoro di Montañés, a mio giudizio, è il <strong><span style="color: purple;">San Zacarías, marito di Santa Isabe</span></strong><strong><span style="color: purple;">&nbsp;Santa Isabel&nbsp;</span></strong><strong><span style="color: purple;">l</span></strong> (Sant&#8217;Elisabetta), che è rappresentato come un anziano con un&#8217;intensissima espressione del volto ma, soprattutto, un abito straordinariamente decorato.</p>
<p>Segue una <strong>Cabeza de san Juan Bautista</strong>, la testa su vassoio di san Giovanni Battista; in questo caso c&#8217;è accanto l&#8217;identico lavoro di <strong><span style="color: blue;">Gaspar Núñez Delgado</span></strong> (in argilla) precedente di 30 anni circa, molto più patetico, mentre Montañés lo rappresenta meno sofferente anche se non meno espressivo.</p>
<p>C&#8217;è poi uno splendido <strong><span style="color: purple;">San Cristóbal con el Niño</span></strong>, san Cristoforo col Bambino che è un tema ricorrente nelle chiese di Siviglia, seguito da tre San Jerónimo penitente, uno dell&#8217;italiano <strong><span style="color: navy;">Pietro Torrigiano</span></strong>, in argilla, che ha costituito il modello cui si è ispirato Montañés per gli altri due.</p>
<p>I san Girolamo e Santo Domingo de Guzmán penitenti hanno la stessa posizione, molto scenografica, inginocchiati, a torso nudo, con una pietra tra le mani ed il crocefisso da contemplare nell&#8217;altra.</p>
<p>Seguono le versioni non penitenti di altri santi, sempre statue bellissime, rispettivamente dei santi <strong><span style="color: red;">Bruno, Pietro, Paolo, Ignazio di Loyola, <a href="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/3-dicembre-a-valencia/" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Francesco Borgia</a></span></strong>; in questo caso i santi sono in piedi ma in posizioni tali da dare l&#8217;idea del movimento interiore ancor prima che fisico; ad eccezione dei due apostoli, gli altri santi contemplano il crocefisso o un teschio (caratteristica di san Francesco Borgia), intensamente concentrati in meditazione sulla vanitas.</p>
<p><strong>Santa Ana maestra</strong> è un&#8217;altra opera splendida, con la madre della Madonna intenta ad insegnare alla figlia a leggere; non avevo mai visto in precedenza rappresentazioni delle lezioni che sant&#8217;Anna avrebbe impartito alla Vergine.</p>
<p>Varie riproduzioni dell&#8217;Immacolata Concezione, una delle quali detta <strong><span style="color: red;">la Cieguecita</span></strong> rappresenta la Vergine &#8220;apocalittica&#8221; con le mani giunte, coronata di stelle, con la luna sotto i piedi, sorretta dagli angeli, una delle rappresentazioni che avranno maggior fortuna nei secoli successivi.</p>
<p>Seguono tre crocifissi che chiudono l&#8217;esposizione; uno di questi è il famoso Cristo de la Clemencia, dipinto da Francisco Pacheco, opera considerata una delle migliori nella produzione di entrambi gli artisti.</p>
<p>Una mostra bellissima.</p>
<p>Siviglia, 21 gennaio 2020,&nbsp; memoria dei Beati Edoardo Stransham e Nicola Wheeler <i>Sacerdoti e martiri</i></p>
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		<title>3 dicembre a Valencia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luciano]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 07 Dec 2013 11:12:04 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-5194" src="http://www.panciutello.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/casa-natale-san-Vicente-Ferrer-1.jpg" alt="casa natale san Vicente Ferrer" width="1560" height="1139" srcset="https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/casa-natale-san-Vicente-Ferrer-1.jpg 1560w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/casa-natale-san-Vicente-Ferrer-1-300x219.jpg 300w, https://www.cogitoergoadsum.it/wordpress/wp-content/uploads/2013/12/casa-natale-san-Vicente-Ferrer-1-1024x747.jpg 1024w" sizes="(max-width: 1560px) 100vw, 1560px" />Ebbene mi sono preso una pausa, una di quelle che mi permettono una ripresa più agevole anche se hanno l&#8217;indubbio effetto collaterale di farmi avvertire un maggiore senso di dolore e vergogna nel vedere com&#8217;è messo male questo paese, ma bando alle ciance, Valencia mi aspetta.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo è grigio, sembra quasi voglia iniziare a piovere, ma fortunatamente, cadono solo un paio di gocce, sporadiche; non fa freddo, ma come primo giorno il tempo è poco incoraggiante.</p>
<p style="text-align: justify;">Ho commesso, fra i vari che mi hanno accompagnato durante questo viaggio, l&#8217;errore di acquistare il biglietto di trasporto dall&#8217;aeroporto alla città tramite il sito della Ryanair; avevo dimenticato che a Valencia un&#8217;ottima metropolitana porta in centro città in breve tempo.</p>
<p style="text-align: center;"><div class="epyt-video-wrapper"><iframe  id="_ytid_75889"  width="560" height="315"  data-origwidth="560" data-origheight="315" src="https://www.youtube.com/embed/vjC4wS1dpGU?enablejsapi=1&autoplay=0&cc_load_policy=0&cc_lang_pref=&iv_load_policy=1&loop=0&rel=1&fs=1&playsinline=0&autohide=2&theme=light&color=red&controls=1&disablekb=0&" class="__youtube_prefs__  no-lazyload" title="YouTube player"  allow="fullscreen; accelerometer; autoplay; clipboard-write; encrypted-media; gyroscope; picture-in-picture; web-share" referrerpolicy="strict-origin-when-cross-origin" allowfullscreen data-no-lazy="1" data-skipgform_ajax_framebjll=""></iframe></div></p>
<p style="text-align: justify;">Prendo dunque l&#8217;autobus che intercetto un po&#8217; fortunosamente; questo mi permette di vedere i paesini e la periferia di Valencia, che come tutte le periferie si rivela di nessun interesse ed abbastanza squallida, non peggio, tuttavia, di tante altre.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima dell&#8217;albergo (visto che ignoravo dove fosse Calle Moratin), mi dirigo all&#8217;ufficio turistico di Plaza del Ayuntamento, dove un baldo giovanotto mi fornisce un&#8217;ottima e indispensabile pianta della città che ho utilizzato fino allo sfinimento (sia mio che della piantina); il giovanotto, gentile e simpatico, tuttavia parla a raffica mettendo subito a dura prova la mia comprensione.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrivo poi nel mio albergo, a due passi dalla piazza: economico, non posso lamentarmi, anzi, però anche questa scelta è frutto di un errore di cui mi sono reso conto solo all&#8217;arrivo (per mia trascuratezza): avendo letto nella presentazione che la camera aveva la doccia, non ho pensato che potesse avere, invece, il bagno in comune, cosa che mai me lo avrebbe fatto prenotare. Devo dire che è andata bene, forse per i pochi clienti (almeno credo, non ne ho visto mezzo), forse per gli orari, non esattamente da vacanziero gaudente, non ho avuto problemi di sorta; tutto era pulito e tranquillo.</p>
<p style="text-align: justify;">In città mi ritrovo subito bene, a mio agio, anche se parlo incespicando spesso: come sempre pretendo troppo e vorrei usare un linguaggio corretto, fluente ed elaborato, cosa impensabile visti i miei livelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarà che qui il sole tramonta più tardi, oppure la mia particolare bendisposizione verso la Spagna, fatto si è che mi trovo a mio agio, mi muovo tranquillamente in una città che trovo pulita, ordinata e tranquilla.</p>
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<p style="text-align: justify;">Grande innovazione rispetto a tutti i viaggi precedenti: per la prima volta non sono andato mai a mangiare nei vari McDonald o Burger king, ma solo in locali che richiedevano un, seppur minimo, dialogo col cameriere; inizio così a pranzo in Plaza de la Reina, dove mi mangio la prima paella, in un ristorante che si chiama &#8220;Moltto&#8221;, con spesa modica e buona soddisfazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima meta è la Cattedrale che ritrovo bella come allora; a dire il vero un po&#8217; troppo spoglia per i miei gusti però austera e solenne come si conviene ad una chiesa di tale importanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi riprendo, come tre anni fa, l&#8217;audioguida in spagnolo, che mi gusto dall&#8217;inizio alla fine, comprendendo tutto quel che dice.</p>
<p style="text-align: justify;">Belli i due quadri di Goya, di cui mi ha impressionato quello in cui San Francisco de Borja (san Francesco Borgia, terzo generale dei gesuiti) assiste un morente, non esattamente in buona disposizione, con vari demoni che sembrano torturarne l&#8217;agonia: dipinto decisamente angoscioso.</p>
<p style="text-align: justify;">Interessante anche la storia di questo santo che ha stabilito, come data di conversione (anche se in realtà ha sempre avuto uno spirito molto religioso), quella corrispondente al giorno della morte dell&#8217;imperatrice Isabella di Portogallo, donna bellissima, morta precocemente all&#8217;età di 36 anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Il santo fu incaricato del trasporto della salma da Toledo, ov&#8217;era defunta l&#8217;imperatrice, a Granada, dov&#8217;era prevista la sepoltura; quivi giunto, gli fu richiesto di certificare che la salma era effettivamente quella dell&#8217;imperatrice, cosa che richiese l&#8217;apertura della cassa.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa occasione san Francisco de Borja, ha pronunciato la famosa frase: &#8220;No puedo jurar que esta sea la emperatriz, pero sí juro que es su cadáver el que aquí ponemos&#8221; (non posso giurare che questa sia l&#8217;imperatrice, però giuro che quello che qui seppelliamo è il suo cadavere), ovvero &#8220;He traído el cuerpo de nuestra Señora en rigurosa custodia desde Toledo a Granada, pero jurar que es ella misma, cuya belleza tanto me admiraba, no me atrevo. [&#8230;] Sí, lo juro (reconocerla), pero juro también no más servir a señor que se me pueda morir&#8221; (Ho accompagnato il corpo dell&#8217;imperatrice in rigorosa custodia da Toledo a Granada, però non mi azzardo a giurare che è lei stessa &#8230; Sì giuro di riconoscerla, ma giuro inoltre di non servire mai più a un signore che possa morire).</p>
<p style="text-align: justify;">Molto belli anche gli angeli rinascimentali ben restaurati che mi ricordano Melozzo da Forlì e Guido Cagnacci (ne La gloria di San Mercuriale).</p>
<p style="text-align: justify;">Infine la Cappella del Graal; inutile dire che è molto bella e suggestiva; quello che mi interessa è il calice, sicuramente un bel calice, ma niente di che.</p>
<p style="text-align: justify;">Non voglio sminuire quello che potrebbe essere il cosiddetto sacro Graal (l&#8217;altro analogo pretendente al titolo è conservato a Genova), tutt&#8217;altro: sia quel che sia, questo è un bel calice, antico ed il fatto che potrebbe essere stato utilizzato da Gesù per l&#8217;ultima cena lo renderebbe soltanto una reliquia da custodire con la dovuta attenzione. Nulla a che fare con quei quintali di spazzatura che circolano in merito ai presunti misteri e ai poteri magici che lo accompagnerebbero. Gesù non era un mago, non ci teneva ad esserlo e non si vede perché mai dovrebbe avere trasmesso detti eventuali poteri ad un oggetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciata la cattedrale mi dirigo verso il palazzo che, non mi vergogno a dirlo, mi piacerebbe avere come residenza: il Palacio del Marqués de Dos Aguas. ne ero rimasto incantato la volta scorsa e la stessa sensazione mi ha fatto questa: un&#8217;opera straordinaria.</p>
<p style="text-align: justify;">A differenza del passato vado a visitare anche l&#8217;interno, sede del Museo Nacional de Ceramica y Artes Suntuarias: bello, con le carrozze ben conservate, purtroppo non aveva il secondo piano accessibile; l&#8217;esterno rimane insuperato e imparagonabile all&#8217;interno.</p>
<p style="text-align: justify;">In questa occasione, volendo provare a scattare una foto un po&#8217; particolare, riesco invece a cancellare la memoria della scheda in modo da perdere quasi 300 foto: il mio fegato ha avuto un sussulto, il mio stomaco ha concordato col fegato e la pressione mi è salita ad un buon livello&#8230; c&#8217;ho messo un po&#8217; prima di riprendermi dall&#8217;ira funesta.</p>
<p style="text-align: justify;">Si approssima la sera ed io mi decido di andare a visitare le due porte della città sopravvissute, quella del Quart e quella, ben più monumentale, di Serranos, incontrando sul percorso anche il Mercato Centrale, sempre bello da vedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Per la cena decido di andare in un locale segnalato dal sito del sole24ore: il ristorante &#8220;Na Jordana&#8221;: all&#8217;interno del locale non c&#8217;era un perro (dog o cane che dir si voglia), solo la famiglia dei gestori, intenta a cenare; chiedo una paella, giusto perché a Valencia cosa mangereste? e poi il riso a me piace tanto.</p>
<p style="text-align: justify;">La cosa buffa è che a fine cena dico al titolare (che si stava mangiando un panino o qualcosa di simile) di avere letto una buona recensione del locale su internet, nel sito di un giornale italiano e lui, guardandomi stranito, mi ha chiesto: &#8220;questo?&#8221;, evidentemente non è a conoscenza delle recensione&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Compro una copia di El Mundo e me ne torno in albergo.</p>
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