Avevo intenzione di parlare di un bellissimo libretto, che ho letto nei giorni scorsi, Yossl Rakover si rivolge a Dio, di Zwi Kolitz; qualcuno lo ha definito un tragico salmo contemporaneo ed effettivamente il tono è lirico, anche nella tragedia che vive questo ebreo, del ghetto di Varsavia, protagonista dello scritto.

Un libretto breve ma bellissimo, di quella bellezza che lascia l’amaro in bocca e un nodo nello stomaco.

Volevo parlare di quello ma ho letto un articolo sul Corriere che mi ha deviato dall’intenzione di partenza.

L’articolo tratta di due ragazzi, gemelli, tedeschi, di quelli proprio tipici made in Germany, alti biondi e con gli occhi azzurri, che tanto sarebbero piaciuti, cent’anni fa, ai nazionalisti di quel paese e, successivamente, anche al Führer: tipici maschi germanici, insomma, al 100% .

Famiglia cattolica, uno dei due è un ex soldato, convertitosi all’islam e morto in un attentato suicida, dell’altro non so nulla, se non che anche lui sembra essere un guerrigliero.

La rivista dell’isis dice «Solo alcuni mesi fa Abu Mus’ab era un soldato crociato tedesco che combatteva contro i fratelli musulmani in Afghanistan. Ora Allah, con la sua grazia, ha deciso di sostituire il bene al male, e l’ha trasformato in un guerriero il cui sangue è stato versato per una nobile causa».

Allah, insomma, si è preso il giovanotto e l’ha trasformato, come un burattino, in un guerriero.

«Non è vero che Hitler ha in sé qualcosa di bestiale, è un tipico figlio dell’umanità moderna, ne sono profondamente convinto. È stata l’intera umanità a generarlo e crescerlo, ed egli è il più sincero interprete dei suoi intimi e segreti desideri.»

Da sostituire Hitler con isis e il prodotto non cambia.

Chi ha scritto la frase che ho citato? ne riparlerò.

Il giovane tedesco era in ricerca di una perfetta sottomissione che, evidentemente, non aveva trovato nell’esercito adeguata soddisfazione; il cattolicesimo, ormai da tempo, vive nel tentativo di trovare una soluzione alla convivenza delle tre sedicenti religioni monoteistiche, sfibrante sforzo del tutto inutile (ebraismo e cattolicesimo non sono, ‘ebraismo lo è solo in parte, religioni) ma che lo vede esporsi a compromessi umilianti (per il pensiero).

Il cattolicesimo è ancora impastoiato nel paradosso della favola dei tre anelli, che i musulmani hanno già risolto ed infatti oggi, chiunque ricerchi una soluzione religiosa (e in un’istituzione religiosamente e visibilmente organizzata – di religioni ce ne sono molte anche di apparenza laica) non può provare interesse per il cattolicesimo, avendo a portata di mano la perfetta religione, l’islam:

La novella LXXIII del Novellino reca il titolo: «Come il soldano, avendo bisogno di moneta, volle coglier cagione a un giudeo”. Il sultano progetta di estorcere molto danaro a un giudeo attraverso un’argomentazione che ha la struttura tipica del dilemma. Al giudeo avrebbe chiesto quale fosse la fede migliore. Se avesse risposto: la giudea, il sultano lo avrebbe accusato di peccare contro la sua e se avesse risposto: la musulmana, il sultano gli avrebbe chiesto perché fosse rimasto giudeo. Qualunque risposta avesse dato, il giudeo doveva ritenersi colpevole e dunque avrebbe meritato l’estorsione di danaro. Messo alle strette dalla domanda, il giudeo risponde con un aneddoto: un padre aveva tre figli e possedeva un anello con una pietra preziosa che era la più preziosa al mondo. Ciascuno dei tre figli supplicava il padre affinché, morendo, egli lasciasse questo anello a lui solo. Il padre allora si rivolse a un abile orafo e gli commissionò due anelli uguali a quello in suo possesso, mettendo in ciascuno una pietra simile a quella incastonata nell’originale. L’orafo fabbricò gli anelli in modo tale che solo il proprietario sapeva quale fosse l’originale. Il padre quindi consegnò un anello a ciascuno dei tre figli, separatamente e in gran segreto, in modo tale che ognuno era convinto di aver ricevuto l’anello originale in esclusiva. Solo il padre era al corrente di quale fosse l’anello archetipo, di cui gli altri due erano copie. Il giudeo conclude la sua storia così: i tre anelli indicano le tre fedi. Dio Padre conosce la migliore e ciascun credente, che è suo figlio, crede di avere quella giusta. Il sultano a questo punto non trovò motivo di trattenere il giudeo e lo congedò.»

 Ne esiste una versione anche più recente (quella sopra citata dovrebbe provenire dal Decamerone di Boccaccio), opera di un ebreo tedesco, Gotthold Ephraim Lessing.

Il riassunto lo prendo, ancora una volta, dal sito del Corriere della sera:

“il saggio Nathan, facoltoso mercante ebreo nella Gerusalemme delle Crociate, raccontò al Saladino quando questi, un giorno, gli chiese: «Quale è la religione, quale la legge che ti ha maggiormente persuaso?». Nathan parlò di uno splendido anello fatto con un «opale iridescente di cento colori» che aveva la segreta virtù di rendere amabile di fronte a Dio il suo proprietario. Questi lo lasciò in eredità al figlio prediletto e così fecero, di figlio in figlio, i suoi successori sino a quando l’anello toccò a un uomo che aveva tre figli e li amava dello stesso amore. Per evitare una scelta dolorosa e ingiusta, l’uomo, quando fu vicino alla morte, fece segretamente fabbricare da un orafo altri due anelli identici al primo. Lo scandalo scoppiò quando ciascuno dei tre figli, alla morte del padre, sostenne di essere l’erede preferito. Vi fu un processo, ma il giudice avanzò l’ipotesi che il padre avesse voluto premiare tutti i suoi figli e che a questi spettasse ora il compito di rispettare la volontà paterna e gareggiare fra di loro nel mettere in evidenza le virtù dell’anello. Commosso e sorpreso, il Saladino strinse la mano di Nathan e la tenne a lungo fra le sue.”