La mattina del secondo giorno di permanenza la dedichiamo alla visita di un piccolo “gioiello” dell’architettura viennese: la Hundertwasserhaus, una serie di abitazioni molto strane e coloratissime che hanno colpito tantissimo il mio animo di fanciullo eh eh eh. I colori vivaci, gli scarti di movimento con colonne storte, gli alberi, tutto contribuisce a suggerire un’idea di lieto movimento e di allegria nell’abitare in un luogo fuori dall’ordinario.

Terminata questa prima parte della mattinata e ristorati da una abbondante colazione con gli ottimi dolci viennesi (censura per il caffè, invece), ho trascinato il povero Agostino a rivedere uno dei siti più suggestivi della Capitale austriaca: la cripta dei cappuccini (Kaisergruft); a lui non è piaciuta, a me, invece, dopo 5 anni, ha fatto la stessa impressione di solenne austerità. Ho omaggiato il sacello della cara Maria Luigia, sopra al quale si trovavano le immancabili violette offerte dai parmigiani, che di lei conservano un grato ricordo, ed ho apprezzato il grande monumento di Maria Teresa che doveva avere un concetto di sè abbastanza elevato almeno a giudicare dalla tomba).

Abbandonata la cripta, con gran sollievo del mio povero compagno, mi sono spostato al Kunsthistorisches museum che si conferma come una favolosa collezione d’arte. Già il salone d’ingresso, poi la statua di Canova (Teseo uccide il centauro) che da sola giustificherebbe il viaggio e la visita, Caravaggio, Bruegel, Holbein solo per citarne alcuni e dimenticarne troppi altri. Bruegel, in particolare, con quel ritrarre figure piccole e colorate mi affascina come pochi.

Ancora un po’ di chiese, per tenere l’allenamento: Kapuziner, Augustiner, Michaelkirche, per tutte vale il medesimo discorso, sono assai più belle all’interno che fuori. Finita la visita al Kunst alle 16.30 (eravamo entrati verso le 12) ho provato a visitare la casa di Freud ma era troppo tardi (chiude alle 17) così mi sono riguardato il palazzo del Parlamento (l’altra volta era in restauro), ovviamente solo all’esterno, la Votivkirche (chiusa e con l’esterno ancora in restauro); per chiudere la giornata ho provato ad andare a visitare (da solo) la villa di Otto Wagner che la guida mi indicava in via non ricordo, al civico 26… cammina cammina cammina ma di ville manco l’ombra così, scornato, me ne sono tornato per una breve sosta in albergo e due passi serali per il centro.

L’ultimo giorno, lunedì, è stato dedicato alla visita alla casa di Freud in Berggasse 19, fortunatamente aperta anche il lunedì: biglietto a 7 € con guida in italiano, da lì mi sono trasferito all’Albertina chela volta scorsa non ero riuscito a vedere come avrei voluto: straordinaria la collezione di acquarelli e disegni, da Michelangelo a Duhrer, oltre alla collezione di quadri oggetto di donazioni… una tappa imprescindibile per chi visita Vienna. La guida informa che le opere di grafica esposte sono delle copie (gli originali sarebbero esposti solo in occasione di mostre straordinarie), tuttavia sia per la loro collocazione, sia per l’indubbia fedeltà agli originali, è un vero piacere visitare questa bellissima raccolta (anche questa aperta di lunedì).

Mi ricongiungo con Agostino per visitare la MinoritenKirche, chiesa nazionale italiana abbastanza deludente anche se all’interno c’è una bella copia dell’Ultima Cena di Leonardo (commissionata da Napoleone che voleva trafugare l’originale e poi comprata dagli Asburgo). Visita, poi al Belvedere, altro gioiello da non perdere, col bel giardino, con interni sontuosi ed una collezione di dipinti straordinaria: Klimt et Schiele sopra tutti; bella anche la mostra temporanea dedicata al costruttore del castello, il principe Eugenio di Savoia.

Terminata anche questa visita, tentata una alla SalesianerKirche (che non merita), ci siamo spostati, per curiosità, al quartiere dell’ONU per vedere questi grattacieli o comunque i palazzoni di questo nuovo quartiere viennese. Bella impressione generale anche se un po’ mi turba l’idea di vivere in palazzi così grandi (e io al grattacielo di Rimini c’ho pure abitato, in tempi assai lontani).

Per concludere una nuova passeggiata in centro, nei pressi del Duomo e preparativi per il rientro.

La mattina seguente, infatti, torniamo alla Sudbahnhof, prendiamo il treno per Bratislava (non so perchè stavolta costato 13 €) e… vacanza finita sigh sigh.

A Bratislava, di fronte (leggermente spostata a sinistra) alla stazione c’è la fermata dell’autobus n. 61 (direzione Letisko) che scarica i turisti direttamente in aeroporto. A Bratislava, una bottiglia di Coca cola da 1/2 litro, l’ho pagata 1,20 €; con l’aggiunta di un bel panino ho speso 2,50 … non aggiungo commenti.

Una cosa che ha molto impressionato Agostino è la vendita dei giornali domenicali che vengono lasciati in varie copie all’interno di contenitori di plastica trasparenti, sui pali della segnaletica: chi lo desidera si prende il giornale ed infila la moneta da un euro nell’apposita fessura: la stranezza è che i giornali sono a disposizione ed in teoria chiunque potrebbe prenderli senza pagarli (abbiamo pensato all’Italia e il paragone non è stato lusinghiero per noi); così in metropolitana gli accessi non sono presidiati e chiunque può muoversi senza biglietto.

In questo caso, però, lunedì mattina c’è stato un controllo generale e decine di controllori hanno bloccato tutti gli accessi: ovviamente noi problemi non ne abbiamo avuti, avevamo fatto il nostro biglietto da 13,60 € che permetteva l’utilizzo illimitato della metro per 72 ore (un biglietto di corsa singola costa 1,80 €), così che al controllo non ci hanno detto nulla, tuttavia l’impressione che ne ho avuto è quella di un paese che non ha controllori ad ogni dove ed in ogni istante, un paese che si fida dei propri cittadini, salvo poi, a campione, bastonare chi prova a fare il furbetto.  La Vienna card non conviene perchè gli sconti sulle attrazioni serie sono irrisori.

Una civiltà migliore della nostra, senza dubbio.