Festa di Ognissanti trascorsa come Dio comanda: mattina a Messa, poi pulizie di casa ed infine uscita con Gabriele e Daniela detta Dadà.

Il programma è leggermente diverso da quello pensato, ma visti gli impegni politici della nostra Dadà, che ancora continua a farsi del male dentro quell’inutile carrozzone che ha nome … mi censuro, ci troviamo a limitare l’escursione al solo pomeriggio, saltando la mattina ed il pranzo assieme (motivo in più di antipatia verso l’odioso partito).

Il programma è dunque questo: visita dei luoghi verdiani, che si incontrano nella bassa e quindi Sant’Agata, Busseto, Roncole, Roccabianca; salteranno la prima e l’ultima, rimandate a tempi migliori.

A Busseto non ero masi stato: è un paesino tutto da scoprire; a parte la bellissima Villa Pallavicino, sede del museo nazionale Giuseppe Verdi, di cui dirò poi, il centro storico è piccolo ma molto grazioso, caratteristico, ben tenuto. Peccato l’oratorio dei gesuiti, molto malandato e bisognoso di urgenti, importanti restauri.

Iniziamo la visita del museo verdiano: debbo confessare che, per quanto bella la villa, tanto insignificante mi è parso il museo, che campa sui commenti del sempre apprezzato Philippe Daverio; belli i pochi abiti di scena, bella la sala da musica ma il resto, almeno per me, lascia nella totale indifferenza.

Visitiamo, successivamente il centro del paese, quindi ci spostiamo a Roncole dove visitiamo la casa natale; anche in questo caso l’impressione non è particolarmente entusiasmante: il luogo è assolutamente scarno, nulla di originale vi è all’interno. Il giovanotto che fa da guida mi pare serva più per impedire ai visitatori di vagare da soli e magari farsi male cadendo dalle scale che ad altro.

Tutto sembra testimoniare un amore per il maestro, nato molto dopo la sua scoparsa, tanto che la guida stessa informava che la casa è stata recuperata come museo solo recentemente, dopo essere stata, per anni, abitata da chissàchi, e la cosa si vede.

Che Verdi fosse Verdi già all’epoca è risaputo, quindi evidentemente tutto sto amore per lui nelle amministrazioni ed immagino anche tra la gente, temo non vi fosse.

Chiudiamo la giornata con la visita alla chiesa, ove si trova l’organo suonato dal giovane Verdi ed il fonte battesimale. Torniamo quindi a salutare Silvia, che ci ha snobbato per dedicarsi alla stesura delle innumerevoli relazioni che le rovinano puntualmente i week end, accolti da un’ottima crostata alle albicocche.

La giornata è stata positiva, piacevolissima perchè Gabriele ci ha fatto amorevolmente da guida, raccontandoci della temperie culturale dell’epoca, delle scelte fatte dal maestro, nella creazione di tanti capolavori ed alcune ciofeche, dell’attenzione che metteva nelle partiture.

Un Verdi per buona parte inedito, abbozzato come se fosse stato presente tra noi ed avesse scambiato battute pungenti, a tutto campo; non doveva essere un tipo semplice da trattare e nemmeno tanto simpatico, ma sicuramente il protagonista consapevole di un’epoca foriera di tanti problemi ancora oggi irrisolti.

Mi tornava alla mente una mostra, molto bella che ho avuto modo di visitare tempo fa, alle scuderie del Quirinale, dedicata anche al periodo dell’unità d’Italia; s’intitolava: Ottocento. Da Canova al Quarto Stato. Tanto è stata bella quella mostra che è riuscita a farmi apprezzare un periodo storico ed artistico che proprio non ho mai amato.

Un’unità fasulla: l’Italia non è mai esistita, creata da una serie di autori di romanzi molto letti che hanno propagandato come mito di fondazione il medioevo “romantico”, immortalato poi da tutta una serie anche di pittori, uno dei maggiori tra i quali, non a caso molto rappresentato anche nelle sale del museo verdiano, è Francesco Hayez.

Uno sguardo a tutto campo, ma senza pretese di sistematicità, raccogliendo spunti e divagando, in un clima di cordialità che hanno reso la giornata davvero splendida, come vorrei ce ne fossero tante in avvenire.

Grazie di nuovo ai miei compagni di escursione.

no images were found