Una lunga assenza, quella dal sito e dai miei affezionati lettori, ne sono dispiaciuto, ma una volta tanto, questa non è dovuta alla carenza di idee ma ad impegni di vario tipo, che hanno sottratto le energie necessarie alla stesura dei post.

L’impegno principale è stato quello di produzione di una serie di video dedicati alle varie normative in materia di lotta al covid 19: un impegno gravoso e che avevo tentato di schivare, salvo poi arrendermi ad una deliziosa collega cui non riesco mai a negare nulla, l’ottima Elisa Fancinelli, da Modena.

La sua idea era quella di produrre qualcosa che potesse alleviare la solitudine dei tanti colleghi bloccati  dall’ormai famoso e famigerato lock down; io ero contrario perché non amo gli incontri a distanza e mediati da un impersonale video, ma ho ceduto e, per senso del dovere, mi sono poi fatto prendere la mano.

Avventura che mai avrei pensato e che, devo confessarlo, non è stata del tutto negativa.

I video, certo, sono qualitativamente pessimi, contenutisticamente approssimativi e noiosi, tuttavia hanno prodotto un intenso colloquio a distanza con colleghi che non sentivo da tempo, il che è un effetto collaterale assolutamente positivo.

Parlando dei video con alcuni di questi, mi è tornata alla memoria una persona che un tempo mi fu molto cara, la professoressa di italiano delle scuole medie, la professoressa Matilde Gabbi.

Fu una splendida, deliziosa, insegnante, manco dirlo da me molto amata, ma, inspiegabilmente, scivolata un po’ nell’ombra in favore di altre figure, non meno amate ma molto “autoritarie”, algide, distaccate.

La professoressa Gabbi ha rappresentato un’alternativa di civiltà, un pensiero di convenienza, con-vengo, perché mi piace quel che mi viene proposto e lo faccio mio, con produzione ulteriore; i miei post, poco o tanto letti che siano, sono una continuazione di quel pensiero.

Il secondo corno dell’alternativa è stato quello, ancor oggi molto praticato, dell’obbedienza a un imperativo: se questo pensiero avesse vinto, sarei ospite da tempo di una cooperativa di “mattacchioni” (citazione dal mitico don Piero).

Torniamo ai video: sono stati un momento di lavoro offerto a tutti i colleghi e non solo, dotati di voglia di approfittarne.

Un modo alternativo, visto il blocco, per stabilire appuntamenti.

Nel mio caso vorrei recuperare un modo di dire che mi trova in totale accordo: una ciliegia tira l’altra; questo vale anche per gli appuntamenti: un appuntamento tira l’altro.

Delle ciliegie sappiamo quanto sono goloso; quanto agli appuntamenti, dopo un primo buon appuntamento mi viene voglia di fissarne almeno un altro.

Proprio per questo non amo molto i “complimenti”: a parte il solleticare il narcisismo, sono un modo per chiudere la questione, per lasciar cadere la partnership.

Il nome del sito è il programma, spero di una vita: ci penso (il famoso cogito) quindi ci vengo; mi vengono in mente alcuni esempi biblici: i Re Magi, avendoci pensato, si sono messi in viaggio portando doni degni di un sovrano.

Non tutti gli appuntamenti sono degni di essere accettati, di seguito alcuni esempi, a memoria.

Due alternative: le vergini sagge e quelle stolte.

Un altro caso: l’invitato alla festa di nozze che si presenta senza l’abito adeguato.

E ancora: i vignaioli omicidi, che sopprimono colui col quale hanno l’appuntamento d’affari (Mt 21,33-41; Mc 12,1-9; Lc 20,9-16).

Un’altra ancora: il fariseo Simone e la peccatrice con il vasetto di olio profumato (Luca 7,36-50).

Chiudo con altro bell’episodio: la Regina di Saba e Salomone.

Cogito ergo adsum, a tutti.

Parma, 1 giugno 2020, memoria di Maria Madre della Chiesa, di san Giustino martire,  dei beati Alfonso Navarrete, Giovanni Battista Vernoy de Montjournal, Giovanni Storey, Giuseppe Tuc,  martiri e del beato Giovanni Battista Scalabrini Vescovo