L’occasione è di quelle importanti: le giornate di incontro e aggiornamento organizzate dal S.U.L.P.M., il mio sindacato di categoria, a Riccione; l’incarico, gravoso, di preparare un contributo in materia di tutela del consumatore, per una mattinata in tandem (come lo scorso anno) con il mio commissario preferito che rimane, nonostante ne abbia acquisito uno ottimo dove lavoro attualmente, l’amico Andrea Piselli.

Questo l’antefatto; per arrivarci ho pensato ad una partenza leggermente anticipata, il pomeriggio precedente, in modo da poter incontrare a cena alcuni colleghi amici di Rimini.

A causa di condizioni personali non particolarmente favorevoli non ho potuto dare a tutti il preavviso che avrei desiderato, per cui non tutti coloro che speravo di vedere hanno potuto partecipare, ma ci saranno altre occasioni.

L’appuntamento è con Agostino a Cesena, sarà lui ad ospitarmi per la notte e con lui ci siamo recati al consueto ristorante di Miramare, Il Toro, dove la signora Teresa ci ha accolti con la solita cortesia.

Ho utilizzato due aggettivi apparentemente poco entusiasmanti: consueto e solito; nella realtà essi indicano la certezza e la continuità di un trattamento signorile, come a dire che in quel luogo si trova sempre, con sicurezza un trattamento adeguato alle aspettative: cortesia, simpatia, personale disponibile e gentile e pietanze da leccarsi i baffi propri ed altrui.

Ci è venuto a salutare anche un amico, principalmente di Umberto, ma ormai acquisito per proprietà transitiva anche da me, il mitico Stanislao che è una personaggio da conoscere, imperdibile.

Dunque cena al Toro, e aprendo una parentesi di quelle mie, ogni volta che vado a cena lì mi torna in mente quel bellissimo libro di Matteo Nucci “Il toro non sbaglia mai” (ben applicabile anche al ristorante) che mi ha fatto venire voglia di assistere ad una corrida, desiderio ancora insoddisfatto, mio malgrado (ricordo a tal proposito il dialogo col ragazzotto madrileno l’ultima volta che sono stato in quella splendida città).

Bene, veniamo ai commensali: in primis l’organizzatore, Umberto Farina, che non può mancare (sarebbe, si usa dire, come andare a Roma e non vedere il Papa), la mia amatissima Roberta Berardi, unica donna ma che donna, Agostino Babbi, Ivanello, cioè Ivano Savoretti, un collega che ricordo ancora la prima volta che l’ho incontrato, secoli fa (e che pensai “questo è una brava persona”, sono passati vent’anni e non mi sono sbagliato di una virgola), Massimo Schiaratura, un uomo una garanzia, poi il giovane (perchè lo conosco da poco) ma anche lui una ottima persona Roberto Radesich (da me chiamato nascostamente Radicino).

Unico infiltrato “civile” quel vagamente sovrappeso di Fabio Montebelli che ogni volta che riesco ad abbracciarlo, circumnavigando l’adipe, mi ricorda la tenerezza che Dio ha per l’uomo.

La cena è stata ottima (eccetto che per la mia dieta), iniziata con un assaggio di risotto con gamberi cozze e zucca che, mi fermo al “che” perchè mi sarei tranquillamente fermato a quel risotto, delizioso.

Un bel po’ di antipasti caldi e freddi, nella miglior tradizione, e, per concludere, un primo, “carbonara di pesce” che ha letteralmente azzerato i miei tentativi di dieta.

Che aggiungere? l’ottima cucina ed una compagnia di amici così sono un balsamo sceso a lenire le tristezze di questi giorni ed il clima cupo che mi accompagna da tempo.

Conclusa la serata me ne sono tornato a Cesena a dormire un sonno profondo e ristoratore in attesa della levataccia alle sei del mattino successivo per la trasferta riccionese.

Con tutta la dovuta calma sono arrivato all’hotel Mediterraneo (personale sempre cortese, come al solito), consueto luogo di svolgimento degli incontri, parcheggiato alla dovuta distanza in modo da non dover pagare (e rendermi difficile il ritorno) e iniziato subito con un caffè in compagnia del mio amatissimo Andrea Piselli e Mario Assirelli, come a dire un inizio di mattina col turbo.

Poi c’è l’occasione di incontrare Cristian Rocchi, un altro degli amici “stagionati” e quindi sempre gustosi da incontrare.

Iniziano i lavori con foto di gruppo imbarazzante, per me, visto che mi sono trovato contornato da pezzi da novanta da far tremare le vene ai polsi: da Luca Falcitano, astro nascente (solo per l’età) ad Andrea Piselli, da Claudio Balboni ad uno statuario Claudio Rimondi che solo ad averlo accanto mi fa sentire importante come se fossi accanto al Donald Trump (per i rosiconi: populista miliardario presidente degli Stati Uniti); chiude il gruppo il granitico Alberto Cuoghi, un uomo, un pilastro, una C.I.L. (dal che credo si intuisca che si occupa di edilizia).

Andrea, grazie alla mia istigazione, incanta la platea per un tempo congruo a permettere al sottoscritto di ridurre al minimo l’intervento così in un’oretta me la cavo e pago dazio alla gratitudine che debbo a quell’istituzione che è Maurizio Marchi (ma il prossimo anno andrò solo come ascoltatore).

A pranzo sono al tavolo con Andrea, Alberto, Claudio ed una ragazza meravigliosa che oltre ad essere un’amica carissima è una gran persona (oltre che assai piacente con un décolleté da suscitare una certa ammirazione), Elisa Fancinelli.

Dopo una breve pausa post prandiale, giusto il tempo di salutare cotanta compagnia, mi accingo a partire per la via di casa, con la ferma intenzione di far tappa a Forlì per visitare la mostra dedicata all’Art Decò; il tempo, con acqua ghiacciata che scenda dal cielo a catinelle nella zona di Miramare, è da lupi ma la voglia di vedere questa mostra prevale su tutto.

Arrivo dunque a Forlì, parcheggio, pagando, cosa che mi dispiace sempre molto, e mi dirigo speranzoso verso i musei di san Domenico; nessuno alla cassa, fortunatamente, per cui chiedo un biglietto. La cassiera mi guarda perplessa e mi chiede: “ma è uno scherzo?” la mostra inizia l’11 febbraio. Ahimè il mio desiderio aveva cancellato il mese per cui mal me ne incolse.

Scornato e rincoglionito me ne torno verso Modena dove ho appuntamento per la cena.

Chiudo la giornata, infatti, in compagnia di altre due persone meravigliose: il mio ostentatamente e pervicacemente prediletto Cristian Cosimo e l’ottimo Gianluca de Simone detto Tortello, già compagni anche di escursioni in terra straniera.

Una chiusura di giornata ancora all’insegna di piacevolezza e soddisfazione, che vorrei ripetere con maggior frequenza.

Debbo a ciascuna delle persone che ho avuto l’onore di incontrare la mia gratitudine per questo splendido intermezzo; la mia stima già l’hanno da tempo; essi rappresentano la proverbiale foresta che cresce, senza rumore e clamore, la certificazione che non tutti i pubblici dipendenti e gli operatori della polizia locale sono dei lavativi.

Parma, 13 gennaio 2017, solennità di sant’Ilario di Poitiers, vescovo, patrono della città ducale