Avevo dimenticato un frammento di sogno della notte scorsa, quella tra il 22 e 23 marzo, lo recupero adesso: “mi trovo, credo, al comando o in un altro luogo comunque frequentato da persone che conosco; in quel luogo (che sia un’aula del liceo Ulivi?) c’è il mio professore di italiano e latino, Giuliano Tripodi, circondato da svariate persone (credo colleghi).

Il professore mi offre di mangiare un cannoncino (dal sito della Treccani: “In pasticceria, piccolo dolce di pasta sfoglia avvolta a spirale, ripieno di crema, panna, ecc.”); non ricordo cosa rispondo al momento ma poco dopo mi ritrovo a mangiare un certo numero di deliziosi pasticcini mentre qualcuno mi invita a portarne anche a casa a mia madre per evitare che vadano sprecati.” Seguiva una seconda parte, con un altro protagonista ma proprio non riesco a ricordare nulla.

Dopo la parentesi onirica, che è sempre una piacevole esperienza, voglio riportare quanto ha scritto Sabino Cassese sul Corriere di oggi: “I nostri governanti hanno davanti scelte molto difficili, ma non si comprende perché continuino a scrivere proclami così oscuri”; condivido ogni virgola di questo articolo dell’illustre giurista (peraltro categoria che stimo sempre meno); invito alla lettura senza soffermarmici troppo perché, l’ho già scritto ieri, sarebbe più proficuo uscire dal tunnel del pensiero dominante.

Cito, però, ancora il Corriere per il Caffè di Massimo Gramellini, un giornalista che apprezzo quasi sempre ed i cui caffè sono un piacevole appuntamento quotidiano; ebbene Gramellini, prendendo spunto dal messaggio di Madonna (non della Madonna), lanciato da una vasca colma d’acqua e petali profumati, così si esprime:

“Signor Virus, come se non bastassero la reclusione e la puzza d’amuchina, ogni giorno c’è qualche vip avido di soldi e di fama, pronto a spiegarci che tu ci farai diventare più saggi e meno avidi. Si sa che la paura di morire compie miracoli di introspezione. Però, come tutte le emozioni, di solito si esaurisce con la situazione che l’ha causata. Correggimi, tu che la sai lunga perché vieni da lontano, ma l’apertura del cuore e la consapevolezza sono il risultato di un duro lavoro su sé stessi. Non vengono elargiti di colpo da una circostanza esterna. Altrimenti, considerato lo sproposito di guerre ed epidemie che ti hanno preceduto nei millenni, adesso dovremmo essere tutti santi e madonne, su questa barca.”

Sottolineo la questione dell’apertura del cuore e la consapevolezza: frutto (lui dice risultato) di un lavoro, non esplosione emotiva che scompare non appena cessato lo stimolo.

Facendo riferimento al pensiero di Giacomo Contri, ho ripetuto già varie volte che un tal Signore, arcistufo di quel che vedeva sulla terra, prese una decisione drastica (altro che quei dilettanti di Conte, Bonacini & Co.): “sterminerò dalla terra ogni essere che ho fatto” (Gen. 7,4); essendo questo Signore un tipo di parola e quindi affidabile, mandò un tal diluvio che sterminò l’intera umanità salvo Noè e la sua famiglia.

Prosciugatesi le acque, «il Signore … pensò: “Non maledirò più il suolo a causa dell’uomo, perché l’istinto del cuore umano è incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere vivente come ho fatto.» (Gen. 8,21)

Da notare che, stipulata l’alleanza con Noè, la storia ha di nuovo inizio con la coltivazione della terra, della vite e con l’ubriachezza di Noè, la sua nudità, scoperta dal figlio Cam e le sua maledizione.

Un modo non entusiasmante per riprendersi da quella terribile esperienza che era stata lo sterminio dell’umanità; non si può certo dire che ne abbiano tratto una lezione.

Riprendo Gramellini per dire che se da millenni epidemie e guerre poco o nulla ci hanno insegnato, nemmeno stavolta faremo eccezione.

Parlavo, infatti, di pensiero dominante, presente anche in certe manifestazioni “spensieratamente” ridanciane (conosco una persona che ride sempre ma è melanconica fino alla punta dei capelli e anzi sprizza malinconia da tutti i pori).

Tal pensiero è, infine, missionario, a imitazione del bene è “diffusivum sui”, come il malefico virus, ma come il virus non può vivere se non parassitando.

Noto anche tra gli amici una grandissima disponibilità ad abboccare (io ne sono il primo, quindi non sto qui a scagliare pietre) contestuale ad una pressoché totale chiusura ad accettare di parlare d’altro (e questo anche prima del coronavirus).

Detto in altri termini c’è tantissima immunodepressione rispetto al pensiero dominante e non minor chiusura ad ogni possibile (pensabile) alternativa.

Chiudo ripetendo un altro concetto più volte esposto, o meglio citazione da “Il Signore degli anelli”: gli orchi, orrende creature “create” da Melkor, storpiando e torturando degli elfi da lui catturati, sono il risultato di manipolazioni e abbruttimenti, analogo discorso per gli Uruk-hai di Saruman: il male può solo infettare, parassitare il bene, la vittoria totale del male ne implicherebbe la sua stessa scomparsa.

Logica conseguenza è che il pensiero non può uccidersi; può ammalarsi e tanto ma uccidersi mai: il pensiero non è natura, non ha istinti ma leggi.

Per questo il pensiero dominante ha tanto successo ma, nel contempo, non potrà mai avere la vittoria definitiva.

Parma, 25 marzo 2020 nella solennità dell’Annunciazione