Amo molto viaggiare in treno, sentimento non sempre corrisposto da Trenitalia che, saltuariamente, mi rende l’esperienza sgradevole ad esempio, qualche tempo fa, tenendo una temperatura, nelle carrozze, da battere letteralmente i denti, ma sono inconvenienti che possono succede e non me la prendo più di tanto.

Quel che è accaduto ieri, invece, non vede Trenitalia come responsabile, ma il treno come luogo degli eventi che sono stati due.

Parto dal secondo: non mi era mai accaduto di presenziare ad una lite di questo genere; per motivi ignoti due viaggiatori (a detta di altri, marocchini), uno leggermente attempato e in condizioni non piacevolissime (trasandato) ha avuto un alterco con un compaesano giovane e di bell’aspetto (nel senso di ben curato), quest’ultimo probabilmente – sempre a detta di altri testimoni araboparlanti – in grande intimità con il dio Bacco, quello che tradizionalmente assieme a Venere ed al tabacco riduce (mai troppo tardi) certi uomini in cenere.

L’atmosfera si è molto surriscaldata, sono  intervenuti almeno una decina di altri conoscenti, è volato qualche spintone (forte) e qualche calcione (altrettanto forte) mentre parole grosse volavano nell’aria rovente (parole ovviamente a me incomprensibili ma non sembrava stessero scambiando complimenti e ossequiosi saluti alle rispettive gentili genitrici o consorti).

Mentre qualcuno tentava di chiamare la polizia (io, ad esempio, senza riuscirci) ed una giovane ragazza bionda, seduta nel bel mezzo del ciclone, cercava di scomparire senza farsi notare,  la baraonda si è placata, fortunatamente senza gravi conseguenze: tutto è bene quel che finisce bene, diceva l’ottimo Nick Carter (forse anche qualcun altro?), ed un cortese partecipante alla missione di pace, scendendo, si è girato verso gli ancora esterrefatti viaggiatori e li ha salutati con un cortese sorriso “e scusate per il disturbo”.

Ma l’episodio più simpatico,

che riguardava il sottoscritto, era già accaduto, niente di che, non aspettavi nulla di eclatante.

Salgo, dunque, sul treno, arrivato con ben 6 minuti di anticipo, inutile dettagliare dove, un luogo imprecisato della sempre amata solatia, dolce paese cui regnarono Guidi e Malatesta, cui tenne pure il Passator Cortese, re della strada, re della foresta.

Le vetture sono affollatissime, rigorosamente nel rispetto delle norme covid, il che significa che i posti sono occupati in alternanza ad altri liberi, sebbene una voce ripeta, ogni tanto che questa è ormai un’inutile precauzione, in Emilia Romagna.

Decido anch’io di rispettare questa tacita convenzione e mi sposto in ricerca di un’agognata poltroncina libera; senza esito il percorso di alcune carrozze, comincio a pensare che dovrò restarmene in piedi fino a Bologna, scendo, risalgo verso la fine del convoglio ed ecco che, a metà carrozza, mi imbatto in una gruppetto di ragazzotti di età indefinita, potrebbero avere dai 16 ai 20 anni: tutti rispettano l’alternanza di passeggero posto vuoto, anzi occupano le poltroncine vuote coi bagagli.

Con un’unica eccezione: un pargoletto di questa comitiva viaggia da solo, gli altri tre posti sono occupati da trolley; intravedo finalmente l’agognata possibilità di riposare le mie stanche ed accaldate membra, mi avvicino e con sguardo serafico domando: “scusi, c’è seduto qualcuno in quel posto?”, indicando la poltrona opposta diagonalmente al mio interlocutore.

Con sguardo esterrefatto mi risponde: “no”, al che io: “posso sedermici io?”

Non mi sembra una domanda impertinente, ho sfoderato la mia proverbiale cortesia ed anche un franco sorriso e mi aspetto anche di essere trattato da anziano signore come sicuramente il recentemente ex poppantello mi percepisce e invece … ecco la sua risposta: “eh ma non vede che è occupato dalla valigia?”

Gli ho risposto, leggermente sprezzante, che quello non è un posto per le valigie (tutto il comparto dedicato lo vedo a meno di due metri da noi e totalmente libero, manco a dirlo) e che mi aspetto che il trolley ceda il posto ai miei lombi; interviene, a quel punto, il credo proprietario dell’involucro che gli dà il consenso, o forse l’ordine, di spostarlo e, incredibile miracolo della scienza, abbiamo scoperto che due, ben due, trolley possono stare sovrapposti l’uno all’altro in un posto diverso da quello dove deve accomodarsi un viaggiatore pagante.

Ringraziato amorevolmente il secondo giovanotto e mi accomodo beatamente.

Niente di straordinario, come potete capire, miei affezionati lettori, ma mi è venuto da pensare che, a parità di età, se io fossi stato così incauto da rispondere ad una persona in siffatto modo mi sarei conquistato un sonoro “smataflone”, almeno morale, meno doloroso ma non meno impietoso.

Non ne traggo argomenti sulla degenerazione dei tempi e lamentele varie, quello che mi ha colpito è stata la naturalezza con cui il ragazzotto mi ha liquidato, facendomi notare l’ovvio, che il posto era occupato dal trolley e considerando molto più importante la stabilità dei trolley, uno per poltroncina, che quella di un suo simile a due zampe, accaldato e stanco.

M’è parso di capire che tutti i ragazzi, i maschi, fossero appartenenti ad una squadra di calcio; se così fosse, i miei auguri all’allenatore.

Giusto per concludere col folklore: durante il viaggio anche due questuanti hanno allietato il tragitto.

Si incontra varia umanità, sul treno; ieri ho rimpianto l’auto.

Parma, 29 luglio 2020, memoria di santa Marta, amica di Gesù