Oggi sono 115,3 kg, qualcosa  in meno dell’ultima volta che sono salito sulla bilancia: la pseudo minidieta che ho intrapreso qualche frutto me lo dà.

Spero poi di riuscire a decidermi ad andare in palestra, altra cosa che mi sarebbe di indubbia utilità, ma la pigrizia…

Prima di partire per il lavoro mi sono beccato una delle piaghe d’Egitto cui facevo cenno ieri, ovvero unomattina magazine (credo si chiami così); un mix di gossip e non so che altro, davvero pietoso.

Poi al lavoro in quella che, spero, sia l’ultima giornata a Modena.

Pomeriggio un po’ convulso ma tutto sommato non malaccio. Finisco il trasloco delle ultime cose, lascio chiavi e badge, ora veramente più nulla del comando è in mio possesso, sebbene tutto sia ancora sospeso. Saluto ancora i colleghi presenti, in particolare in mio amatissimo Nicola Barozzi, una delle persone migliori che ho conosciuto in questi anni.

Mi sento sollevato nel lasciare quei locali in cui ho sputato sangue in questi tre anni.

A casa mi attende il tg quindi il discorso del Presidente della Repubblica: confesso che sono anni e anni che non l’ascolto, anzi credo di non averlo mai ascoltato prima, ma le attese e gli inviti al boicottaggio che ho sentito mi spingono ad ascoltare quanto ha da dire il Presidente.

Durante il Tg5 una simpatica gaffe di fine anno: la giornalista parlando di Papa Francesco fa riferimento al “Te Deus”; evidentemente non è molto avvezza a frequentare le chiese cattoliche in occasione dell’ultimo dell’anno quando, normalmente, si recita il “Te Deum”.

Discorso equilibrato, con vari accenni personali ad interlocutori che gli hanno scritto; riferimento anche ai marò prigionieri in India, invito ad operare quelle riforme che sono indispensabili.

Quello che apprezzo, soprattutto è il senso di equilibrio e di rispetto delle istituzioni che sta scomparendo in chi invece dovrebbe tenerlo come stella polare: i rappresentanti delle istituzioni sono criticabili e da criticare, ma sempre col rispetto dovuto alle istituzioni rappresentate, questo è bene che i tanti capopopolo di questi giorni tengano bene a mente.

Un tempo si diceva “Dio salvi il Re”, oggi direi “Dio salvi il Re e il Presidente della Repubblica”.

Dopo cena me ne vado a letto; non sono uno di quelli che sente il dovere di festeggiare un non evento. La festa dell’ultimo dell’anno è solo un modo, compulsivo tra l’altro, di lenire l’angoscia, di nasconderla, senza riuscirci.